stato di bullismo

Il paragone fra Stato e mafia è abbastanza diffuso nella filosofia libertaria o anarco-capitalista: lo Stato offrirebbe “protezione” in cambio di un “pizzo” riscosso attraverso le imposte.

Commento di tutte  le ultime manovre economiche è stato invece che lo Stato colpisce sempre i soliti; che invece di perseguire coloro che evadono, continua a tassare sempre più quelli che le tasse le hanno sempre pagate e sempre le pagheranno.

Per quanto le cose a priva vista possano apparire simili, identiche nella logica del ricatto, a mio avviso sono (almeno tendenzialmente) opposte. Premesso che non sono un esperto di sociologia o psicologia mafiosa, la mia lettura del fenomeno è che l’associazione mafiosa tende ad agire (in questo sì, similmente allo Stato) in una logica di potenza: vuole imporsi sul territorio e sfida gli altri attori antagonisti, per eliminarli ed imporre la propria supremazia (almeno fino ad un certo punto: nei suoi rapporti con lo Stato, questo ovviamente ha dei limiti puntando piuttosto ad un compromesso, una commistione di interessi legittimi ed illegittimi).

Quello che ha fatto lo Stato italiano con le ultime manovre economiche segue una logica diversa: una logica da bullismo, un’ammissione di impotenza e di rivalsa sui più deboli. In pratica, lo Stato ha detto questo ai suoi cittadini (noi): io non sono in grado di perseguire i grandi evasori, non ne ho i mezzi, la forza e (forse) neanche la volontà (confessione ormai eterna, basti vedere la frequenza dei vari condoni) quindi, siccome devo racimolare comunque i miliardi per tenermi a galla, continuerò a prenderli dai soliti fessi che non possono scappare.
Non è esattamente questo ciò che fanno i bulli a scuola o nella vita? Essi non sono in grado di confrontarsi vittoriosamente con gente altrettanto forte, rifuggono impauriti lo scontro dal quale potrebbero uscire sconfitti (molto inconsciamente consapevoli della propria debolezza), così scaricano la loro abusata forza sui più deboli, su quelli che comunque non riuscirebbero a contrastarli.

Non ci stupisce? No, affatto: abbiamo visto da anni, decenni forse, come lo Stato italiano abbia preferito il compromesso con tutti coloro che in un modo od un altro non accettano in tutto od in parte il patto civile di legalità. Uno Stato che a lungo abbaiava ma non mordeva, ora sta anche smettendo di abbaiare.
Speranza e senso civico vorrebbero che col cambio di stagione questa calma piatta fosse solo anticipatrice di tempeste future. Sarebbe una bella speranza.

***
chiarimento:

Il “bullismo” dello Stato di cui parlo può esser meglio spiegato pensando al bilanciamento fra costi e benefici dell’evasione: in un sistema di repressione come quello attuale con pene che si suppongo severissime e pochissimi controlli, lo Stato si presenta ai cittadini come in una “lotteria” della legalità, dove il controllo è come la vincita: estremamente raro e, di conseguenza, per lo più casuale. Tale logica incentiva il rischio per chi vuole infrangere le norme, perchè il calcolo costi (pena e sua probabilità) / benefici pende per questi ultimi.
In pratica, con un sistema di controllo e repressione così blando la pena assume un carattere di eccezionalità e perde ogni razionalità (questo accade anche in diritto penale), pertanto essa appare ai consociati come un atto di violenza esercitato solo sui più deboli, gli unici che non hanno i mezzi per sottrarsene.
In questo consiste il bullismo: nel fare sfoggio di una forza applicata senza logica (quindi, casuale) e solo a pochi, mentre la maggioranza e soprattutto coloro che possono farsi carico dei costi del rischio resteranno impuniti.
Il mio ragionamento non include le aliquote, ma si ferma ai controlli: anche a tassazione invariata il gettito aumenterebbe con maggiori controlli. [8.01.2012]

 

***
ammenda

Neanche 24 ore dopo aver scritto il post leggo che la Guardia di Finanza ha fatto una massiccia operazione a Cortina d’Ampezzo (Veneto rules!) per Capodanno, con risultati (affatto, a pensarci bene) sorprendenti: aumenti del 300%-400% negli incassi registrati di alcuni esercizi; controlli incrociati fra beni di lusso e redditi dichiarati. Che il mio auspicio fosse stato corretto? Comunque, un’ottima operazione ed un bel segnale.

