lo Stato del console

Due parole sulla vicenda del ex console, tuttora fascista, Vattani. Solo due parole per cercare di dare un’interpretazione costituzionalmente orientata della vicenda.
Vicenda che ha sustitato diversi malumori per come è stata (malamente) gestita. Il massimo credo personalmente di averlo vissuto ieri sera quando Cruciani a Radio24 si scagliava contro il principio che in tal modo non si possono più avere idee politiche personali perchè lo Stato le controlla tutte e sempre, che così per i dipendenti pubblici scompare così il diritto alle idee politiche anche in situazioni non ufficiali.

Rispondo allora a queste obiezioni: credo che in un sistema costituzionale qual’è la nostra Repubblica dopo il 1948 debbano esistere alcuni cardini della convivenza civile che non possono essere violati da nessuno.
Alcuni punti, sui quali i costituenti hanno trovato un accordo fondante che pongono dei paletti ultimi ed irrimovibili (almeno all’interno dell’attuale sistema). Principi fondamentali, se volete.
Questi paletti-principi derivano direttamente dalla storia politica italiana e dagli obiettivi cui i costituenti hanno voluto orientare il Paese. Sono molto generici, per essere il più inclusivi possibile, ma sono vincolanti: la cittadinanza in Italia dipende dall’accettazione e condivisione di questi principi.
Forse la cosa non è molto chiara, perchè si è scelto di formulare questi limiti in modo vago e di interpretarli con lassismo: non è una differenza secondaria che nella Grundgesetz (la Costituzione della Repubblica Federale) l’art. 20 preveda la possibilità di dichiarare illegali e sciogliere i partiti “antisistema” che predichino valori radicalmente incociliabili e opposti a quelli costituzionali, mentre da noi una disposizione simile è contenuta solo nella XII disposizione transitoria e finale (perlatro, rimasta di fatto inapplicata con MSI, Fiamma Tricolore, Forza Nuova…).

Ad ogni modo, tali principi permangono.
La mia personalissima soluzione al “caso Vattani” è pertanto molto semplice: chi non condivide i principi fondanti dello Stato non può esserne un suo rappresentante. Per coerenza istituzionale, per coerenza personale.
Poichè la Repubblica Italiana nasce dalle ceneri e dal ripudio dell’ideologia fascista, chi si fa portatore di tale ideologia non può essere un esponente delle istituzioni. Né in patria, né all’estero.
Possiamo fare altri esempi: lo Stato nasce come entità politica indivisibile, quindi chi ne predica il disfacimento non può essere un Ministro della Repubblica; la Repubblica tutela l’uguaglianza e la dignità di tutti i cittadini, quindi chi ha rapporti sessuali “forzati” con minorenni, non può essere un esponente delle istituzioni; lo Stato si fonda sull’uguaglianza dei cittadini dinnanzi alla legge, quindi chi sostiene la mafia non può rappresentare lo Stato.

La libertà dei cittadini rimane tutta ed intatta: voglio dichiararmi “fascista”? Allora non diventerò rappresentate di uno Stato che ripudia il fascismo.
Capisco la ritrosia nazionale ad ogni forma di limitazione, a vivere lo Stato come uno strumento di carriera senza alcun senso di Patria. Ma alcuni limiti proprio non possono essere violati.

***
Aggiornamento: leggo di una proposta per abrogare la disposizione costituzionale in oggetto presentata da alcuni esponenti di Futuro e Libertà e del Popolo della Libertà.  Ne deduco che lor signori non hanno chiaro che tale disposizione non “sta diventando” definitiva, ma nasce già nella sua essenza come disposizione finale. Non a caso il relativo capo della Costituzione prevende entrambi i casi.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

7 thoughts on “lo Stato del console

  1. Bel post, come al solito. Sei sempre così saggio. Io mi limito a dire questo: abito vicino a P.le Loreto, e anche se sono contrario alla violenza, all’occorrenza sparo molto bene.

  2. Le nostre contraddizioni… Ho sempre pensato che si annidano molti nostalgici ai vertici del sistema ma hanno anche capito che lasciar fare sia piu proficuo… Golpe Borghese insegna.

  3. assolutamente d’accordo con te!! e allora lasciamo pure che quelli di CasaPound pestino e mandini all’ospedale i ragazzi del Prc che attaccavano i manifesti a Ostia o anche quelli del PD (!) a Roma non molto tempo fa..e tanti altri casi in Italia
    no no, se il fascismo è stato messo al bando dalla Costituzione c’è un perché e chi pensa di poterlo far risorgere (grazie anche allo sdoganamento più o meno velato di sindaci o ministri e un ex presidente del consiglio che assomigliava negli atteggiamenti al Duce) si sbaglia di grosso!! ciao

  4. …”Pubblicata nella Gazz. Uff. 23 giugno 1952 n. 143.

    1. Riorganizzazione del disciolto partito fascista.

    -Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.”

    Legge Scelba.

    Lineare, chiara e di immediata applicazione … a patto che le istituzioni lo vogliano.A quanto pare non è mai stato il caso.

  5. Bisogna smantellare, naturalmente senza violenza, queste sacche cancerogene cui è stato permesso di perdurare e sopravvivere alla guerra. Suggerirei di ripartire anzitutto dall’oscena abrogazione, per mezzo del decreto legislativo 66 del 2010, di quell’articoletto del codice penale che prevedeva il reato di associazione a carattere militare con finalità politiche, del quale il governo Berlusconi ha fatto coriandoli per legalizzare le ronde padane…
    Questo è stato un insulto alla nostra storia, un insulto alla Carta costituzionale, un insulto alla memoria di chi è morto difendendo il Paese dal fascismo ma, soprattutto, un grande regalo agli estremisti (di destra o sinistra che siano, s’intende).

  6. io credo che il discorso abbia una forte componente di memoria collettiva: a differenza delle Germania, noi italiani siamo stati bravissimi a “sotterrare” rapidamente tutte le questioni sulle responsabilità del fascismo, senza che vi venisse fatta piena chiarezza e che i responsabili (almeno i principali) pagassero.
    In questo, un pò di colpa l’ha sicuramente anche l’amnistia Togliatti, ma sopratutto le generazioni successive di storici e politici che hanno concesso troppo “lassismo” alla questione: dall’applicazione della Legge Scelba che cita camosciobianco, sino alla “strategia della tensione” (in Argentina la chiamavano “teoria dei due nemici”…), al Golpe Borghese e agli ultimi episodi di Casa Pound.
    Fintantochè non c’è coscienza della storia, dei crimini e delle responsabilità, il presente non potrà esser chiaro.
    E sì che per fare sufficiente chiarezza basterebbe leggere la Costituzione….

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