l’arte di avere paura

Ancora non sono sicuro se questo sia il titolo giusto per il post, perchè ancora non so se la paura è il sentimento sottostante. L’alternativa è l’arte di nascondersi. Giudicate voi.

Sapete ormai che da un pò di tempo “faccio politica” in modo attivo (non solo in questo blog) [l’avevo già detto?No? Bhè, sappiatelo ora…]. Credo non sia neppure difficile capire quale sia il mio orientamento politico.
Ordunque, quando cominciai a fare politica i miei genitori erano molto restii all’idea, per svariate ragioni. Ora si avvicinano le elezioni nel mio comune e sto seriamente pensando di candidarmi (come, in che ruolo, si vedrà). E di nuovo fioccano le obiezioni: non tanto per il tempo e le energie richieste, quanto (di nuovo) per il fatto di esporsi chiaramente sotto una bandiera politica. Il ragionamento è semplice: nella tua futura professione (avvocato, si suppone- ma anche qui ci sarebbe da discutere) è forse sconsigliabile esporsi così chiaramente.

La cosa mi stupisce: il nostro attuale sindaco è avvocato (PDL) e lo incontro ogni tanto in Tribunale; uno dei capi della Lega Nord locale è avvocato e lo vedo abbastanza di frequente in Tribunale.
Perchè io no?
La domanda è quantomai interessante perchè la rappresentanza politica nella classe forense si rivela variegata, sebbene in qualche modo già orientata verso una certa maggioranza. Maggioranza che non può stupire nessuno, dati i risultati elettorali medi in questa Regione in tutte le ultime elezioni (cdx 65%-30% csx, circa).
Ma allora perchè io no?
In fondo stiamo parlando del partito che come programmi e come stile dei propri iscritti/dirigenti è il più moderato che vi sia in Italia. Perchè dovremmo avere paura di esporci con esso? Temiamo forse di essere marchiati dai colleghi ed in qualche modo esclusi, isolati? Reietti dai clienti?
Ma se ciò non accade per partiti più estremizzanti?
Dovremmo forse avere paura sulla base dei soli risultati elettorali?                                  Ma allora che fine farebbe la democrazia!

Se basta avere paura di esporsi come minoranza moderata in un contesto sociale moderato, che senso ha dissentire dalla maggioranza? Se un dissenso giustificato, formalmente accettato, legittimo deve avere tanta paura di rendersi pubblico possiamo ancora parlare di libertà politica?
La questione è importante (e, diciamolo, vale benissimo all’inverso anche in Emilia o Toscana): le nostre garanzie giuridiche per la libertà politica cosa valgono di fronte alla minaccia di esclusione sociale latente in maggioranze così marcate, in una contrapposizione così “ideologica”?
In fondo, non è molto diverso che proclamarsi “socialisti” negli USA o “liberali” nel fu-URSS.

(allora è un caso che tanti degli ultimi aforismi affrontano il tema del coraggio? 14, 15 e 16. Soprattutto l’ultimo mi sembra molto azzeccato)

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “l’arte di avere paura

  1. Se chi ti consiglia di non esporti, fosse stato ascoltato anche da gente come Previti o Ghedini (tanto per citare due avvocati in politica) ne avremmo guadagnato tutti! 🙂

    Battute a parte, non conosco l’ambiente forense, quindi posso solo fare delle riflessioni di ordine generale. Penso che chi intenda fare politica in modo ufficiale, debba essere animato dalla convinzione di essere dalla parte giusta, e dall’intenzione di portare questa convinzione, così come porta il proprio nome: ovunque.

  2. quoto Rear Window al 100%… ma attenzione al vecchio adagio: “Perché avete detto a mia madre che faccio il politico??? Lei pensava che fossi il pianista del bordello!!!!”

  3. Le “minoranze attive” sono un elemento sacrosanto tanto nelle democrazie quanto nei regimi dittatoriali. Perché sono proprio quelle che muovono davvero le cose e spingono alle riforme

  4. non vedo ostacoli a una tua discesa in campo…non sei il primo e manco l’ultimo avvocato che s lancia in politica…
    non so in che partito tu sia, ma non credo la Lega Nord:)))) non è importante il mestiere che fai, ma quello che di buono puoi fare per i tuoi concittadini…
    auguri!!!

  5. @ RW: e quanti altri potremmo citarne (Taormina, Paniz….). La convinzione di essere nel giusto non manca, così come la convinzione di non dover temere le reazioni altrui alle proprie scelte.

    @ intesomale: per fortuna mia madre già sa che faccio politica!! d’altronde sa anche che rischio di fare l’avvocato…

    @ Luca Scialò: il problema non sono tanto le minoranze, quanto percezione delle stessa da parte della maggioranza. La tolleranza è un’arte tutta da imparare.

    @ luigi: eh, cose da fare non mancano mai. Ci si prova….

  6. Personalmente ritengo che l’avvocato debba essere il più indipendente possibile, specie nell’avvio della sua carriera, però se ritieni giusto scendere direttamente nell’agone politico… fallo !

  7. Bruno, sicuramente la professione di avvocato richiede un’assoluta indipendenza. Però uno sguardo al di fuori dei confini nazionali ci mostra diversi “colleghi” (io almeno ancora non lo sono) che hanno svolto la loro attività pur appartenendo ad associazioni politiche. Idem in Italia, soprattutto a destra.
    In realtà la mia riflessione trascende un pò la specifica professione e probabilmente non l’ho chiarito: questo timore oggetto del post (timore non mio in realtà) dipende direttamente dal fatto di essere in minoranza e rischiare quindi di essere esclusi da una serie di relazioni economiche per motivi politici.
    Capisco che il rischio esista (in Veneto come in Emilia), ma trovo stupido fermarsi solo per questo: significa semplicemente accettarlo ed accentuarlo!

  8. Certo.
    Comunque non penso che un’eventuale tua candidatura possa danneggiare il tuo lavoro, l’importante è sempre lo stile con cui fai le cose.

    Che poi, ad esempio, se io avessi bisogno di un professionista guarderei a cercare il migliore come qualità/prezzo, senza minimamente interessarmi al suo credo politico !

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