cercando lo scontro fra generazioni

Mai come ieri sera ho capito cosa significa lo scontro fra generazioni.
Ieri sera c’è stata una grossa lite fra me e mio padre, lite che tirata agli estremi mi ha portato a vedere con chiarezza proprio la differenza generazionale di cui tanto i politici si riempiono la bocca senza sapere di cosa si tratta.

Un paio di premesse:

  1. vorrei fare un dottorato, vorrei che non fossero i miei a dovermi mantenere durante questo ulteriore studio e vorrei (ma non è condizione essenziale) farlo al SOAS di Londra, molto costoso;
  2. sto facendo il praticantato forense, affatto retribuito;
  3. mi è stato offerto uno stage di tre mesi al Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda ad Arusha, Tanzania, non retribuito.

Ieri sera, dopo una breve discussione ho comunicato ai miei che avrei accettato lo stage. Mio padre, un pò fissatosi col dottorato al SOAS e con i suoi costi si è moderatamente arrabbiato pensando ai soldi che vi avrei “buttato” invece di programmare e risparmiare per questo obiettivo.
Mio padre è “un pò particolare”, ha le sue preoccupazioni, le sue fisime, le sue fisse. In fondo come tutti.
Solo che non sono le mie, non lo sono affatto. Anzi, per me sono incomprensbili.

Spiegargli che il suo discorso sulla “programmazione” per me non aveva senso è stato praticamente impossibile, fino a tirare in ballo le affermazioni di Monti sulla “noia del posto fisso” e del compianto Padoa Schioppa sui “bamboccioni”. Fino a considerare lo stato di “sfruttamento” cui noi giovani fra stages e praticantati non retribuiti viviamo.
Possono sembrare discorsi campati in aria e affatto collegati, invece ora vi vedo con chiarezza una logica unitaria, organica direi: per me non ha senso il discorso di mio padre sul fare progetti, risparmiare, pensare al futuro in termini lunghi e costanti (esempio ricorrente: “abbiamo risparmiato dieci anni prima di fare un mutuo per comprare casa”) per una molteplicità di ragioni.

– Perchè non ho mezzi per programmare e risparmiare: cosa posso mettere via per il dottorato se vivo di “una tantum”? (nel caso specifico, una borsa di studio)
– perchè il futuro per me è un’entità troppo astratta e lontana, scollegata dalla realtà e dal presente (presente che, come detto sopra, mi nega lo sguardo sul futuro);
– perchè sono giovane e voglio cogliere le opportunità di oggi, non programmare sacrifici e rinunce per un domani che non so se, come e quando arriverà.

Faccio fatica a rendere i concetti che vorrei, perchè -ovviamente- la cosa mi tocca da vicino.
Ovviamente parlo da una posizione fortunata e privilegiata, in cui tutti questi discorsi hanno un senso: se avessimo problemi economici a casa tutto questo non sarebbe nemmeno oggetto di discussione. Non sarei neppure qui a fare il praticantato. Sono fortunato e lo so. Molto, perchè nonostante le mie ritrosie i miei genitori sono persino disposti a finanziarmi per il dottorato.
Il punto torna qui, io non voglio che siano loro pagarmelo il dottorato; né lo stage in Tanzania: potendo vorrei mantenermi con mezzi miei. Potendo.
Discorso veramente assurdo, no? Io giovani “bamboccioni” che lavorano come gli adulti per apprendere una professione e nonstante le 8-10 ore giornaliere non prendono un euro; gli adulti che assumono solo giovani già con “esperienza” e gli adulti che rinfacciano ai giovani tutti i sacrifici che loro hanno fatto in passato…
Intanto nessuno pensa che i sacrifici odierni sono forse diversi, che quei sacrifici dipendono da un sistema in cui comandano “loro”.
Tutto questo discorso mi rattrista molto, perchè pare che noi giovani non ci impegnato affatto.

Insomma, non voglio parlare di “precarietà”, ma in fondo il concetto è quello: dobbiamo affrontare sfide presenti e preparaci al futuro con sistemi che non rispondo più a quelli dei nostri genitori. E che ci rendono persino difficile confrontarci con loro sul punto.
Con che strumenti i giovani dovrebbero “programmare” il loro futuro?

