i bravi cittadini ed il rugby

Il giornalista Luca Valdiserri ha scritto un pezzo fortemente critico sul rugby, articolo del quale trovate parte e commenti sul blog del ilgrillotalpa. Per carità, liberissimo di pensarla come preferisce su calcio e rugby. Di certo non sarò io a potergli spiegare cosa è meglio.
Quello che però mi colpisce dell’articolo di Valdiserri è la conclusione: Lo capisco, certe cose non si devono pensare. Figurarsi scriverle. Però pago le tasse fino all’ultimo centesimo, sgrido i miei figli quando si mettono le mani nel naso, cedo il posto a sedere sull’autobus. Insomma, cerco di essere un buon cittadino 24 ore al giorno. Vi chiedo solo: lasciatemi un po’ di «cattiveria» dove non faccio male a nessuno. Lasciatemi il calcio. Senza che mi debba sentire come uno che ha rubato in chiesa.

Conclusione che mi lascia quantomeno perplesso.
Innanzitutto perchè non ho visto una levata di scudi per impedire alla gente di preferire il calcio al rugby e quindi di pensare che quest’ultimo non sia lo sport perfetto, come argomenta l’autore del pezzo.
Ma soprattutto per quel suo sentimento meschino d’essere come uno che ha rubato in chiesa. Pofferbacco! Espressione decisamente forte, parlandosi di preferenze sportive.

Allora mi sorge una domanda: dato che nessun rugbyman farebbe affermazioni simili (almeno, non quelli che conosco io), perchè un tale sentimento? Insomma, caro Valdiserri, non è che in fondo tu ti senti a prescindere un pò così?
Non è che anche tu, sotto sotto, inconsciamente, a vedere gli ultras che lanciano scooter giù dalle curve ti “vergogni” un pò di preferire il calcio al rugby?
Oppure, non è che quando scrivi che preferisco un derby vinto 1-0 su autogol […] piuttosto che andare a bere una birra con chi mi ha appena battuto come se fossi una cotoletta pronta per la padella in fondo riconosci che grande sforzo personale ci vuole per bere un birra con chi ti ha appena bastonato? Che in fondo è un grande segno di nobiltà d’animo e di spirito? Di sportività che invece al calcio manca?
Io dico di sì, dico che lo vedi, lo riconosci, ma non lo vuoi ammettere. Perchè ti (tu Valdisseri, come chiunque altro a caso suo) irrita alla pazzia.
Ti irrita oltre misura vedere dinnanzi a te un esempio migliore di quanto tu non sia. E lo capisco bene! Personalmente, ho sempre odiato prendere meno di 30 agli esami: perchè sapevo che qualcuno aveva fatto meglio.
Lo trovo naturale.
Ma trovo anche naturale fare un minimo di sforzo per riconoscere le proprie mancanze e fare uno sforzo per migliorare.

Quello che Valdisseri scrive nel suo articolo è l’esatto opposto: lasciatemi così come sto (almeno questo! -addirittura)!
Questo modo di sentire non mi stupisce affatto. E’ diventato comune e diffuso in Italia negli ultimi tempi, siamo sempre più maldisposti di fronte ad ogni modello positivo che ci metta dinanzi ai nostri limiti ed errori. In fondo è quello che ci hanno propinato per anni (“Berlusconi vince perchè non cerca di cambiare gli italiani”, “potendo tutti vorrebbero essere come lui”) e ogni alternativa era tacciata di moralismo.

Azzardo persino una conclusione in più: il sig. Valdisseri (e chiunque altro nello stesso atteggiamento, me compreso) può davvero pretendere di essere un buon cittadino 24 ore al giorno? Non spetta a me giudicarlo, ma mi permetto di dubitarne: l’atteggiamento del Valdisseri vale verso il rugby e basta? Io credo di no, credo che una simile indisposizione a qualsiasi cambiamento di carattere, di moralità, di rapporto con un modello o con le regole si riverberi in tutti gli ambiti della vita.
Non so se Valdisseri paga tutte le sue tasse, immagino di sì,  ma so che questo suo atteggiamento è presuntuoso. E alla presunzione si coniuga l’incapacità di cambiare, nei gusti personali come in ogni ambito della cittadinanza.
Ripeto il monito di Mark Twain, che è così preciso nella sua sinteticità: “Poche cose sono più insopportabili del fastidio che da un buon esempio”.
Anche io cedo il posto sull’autobus, ma mi rendo onestamente conto che non lo faccio sempre. Peccare è umano, l’importante è saperlo riconoscere. A questo servivano i maestri.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

6 thoughts on “i bravi cittadini ed il rugby

  1. questi tuoi articoli sul rugby per me sono molto affascinanti perché mi portano dentro un mondo sconosciuto: ho sempre lottato per avere il sei di educazione fisica, e poi non ho mai fatto sport!!!
    aggiungi che sono scritti con uno stile scorrevole che fa passare dal leggero al serio senza nessuna difficoltà.

  2. premesso che non l’ho capita la sparata del gornalista (anch’io pago le tasse, non prendo l’autobus ma cederei il posto di sicuro,seguo il calcio, ma non sono un hooligan, e a chi va bene sono cosi altrimenti sgommare)
    ieri ho vissuto col cuore in gola ITALIA-INGHLTERRA di rugby…ci ho creduto fino alla fine, e nel rugby (specifichiamolo) sono orgoglioso della mia nazionale…
    non vinceremo il cucchiaio di legno, me lo sento

  3. Ho letto l’articolo grazie al link che hai lasciato.
    Insomma non capisco due cose :
    1) il contenuto dell’articolo e i paragoni assoluamenti privi di logica;
    2) la necessità di esternare un pensiero così inutile su un giornale. Probabilmente l’autore doveva riempire 30 righe e non aveva alcuna idea su come farlo…

  4. @ bortocal: io il 6 in educazione fisica NON lo avevo proprio!! pensa che al liceo quando il supplente ha osato darmi 6 e mezzo, la prof appena rientrata si è sentita in dovere di darmi 4, per riequlibrare…

    @ luigi: io l’ho vista su la7 all’una. una partita pazzesca, l’italia ha segnato due mete pazzesche e ne ha presa una pure peggiore: molti meno errori da parte nostra che con la francia, ma pagati carissimi.
    Brunel ha dato una grande scossa a questa nazionale, partendo dai giovani. sono convinto che otterremo grandi risultati, magari entro un paio d’anni.
    Peccato però per la perdita di Castrogiovanni…. giocatore fondamentale!

    @ bruno: oppure, l’autore si sente talmente in soggezione rispetto a quanto rivela del rugby che ha il bisogno di smontarne pubblicamente l’immagine…

  5. non seguo molto né il calcio né il rugby tranne quando i media informano gentilmente dei compensi stratosferici dei calciatori, delle partite truccate, dei motorini gettati dagli spalti appunto ecc. circa il primo, oppure della birra bevuta in compagnia degli avversari per il secondo.. e “la partita” per me è nettamente vinta a favore dain questo senso del rugby!! la’l’autore dell’articolo avrebbe fatto molto meglio ad ammettere semplicemente che preferisce l’uno all’altro senza accampare tante scuse… 😉

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