uomini e miti

Leggere i commenti che si affollano nella blogsfera sulla morte di Bocca mi ha fatto venire in mente una riflessione, che solo indirettamente ha a che fare col compianto giornalista:

Siamo un paese che non accetta più “maestri”, solo “miti” (non a caso Cioran si godeva a descrivere l’odio sprigionato dalla caduta dei propri miti).

Siamo un paese che ha perso ogni ragionevole prospettiva con l’altro, tanto traviati da un’immagine mediatica di certi personaggi da non essere più in grado di accettare l’umanità (quindi i difetti) insiti in ognuno. Un uomo può sbagliare, anzi: sbaglierà di certo, e molto, nella propria vita. Un dio no. Così, mentre per smontiamo gli uomini, i “maestri” per le loro piccolezze ed i loro difetti, per converso sentiamo un immenso bisogno di costruire “miti” perfettissimi. E non accetteremo mai che qualcuno cerchi di scalfirli (basta vedere la vicenda “bunga bunga” per Berlusconi: i suoi “fedeli” non hanno dubitato un solo secondo della sua innocenza, purezza. Così come non hanno mai dubitato della bontà delle sue politiche economiche, istituzionali, giudiziarie…). Da una parte, la realtà inevitabilmente delude e non ne siamo mai preparati; dall’altra desideriamo ardentemente qualche certezza, qualche modello da tenere fermo (anche in questo nasce il fondamentalismo). Per fortuna abbondiamo di mezzi per alimentarli questi miti, uno “star system”  che funziona a meraviglia e sovraespone i personaggi scelti, rendendoli onnipresenti e distantissimi allo stesso tempo.

 O si è dio, o non lo si è. Non esistono vie di mezzo, quindi non esistono uomini migliori o peggiori (per le loro azioni, pensieri..). Quindi nessuno può insegnare nulla. Addio morale, benvenuto “moralismo” (o, all’opposto, fondamentalismo).

Questa la sfortuna di Bocca, morire in un paese che non era più in grado di apprezzarlo. Un paese che si doveva scagliare sul suo cadavere, come sempre fa, perché solo i puri restano imbalsamati (vedere Kim-Jong Il).

***

Come posso non integrare (in ritardo) questa massima di Mark Twain? “Poche cose sono più insopportabili del fastidio che da un buon esempio”

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

11 thoughts on “uomini e miti

  1. io non sono d’accordo neanche un po’. Leggo opinioni diverse, giudizi di ogni tipo, nessuna tendenza al mito.
    a parte i soliti 4 chiacchieroni che ad ogni morte fingono strazio, ammirazione e persino devozione per il morto di turno

  2. Anch’io ho scritto di Bocca ed ho letto il tuo commento sul blog di Pasquale Videtta e mi permetto, con educazione, di dissentire dal tuo pensiero e di condividere, invece, quello di geleselibero, perché qui nessuno sta pontificando sulla presunta genialità dello scrittore scomparso; semplicemente, è fuori luogo, nonché di cattivo gusto, ancorché totalmente privo di buon senso, elogiare una persona che, per anni, ha abbracciato una fede tutt’altro che democratica e liberale. Ma ciò non vuol sminuire quello che lui è stato nel suo complesso: nessuno, difatti, negherà mai la sua partigianeria ed il suo corrosivo antiberlusconismo, ma onestà intellettuale vuole che, nel momento in cui si fa il resoconto della vita (pubblica, ovvero di quel che ci è dato sapere) di un uomo, si citi tutto, senza enfatizzare troppo e/o stigmatizzare alcunché. Sarebbe pressappochismo che in Italia proprio non possiamo permetterci. Per cui, commemoriamo con rispetto e delicatezza la scomparsa di un essere umano certamente notevole, ma non scadiamo nell’approssimazione, perché personaggi come lui sono troppo complicati per poter essere “divinizzati”, poi con così tanta svelta.

  3. Non credo che il fine dell’indottrinamento mediatico che il Paese ha subito in questi ultimi 20 anni fosse quello di introdurre la figura del “mito” in campo politico, anche se spesso l’effetto può essere stato simile. Si è piuttosto fatta un’operazione di piatta contrapposizione “sportiva” fra fazioni. Le ideologie si sono spente a beneficio di una non meglio identificata guerra fra bene e male, libertà e dittatura. L’elettore è diventato un tifoso che invece di seguire il proprio partito o leader con senso critico, ne ha abbracciato le gesta in toto, come farebbe un tifoso. Chi aveva idee diverse dal “pensiero unico” che si è cercato in tutti i modi di introdurre è diventato fazioso tout-court, quindi inaffidabile ed irricevibile. Bocca era uomo e giornalista libero, senza bandiere da difendere. Un modello giornalistico che nel corso degli anni in Italia è diventato sempre più raro.

  4. benvenuti geleselibero e Giancarlo.
    lieto di leggere il vostro dissenso, che è bene accetto!
    @ geleselibero: purtroppo, non capisco a cosa si riferisce. ti sarei quindi grato se volessi spiegarlo: intendi che tu non “mitizzi” nessuno? in questo caso non c’è alcun contrasto: il mio è un ragionamento generale (sulla società italiana) che tollera ampie eccezioni.
    dici che la società non crea miti e accetta ancora maestri? a me non pare affatto, e vorrei sapere su cosa basi questa idea.
    parli di Bocca nello specifico?

    concordo sui chiacchieroni che devono commentare ogni defunto, è una pratica triste che andrebbe ridimensionata. ma siamo un popolo uso al chiacchiericcio scomposto. e le morti sono un’ottima occasione.

