apologia dei partiti

Comincio un pò a preoccuparmi di tutti i commenti entusiasti che arrivano ai miei ultimi post… un pò come Oscar Wilde, quanto tanti sono d’accordo con me ho il terribile sospetto di essere in errore.
Ovviamente scherzo e sono lusingato dell’apprezzamento, ma non diventiamo noiosi: è tempo di ridare pepe alle discussioni! Quindi vediamo se con questo post ci riesco….

Tra scandali vecchi (ventennale di Mani Pulite) e nuovi (Lusi, tessere false del PDL…) la critica e l’insoddisfazione dei partiti cresce. Grillo tace, ma i cittadini non si danno pace: Michele Ainis  su L’Espresso riporta gli ultimi, sconfortanti dati sul rapporto fra cittadini e partiti (ma credo si possano trovare ovunque). Dati semplici e chiari: il 50% crede che ci si iscriva ad un partito solo per fare carriera; solo il 5% ha fiducia nei partiti.

Capisco bene questi dati: sono ampiamente giustificati dal comportamento degli svariati leaders politici nostrani. Uno che crea un partito solo per non farsi condannare; alcuni che mostrano il dito medio in canottiera ed investono in Tanzania quando predicano ai negher di tornarsene nella savana; uno che mangia cicoria e si fa fregare i milioni da sotto il naso; una che deve portare il cilicio; uno che si tira su le maniche di camicia e perde ogni elezione primaria…. insomma, abbiamo un campionario di “casi umani” mica da poco.

Ma d’altro canto non capisco proprio da dove vengano fuori queste risposte: sono risposte di persone che, semplicemente, non si sono mai avvicinate ad un partito. Non hanno mai messo piede in una sezione, in un circolo (per quelli che li hanno, eh!). Sono risposte distorte dalla prospettiva di un canocchiale che focalizza tutta la sua attenzione su pochi esponenti di primo piano e lascia in ombra le migliaia di iscritti qualunque dei partiti.

Ribadiamolo: i partiti sono composti da persone. Altro non sono che associazioni di persone che condividono una prospettiva politica per l’intera società e collaborano per realizzarla.
I partiti che ho visto io non aiutano affatto a fare carriera: portano via tempo, anche dal lavoro, richiedono riunioni lunghe e noiose, preparano a grandi delusioni e non è che facciano incontrare chissà quanti personaggi pronti ad offrirci un impiego (o forse sono troppo onesto io… ma dai!!). I partiti, per loro stessa natura, non sono altro che scatole vuote che fanno ciò che gli iscritti fanno loro fare.
Mi fanno arrabbiare quelli che semplicemente dicono di non aver fiducia nei partiti. Perchè per lo più parlano a vanvera della “necessità dei partiti di rinnovarsi”. Rinnovarsi come?
Viviamo un paradosso: i partiti dipendono dalle persone, ma le persone che dovrebbero cambiarli vi si allontanano sempre di più. Come possiamo pensare che cambino? Sempre per magico effetto di quella prospettiva distorta dovremmo pensare che pochi leader sovraesposti possano ridare un senso ai partiti? Ma tutto ciò non ha senso!
Ai leader mancano a) il contatto col territorio; b) la forza politica; c) gli strumenti per rinnovare un partito.

Volete cambiare un partito? Volete vedere davvero se merita la vostra fiducia? E’ cosa rapida e semplice: prendete e cercate in google il circolo più vicino, andate e fate!
Pensare di cambiare i partiti standoli semplicemente a guardare è stupido! Se qualcuno fa qualcosa di sbagliato non si può pensare semplicemente di dirgli “cambia”, bisogna dargli strumenti diversi.

Parlo per esperienza diretta: mille cose nel mio circolo non mi piacciono, mille cose mi deludono. Ma grazie a dio non ho ancora visto nessuno che sia tra noi per fare carriera, né che ne abbia la velletià; nessuno che rubi 1 euro alla cassa, anzi: per lo più si tratta di rimettercene. E delle mille cose che non vanno, so che se posso cambiarne anche una sola ciò dipende esclsivamente da me.