Tanto che alcuni saggi politici come Cicchitto si son sentiti in dovere di parlare di “concezione ideologica del controllo fiscale“: forse sarà ideologica, ma è ampiamente confermata dalla realtà, oltre che dalla logica più banale (come può un lavoratore dipendente tassato già in busta paga evadere? come può lo stesso permettersi beni da centinaia di migliaia di euro con stipendi già noti intorno ai 1.000 €?).
Ecco, questo genere di dichiarazioni, oltre ad essere veramente ideologiche ed infondate sono quelle che dovrebbero spingerci ad atti come quelli del post precedente: c’è del marcio in Danimarca.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

10 thoughts on “stato di bullismo

  1. se si pensa alle condizioni che applica Equitalia e a quelle applicate per lo scudo fiscale, la parola bullismo è troppo soft.

    “Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge…”

  2. Beh… ci siamo appena liberati di un Governo che si è sempre mosso secondo la logica arrogante del bullo di quartiere (e si potrebbe dire certo di peggio). Certo che se neppure un Governo tecnico come questo è in grado di imporsi perseguendo l’equità sociale, preferendo non indispettire la compagine politica che lo sostiene in Parlamento, allora siamo messi davvero bene. Dispiace. Amareggia.

  3. Il punto forse è un altro. La nostra Costituzione delinea un sistema non ispirato ad un criterio di sinallagmaticità del rapporto tasse servizi. Ecco perché dire che lo stato offre protezione in cambio di pizzo è costizionalmente scorretto.
    Quanto all’incapacità dello stato di perseguire i grandi evasori, vi sono due cosa da dire: la prima è di natura economica; che l’evasione è ampiamente prevista/prevedibile qualora la pressione fiscali superi una determinata soglia (che direi che in Italia è ampiamente superata). Ecco dunque la necessità dello stato di tagliare prima di chiedere. La seconda, che i sistemi – stando a quanto appreso dallo studio del diritto tributario – che vi sono due modi per approcciarsi alle “tasse”: un primo che prevede tasse alte, pochi controlli e pene blande. Il secondo, di contro,prevede tasse basse, maggiori controlli e pene salate. Ovviamente con tasse più basse anche la spesa pubblica dovrebbe necessariamente calare.
    Conclusione: bullo no, visto che lo stesso Prodi si vide costretto a far pagare chi già pagava le tasse senza riuscire ad intaccare gli evasori.

  4. Leggendo il commento di Rear, mi sento di replicare che questo geverno tecnico, per la situazione che si è creata, non è certo libero di attuare la politica che vorrebbe (che non ho ancora capito qual’è): è sempre in mano ai partiti. Forse in questo stesso blog si ricordava il fatto che la patrimoniale, che forse Monti avrebbe voluto mettere nella manovra, non è stata possibile perchè il Pdl si è opposto.
    Sull’articolo, capisco il tuo punto di vista, Red. L’impressione è quella da te ben fotografata della logica da bullismo, ma io farei una distinzione tra la manovra Salva-Italia e le precedenti.
    Forse il mio ragionamentop è un pò troppo semplicistico, ma penso questo: il governo Monti si era insediato da pochi giorni e subito si è trovato coi giorni contati per varare una manovra che, ricordo, ha dei numeri non indifferenti.
    Il primo obbiettivo era (detto banalmente) il riassesto delle casse dello Stato, e in poco tempo è ovvio che non si possano stabilire delle manovre complesse, tra cui quella della lotta all’evasione (necessaria quanto complicata). In poco tempo, l’unico modo per raccimolare qualcosa è sempre lo stesso: tasse. Certo ci si aspettava anche dell’altro, soprattutto un prelievo fiscale maggiormente spostato verso l’alto che verso il basso (e qui torna, in parte, il discorso sulla patrimoniale). La delusione, e la tua denuncia è comprensibile, deriva da questo, e per ciò non cerco di difendere la manovra.
    Però è indubbio che il fattore tempo abbia avuto un ruolo non indifferente in tutta la situazione.
    Da qui ai prossimi diciotto mesi mi aspetto pertanto iniziative e provvedimenti che riequilibrino la bilancia. Solo allora credo si potrà vedere meglio l’operarto di Monti e potremmo giudicarlo con più chiarezza.
    D’altronde, l’arco temporale di questo Governo non è 3 mesi, ma 18.

