cercando la transizione

Discussione ormai comune sulle prospettive dell’Italia è quella che riguarda il passaggio dalla “Seconda repubblica” ad una “terza repubblica”. In sostanza, il superamento del berlusconismo, almeno di quello politico (per quello sociale e culturale, semmai, occorreranno anni). Da giurista, mi sentirei di ricondurre il ragionamento alla categoria della “giustizia di transizione“, ovvero quel diritto che di applica nella fase di passaggio da un regime politico ad un altro. Peculiarità di tale fase, è quella di sospendere le regole “costituzionali” in vigore per prepararne di nuove, ovviamente ciò è molto più facile quando prima si erano commessi crimini, non a caso questa transizione ha luogo generalmente quando il vecchio regime politico è screditato agli occhi dei propri cittadini per aver violato alcune regole fondamentali della convivenza civile (pensiamo ai casi del fascimo, del nazismo, della fine delle dittature cilena ed argentina, della Spagna post-franchista, del Sudafrica o più recentemente del Nepal).

Il presupposto della giustizia di transizione è quindi una radicale frattura costituzionale, un chiaro riconoscimento della rottura del legame sociale, della necessità di costituirne uno nuovo e delle cause della rottura stessa (anche per questo, azzarderei, la repubblica di Weimar fallì). Per tale ragione, noi dovremmo avere la forza di dire cosa è stata la seconda repubblica berlusconiana: dovremmo istituire una commissione d’inchiesta come fu per la P2 che indaghi tutto il malaffare di questo “ventennio”, dalle stragi di mafia del ’92 e la nascita di Forza Italia nel ’93 sino alle “cricche” degli ultimi 2-3 anni (P3, P4, Cosentino, l’Aquila, la Protezione Civile, Verdini…); dovremmo pensare ad una commissione verità e riconciliazione quando non a veri processi penali che  perseguano i responsabili degli abusi commessi durante questo regime o li obblighino a confessare quanto fatto in cambio di un lasciapassare ed di un’amnistia. Tutto ciò, al fine di ricostruire una verità storica sulla seconda repubblica, verità non vincolata da compromessi, da letture ideologiche contrapposte. Fare finalmente quella chiarezza che è mancata con la fine del fascismo ed ha influenzato tutta la stagione politica successiva.

Una volta fatta chiarezza sulla storia, sui fatti e sulle responsabilità, allora anche le riforme istituzionali e costituzionali potrebbero svolgersi in un clima politico disteso. Sarebbe finalmente possibile ripensare l’assetto istituzionale, discutere di Province e di competenze ed autonomia finanziaria degli enti locali (non un “federalismo” da propaganda), di parlamentarismo perfetto e persino di riforma della giustizia senza cadere in una dialettica bloccata dalla demagogia e dagli interessi di alcuni che per tanto tempo hanno bloccato la politica italiana. Sarebbe, in definitiva, possibile ripensare la convivenza politica nel nostro Paese su nuove basi, veramente politiche.

Ora gli strumenti per farlo, non esclusivamente penali, esistono; sono stati sperimentati ed applicati in contesti assai più difficili e consentirebbero di evitare l’immagine di una persecuzione giudiziaria tanto alimentata in questo “ventennio”. Tuttavia la transizione, per quanto concordata e ammorbidita, non potrebbe essere del tutto indolore. Essa richiede che con la verità storica emerga anche la responsabilità politica e giuridica, anche se queste ultime dovessero poi non esercitarsi o non avere conseguenze.

Ma forse, più delle conseguenze legali, è proprio il giudizio sulla realtà dei fatti che si teme. Un riconoscimento pubblico quantomeno di un fallimento, se non di veri e propri crimini nello Stato.

Purtroppo questa onestà storica e politica romperebbe il compromesso (del silenzio) che regge il governo Monti e potrebbe riaprire la frattura del berlusconismo/ anitberlusconismo ed è pertanto ovviamente impossibile fino a che Berlusconi resterà tacitamente il leader indiscusso del PDL, condizionando l’intero partito alle proprie necessità di mistificazione storica e abuso istituzionale. Il rischio è che incrinando il compromesso faticosamente costruito da Napolitano, la crisi economica travolga lo Stato.

