il trucco della democrazia

La democrazia è un inganno, una truffa. Mettiamocela via, tanto non eleggeremo mai dei politici che ci “rappresentino” davvero.
No, non parlo dell’influenza dei grandi gruppi economici (bancari, finanziari, industriali) nei processi di selezione dei parlamentari tramite finanziamenti alle loro campagne elettorali o “cricche” di vario genere.
Parlo di una logica inerente al sistema democratico stesso.

La democrazia rappresentativa si fonda su due principi  opposti e coesistenti: uguaglianza e diversità. I candidati per essere eletti devono bilanciare abilmente questi due principi ad un tempo, devono presentarsi come dei validi rappresentanti dei loro elettori e pertanto convincerli di “essere come loro”: di avere la stessa cultura, lo stesso passato, gli stessi valori, gli stessi interessi ed obiettivi; ma al contempo devono anche convincerli di essere “i migliori”, di eccellere per la carica cui si candidano: devono dimostrare di avere qualità che li contraddistinguono da tutti gli altri cittadini e che li qualificano inequivocabilmente per quella carica.
Persiste quindi un criterio “aristocratico”: tra tutti, dobbiamo scegliere i migliori. Oggi la chiameremo “meritocrazia”.

E questo si riflette tutto nella loro campagna elettorale, giusto per portare un paio di esempi banali: Obama, la cui “diversità” era palese ha incentrato la propria campagna nello slogan “change”- cambiamento e la propria narrazione di candidato come la realizzazione dell’ “American Dream” per facilitare l’identificazione degli elettori; Berlusconi ha prima presentato sé stesso come “l’uomo nuovo”, l’uomo di successo slegato a tutti i compromessi della politica; per poi virare più avanti nelle campagne successive al modello “io sono come voi: la sinistra vi vuole cambiare, io no”.

Il risultato è paradossale: i rappresentanti (eletti) sono “rappresentativi” dei rappresentati (elettori) solo in minima parte.
Persino il PCF degli anni ’50, partito comunista più stalinista d’Europa, aveva un percetnuale di operai fra i propri deputati pari a circa il 16%- rispetto ad iscritti di base che arrivavano a circa il 50%-, mentre i deputati provenienti da categorie “intellettuali” (per lo più insegnanti) superavano il 50% -contro una percentuale assai più bassa di iscritti. E gli stessi operai eletti deputati avevano in realtà una storia personale più “qualificata” rispetto alla semplice manovalanza, anche per dei semplici studi superiori.

Quindi, è inutile stupirsi se i politici “non ci rappresentano”: i politici sono una selezione della cittadinanza e la loro forza sta proprio nel potere scegliere loro stessi i criteri in base ai quali si dovrà operare tale selezione (se sono abbastanza forti nell’imporre la propria campagna elettorale).

A questo punto potrebbe essere utile una riflessione sul panorama nostrano: se nella democrazia rappresentativa- elettiva è insito un principio di distinzione meritocratico, perchè i nostri parlamentari sono invece ladri, arrivisti ed arraffoni peggio che nella società civile?
Azzardo una risposta, che probabilmente farà indignare più di qualcuno: secondo me la realtà è che proprio la società civile è composta da cittadini ladri, arraffoni ed arrivisti. Solo non allo stesso grado dei politici! Quindi gli stessi altro non sono che l’eccellenza sociale.
Ipotesi forte, lo riconosco. Ma in fondo mi pare veritiera, per quanto quella stessa maggioranza sociale che chiamo in causa non lo riconoscerà mai. In fondo questa ricostruzione concorda poi con tutte le affermazioni che ciclicamente ripetiamo sulla mancanza di senso di cittadinanza degli italiani, sulla disgregazione del tessuto sociale.
Homo homini lupus, potremmo dire. Questo è il risultato paradossale cui siamo giunti: l’Italia non è neppure più una “mafia”, un’ “accolita di briganti” (societas sceleris) come la definiva Socrate, perchè anche i criminali che si associno devono fra loro rispettare  delle regole fondamentali: regole di riconoscimento sociale e di eguaglianza, di tutela di alcuni diritti inalienabili. Regole che verso l’esterno possono tranquillamente essere disattese, ma mai verso l’interno: pena la disgregazione del consorzio sociale.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