Quindi, cari predicatori della crisi dei partiti, io riconosco che avete ragione sul merito ma sbagliate sul metodo.
Sperare che un partito cambi “per grazia ricevuta” è pura fantasia. Già lo diceva Ghandi “siate il cambiamento che volete vedere nel mondo”. I partiti dovrebbero “aprirsi alla società”, ma come? Con le primarie? … per poi perderle e sentirselo rinfacciare!! Coi congressi? Coi blog? Facendo parlare gente che poi “ideologicamente” voterà per la parte opposta?
No, scusate, i partiti si aprono a tutti con un modo semplicissimo: circoli sul territorio ed iscrizioni. Così la società, i cittadini devono giocare allo scoperto come i partiti stessi, entrano presentano le loro istanze e lottano perchè divengano generali.

Ma rintanarsi in casa e lamentarsi che le cose non vanno, nei partiti come nello Stato, quello proprio no!
Bisogna ritornare nella strada, nella piazza, per conoscere chi siamo….

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

12 thoughts on “apologia dei partiti

  1. guarda, è tutto vero quello che dici, ma io mi ricordo che agli inizi, la LEGA NORD era veramente per strada, ad ascoltare i cittadini, i loro problemi, le preoccupazioni…e ha conquistato un sacco di amministrazioni al Nord…poi da quando ha traslocato a Roma, è finito tutto, pure la LEGA NORD.
    sugli altri non mi esprimo, son tutti uguali

  2. Esiste la base organizzativa di un partito ed esiste la sua dirigenza. Nessuna delle due componenti funziona senza l’altra. Ciò che scrivi – giustissimo – si attaglia però solo alla base, che agli occhi della gente rimane poco importante, anche perchè con la Seconda Repubblica i partiti sono percepiti come un’emanazione di una o poche persone. Complice in questo i media che tendono a focalizzare la propria attenzione sempre su quelle persone, oltre che naturalmente i partiti stessi che son diventati associazioni più gerarchiche ed individualistiche. Bisogna scardinare questo circolo vizioso se si vuol davvero operare dei cambiamenti sostanziali.

  3. @ RW: Quello che scrivi è corretto, ma dobbiamo dire che la dirigenza di un partito è (o, nei casi peggiori, dovrebbe comunque essere) espressione della sua base.
    Se l’attenzione politico-mediatica è centrata sulla dirigenza, questo è effetto della maggiore attenzione che i media dedicano alle “grandi” scelte nazionali, oltre che della personalizzazione della politica. Tuttavia, resta un effetto distorsivo.
    Dobbiamo insistere nel ricordare che la possibilità per i cittadini di incidere nella politica passa attraverso la partecipazione alla base (questo sempre salve possibilità di democrazia diretta), da cui poi far pressione per portare avanti temi più rilevanti che giungano sino alla dirigenza: è inevitabile infatti che quest’ultima non abbia un contatto diretto col territorio ed una percezione diffusa dei sentori sociali. Ma l’unico modo per dargliela è facendosi sentire.

  4. Sono d’accordo col tuo intervento. Penso che l’uso del condizionale sia corretto “dovrebbe comunque essere”, perchè – a mio avviso – il grande problema di questo PD è che si è formato uno scollamento fra la base e la dirigenza. Si ha l’impressione che quest’ultima si sia spostata progressivamente verso il centro, mentre la base è rimasta più a sinistra.

  5. Il punto è che purtroppo i partiti assomigliano molto a ‘circoli chiusi’ e non solo ai piani alti. Quando venne formato il PD, andai per curiosità alla sezione sotto casa mia a quella che doveva essere una sorta di ‘prima riunione’… Ebbene, l’impressione fu più che altro di trovarmi di fronte a gente che invece di essere ‘aperta al contributo’, stesse lì semplicemente per fare propaganda ai curiosi lì intervenuti. C’erano un paio di esponenti del consiglio di circoscrizione, che stavano lì quasi ad affermare il loro ruolo… Insomma, l’impressione non fu buona, molto della serie: tanto voi se volete partecipare limitatevi a fare propaganda, che al resto ci pensiamo noi. E se questa è la forma mentis di un circoscrizione (o come si chiamano adesso Municipi), figuriamoci il resto. La questione mi sembra che i partiti continuino ad essere ‘luoghi dove far carriera’: o ci entri quando sei un adolescente e fai tutta la trafila, oppure per portare il tuo contributo dovresti essere un professionista già affermato e conosciuto… Poi mi rendo conto che, forse, in realtà urbane meno estese, fare politica ‘sul territorio’ è più facile… In una città come Roma, dove i Municipi contano svariate centinaia di migliaia di cittadini, fare politica direttamente, portando le proprie idee, resta difficile…