Ma tutto ciò va fatto ora, prima che nuove elezioni riaprano con la campagna elettorale la contrapposizione politica fra forze momentaneamente pacificate.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

15 thoughts on “cercando la transizione

  1. Bel pezzo. Per ora, visto che sono di fretta e l’articolo offre tanti spunti di riflessione, lascio una prima impressione
    Temo che se dovessimo aspettare di aprire il vaso di pandora della Seconda repubblica (cosa peraltro giustissima) dovremmo aspettare anni per avere un nuovo sistema politico.
    Come spesso è accaduto nella storia, la verità delle cose è possibile conoscerla solo dopo che sono passati anni, dopo che le persone coinvolte non hanno più peso ed interessi nella società. La storia, per uscire, ha bisogno di tempo, e questo è un pò quello a cui tu arrivi, penso, indirettamente.
    Ripasserò in seguito per lasciare un commento più “politico”.
    A presto

  2. Io credo che il superamento del berlusconismo sia una condizione necessaria per avviare la nuova fase della politica italiana, ma non sufficiente, soprattutto pensando in un’ottica più lontana.
    La Seconda Repubblica è stata certo caratterizzata dal berlusconismo, ma, tra le altre cose (i mali di cui ha sofferto e soffre sono parecchi) anche dall’antiberlusconismo. Mi spiego. Berlusconi ha monopolizzato la scena, e ciò ha creato quel clima di scontro perenne che ci ha portato (tra le altre cose) a questa situazione.
    Ma ciò si è venuto a creare non tanto perchè era berlusconi in quanto tale il leader del centrodestra (senò, basterebbe toglierlo di mezzo e i mali scomparirebbero magicamente: penso sia davvero semplicistico e pericoloso credere una cosa del genere).
    Berlusconi ha dato vita all’antiberlusconismo perchè il Cavaliere è riuscito nell’impresa che il centrosinistra non ha mai raggiunto: avere un polo (più o meno) compatto, vincente, con un leader forte ed una sorta di programma (su questo potremmo discutere per delle ore, ma non entro nel merito).
    Il centrosinistra non è mai riuscito a proporre un’alternativa all’altezza (e qui torna il tema degli estremismi, sempre troppi e troppo influenti nella sinistra) del centrodestra, e quindi, quando non hai i mezzi per contrastare il nemico, l’unica cosa che ti rimane è screditarlo e delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica. E in questo ha avuto gioco facile perchè chi meglio di Berlusconi si presta a questo gioco? (faccio riferimento al secondo pezzo del tuo articolo).
    Le responsabilità dei mali della Seconda Repubblica sono molteplici, ed una, restando in ambito strettamente politica, è del centrosinistra, che non è mai riuscita a proporre un’alternativa seria, e quindi, in virtù di questo, si è servita, anzi ha alimentato l’antiberlusconismo perchè non ha mai avuto altro da proporre.
    Tra le tante cose che dovremmo avere il coraggio di dire e riconoscere per superare la Seconda Repubblica, ci sta quindi anche questo, secondo me. Perchè se non si prende coscienza di questo problema, al prossimo Berlusconi che verrà, se il centrosinistra non sarà una vera coalizione, si ripeterà la stessa identica storia.

  3. Quoto tutto, anche i commenti di Tommaso e propongo, in sintesi, una soluzione in due punti:

    1 – Costruire, indipendentemente dal colore politico, delle coalizioni che si propongano davvero come alternativa credibile, non solo in nome dell’antiberlusconismo, ma che propongano programmi fattibili e quanto più condivisibili.

