modernità e celebrità

Ho già scritto altrove  (1 e 2) alcune riflessioni sulla “modernità”. Vi sarà quindi ormai chiaro come questo tema mi affascini. La ragione è semplice: la modernità è stata una vera e propria rivoluzione nel modo di vivere e pensare dell’Occidente e del Mondo, ovunque si sia diffusa. Rivoluzione molto più profonda di ogni sommovimento politico, che da essa è stato comunque in gran parte causato o alimentato (Marx, Roberspierre sono moderni!).

Vi presento qui un’ulteriore spunto suscitatomi dalla lettura di George Steiner nel castello di Barbablù“: nella sua variegata analisi sul concetto di cultura, Steiner tocca anche altri aspetti, fra i quali il problema della celebrità contemporanea.
In realtà, il saggista francese la pone soprattutto in relazione all’idea classica di celebrità (destinata a perdurare dopo la morte, anche a costo di sacrificarvi quella in vita- idea sicuramente superata al giorno d’oggi- cui aggiungo la postilla personale per notare come si avvicini molto alle mie riflessioni in “uomini e miti“), aspetto che non concerne direttamente l’oggetto di questo post.

Piuttosto, nella relazione con la modernità mi occorre rilevare come la celebrità rilevi un paradosso moderno: la modernità può essere intesa, senza timore di smentita, come l’epoca di affermazione dell’individuo, del singolo, del soggetto libero ed autonomo (pensiamo solo alle efficacissime parole della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America “tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità” -ove la “ricerca della felicità” implica di per sé la possibilità di agire in modo libero ed autonomo secondo i desideri di ciascuno).
Singolo che avrà parallelamente anche il diritto ed il desiderio di affermarsi nel Mondo, perchè ciò comporta anche affermare la propria identità (psicologia docet, ma non chiedetemi riferimenti).
Insomma, affermarsi (vivere) significa un costante tentativo di uscire dall’anonimato, di porsi al di sopra della massa, della mediocrità. Significa cercare di eccellere, di distinguersi.

BUM!!

Il paradosso qui deflagra già in tutta la sua potenza  (sinceramente, lo avete colto?).
Perchè l’età moderna è stata anche l’età di massa! E correlativamente, l’epoca della mediocrità.
Ce lo dice il nostro stesso sistema politico “democrazia”: una testa, un voto a prescindere da meriti, competenze, lauree, medaglie… Addio vecchie “aristocrazie”! Addio nobiltà di sangue, censo o spada! (e, già che ci sono, ne approfitto per un rimando al post di intesomale). Spazio al merito, semmai qualcuno arriverà.
Vogliamo un altro esempio? Nulla di più comodo del sig. Ford “ogni cliente può avere la macchina tinta in ogni colore che voglia, purchè sia nero“.

Insomma,  da un lato la modernità ci trasmette la libertà individuale, il superamento da ogni costrizione sociale (identitaria) e con essi la spinta ad affermare il nostro io, la nostra vera identità nel Mondo; dall’altro, ci sottopone a sistemi culturali (cultura main-stream: Mickey Mouse); educativi (scolarizzazione) ed economici/ produttivi massificanti.

E dopo vogliamo parlare di “alienazione”? ….Difficile stupirsi del maggio ’68, degli indignati del 2011 (altro rinvio: “cercando il futuro“).

Cosa diceva Wahrol? “Nel futuro tutti saranno famosi per quindici minuti”! Non lascia basiti? Persino la celebrità verrà ad essere distribuita in modo effimero e ripartita fra la massa.

Che fine ha fatto l’ “eccellenza”, il distinguersi dall’anonimato?

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

6 thoughts on “modernità e celebrità

  1. posso scrivere un commento chiaramente inadeguato? ma per il resto leggo e imparo…

    e se l’ “eccellenza”, il distinguersi dall’anonimato fossero finiti in certi blog scritti particolarmente bene? 🙂

  2. al bel post di redpoz – che ringrazio per il link – rispondo dopo quando ho più tempo.

    @bortocal: per come la vedo io la probabilità di trovare un talento sui blog o peggio sui social network è simile a quella di incontrarlo al bar. Succede, ed è stupendo, ma di base se sai fare una cosa bene la farai in uno spazio distinto da chi la fa male, magari proverai anche a guadagnarci qualcosa, e al bar ci andrai per bere il caffé, non per esprimere te stesso nell’unico luogo che ti accoglie. Trovo profondamente ingenua la finta democrazia che vige nei blog. Lei crede che ad esempio il mio blog – che contiene le opinioni di uno qualunque – sia la stessa cosa dei blog che trova su questo sito http://www.corriere.it/blog/? Ovviamente no, e allora perché chiamarli con lo stesso nome?

    • rispondo prima di guardare il tuo blog.

      sono sicuro che il Corriere fornisce le notizie secondo gli interessi dei suoi proprietari, posso supporre, fino a prova contraria, che un blogger non ne abbia ; il fatto che nel blog ci scriva gente che non lo fa per guadagnarci, secondo la mia idea dell’attività intellettuale, è un’ottima base di partenza.

      non so se frequento per abitudine blog malfamati, ma la mia impressione è diversa: molti blog sono fatti davvero bene, e da gente che non trova spazio in altri media semplicemente perché è troppo onesta.

      però a questo punto vado a vedere il tuo blog, e spero di non dover cambiare idea… 😉

    • vedi, adesso ho visto anche il tuo blog, nato da poco, e ho trovato una prova in più.

      sì, noi che scriviamo nei blog abbiamo un po’ la tendenza a buttarci via, oppure non vogliamo competere col mondo della mercificazione del sapere (io piccolissime cose qua e là le ho anche pubblicate, ma non c’è assolutamente paragone col senso di libertà creativa che mi dà un blog, che oltretutto mi mette in contatto con molte più persone).

      però la libertà creativa che dà un blog è impagabile, e io sono convinto che potrà cambiare nel profondo il modo stesso di fare cultura.

      dimmi pure ingenuo oppure illuso, ma il futuro del sapere non è il mercato.

      • Caro amico, io ti ringrazio per aver visto il mio blog, e ti ringrazio anche per le tue idee così rinfrescanti… la verità è che io credo che siano molto pochi coloro che veramente creano e diffondono in rete per senso di libertà: quasi tutti gli altri sarebbero ben lieti di vendere quello che han scritto a un padrone pur di esser scrittori o giornalisti a tutti gli effetti…

        il concetto di pubblicazione è complesso. Io ho pubblicato diverse cose, ma solo in ambito scientifico, eppure per scelta il mio blog non c’entra nulla con l’ambito in cui sono pagato per far ricerca e pubblicare: non divulgo sulla rete i contenuti del mio vero sapere e del mio vero talento, anche se sono di un ambito che può facilmente interessare il pubblico (come dimostra il fatto che il suo bel blog tratta anche temi *relativamente* contigui a ciò di cui io mi occupo).

        questo spazio preferisco usarlo in maniera del tutto anonima, come piattaforma per chiacchierare con gente intelligente di politica, di società, senza indulgere a fantasie di grande letteratura e di grande giornalismo. Bello pensare alla libertà, ma c’è un’unica analogia fra me e Severgnini: se lui cercasse di fare il mio lavoro senza ammettere di essere un dilettante, si renderebbe ridicolo.

  3. Pingback: 92. il blog intesomale. « Cor-pus

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