la parabola del buon repubblicano

Nel giorno delle elezioni primarie in New Hampshire che potrebbero già segnare alcuni risultati decisivi nella corsa alla nomination repubblicana, ripubblico aggiornato un post che avevo già scritto sul miglior candidato del GOP: Jon Huntsman

In ottobre si è tenuto a Las Vegas il dibattito fra i candidati alle primarie repubblicane ed è andata in scena l’ennesima battaglia campale fra Mitt Romney, da anni candidato alle primarie repubblicane, e Perry, ex governatore del Texas, che per tirarsi fuori dall’angolo ha attaccato fortemente Romney sull’impiego di lavoratori immigrati.
Perry parrebbe aver recuperato consensi nell’ala più conservatrice, tornando potenzialmente in corsa. Ora Perry paga la terribile gaffes del suo “oops” in risposta alla dimenticanza sui ministeri che avrebbe voluto tagliare una volta eletto. Mentre il nuovo idolo delle folle conservatrici (“fondamentaliste”) è Santorum, col suo soprendente secondo posto in Iowa.
Ma i giochi che ci interessano si svolgevano oggi in New Hampshire, dove un altro candidato tentava il colpo gobbo come quello che quattro anni fa aveva resuscitato politicamente John McCain.

Si tratta di Jon Huntsman, ex governatore repubblicano dell’Utah ed ex ambasciatore in Cina.
La candidatura di Huntsman era stata ventilata da tempo e preparata con cura, scegliendo una tempistica adatta ad evitare sia l’immagine di “traditore” del proprio incarico pubblico, sia di esser tagliato fuori dalle primarie.
Ora, Huntsman rischia di fare la fine di quel Giuliani che 4 anni fa cannò la nomination: solo che Giuliani lo fece per presunzione (saltò ben 2 caucus per concentrarsi sulla Florida che lo tradì), Huntsman per motivi oscuri…..
Il buon Jon Huntsman lavora sodo per presentarsi come un candidato moderato in primarie dominate dalla fanatica Bachman, dal tagliatore di triliardi Paul e dai duellanti populisti Romney-Perry. Non per nulla la maggior parte degli altri concorrenti non gli perdonano di aver accettato un incarico per l’amministrazione Obama (ambasciatore).
Tanto per dire Huntsman, contrario ai matriomni gay si esprime invece a favore delle unioni civili, da governatore è stato sensibile alla riduzione dei gas serra, e nel 2001 ha guidato i negoziati per far entrare Cina e Taiwan nel WTO. Oppure, è uno dei pochi non andati alla corte di Donald Trump.
Forse il candidato repubblicano più moderato dai tempi di Eisenhower!
(the reasonable republican titola in Washington Post)
Il suo programma sarebbe ovviamente conservatore, ma di stampo liberale: attento alle politiche ambientaliste, alla riduzione dei costi per la difesa….

Ed arriviamo al New Hampshire. Dove Huntsman avrebbe una chance, dato che pur essendo bloccato al 18% contro il 41 di Romney ha un buon bacino di potenziali elettori (circa il 20% se ben ricordo, in questo è stato prezioso l’appoggio del Boston Globe). Infatti, sondaggi più recenti vedono Huntsman in leggera risalita (oltre il 20%) e Romney sceso al 35 %. Ovviamente, dato che repubblicani applicano il maggioritario secco anche alle primarie, a Romney basta vincere nuovamente di sette voti come in Iowa per assicurarsi tutti i delegati. Ma per Huntsman è l’occasione della vita, per tornare alla ribalta, attrarre finanziamenti e supporters e cominciare i giochi dai prossimi Stati.

Insomma, NH per riaprire i giochi prima della Florida e Suoth Carolina. Ma se fallisce…. Ok, il NH è solo la prima tappa, ma per Huntsman può essere decisiva.
Perchè l’ex ambasciatore ha già messo oltre 2 milioni di dollari dei proprio patrimonio nella campagna (dopo aver dichiarato che uno dovrebbe correre solo se riesce a raccogliere fondi sufficienti….) e (ad ottobre, oggi non risultano altri “bassi” pericolosi) sembrerebbe avere in cassa solo 371.000 $ per le paghe (per un esempio delle conseguenze: molti degli attivisti con base in Florida -dov’era il quartier generale prima di spostarlo in New Hampshire- non si son potuti muovere per mancanza di fondi) e 890.000 $ di debiti. Insomma, è messo maluccio. Certo, il patrimonio personale gli permetterebbe di continuare a correre, ma a quali condizioni? e a che prospettive?
Il paradosso è che pur essendo stato ambasciatore (in Cina!) e governatore (rieletto col 77% dei voti), Huntsman è poco conosciuto a livello nazionale. Soprattutto rispetto a Perry e Romney (o alla Bachman). Così ora è tutto impegnato in una rincorsa di popolarità: conosciuto solo dal 20% degli elettori!
Tanto più che l’ambasciatore ha rinunciato a partecipare al dibattito in Nevada, boicottando le primarie in quello stato dopo che il partito ne ha cambiato la data. (ma forse è un modo in più per avere il proprio nome in qualche titoolo?)

Solo un “botto” nel New Hampshire potrebbe dare a Huntsman almeno un piccolo momentum d’attenzione dei media, di fama, di fiato per ri-finanziarsi e continuare a correre…

scherzando, potremmo dire l’unico repubblicano buono…. è un repubblicano morto! O, come titola in NY Times nice guy finishing last.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

4 thoughts on “la parabola del buon repubblicano

  1. Ron Paul non è un populista, ed è certamente la scheggia impazzita dei repubblicani.

    E’ un liberista estremo, un libertario, però assai coerente nel corso degli anni, io voterei per lui se fossi repubblicano

  2. Infatti, io non ho attribuito a Paul l’epiteto di “populista” che ho riservato a Romney e (soprattutto) a Perry.
    Ho definito Paul un “tagliatore di triliardi” per la sua intenzione di abolire ben 5 ministeri federali.
    E’ vero, è un libertario. Ed è molto chiaro nei suoi programmi e coerente con le sue idee, a differenza sia di Perry che di Romney. Di questo gli va dato atto.
    Comunque, non lo chiamerei “scheggia impazzita”: Paul segue un pensiero che ha radici profonde in America e porta alle estreme conseguenze tutta la politica reaganiana. Logico, intellettualmente onesto e limpido.

    Terzo posto per Huntsman, confermo la mia impressione: un vero peccato. Forse proverà a proseguire in South Carolina e Florida, per testare il discreto risultato in New Hampshire: credo deciderà cosa fare in base a se guadagnerà o meno un pò d’attenzione dei media.
    Potremmo però vedere la sua candidatura anche in prospettiva: pure Romney perse malamente 4 anni fa per tornare oggi da trionfatore… Huntsman sapeva di esser debole per notorietà nazionale, e questo primo giro potrebbe essere un rodaggio per il 2016 quando non ci sarà più Obama e con lui molte delle accuse di “socialismo” e (forse) molta intransigenza nei repubblicani. Allora un moderato potrebbe avere maggiori chances….

  3. Confesso di essermi divertita e appassionata di più a caucus e primary,la volta scorsa,quando cioè erano i democratici a dover scegliere il candidato (e ovviamente tifavo Hillary Clinton).
    Oggi, senza nemmeno una Sarah Palin a riscaldare l’atmosfera …..
    Vedremo in seguito se l’universo repubblicano ( i loro blog la volta scorsa erano esilaranti ) saprà destare un po’ più d’interesse.

  4. Pingback: Di elezioni: Ron, Rand & Paul | i discutibili

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