recensione 5: l’eletto

Libera rielaborazione di una leggenda medievale sulla vicenda di Gregorio Magno, L’eletto riecheggia grandi miti della società occidentale, primo fra tutti quello di Edipo, ma anche la vicenda di Mosé o il folle amore di Narciso. [….] In questa che è una delle sue opere più mature, Thomas Mann riesce a dissolvere in un’ironia dal sapore grottesco una materia estremamente tragica che affonda le proprie radici nelle profondità del mito e nel buio della storia del Novecento, consegnandoci il suo sogno di una comunità retta da una universalità spirituale e un grande progetto civile.

La quarta di copertina era un passaggio obbligato per cercare di introdurre questo libro di Thomas Mann. Un libro difficile che potrà risultare indigesto ai più, per due ragioni: Thoma Mann affronta due grossi ostacoli nello scrivere questa storia. Il primo è lo stile: riprodurre i canoni narrativi medievali con i loro formalismi ed i loro stereotipi, non è facile; il secondo è il tema: scrivere un romanzo che tratti dell’incesto senza scadere nel moralismo o nella morbosità è persino più ostico (ed in definitiva, scontenta il 99% dei lettori).
Non a caso si parla di un “romanzo della maturità”, si tratta della somma prova di uno scrittore ormai affermato che ha piena padronanza dell’arte letteraria ed è ormai in grado di affrontare temi e stili ostici.
Per di più, si tratta di uno scritto che ha assistito alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale.

Mann riesce splendidamente in entrambe le prove: da un lato ci regala una narrazione impregnata di stilemi canonici con i loro sottointesi morali e sociali sulla vita dell’epoca (due fra tutti: l’uomo decide, perchè uomo e la vita monacale è meglio di ogni vita mondana), impersonandosi perfettamente nel narratore medievale sino al punto di suscitare l’irritazione del lettore moderno restio a conclusioni che male si attagliano alla sua forma mentis; dall’altro lo scrittore di Lubecca ci presenta la vicenda con un grande equlibrio tra ciò che deve essere presentato e descritto chiaramente agli occhi del lettore e ciò che si deve solo lasciare intuire, per non scadere nel volgare del tema, senza tuttavia mai sbilanciarsi in giudizi morali che non siano quelli della voce narrante e quindi si perdono nello stile, venendo in esso confusi.

Di certo non è un libro che porterei nelle scuole, ma senza dubbio è un libro che consiglierei a lettori maturi (come l’autore) col palato asciutto e pronto ad assaggiare gusti letterari non semplicissimi. Un libro della maturità, per chi sappia apprezzare il cambiamento radicale di tono narrativo di un grande autore e temi scomodi.

Inoltre, Mann riesce a presentarci un messaggio morale senza aver mai bisogno di impartirci lezioni filosfiche nel testo. La morale è disseminata in tutta la vicenza, non si fa percepire immediatamente, ma lascierà sicuramente segni profondi nell’animo del lettore che dopo aver affrontato e superato il proprio disgusto, avrà una grande lezione.

In definitiva, un libro che consiglio a chi si senta d’animo disposto ad affrontare questioni che non lo affascinano, anzi lo ripugnano. Un libro per chi si senta spiritualmente ed intellettualmente maturo.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

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