  6. Ecco io non è che non ho fiducia nei partiti, io non mi fido degli uomini! Quanti ne ho visti con i giusti propositi e poi cadere nella trappola.. Livello locale molti si salvano ma quando il passo si fa più grande ecco che i meritevoli finiscono male e se non finiscono male vengono emarginati. Come mi spieghi altrimenti i vari D’Alema, Veltroni , e compagnia bella, gente di cui mi fidavo e che dopo trent’anni sono ancora li a decidere? Quanti giovani speranzosi si sono intravisti e poi spariti? Vedrai che anche il givanilio del sindaco di Firenze durerà poco( e nemmeno mi piace) . Vincono loro. La speranza. Viene dal basso ma li deve restare se ficchi il naso fuori sei finito.

  7. Io posso portare una piccola testimonianza.
    Nel Ponente Ligure tutti quelli che conosco nei partiti di centro destra lo fanno per tornaconto personale.
    A Genova se vuoi velocizzare la tua carriera e sei un professionista faresti bene a iscriverti a qualche partito di centro sinistra…

    Entrare in un partito significa compromettersi con dei poteri a cui è difficile dire di no, anche partendo con la massima onestà. Almeno qui in Liguria.

  8. @ RW: non credo sia tanto una questione di “spostamento” al centro della dirigenza rispetto alla base, la dirigenza deve inevitabilmente fare dei calcoli di maggioranza parlamentare (condivisibili o meno) e la base raccogliere tutte le opinioni sul territorio. Secondo me manca proprio un collegamento, un ascolto della base da parte della dirigenza nazionale. Siccome so per certo che gli organi intermedi ci sono e recepiscono le esigenze del territorio, devo dedurre che dopo non le trasmettono….

    @ ilsonnambulo: insomma, mi vuoi proprio smontare!! Ma se non ci possiamo fidare neanche degli uomini, l’idea stessa di “politica” è da seppellire….

    @ Bruno: grazie della testimonianza, sulla quale rilancio: ovviamente se qualcuno intende sfruttare il partito e le sue conoscenze per fare carriera, questo non può essere impedito. Ma ancora una volta torniamo al punto iniziale: ciò dipende dall’attitudine e aspirazioni di ciascuno.
    Sui “poteri” non so risponderti, nella mia esperienza non ci sono stati poteri né interessi personali in ballo. Però io sono in un paesino di provincia….

    @ Crimson: il tuo commento in parte mi spiazza proprio.
    Non tanto sulla presentazione del circolo: in tutti gli interventi pubblici il partito agisce così, aprendosi relativamente poco al dibattito, al massimo a qualche intervento e domanda ma mai ad un confronto pari.
    Quello avviene semmai in altre circostanze, come il “direttivo” di un circolo (cui però è facile accedere, perchè -in genere- nessuno ne ha veramente voglia).
    Mi stupisce soprattutto quanto scrivi sulla maggiore “facilità” di far politica in provincia: ho sempre pensato che fosse il contrario, per la disorganizzazione, per le distanze, per la mancanza di supporto da parte degli organi superiori, per il disinteresse dei cittadini. Ovviamente anche qui, oltre le discussioni del direttivo, molto si riduce al lavoro di propaganda.

    • Redpoz, non saprei io ti parlo di una realtà come Roma, che forse in tutta Italia rappresenta un pò un ‘unicum’, in cui i Municipi equivalgono già per conto loro a città di medie dimensioni; nel Municipio in cui abito io ci sono sei sezioni su una popolazione di 150.000 persone; fa praticamente una sezione ogni 25.000 persone. Non so se sia tanto o poco, forse siamo nella media ‘della Provincia’, ma comunque i problemi che citi tu sono gli stessi che vedo io: non noto moltissima organizzazione (lo si è visto nel recente flop delle ‘primarie’ per il segretario regionale del Lazio: scarsissima affluenza), anche a me sembra ci sia un sostanziale disinteresse dei cittadini e, aggiungerei tra le righe, anche non troppo interesse da parte delle dirigenze dei circoli locali a coinvolgere la popolazione, forse per paura di perdere certe piccole ‘rendite’ di posizione… mah…