    @ Giancarlo: comprendo meglio la tua critica e accetto senza problemi che nel momento in cui si debba fare un bilancio intellettuale sulla vita di un uomo, si vaglino senza riserve tutte le sue posizioni. questo è giusto e doveroso. l’onestà intellettuale è preziosa (per quanto applicata in modo selettivo), e non dobbiamo avere paura di essere critici. anche verso chi apprezziamo.
    però, come spiegherò sotto, credo il senso del post sia stato frainteso….

    @RW: no, il fine dell’indottrinamento politico non era certo quello. e, a rigor di termini, io non ho fatto riferimento all’indottrinamento politico (Berlusconi è citato incidentalmente, come exemplum perfectissimus).
    vero che l’elettore è diventato tifoso (con tutte le conseguenze del caso, inclusa una sorta di “fede” sportiva verso il capo).

    per tutti voi: la mia impressione è che non si sia colto lo spirito del post, che solo per coincidenza temporale riguarda Bocca (e Berlusconi, bhè, è un esempio facile facile). L’intento del post era assai più ampio, sociologico direi: quanto accaduto per Bocca è accaduto a migliaia di altre coscienze critiche del nostro paese, azzarderei che è accaduto ad ogni “maestro” o supposto tale, ovvero ad ogni persona che per competenza, esperienza, capacità e pubblico abbia stimolato, provocato le coscienze nazionali. Sempre più spesso queste persone dopo la morte (ma anche in vita) sono state oggetto di critiche feroci (giuste o meno giuste) che miravano a sminuirne il messaggio rivenendo pecche nel messaggero (esempio attuale: Bocca non poteva essere un vero partigiano, perché prima avrebbe firmato il manifesto per la difesa della razza; un pò come dire che Pasolini non diceva cose vere sull’Italia perchè era omosessuale).
    Al contempo, si creano figure mitizzate, che immunizziamo dalle critiche per mantenerle in un’aura di perfezione. Figure quasi “messiache” che però non portano messaggi critici (e quindi duri, in quanto impongono una riflessione- “maieutici”, se vogliamo), ma piuttosto immagini di un luminoso avvenire. Immagini alle quali abbiamo bisogno di aggrapparci, e con esse ai loro portatori. Qui, per mantenere viva l’immagine, accondiscendiamo a lasciare intaccato il “messia”, perché abbiamo bisogno di quel mito all’orizzonte.
    Spero di aver chiarito il concetto….

  5. Redpoz, io avevo capito il tuo ragionamento, semplicemente con la mia riflessione, invitavo ad una maggiore prudenza nell’attribuire epiteti così importanti ed impegnativi, specialmente nel caso di uno che è stato un autentico voltagabbana nel corso della storia, a seconda di come soffiava il vento: dal nazismo più becero all’antifascismo ed antiberlusconismo più sferzanti. Si può dire, tutt’al più, che la sua grandezza sia stata quella di anticipare una odierna moda molto diffusa: cambiare casacca a seconda della convenienza. Nulla da dire sulla sua portata giornalistica, ci mancherebbe, ma andiamoci piano con gli elogi.

    Ps: Giancarlo, non Gianfranco 😀

  6. chiedo scusa per l’errore sul nome, che come vedi ho prontamente corretto 😉
    resta che io non ho attribuito alcun epiteto a Bocca (non certo quello di “mito”, accetterei semmai quello di “maestro”, ma con tutte le debite considerazioni critiche). né lo ho elogiato. di fatto, di Bocca io non volevo parlare. per questo il commento mi è sembrato un pò fuori tema….

  7. Io mi riferivo nello specifico al caso Bocca. Non vedo mitizzazione nei commenti che affollano la blogosfera. Solo opinioni di ogni tipo che, mozzati degli estremi, non si concludono in una mitizazione.
    Diverso per esempio fu il caso di steve jobs, per il quale fu quasi creata una nuova religione, che durò però solo una settimana. Ricordo figura di jobs che apparivano ovunque, avatar con la foto di jobs, sue frasi che riempivano blogs e social networks, ostentazione di lutto. In quel caso hai ragione. Ma è colo un caso. Ritengo invece che il ricorso alla mitizzazione, rispetto al passato, sia un po’ in calo.
    E a me questo fa piacere

  8. Provo a vedere l’articolo per quello che è, per quello che, credo, denunci.
    Forse il discorso è portato un pò all’estremo, però sottende una verità di fondo, e cioè la mancanza di equilibrio nel giudizio su ciò e su coloro che ci stanno intorno. Ciò vuol dire, come riporti giutamente nel pezzo, che non esistono vie di mezzo: o si è Dio, o si è nulla…
    Questo l’ho notato anche nei confronti di Monti. Era stato accolto come il Salvatore, come un mito, appunto (generalizzando), ed ora che non ha fatto certo la manovra che si aspettava, è quasi da mandare a casa. Sui giudizi nei suoi confronti non ho mai visto equilibrio. E Monti è l’ultimo di tanti casi…..
    Quindi, capisco il tuo ragionamento, e mi sento di condividerlo.

  9. @ geleselibero: grazie della precisazione.
    su Bocca siamo d’accordo, infatti è proprio dai commenti “non mitizzanti” che partiva la mia riflessione.
    Diverso, come dici, è il caso di Jobs: in questo caso vi fu proprio la celebrazione di un mito, nonostante alcune sparute critiche.
    forse aiutava il fatto che fosse un personaggio globale e non solo italiano.

    @ Tommaso: per fortuna almeno alla fine il post è stato compreso! temevo di dovermi lanciare come B a denunciare stampa e lettori che fraintendono sempre! [sarcasmo]
    ovviamente il discorso è forzato, credo a volte le forzature siano necessarie per vedere in controluce….
    Giusta la considerazione anche su Monti, sebbene a lui si conceda ancora un pò di tempo prima di giudizi definitivi e tombali.

  10. Pingback: Come un pugno | i discutibili

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