la strada per Damasco

Grande fermento per la situazione in Siria: non passa giorno che i tiggì non ci informino delle stragi compiute quotidianamente dall’esercito fedele ad Assad nella città di Homs (a proposito, dove diavolo è Homs?), non passa giorno che non ci tengano informati sulle minacciose (?) proteste della Clinton o di Sarkozy, dei rifiuti di Russia e Cina di collaborare e dei tentativi di mediazione della Lega Araba e di Lavrov. Nei tre giorni scorsi ho letto di almeno cinque diversi bombardamenti con un numero di morti variabile fra 100 e 500.
Numeri da fare impressione, degni della Seconda Guerra Mondiale.
In effetti i dati sono sorprendenti: due bombardamenti al giorno di tale portata (100 morti non si fanno con “bombe intelligenti” ma con attacchi in scala, che coinvolgono un’area più ampia) richiedono capacità belliche non indifferenti.
Non sono io a poter fare analisi di tali dati, ma mi permetto almeno di insinuare il dubbio sugli stessi: sono davvero questi i numeri?
Non voglio certo fare alcuna apologia del regime di Assad (che comunque nell’area non era fra i peggiori), né negare che tali attacchi stiano avendo luogo. Vorrei solo averne qualche prova in più

Qualche prova, viste le conseguenze che ci prepariamo ad affrontare con un possibile intervento. Ieri, il Manifesto con la consueta irriverenza pubblicava un’analisi con fonti tratte dal serissimo Asian Times sulla situazione in Siria. Analisi che qualche dubbio lo fa venire, o almeno qualche sconcerto.
La più banale: l’Arabia Saudita che vieta il multipartitismo chiede (vorrebbe imporlo) a Damasco di adottarlo.
La più seria: in Siria, come in Libia sotto Gheddafi (sic), non v’era infiltrazione di Al-Quaeda. Ora i regimi del golfo schierati con i sauditi reclutano volontari per sostenere la rivolta contro Assad, volontari spesso reclutati fra le file dei jihadisti.
Insomma, possibili infiltrazioni islamiche che sarebbero un ottimo casus belli per giustificare un intervento armato occidentale.

Insomma, cacciare Assad ed il regime  del partito baath fa gola a molti: ai Saudini prima di tutti, che in tal modo guadagnerebbero un altro tassello nell’area per affermare la propria supremazia contro l’Iran, a diversi Stati occidentali (Francia, Gran Bretagna, USA) che col regime di Assad hanno sempre avuto pessimi rapporti.
Ma al contempo potrebbe aprire anche a grandi instabilità nella zona: pensiamo ai legami con Hezbollah in Libano, con lo stesso Iran, alla pace forzata con Israele ed ai legami con Turchia ed Iraq. Senza dimenticare che i russi non vorranno perdere un alleato nella regione. Ne che usare i fondamentalisti islamici, lo abbiamo già visto in Afghanistan, può aprire a situazioni inattese.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

7 thoughts on “la strada per Damasco

  1. Come no, a stare a sentire i media in Grecia ci sono i cattivi black bloc che insidiano una democrazia composta da saggi e responsabili; in Siria invece i manifestanti, tutti invariabilmente pacifici, vengono repressi da un regime feroce e sadico. Se fossero vere le cose che riportano i media, da tanti mesi che va avanti questa repressione, a quest’ora la popolazione della Siria dovrebbe semplicemente non esistere più.
    Mi pare evidente che sono tutti espedienti propagandistici, più o meno intenzionalmente costruiti, per mettere l’opinione pubblica nella condizione di accettare una nuova guerra alla Siria, ma soprattutto all’Iran.

  2. Alcune immagini non mentono, poi la propaganda dei vari regimi fa il resto, comunque l’obbiettivo è l’Iran , in Siria non hanno un c…o e quella è la sua più grande sfortuna e per il regimi la più grande fortuna. Aerei francesi in vista? Non ne vedo. Se ci fosse sotto terra quel che penso io saremmo già li. Real politique la chiamano, sarà …

  3. @ Dr. Benway: io non mi spingo così in là, però concordo sul fatto che probabilmente non tutto quello che si riporta è vero.

    @ il sonnambulo: più o meno direttamente l’obiettivo è sempre l’Iran. L’Arabia Saudita gli contende la supremazia nella regione e togliergli un alleato chiave (anche se non dovesse allinearlo ai sauditi) sarebbe un gran colpo, anche al costo di aprire il paese ad Al-Quaeda (che in fondo ai sauditi non danno troppo fastidio). Ricorda molto il ragionamento fatto dal direttore della campagna elettorale di Pullman in “le idi di marzo”…..

  4. Ho vissuto e amato la Siria in anni fortunatamente più facili.

    Dr. Benway, gente che ho conosciuto è morta, i carri armati del porco hanno tirato giù un villaggio in cui ho cenato.

    Le analisi sono interessanti, certo, ma la guerra è prima di tutto gente che muore.

    E il porco è un porco.

  5. intesomale: mi incuriosisce molto quando dici di aver vissuto in Siria, se hai voglia di raccontarne qui o su un tuo post ne leggerò con piacere!

    Scrivendo questo post io ho necessariamente dovuto fare considerazioni di geopolitica, che è per forza di cose generale e non può guardare al particolare. Quindi, riconosco che ho taciuto aspetti di vite individuali altrettanto importanti. E soprattutto ho taciuto di morti e sofferenze, che non metto in dubbio esserci effettivamente.
    Considerazioni importanti soprattutto per noi occidentali, che abbiamo ora solo una visione molto parziale della Siria. Di certo ad Homs o Damasco non frega nulla di queste analisi.

  6. Che il porco sia un porco, va bene. La questione è capire chi sono e cosa vogliono i ribelli, al di là delle manipolazioni o inesattezze mediatiche. In Libia, per esempio, i ribelli erano armati di tutto punto, potendo contare, tra i propri mezzi, addirittura di cacciabombardieri; non credo che un tale armamentario se lo siano procurato da soli.
    Se conosci meglio il contesto della Siria, avendola frequentata e avendo amicizie in quel Paese, potresti fare tu un’analisi di quanto sta avvendo. Credo che, proprio perché ci sono dei morti, avere una comprensione di quanto sta avvenendo sia una cosa importante.

  7. Accuso il colpo, Dr. Benway. Hai ragione, potrei tentare un’analisi della situazione siriana. Ma non mi sento all’altezza. Potrei esaminare le possibilità, le dinamiche e le connivenze, ma non mi sento all’altezza.

    @redpoz: ho vissuto e lavorato in Siria per diversi periodi piuttosto brevi, di pochi mesi, in anni in cui ancora si faceva finta di niente quando i caccia israeliani volavano sulla torre dell’aeroporto militare della città di M perché Israele non esisteva e gli occidentali la chiamavano “Disneyland” per non farsi capire… se ti infilavi nel piccolo suq, però, c’era un tizio che ti faceva veder le foto proibite dei militari israeliani che fucilavano civili e bimbi palestinesi… come in ogni guerra, stai solo da una parte e vedi solo quello che ti mostrano da quella parte…

    ora non so cosa succeda, il mio arabo l’ho quasi dimenticato e anche le facce delle persone che conoscevo sono quasi scomparse… sono passati un po’ di anni e non ho più contatti… se hai domande specifiche, ti rispondo però volentieri, per quel che vale la mia poca esperienza.

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