6. Heinrich Heine

“Dove si bruciano i libri, lì si bruciano gli uomini”.

 Heinrich Heine, “Almansor”

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Questa voce è stata pubblicata da il pescatore di perle.

3 thoughts on “6. Heinrich Heine

  1. …strano come la cultura, il sapere, la conoscenza abbiano sempre, nel corso della storia, intimorito a tal punto da determinare reazioni forti e\o brutali.
    Anzi, sovente il sapere è stato messo al bando da soggetti con vistose tendenze dittatoriali, e ultimamente non sono certo mancati gli esempi …

    L’ignoranza crassa (delle persone …) tranquillizza il despota, la conoscenza sotto ogni sua forma lo impaurisce.

  2. Assolutamente vero.
    Pensa che, fra i “dieci segni della tirannide” della tradizione giuridica medievale, il primo era ” reprimere le persone eminenti, per impedire che possano elevarsi tanto da rappresentare un alternativa contro di lui”; seguito da “eliminare gli animi indipendenti ed i saggi”; “non consentire lo studio” e “favorire tutte le attività che accrescono l’ignoranza”.
    Ora, la tradizione cui si rifacevano è stata in larga parte superata. E molti di quegli studiosi inorridirebbero a vedere i nostri sistemi politici e la loro concentrazione di potere.
    Non di meno, questi “segni” continuano ad avere un profondo valore indicativo: un potere che si fondi sull’ignoranza dei sudditi, che ne impedisca l’elevazione, non potrà essere un potere liberale e pronto a subire limitazioni, ma sarà sempre un potere con tendenze autoritarie (o despotiche che dir si voglia).
    Qualcuno si sentirebbe di rivedere nella nostra storia recente alcuni esempi di tali segni?

    Non a caso, ricordo sempre come mirabile esempio di saggezza la classificazione di George Bernard Shaw sui tedeschi sotto il nazismo:
    “George Bernard Shaw used three concepts to describe the positions of individuals in Nazi Germany: intelligence, decency, and Naziism. He argued that if a person was intelligent, and a Nazi, he was not decent. If he was decent and a Nazi, he was not intelligent. And if he was decent and intelligent, he was not a Nazi.” (William Blum, ‘Killing Hope’)

  3. In Italia i libri non sono stati bruciati, anzi, molto peggio: fu dichiarata pubblicamente la loro (falsa, nonché strumentale) inutilità. Fu, difatti, un noto ministro del passato Governo a dire che la cultura è inutile, le cose importanti sono altre.

    Dopotutto, si sa che la Cultura rende liberi, e Stato e Chiesa (mai in combutta come in questi decenni) non vogliono che ciò si capisca, perché a loro preme comandare e sottomettere, altroché.

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