l’ordine delle priorità

Battuta folgorante di Giovanni Floris a “che tempo che fa”: “il PD dovrà cambiare modo di scegliere chi candidare alle primarie, il PDL dovrà sostituire Berlusconi, che non è facile. Tant’è che Berlusconi sta pensando di cambiare il PDL piuttosto che il PDL lo sostituisca”.
Una considerazione marginale, che ci apre però alla realtà politica della destra in Italia. La sinistra potrà sostituire la propria classe dirigente, ma la destra? Esiste una destra che prescinda da Berlusconi?
In mezzo agli scandali sulle tessere false del Popolo della Libertà, la domanda di cambiamento viene ribaltata dal fondatore stesso: il PDL avrebbe bisogno di cambiare radicalmente, di maturare come partito di destra serio, conservatore, governativo, liberale (questo Alfano sta cercando di fare? Se sì dobbiamo constatare che qualcuno rema contro; se no dobbiamo ammettere che non è l’uomo giusto per la destra), invece Berlusconi subdorando tale cambiamento lancia una campagna totalmente inversa per rinnovare la destra.

Una nuova sfida tra ripensamento politico radicale e programmatico e maquillage propagandistico.
Una sfida che si pone in termini molto precisi: viene prima la “destra” o Berlusconi? Ovvero, vengono prima idee e programmi politici liberali e conservatori oppure gli interessi economici di un singolo?

Oggi, finalmente, possiamo porre la domanda in tutta la sua chiarezza, perchè il mito di Berlusconi come grande riformatore della politica e dello Stato è ormai caduto.
Perchè se ancora fino a poco tempo fa  la questione si poneva fra Berlusconi e la sinistra (B. o la sinistra) e Berlusconi e lo Stato (B.  lo Stato italiano, lo stato di diritto, la Costituzione) ora, ed in questo la domanda di Floris è particolarmente lucida, può essere riportata solo alla condizione originaria: Berlusconi e la destra. Berlusconi o la destra?
La questione è molto semplice: può esistere in Italia una formazione politica di orientamento conservatore non legata e dipendente dagli interessi di Silvio Berlusconi?

Se la risposta è positiva, questo è il momento in cui deve sorgere: nel momento stesso in cui il fondatore della destra della “seconda repubblica” pretende di rilanciare il suo personalismo affossando un partito che cerca di staccarsi da lui e seguire una propria strada.
Se la risposta è negativa, Berlusconi creerà un nuovo partito, un ennesimo contenitore propagandistico da riempire solo con la difesa a spada tratta dei propri interessi personali.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “l’ordine delle priorità

  1. E’ molto probabile che B. trascinerà la “sua” creature nel baratro. Non è possibile per una persona egoica come B. farsi da parte divenire comprimario. Inoltre ancora molti deputati pdiellini lo vedono come il Messia. No, penso che il pdl non si libererà di B.Se saranno capaci (ma non sarà facile) gli faranno una lista a parte con tutti i suoi lacchè e fedelissimi.
    http://allegriadinubifragi.wordpress.com/

  2. Ti dirò che non sono nemmeno così convinto che l’attuale centro-sx possa rinnovarsi. Cosa che invece mi pare di aver capito che, secondo te, sia più facile… Temo la deriva verso una nuova DC e credo che i tempi ormai siano maturi per veder nuovamente erosi i confini del centro-sx, data l’immobilità di Bersani e l’inutilità manifesta del PD. Gli elettori di sx, del resto, già da tempo non votano, o votano Lega nelle realtà più disperate. Il PD veleggia nel mare in tempesta privo di qualsiasi identità e persino di nocchieri carismatici, che almeno a destra rimarranno dietro il sipario a tirare i fili…
    Bisognerebbe dunque che il centro-dx riscoprisse la sua vera identita, che non è l’anarchia berlusconiana ma è quell’insieme di valori -condivisibili o meno- che fondano il PPE; dall’altra parte della barricata, però, bisognerebbe inventarsi un partito di centro-sx vero, che dialoghi senza scandalo con la sx di Vendola (ad oggi l’unica, delle millemila sinistre che battagliano tra loro, ad aver speranza di approdare in Parlamento, se Bersani non la taglierà fuori quando statuirà con Casini e Alfano le soglie di sbarramento) e non si spacchi ogni due per tre su lavoro e temi etici, che dovrebbero essere il motivo semmai perché un partito sta assieme, non di scissione…