6 thoughts on “il trucco della democrazia

  1. concordo del tutto,vabbè che è da un anno e passa -prima su splinder e ora su worpress-che sto cercando di far comprendere che la democrazia liberale è una delle forme di governo e non deve per forza essere eterna.Ci sono altre forme di democrazia no?Pensiamoci che poi arrivano!^_^

  2. post stupendo redpoz. Ma credo che il problema della disonestà individuale non sia solo italiano, e credo che ogni società sia una forma organizzata di gestione della disonestà… nel migliore dei casi, in paesi come la Germania, la gente sembra più “responsabile” solo perché più repressa…

    e questo è molto triste, soprattutto perché stiamo perdendo anche l’apparenza di morale -individuale o collettiva- che avevamo prima. E non parlo della morale sporca dei cattolici, che fa schifo ed è di plastica, ma di quella del cittadino, dell’uomo, dell’individuo, custode e promotore di sé stesso… ormai, si è perso tutto, e la gente non si vergogna più a dire che venderebbe la madre per soddisfare una voglia. Mors tua vita mea, homo homini lupus, e se non ti sta bene sei solo un moralista del cazzo…

    per la cronaca, mi possono camminare addosso se vogliono, ma mors tua vita mea sto cazzo, io sono meglio di così. Posso essere meglio, quindi devo, essere un moralista del cazzo.

  3. “la politica é l’arte di far credere” diceva Macchiavelli, … Sembra che avesse ragione.
    Hobbes è un gran filosofo e in quattro parole ha sentenziato sull’anima dell’uomo. Questa repubblica è fondata sulla corruttibilità

  4. diciamo che in quanto a disonestà individuale siamo campioni del mondo…e la fama che ci siamo costruiti all’estero, è figla anche di questo atteggiamneto truffaldino…
    les italiens…

  5. @ Viga: personalmente devo ancora attenermi alla risposta di Churchill “la democrazia è il sistema peggiore, ad eccezione di tutti gli altri”. Precisando che stiamo parlando di democrazia RAPPRESENTATIVA.
    Quindi, libero sfogo alla ricerca di alternative: prima fra tutte, una democrazia partecipativa o diretta (tramite referendum, consigli civici per le decisioni più prossime alla cittadinanza…)

    @ intesomale: suvvia, non esageriamo coi complimenti! Anche perchè la conclusione sull’Italia è una mera ipotesi del tutto marginale… Comunque, purtroppo, concordo con te: stiamo perdendo ogni senso di cittadinanza, di interesse per la vita comune: in nome dell’interesse individuale neghiamo riconoscimento, diritti e cittadinanza agli altri. E perdendo questo, stiamo disgregando la societas italiana.

    @ ilsonnambulo: ti ringrazio per la citazione di Macchiavelli, che si adatta perfettamente alla prima parte del post.

    @ luigi: purtroppo è così. E’ triste riconoscerlo, ma una volta fatto lo sforzo dobbiamo anche domandarci cosa c’è sotto… io ho buttato un’ipotesti: l’Italia non è mai stata una società. Attendo smentite.

  6. Il che ci porta ad affermare sostanzialmente che ogni Paese (o Popolo) ha i Governanti che si merita e che non ci si può aspettare un Governo di ottimati se il popolo governato è fatto di gente che parcheggia in tripla fila e se il cassonetto è pieno butta l’immondizia dove capita… In effetti poi si tirano alternativamente fuori le due ipotesi: da un lato, che gli italiani sono migliori dei politici che li Governano (dando peso all’affermazione notando che le ‘migliori menti’ del popolo italiano in genere si dedicano ad altro che non alla politica, che per forza di cose raccoglie l’espressione del peggio); dall’altra in virtù di ciò che scrivevo sopra, si afferma che in fondo la classe politica è molto rappresentativa del popolo (riassumibile nell’affermazione secondo cui ‘tutti ci comporteremmo così – cioè, facendoci gli affari nostri – se fossimo al posto loro’). Per conto mio, guardandomi intorno, non mi meraviglio che gli italiani siano rappresentati da certi personaggi, il che alla fine vuol dire che la democrazia rappresentativa italiana funziona; l’alternativa sarebbe creare un ‘parlamento tecnico’ di Nobel, accadamici e ‘supetecnici’ vari, selezionati non tramite libere elezioni, ma ‘per titoli’…

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