il contenuto economico della democrazia

Bortocal mi riporta alla riflessione sulla “sospensione della democrazia” rappresentata dal Governo Tecnico secondo alcune voci della destra populista.

Una domanda mi sorge cercando di rispondere a questi afflati propagandistici: come reagirebbero gli stessi che ora tanto si lanciano in lamenti funebri per la democrazia se invece di essere in un momento di crisi economica fossimo in piena crescita?
Vi sarà facile ribattermi “bella domanda fai, è appunto perchè siamo in crisi che ci serve un governo tecnico!! Altrimenti si tirava avanti con la politica”. E’ vero: la situazione che ha dato origine a questo governo composto da tecnici anzichè da politici di professione (che poi, insisto, non ha senso chiamarlo “tecnico” in sé: la politica si occupa della polis, prende decisioni sul futuro della società e poco importa se a farlo sono politici di professione -vedi Weber- o tecnici prestati allo scopo) è una situazione d’emergenza. Ma questo di fondo è solo un dato di contesto, non inficia radicalmente lo stato in cui ci troviamo poichè nulla avrebbe impedito che questa stessa situazione si realizzasse per creare le condizioni di crescita economica del Paese.
Insomma, magari è improbabile che il Presidente della Repubblica avrebbe chiamato un professore al Governo, ma nulla esclude che altri poteri non avrebbero potuto farlo. Anche, insisto perchè è il punto chiave, al solo scopo di far crescere l’economia e non salvare lo Stato dalla bancarotta.

Come avremmo reagito allora?
Sarò saccente, ma dubito fortemente che avremmo assistito a questa levata di proteste contro i tecnici “assassini di democrazia”.

La qual cosa è sommamente interessante, perchè è né più né meno quanto accade in altre parti del Mondo: ad esempio a Singapore, ma fino a poco tempo fa anche a Taiwan o in Corea del Sud. Qui sono dei “tecnici”, ma potremmo estendere il discorso della sospensione della democrazia a fini economici anche al Vietnam, alla Cina… (non voglio tirare la corda fino a tirare in ballo il Cile e l’Argentina delle dittature, ma potremmo).
Nei paesi che cito per lo più non vi sono mai state grandi proteste in favore della “democrazia”, almeno fino a che l’economia è andata bene. Certamente c’è stata una certa copertura ideologica per legittimare questo sistema di potere: i cosiddetti Asian Values di armonia sociale e rispetto per l’autorità erano (molto in sintesi) anche questo. Infatti, le proteste in quei paesi arrivarono solo intorno al 1998 con la crisi economica del Sud-Est asiatico.

Per provare a tirare le fila di questo ragionamento che è molto più complesso di quanto io stesso riesca ad intravedere, dico solo che la “democrazia” altro non è che una vuota forma di partecipazione politica, un mero metodo di decisione (selezione dei decisori). Forma senza contenuto, proprio per questo le Costituzioni del secondo novecento indicano chiari indirizzi per lo Stato e provano ad includervi anche obiettivi o limiti in materia economica.
Tuttavia tali limiti valgono poco, nel mondo  globalizzato dove la crescita economica di un Paese è strettamente interdipendente da quella degli altri.
Quindi, ciò rende necessaria una definizione di alcuni elementi “costituzionali” in campo economico a livello globale: un passo in questo senso è già stato fatto per altri aspetti sociali “giuridicizzati” a livello internazionale tramite la loro tutela anche contro ingerenze degli Stati (pensiamo ad esempio ai diritti umani e alle varie Corti che li tutelano).

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

4 thoughts on “il contenuto economico della democrazia

  1. Quando sento parlare di “sospensione della democrazia” a proposito del Governo Monti, mi imbestialisco. Viviamo in una repubblica parlamentare ed i Governi vengono formati in Parlamento, come del resto si è sempre fatto, Costituzione alla mano. Tantopiù che con questa legge elettorale persino la tanto sbandierata rappresentatività che un governo politico può vantare è solo teorica, visto che l’elettorato non ha la possibilità di scegliere direttamente nessuno. Tutto ciò, naturalmente, a monte delle tue riflessioni, che onestamente non ho compreso del tutto. Quale altro soggetto diverso dal Presidente della Repubblica avrebbe potuto – anche solo teoricamente – nominare il Monti della situazione?

  2. sono piccole e banali segni della traccia della dilagante stupidità… abbiamo cominciato con l’idea che quando intervisti uno ci vuole il “contraddittorio”, e adesso siamo al punto in cui un governo tecnico (ne abbiamo già avuti, sveglia, gente) è una dittatura, qualsiasi cazzata, se la urli forte, diventa una verità… stiamo diventando sempre più stupidi… ma per fortuna abbiamo queste meravigliose piattaforme offerte dalla rete in cui qualunque coglione può dire la sua e sentirsi intelligente… suggerisco di riascoltarsi il monologo Democrazia di Gaber, con particolare attenzione alla parte della nonna al referendum…

    siamo così ridicoli

  3. @ RW: concorto totalmente con quanto scrivi. Anzi, aggiungo di più: la rappresentatività democratica di questo parlamento è zero, a prescindere da Monti, ed è truffaldina perchè è stata il risultato di un’illegittima forzatura delle regole costituzionali. Regole che, paradossalmente, Napolitano ha solo ripristinato con questo governo.
    Le mie riflessioni vogliono in realtà trascendere questo dato e guardare al contesto che v’è dietro: la crisi economica. Per porre una domanda secondo me esplosiva: chi oggi si lamenta per la democrazia sarebbe altrettanto disperato se Monti (o chi per lui) governasse in un momento di grande crescita economica, tagliando le tasse e spendendo liberamente? Io dico di no…
    Spero di aver chiarito un pò il discorso.

    @ allegriadinubifragi: hai colto il punto.
    Abbiamo vissuto nell’endiadi “democrazia-crescita economica”, ed oggi che la seconda è in crisi pensiamo stia morendo la prima quando tanti esempi nel Mondo ci dovrebbero suggerire di distinguerle.

    @ intesomale: e a certa gente non manca il pubblico per sparare cazzate….
    grazie per il consiglio su Gaber, che non conoscevo!

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