  3. Questa nuova entità potrebbe essere “Il terzo polo” dei giovani promettenti Fini e Casini.

    Quello che mancherà sempre in questo paese è un partito liberale di centro destra, sia dal punto di vista economico che da quello sociale…

  4. L’impressione è che ci sia una gran confusione e che nessuno sappia cosa fare; soprattutto, mi resta l’idea che, a fronte dei mutamenti degli ultimi mesi, con un Governo che davvero ‘fa ciò che va fatto’ (poi possiamo entrare nei metodi…), il panorama politico offra solo una disarmante inadeguatezza. Nessuna delle attuali ‘figure di riferimento’, né da una parte, né dall’altra appare avere competenza e autorevolezza tali da prendere in mano le redini della questione nel 2013; ecco perché si prefigura ‘la grande ammucchiata’: intanto ci liberiamo delle petulanti ‘estreme’ e poi evitiamo di pestarci i piedi vedendo il da farsi. Il problema di fondo è che nel 2013 la classe politica sarà la medesima che ci ha portato nei casini (con la ‘c’ minuscola… ;-)) e il terrore autentico è che chiunque verrà dopo in capo a sei mesi ributterà tutto all’aria. Paradossalmente, Monti sarebbe stato un’ottima figura di riferimento per una destra di stampo europeo, liberale e conservatrice, ma il nome ormai è ‘bruciato’ (e in odor di Quirinale). Il resto, a destra come a sinistra, è fuffa… Bisognerebbe che uscisse qualcuno di veramente nuovo… A destra ci hanno provato con Alfano, che al momento sembra abbastanza capace davanti alle telecamere, ma sulle idee ho dei dubbi; a sinistra non c’è manco quello…

  5. @ allegria di nubrifragi: sono d’accordo con la tua ricostruzione, ad eccezione dell’idea di una lista per B ed i fedelissimi: secondo me se soluzione ci sarà, sarà radicale con B eterno leader o del tutto fuori.
    Mi pare appropriato come paragone l’articolo di Moises Naim su Assad pubblicato oggi (22.02) su Repubblica: per i dittatori non esiste “cedere una parte di potere” o condividerne una parte: la questione è sempre tutto o niente.

    @ carlo: sottoscrivo quanto dici sul centro destra. Per quel che riguarda il centro sinistra, invece, io non dico che sia più facile cambiare il partito. Dico semplicemente che a sinistra la struttura “partito” ed i suoi meccanismi sono senza dubbio prevalenti sui singoli politici, cosa che ne rende possibile un continuo cambiamento.
    Ovviamente questo non significa che anche a sinistra non sia necessaria una seria riflessione sulle proprie linee politiche….

    @ bruno: tu credi che il “terzo polo” di Casini e Fini abbia la forza attrattiva per diventare il partito di riferimento della destra italiana? Io francamente ne dubito…. troppi “berluscones” non accetterebbero mai di tornare sotto i vecchi leader DC-AN.
    Verò che siamo ancora lontani da un liberalismo moderato in senso compiuto.

    @ crimson: l’inadeguatezza di questi politici è la nota più evidente. Tale era già nel 1992, ma ora al nuovo confronto coi tecnici risplende in tutta la sua pienezza. Comunque io qualche competenza almeno a sinistra la vedo (della destra non parlo perchè non la seguo altrettanto attentamente).
    “Grande ammucchiata” per il 2013? Spero e credo di no! Anche se la risposta dipenderà ancora da molti dettagli (Berlusconi, Monti, le scelte di Vendola….). Resta il rischio che la classe politica non migliori e ci riporti nelle condizioni cui eravamo. D’altronde per un vero rinnovamento occorre la partecipazione dei cittadini, che si starà pure risvegliando ma è ancora lungi dall’essere compiuta.
    Monti leader della destra? Magari! Sarebbe il più grande passo avanti della politica italiana immaginabile.

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