    2 – Il popolo deve essere più partecipe alla democrazia, incominciando col cancellare questa legge elettorale e facendo sì che il popolo elegga tutti i suoi rappresentanti, dall’assessore comunale al parlamentare fino al Presidente della Repubblica (io ho sempre auspicato la repubblica semi presidenziale alla francese, per intenderci) e, poi, in ultimo, ma comunque fondamentale, cambiare la Costituzione sui referendum: abrogare il quorum e fare in modo che col referendum, il popolo sia chiamato a dire ciò che voglia venga normato (ad esempio: si usi il referendum non solo per chiedere al popolo se vuole abrogare o tenere in vita una certa legge, ma lo si interroghi direttamente per capire ciò che vuole; una cosa del tipo: “vuoi il testamento biologico?”, oppure “ritieni giusta la patrimoniale?”, o ancora, “favorevole alla fecondazione eterologa?”, il che farebbe in modo da riparare a quelle questioni a cui la politica italiana, per meri motivi di convenienza elettorale, non ha mai voluto dare una risposta chiara e netta).

  4. io fra prima e seconda repubblica non ho notato differenze, a parte la riorganizzazione dei vicchi partiti in strutture apparentemente nuove.
    La costituzione non viene toccata, le cariche istituzionali non vengono toccate, l’organizzazione territoriale non viene toccata.
    Nulla di nuovo. Si parla già di terza, io aspetto la seconda. Per noi siciliani ancora non è arrivata la Prima, quella in cui si concedono alla Sicilia quei diritti sanciti dall Statuto dell’autonomia, garantiti per costituzione, incostituzionalmente modificati, e quasi mai applicati per decisone della Corte Costituzionale (sic!).
    Statuto che farebbe immediatamente della Sicilia quello che è sempre stata: La regione più ricca del Mediterraneo

  5. il berlusconismo, il post berlusconismo, e tutto quello che ci gira attorno sono solo forme provvisorie che si danno a sistemi vecchi. QUelli della menzogna e dello sfruttamento.

  6. comincio a rispondervi, visto i tanti argomenti “al fuoco”:

    Tommaso
    – è vero che la storia per diventare tale e quindi (come scrivi, Tommaso) “uscire di scena” ha bisogno di tempo. il punto della giustizia di transizione è proprio questo: permettere la conciliazione quando ancora non si ha “storia” sui fatti (traumatici) recenti. quindi, cercare di trovare i fatti e narrarli nel modo più comprensivo possibile.
    non sempre aspettare paga (vedi proprio col fascismo).

    – il superamento di Berlusconi, prima di tutto, della sua azione politica, poi, ed infine del “berlusconismo” (qualunquismo, edonismo consumista….) diffuso nella società è un presupposto imprescindibile perchè l’Italia possa cambiare davvero. almeno nella sua parte politica.
    concordo sul fatto che, specularmente si debba superare anche l’antiberlusconismo. che mi pare una conseguenza inevitabile della personalizzazione della politica fatta da B.: senza voler fare troppi paragoni, la situazione non è poi dissimile da quella che fu per l’Argentina di Peron, soprattutto perchè il nostro ha forzato (impersonificando la forzatura) alcune regole costituzionali che fino ad allora si davano per acquisite.
    è vero che il centrosinistra ha avuto grandissime difficoltà nel proporre un’alternativa (difficoltà, peraltro, condivise da tutte le sinistre dell’Occidente…). io tuttavia credo che queste difficoltà fossero in parte giustificate dalla necessità di affrontare l’ “emergenza costituzionale” rappresentata da B; dall’altro dovute all’accentramento che lo stesso ha fatto sulla propria persona di tutte le vicende politiche del paese (in fin dei conti, è sempre stato B a chiamare al plebiscito su di se e sulla sua “persecuzione giudiziaria”).

    – non posso darti torto, poi, quando dici che ci sono gravi responsabilità politiche del centrosinistra (le ho già in parte giustificate, ma questo ora non importa: vanno riconosciute ed espiate).
    però, il mio ragionamento trascende la politica: la stagione berlusconiana è stata anche segnata dal malaffare, dalla criminalità che ha permeato lo stato (ripeto: Ruby, Cosentino, Scajola, Verdini, Milanese, Papa….) ed è soprattutto su questi fatti che la giustizia di transizione dovrebbe far luce. perchè anche da qui passa una nuova stagione.

