cercando un altro Egitto

l’altro giorno hanno votato pure in Egitto. Sembrava di assistere alla fine del maggio francese, con le elezioni generali proclamate da De Gaulle e straordinariamente vinte dalla destra.

La gente, tanta gente ha votato in Egitto, nonostante le proteste per una democrazia che rischia di essere ancora sotto tutela dei militari.

Tanti in occidente, invece, nei giorni precedenti si lasciavano andare a facili e preoccupati considerazioni sull’approssimarsi dell’ “autunno islamico”. Comprensibile, certo, dopo la vittoria di Ennhada in Tunisia e le previsioni che danno i Fratelli Mussulmani (unico partito strutturato, per quanto represso durante il regime del faraone Mubarak) con ampie possibilità di vittoria nella terra delle piramidi.

Preoccupazioni legittime, ma non condivisibili.

Sempre le stesse preoccupazioni che da decenni guidano la politica estera occidentale: meglio Ben Ali delle piazze; meglio Mubarak che la guerra con Israele; meglio Assad che gli ayatollah; persino meglio Gheddafi… ecco rapidamente spiegata la freddezza occidentale di fronte alle rivolte di febbraio e della primavera araba.

Basta vedere Piazza Tahrir. Tanti applausi, nessun supporto. E appena si sono sbarazzati di Mubarak, ecco che anche tutta l’attenzione dell’Occidente s’è rapidamente eclissata (solo perchè  il vecchio era ormai inguardabile, più o meno come Diem nel Vietnam del Sud). E c’è andata pure bene, perchè sono stati i militari egiziani che hanno rapidamente scaricato Mubarak, mica la piazza. Veramente di lusso: se fosse stata soltanto la rivolta, gli egiziani non se la sarebbero cavata così facilmente. Vedere Tripoli e Damasco per credere.

L’esercito l’ha scaricato (chiedere a Tantawi), perchè ha capito rapidamente che era il modo migliore per continuare a gestire il potere. E a noi andava benissimo! Solo che poi quei giovincelli hanno fiutato la fregatura… e son tornati in piazza per non avere una democrazia sotto tutela. Potevamo cavarcela con poco: i militari non volevano certo rischiare la guerra con Israele, né giocarsi i miliardi di aiuti USA… né noi volevamo rischiare una qualsiasi repubblica islamica sullo stretto di Suez!

Il paragone andrebbe fatto con la Turchia del post-Kemal Atatürk: uno Stato sotto tutela dei militari, comodissimo per l’Occidente perchè valido alleato NATO, perchè controlla gli islamisti (fino a Erdogan), perchè era capitalista, quasi liberale…. l’Egitto sotto il faraone, la Tunisia di Ben Ali non erano diversi.

Invece le piazze ci hanno fregato, ci hanno scombussolato. E ancora lo fanno: invece di gioire per un popolo che non solo si ribella alle dittature, ma persino alla tutela costituzionale del suo stesso esercito.. ci preoccupiamo degli islamisti (che ancora non si sono visti).

Io, per conto mio, continuerò ad essere solidale con le piazze che vogliono una democrazia vera!

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “cercando un altro Egitto

  1. Intanto, ben arrivato sulla nuova piattaforma.
    Ti comunico che ho ricevuto una mail da Splinder che spiega come riportare sul nuovo gestore i vecchi post, magari prova a darci un’occhiata !

    Vedremo cosa succede in Egitto, certo che la Turchia anche sotto Erdogan è uno Stato che in qualche modo riesce a controllare gli elementi più estremi dell’Islam, alcuni miei amici storici appassionati del paese anatolico paragonano Erdogan a quei politici democristiani degli anni 60′, religioso si, ma fino ad un certo punto…

  2. ho sentito che ci sono diversi sistemi per trasferire i contenuti… ma con le mie capacità informatiche (e con il MacBook) non so che risultati potrei ottenere. Quindi per il momento mi sto limitando a salvare i post migliori, a futuro spunto.

    Concordo con il paragone Erdogan-DC, correttissimo. Non ho mai pensato che fosse un estremista. Bisogna però considerare che il contesto sociale della Turchia attuale è, mi pare, molto meno laico di quello italiano fra gli anni ’60-’70 (basta vedere la questione del velo nelle università: il rischio è che a liberare un pò, si venga sommersi dall’islamismo). Il guaio di Erdogan è che con la riforma costituzionale appena approvata (qualche mese) ha forzato un pò troppo la mano, per togliere potere ai militari ne sta accentrando troppo sul governo… personalmente, non mi piace.
    Sicuramente i Fratelli Mussulmani sono più radicali dei turchi, ma Ennhada in Tunisia non mi pare. Né temo per la Libia. Più a rischio potrebbe essere la Siria.
    Quanto all’Egitto: un pò di controllo sul radicalismo islamico non nuoce, ma tra la democrazia sotto tutela e qualche forzatura “filo islamica”, correrei piuttosto il rischio delle forzature: le maggioranze vanno e vengono. E tanto successo degli Islamici dipende a) dal loro assistenzialismo; b) dalla loro lotta alla corruzione. Identico al Libano e alla Palestina con Hezbollah e Hamas. Ma nessuno di questi è un elemento strutturale come la fede religiosa.

  3. Secondo me, modesto parere, ogni partito o governo che “ammicca” alla religione o ne “propugna i valori” può basarsi quasi esclusivamente su 2 valori : valorizzazione della tradizione, assistenzialismo sfrenato.

    Però l’assistenzialismo fa aumentare la spesa pubblica e questo, a mano a mano che andremo avanti, sarà sempre più difficile da “far digerire” ai mercati.
    La DC, non a caso, aveva clientele sterminate (quasi tutti aiutate o sistemate in uffici pubblici)

  4. Sono fondamentalmente d’accordo, anche se piuttosto che di “valorizzazione della tradizione” parlerei di… fossilizzazione o assolutizzazione di alcuni valori (dipendenti ovviamente dalla religione del caso) e loro forzosa estensione ad ogni campo della vita sociale-politica.

    Quanto all’assistenzialismo, faccio più fatica a vedere il collegamento. Non che lo neghi, solo mi pare che la situazione della DC sia radicalmente diversa:
    innanzitutto la DC non nasce come assistenzialismo, mentre Hamas e co. sì: l’assistenzialismo DC si è radicato dopo, come clientele (come tu stesso dici);
    non credo l’assistenzialismo e le clientele dipendano dalla religione, piuttosto sono il metodo più efficace per diffondere un pensiero anche tra chi non vi sarebbe affine;

    senza dubbio ciò aumenta vertiginosamente le spese pubbliche e sicuramente ciò non è gradito ai mercati, ma per gli Stati post-primavera araba la cosa al momento non è determinante: la spesa pubblica (furti degli ex notabili) è già altissima e il mercato non è particolarmente benevolo verso di loro a prescindere…

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