  9. …dopo non le trasmettono, oppure le trasmettono e la dirigenza non le accoglie. Io considererei anche questa seconda opzione. Ossia, sarei sorpreso che lo scollamento fra la dirigenza e la base fosse imputabile solamente a un fatto meramente organizzativo. A me pare – ma sicuramente tu hai il polso della situazione migliore del mio – che la base non ami molto questo cincischiare su primarie nazionali ed alleanze. Ha le idee piuttosto chiare: bisogna fare le primarie di coalizione e bisogna costruire un’allenza con SeL e IdV. Alle prox elezioni manca poco più di un anno ed è vero che in un anno possono succedere tante cose, ma è altrettanto vero che molti non vedrebbero di buon occhio un allenza col centro…

  10. Tra smontare e rimontare 4 partiti – pci-pds-ds e pd – ho visto via via allontanarsi l’idea di partito “strumento” al servizio dei cittadini.
    Che dire?L’impegno politico era già in crisi a ridosso dell’89,la capacità di mobilitazione rimaneva (rimane) ma si spostava via via sempre più sui problemi della “vivibilità, del territorio etc,il che andava benissimo salvo poi che il malfunzionamento della mensa di Roccasecca andrebbe raccordato ad un quadro più generale di Malfunzionamenti e dunque tradotto in termini politici. Questa capacità manca sempre più.
    Soprattutto manca la volontà di costruire il ricambio,di formare la nuova classe dirigente – quella che c’è è lì da circa trent’anni e sarebbe ora…- di lasciare spazio ai giovani,.E questo lo dico non solo perché il “nuovismo” si porta molto ma perché,per esperienza, so che l’arrivo di “corpi estranei” (alle vecchie dinamiche) genera di per sé movimenti positivi.
    Da ultimo dirò che per fare politica ci vuole passione e senso di appartenenza e che niente come l’entusiasmo guadagna nuove energie alla causa. Chi ne ha, lo mostri senza timore di essere scambiato per un vecchio arnese.Il Partito siamo noi.Non solo quelli che vanno in televisione.

  11. scusate se ho lasciato accumulare i commenti, ma sono in diretta da un conferenza a Trento…
    allora,

    @ crimson: direi ad occhio che siete ben oltre la media della provincia italiana (almeno rispetto a dove opero io: 10.000 abitanti).
    Sicuramente disorganizzazione e disinteresse sono i problemi maggiori.
    Ovvio comunque che anche entrando in un partito, non si accede immediatamente al luogo dedicato al costante dibattito interno, che è il direttivo: le assemblee complete sono relativamente rare e solo nel direttivo di 10-20 persone si fa attività con costanza. Lì è il luogo deputato anche all’organizzazione del partito, ma poi tutto dipende dalla disponibilità di ciascuno: basta che uno/ due tirino indietro e la macchina già si blocca. Spesso non si tratta di preservare rendite di posizione (almeno, da me non ce ne sono: facciamo sì e no 1.000 voti!!!) quanto di paura di lanciarsi in attività innovative.

    @ RW: la base ADORA cincischiare, come scrivo a crimson, i dibattiti si accumulano anche in un cerchio relativamente ristretto di persone e basta pochissimo perchè l’organizzazione si blocchi. Ti assicuro che ogni singolo punto, incluso sulle primarie, è un ottimo oggetto per discussioni interminabili. Cui, personalmente, aggiungo tutte le ritrosie, le precauzioni, il rinvangare il passato ed i “tatticismi” dei “vecchi”.
    La dirigenza non vuole recepire le indicazioni della base? Può essere, ma allora pagherà al congresso (e qui te lo dico: Bersani, nonostante tutto, non perderà il prossimo congresso…). In caso contrario, o gli iscritti sono stupidi (possibile) e dimenticano ciò per cui hanno protestato (dovremmo concludere in questo che sono comuni italiani), o si fanno traviare dai semplici successi elettorali

    @ Sed: nello smontare e ricomporre 4+1 partiti, abbiamo anche perso buona parte dell’elettorato. O almeno, nonostante le fusioni, non ne abbiamo guadagnato. Questa è la prima sconfitta: non aver convinto in primis gli iscritti dell’operazione.
    Vero quanto dici sulla perdita di capacità di coinvolgimento ed analisi da parte dei partiti. E soprattutto sul ricambio: i leader di oggi non pensano ai leader di domani…. In questo, secondo me, non è tanto problema di personalismi; quanto incapacità di vedere il partito come un sistema completo, organico ed integrato. Ecco che, incapace di integrare forze nuove, il partito è bloccato.

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