  5. @ franz: c’era un bellissimo articolo di Travaglio sul fatto quotidiano sulle condizione applicate da Equitalia per “patteggiare” e su come il 90% dei giornali trasformassero la notizia in “far pace col fisco”….
    (evasori? no pacifisti : http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/16/evasori-no-pacifisti/177885/)

    @ RW: confermo quanto scritto, il governo di prima scendeva a patti, conciliava (rivediamoci le dichiarazioni di Cicchito, per ridere!). questo è passato al silenzio, che speriamo si riveli la calma prima della tempesta!

    @ policy_lost: il paragone fra Stato e mafia io non lo sostengo, lo usato solo come pietra di paragone.
    sulla “naturalità” evasione oltre una certa soglia di pressione fiscale, posso essere d’accordo in linea di principio: ma questo non giustifica la mancanza di controlli da parte dello Stato!
    il due sistemi che citi sulla gestione fiscale valgono per qualsiasi branca dell’apparato statale, incluso il diritto penale. Ed il primo, quello che l’Italia per scelta o necessità porta avanti, è esattamente l’esempio di bullismo cui mi riferisco: siccome non sono in grado di controllare tutti, me la prendo solo con alcuni (più a sfiga che a metodo). Se, a contrario, si scegliessero i controlli e le pene effettive, quella sì che sarebbe una scelta di potenza dello Stato.
    sul governo Prodi: la critica è inesatta, perchè io non ho fatto alcuna distinzione fra i diversi governi, ma ho parlato esclusivamente dello Stato italiano. Insomma, il mio non è un post di critica “politica”, ma istituzionale.

  6. @ Tommaso: mi hai bruciato sul tempo!
    senza dubbio la manovra “Salva-Italia” va giudicata nel merito, ed il suo merito è appunto quello di aver garantito un’orizzonte al paese. Infatti, c’è già stato un tempo per le critiche e le delusioni su questa manovra, ma quel tempo è ormai passato: il ragionamento di questo post vuole essere di più ampio respiro (non a caso, anche nei commenti sopra si è detto come pure Prodi sia dovuto ricorrere alla stessa logica).

    La stessa logica che si applica nel diritto penale, prendiamo il caso emblematico della guida in stato d’ebbrezza: limiti d’alcol nel sangue bassissimi, pene esageratamente alte e nessun controllo! In sostanza si dice ai cittadini: “so che infrangerai le leggi, e tu sai che ti controllerò poco, perchè di più non riesco. ma sappi che se ti becco son ca**i amari!”. si invita a fare un calcolo del rischio con danno elevato/ probabilità bassa, che incentiva a rischiare e quindi infrangere le leggi -soprattutto chi può permettersi di pagare il danno-; invece si dovrebbe puntare ad un bilanciamento danno proporzionato/ probabilità altissima che spinge ad evitare ogni rischio.

  7. … lo Stato, oltre che bullo, risulta essere ambiguo e anche un po’ paraculo nelle sue procedure di riscossione di quanto evaso e accertato dall’Agenzia delle Entrate.

    Infatti, da un lato lo Stato, ossia il suo braccio armato Equitalia, impiega l’obice da 105 contro i bersagli piccoli mentre dall’altro impiega un fucile a elastici contro i grandi evasori, quelli da milioni di Euro.
    Ultimo caso la sanzione di 1 miliardo e 400 milioni di Euro comminata al gruppo Bosch. Ebbene, a fronte di quanto accertato, l’Agenzia delle entrate ha concordato con la ditta il pagamento immediato di 300 milioni di Euro con la contemporanea estinzione del contenzioso. Pertanto, Bosch ha pagato SOLO un quinto di quanto le era stato comminato come multa.

    Morale: con questo comportamento asimmetrico, l’Agenzia delle Entrate assieme ad Equitalia veicolano un messaggio a dir poco chiaro: se proprio volete rubare, rubate tanto così che, in caso di controllo e di accertamento, voi possiate accedere ad un concordato. Mentre gli “sfigati” da poche migliaia di Euro saranno sempre sanzionati per l’importo intero di quanto evaso, i grandi evasori potranno sempre godersi i frutti del loro ladrocinio, pagando una miseria di sanzione.

    Alla faccia che la legge è uguale per tutti.

    Chiosa finale: se uno Stato non è in grado di imporre il rispetto delle proprie leggi è un non Stato.

  8. @Redpoz. Non sono convinto che si tratti di bullismo. Se abbassassimo le tasse, dando corso al secondo modello (ovvero maggiori controlli e pene più severe) non sono certo che tutti gli elettori ne sarebbero così felici: casca a fagiuolo il caso di Cortina!!!
    Quindi, se proprio vogliamo, i primi cui guardare con occhio accusatorio per la situazione che abbiamo siamo proprio noi….