    Giancarlo
    – il tuo primo punto credo sarà facilmente realizzabile appena B scomparirà dalla scena politica: ci stiamo avvicinandoci già con Monti, ma B è sempre lì pronto ad uscire allo scoperto. ora la palla devono giocarla nel suo partito (e questo sarà già rivelatore dell’influenza culturale che ha avuto: se è stato solo opportunismo, potrebbe essere una caduta rapida; altrimenti sarà ancora molto, molto lunga).

    – aldilà di alcune differenze di contenuto, sono d’accordo anche con la tua seconda proposta: la partecipazione è necessaria, perchè è l’unico sistema per evitare un nuovo parlamento di “nani e ballerine”.
    (nello specifico, ma se vuoi ne discutiamo meglio: no al semipresidenzialismo, troppo confuso anche per la Francia, figuriamoci per noi; nì alla riforma del referendum: così radicale è rischiosa, ma alcuni ritocchi sono necessari -io proporrei uno scomputo dal quorum di quelli che non hanno votato ai 3 referendum precedenti-; occhio, perchè anche i quesiti così formulati possono essere una fregatura: vedere l’attuale legge sul testamento biologico)

    Geleselibero
    – quanto dici sulle istituzioni della “seconda repubblica” è vero: ennesimo segno del fallimento politico di Berlusconi, se posso.
    il vero tratto distintivo è stato, semmai, che la polarizzazione non è più avvenuta sulle ideologie, ma sulla sua persona.

    – scusa il “vetero-leghismo”, ma qualche responsabilità sul meridione (perchè quel che dici non riguarda solo la sicilia), l’avranno anche i meridionali. non credi?
    sono d’accordo sul fatto che lo statuto non è stato applicato appieno, ma com’è possibile che il Trentino marci alla grande e la Sicilia no? vuol dire che qualche responsabilità locale c’è (ovviamente, con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio, né dire che sia solo responsabilità dei siciliani o che tutti i siciliani siano responsabili. è un discorso complesso che tu mi potrai spiegare meglio di quanto non possa fare io)

  7. La responsabilità locale c’è. MA la storia del trentino e della Sicilia è diversa, così come l’autonomia Siciliana e quella trentina. La Sicilia è una terra conquistata con le armi, una colonia sottomessa. I siciliani per anni si sono ribellati a quella condizione, l’hanno osteggiata anche con le armi, hanno pagato col sangue e hanno ottenuto un “patto di legame fra 2 stati”: la Sicilia e l’Italia.
    Qusto patto prevedeva una forma di autonomia che faceva della sicilia un vero e proprio Stato nello stato, ma avrebbe ovviamente leso gli interessi dello stato colonizzatore.
    Le risorse siciliane arricchiscono il nord impoveriscono la Sicilia, le grosse imprese industriali e commerciali non pagano i tributi a Palermo ma alla Regione in cui hanno sede amministraiva, i governatori locali sono scleti nei palazzi romani. In tutto questo aggiungi che decenni e decenni di indottrinamendo deforme ha ridotto i Siciliani a rendersi quasi conto di essere inferiori per natura a nord, quasi a vergognarsi. Ricordo che fino a pochi anni fa i Siciliani che usciveno dalla Sicilia camuffavano il loro accento appena passavano lo stretto.
    Nessun Siciliano è orgoglioso della propria storia e della Propria autonomia perchè non si conosce.
    Colpe locali tante, ma giustificate da un’ignoranza indotta.
    Ci vuole un inversione culturale. MA il governo centrale ancora non la permette.