  9. @Oliver. Quello che dici è senz’altro corretto, ma rischi di analizzare il problema solo a valle. L’evasione non è una variabile, bensì una situazione che si presenta tutte le volte che la pressione fiscale supera una certa soglia. Poi, come tutti i comportamenti illeciti, è una questione di opportunità: solo chi può evadere evade, e chi può evadere sono i liberi professionisti, gli imprenditori ovvero coloro che lavorano in proprio. I quali non è detto che debbano necessariamente pagare di più, visto che 1) creano ricchezza, che si traduce in posti di lavoro. 2) si arricchiscono anche sulla base dei rischi che corrono nella loro attività (se va male vanno a casa senza cassa integrazione o ammortizzatori sociali di vario genere).
    Inoltre, per tornare al fenomeno evasione, anche l’addove il cuneo fiscale raggiunga massimi livelli (si veda la Svezia, paese dove il gettito fiscale è quasi superiore al nostro) i soldi prelevati denono essere giustificati da servizi: non già in un rapporto strettamente sinallagmatico, ma, e scusa il francesismo, cazzo, non per finanziare posti di lavoro non necessari.

  10. Olivier: consiglio anche a te l’articolo di Travaglio del mio primo commento, che non ti dirà nulla di nuovo ma contestualizza ancor più il tuo pensiero.
    (il bullismo sta tutto in quel tuo “impiegare l’obice da 105 contro i bersagli piccoli e il fucile ad elastico contro i grandi evasori”).

    Sulla considerazione finale: verissima, talmente vera da essere deprimente. La domanda è se l’Italia sia mai diventata uno “Stato” nel senso moderno e completo della parola (in sociologia: TRUDI, dove non a caso la I finale riguarda la riscossione dei tributi…). La mia personale impressione è negativa.

    Policy_ lost: il “bullismo” dello Stato è riferito ovviamente solo al primo caso, quello di pene che si suppongo severissime e pochi controlli: in questo caso lo Stato si presenta ai cittadini come in una “lotteria” della legalità, dove il controllo è come la vincita, estremamente raro e per lo più casuale. Tale logica incentiva il rischio per chi vuole infrangere le norme, perchè il calcolo costi (pena e sua probabilità) / benefici pende per questi ultimi.
    In questo consiste il bullismo: nel fare sfoggio di una forza applicata senza logica e solo a pochi, mentre la maggioranza e soprattutto coloro che possono farsi carico dei costi del rischio resteranno impuniti.

    Io non dico assolutamente che lo Stato sia il solo responsabile dell’evasione (dove l’ho scritto?): è una mancanza di civiltà da parte di alcuni “cittadini” che andrebbero esclusi dai consociati per palese violazione degli obblighi civili (un pò come i disertori di un tempo). Il mio ragionamento non include le aliquote, ma si ferma ai controlli: anche a tassazione invariata il gettito aumenterebbe con maggiori controlli!
    Quello che sostengo è che, con un sistema di controllo e repressione così blando la pena assume un carattere di casualità (e questo accade anche in diritto penale) ed in quanto tale essa appare come un atto di violenza esercitato solo sui più deboli, gli unici che non hanno i mezzi per sottrarsene. Il che non mi pare molto lontano dai “bulli”….

    Devo inoltre parzialmente smentirti sul fatto che imprenditori e co. pagando meno creino ricchezza e posti di lavoro: un’indagine americana ha ampiamente dimostrato che l’aumento di posti di lavoro creato da una minore tassazione per i redditi più alti è significativo solo in minima parte (in pratica: è un’illusione pensare che tassando al 10-40% redditi da milioni il restante 90-60% sia reinvestito: la quota reinvestita rimane tendenzialmente costante). Ovvio poi che è un incentivo importante tassare equamente (=non eccessivamente) i guadagni degli imprenditori, altrimenti si bloccherebbe l’economia.
    Ma francamente, questo non mi sembra il primo problema: a subire maggiormente il “cuneo fiscale” sono proprio i dipendenti (manager inclusi), non gli autonomi.

    Sono d’accordissimo con te che le tasse dovrebbero essere ripagate da servizi, questo è mancato in Italia e si vede. E’ una grave carenza del nostro Stato, carenza strutturale dovuta al malcostume politico del clientelismo già dal primo dopoguerra (benedetta DC….), ma il tema è troppo ampio. Quindi concludo dicendo solo che è un ennesimo sintomo della mancanza di un vero Stato moderno, come diceva Olivier: anche in politica siamo rimasti alle “corporazioni” medievali.

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