  8. ti ringrazio Geleselibero per la spiegazione, di cui non conoscevo gran parte e che, sebbene qualche divergenza, è molto utile. poiché entriamo in un terreno minato, nel quale non vorrei sollevare polemiche e poiché l’argomento avrebbe bisogno di tempi e spazi adeguati per essere discusso mi limito ad una considerazione:
    la mia impressione è che assistiamo a due storie diverse, o meglio: a due narrazioni diverse della stessa storia.
    certo che la Sicilia (in fondo come tutte le regioni italiane!) è stata oggetto di annessione da parte del Piemonte, ma in una precisa prospettiva nazionale.
    questo, in estrema sintesi, ma mi riprometto di discuterne adeguatamente se ti va.

  9. Mah. Che il Governo Monti rappresenti una cesura, siamo d’accordo; che la cesura sia tale da consentire di voltare definitivamente pagine, ho i miei dubbi, visto che la classe politica attuale è più o meno la stessa, a partire da Berlusconi, che secondo me non è per nulla archiviato, visto e considerato che nel PDL è ancora il personaggio più influente (come sottolinei anche tu, e basta guardare la sua presenza sui media confrontata con quella del suo ipotetico successore Alfano); anche dall’altra parte, non vedo rivoluzioni: a partire da Bersani, molti sono gli stessi che sui media berciavano contro Berlusconi, ma nelle segrete stanza hanno più volte ceduto ai compromessi (a cominciare dalla famosa legge sul conflitto d’interessi). Per aprire una discussione serena, ragionare sul passato, su tutti i punti oscuri di cui parli, è necessario un rinnovamento globale della classe politica, che veda fuori dai giochi chi in questi ultimi anni si è contrapposto in Parlamento, il che non mi pare destinato ad accadere in tempi brevi…

  10. crimson, sono d’accordo con te sul fatto che Berlusconi non sia affatto archiviato. La cesura è ancora tutta da valutare.
    tuttavia, credo siamo su piani del ragionamento differenti.
    il tuo, che è giustissimo e credo condiviso dalla maggioranza degli italiani che vogliono superare questa “seconda repubblica berlusconiana”, si basa sul fatto che per superare il passato serve l’azione “pacificatrice” del tempo. Non è una concezione sbagliata, ma mi pare rischiosa.
    Io, alla luce di altre esperienze e di quella italiana col fascismo, provo a ribaltare questa logica e dico: affrontiamo subito il passato, facciamo chiarezza e diciamo quello che è stato. Abbiamo già visto con la memoria di Mussolini come tentennare ed accomodare in storia non paghi, soprattutto in storia politica. Al contrario, esperienze come quella del Sudafrica dimostrano che lo scambio impunità-verità può garantire una nuova convivenza civile.
    Per assurdo, forse che la Rivoluzione Francese avrebbe potuto compiersi senza condannare la monarchia di Luigi XVI? (non dico ghigliottinarlo, ma certo censurare tutto il suo regno)

    Il rischio è che aspettando una stagione più serena, la verità non venga mai detta e continuino le mistificazioni di B (e con esse, forse pure la politica non si rassereni mai)…..

  11. secondo me la nuova stagione comincia se cominciamo a guardare un po’ meno tv e un po’ più quello che è alla nostra portata: la nostra città, il quartiere, la fabbrica. Lì si può intervenire e crescere. Se aspettiamo i cambiamenti dall’alto saranno sempre fittizzi e governati da chi ha potere e non vuole perderlo.

  12. e soprattutto più solidarietà popolare e meno partiti.
    Il mio partito sono i miei concittadini, con loro devo costruire la mia comunità, di qualunque idea essi siano!

  13. geleselibero: non posso certo darti torto!
    entrambi i passi di cui parli sarebbero i più fondamentali immaginabili per il nostro paese: ricostruire una partecipazione politica attiva, partendo dal locale, e favorire una cittadinanza più consapevole e meno condizionata.
    cose, entrambe, che non vanno affatto contro quanto propongo. anzi, ne sono il fondamentale completamento.

    quello che io cerco di sostenere è la necessità che si faccia chiarezza, ORA, su cosa è successo nel nostro paese negli ultimi 20 anni. credo sia una condizione imprescindibile per una convivenza politica nuova

  14. Pingback: transizioni difficili | i discutibili

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