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

11 thoughts on “cercando lo scontro fra generazioni

  1. Abbiamo più o meno la stessa età e gli stessi problemi. Quante volte ho dovuto considerare questa incapacità di relazionarmi con persone di generazioni diverse, in particolare i miei genitori. Del resto, non penso sia possibile arrivare ad una condivisione di obiettivi. Siamo figli di mondi diversi e soprattutto di genitori diversi. Il posto fisso, la pensione…. ma io sinceramente non ci ho mai pensato….
    http://allegriadinubifragi.wordpress.com/

  2. Capisco bene lo stress e le preoccupazioni e, ogni tanto, le frustrazioni di fare la pratica da avvocato. Ringrazio la sorte, per una volta, visto che sono capitato in uno studio buono, in espansione, dove vengo trattato come una persona e anche un po’ retribuito (cosa incredibile ed eccezionale, visto che il 90 % dei praticanti è gratis o con rimborsi ridicoli, tipo 100 euro al mese, che è più dignitoso non offrire nemmeno).

    Comunque quando ti ricapiterà un’occasione del genere ? Fai bene ad andare in Tanzania, purtroppo il lato economico è difficile da implementare visto il “lavoro” che facciamo. “Lavoro” fra virgolette, perchè il lavoro dovrebbe presupporre una retribuzione 🙂

  3. questo tema spalanca un abisso di problemi. Io ho risolto inventandomi una mio modo di fare il cervello in fuga senza però andarmene del tutto… ho smesso di farmi mantenere dai miei a 23 anni, ma ho avuto obiettivamente molto molto culo, e mi sono anche dovuto fare il suddetto oltre ogni immaginazione… nella tua posizione, non so che decisione prenderei… è la solita storia, nello scontro tra generazioni, alla fine paradossalmente hanno tutti ragione.

    ma di sicuro non credo tu debba rinunciare ai tuoi sogni.

  4. @ allegriadinubifragi: non so se è impossibile arrivare a condividere gli obiettivi. Probabilmente molto dipende anche dall’età e dalle prospettive ad essa connesse.
    Nel mio caso, la cosa assurda non riguarda tanto gli obiettivi che i miei genitori non hanno problemi a condividere, quanto le priorità che loro assegnano senza sapere (non lo so neanche io) quali sono per me… e soprattutto, sui mezzi per raggiungere gli obiettivi: la loro logica è legata a sistemi che per me non esistono, né sono mai esistiti (reddito mensile?).

    @ Bruno: ti ringrazio per l’incitamento, fa piacere avere un pò di supporto (non che manchi, ma data l’aspra discussione mi rinfranca). Sicuramente cogli il punto, perchè sai quanto me come sia impossibile per i praticanti fare grandi “programmazioni”: io vivo ancora a spese dei miei… (quindi, aggiungo, meglio che a parità di costi spendano per una grande esperienza professionale che per una mediocre).

    @ intesomale: questo è un esempio come tanti, io avevo vissuto il problema con un certo distacco dato dall’agiatezza familiare e affrontarlo ora direttamente mi apre prospettive che non consideravo.
    Complimenti per la tua scelta di andartene e non farti mantenere sin dai 23 anni, se il sistema fosse onesto vorrei provarci anche io (come scrive Bruno: praticanti a rimborso zero… una vera presa in giro).
    Dici il vero quando che tutti hanno ragione, ognuno dal sup punto di vista. Peccato che nessuno riesca a comprendere quello altrui.

  5. Ho un paio di amici che sono avvocati ed entrambi hanno passato la fase ” servi gratis “che se avesse il sapore della” gavetta” lo capirei ma la storia che mi hanno raccontato è leggermente diversa.
    Io facevo il cuoco e ho studiato all’alberghiera quindi per me studiare e lavorare contemporaneamente era normale. Mio padre, a cui devo tutto non ha mai capito quella scelta e successivamente , quando ho cambiato lavoro, non ha mai capito la scelta opposta. Più che scontro fra generazioni, scontro di mentalità .

  6. Per fortuna, da un annetto circa, riesco a mantenermi pur facendo questa pratica, grande fortuna la mia essere capitato in questo studio.
    Certo che se facessi il conto di quanto prendo diviso per le 45 ore di lavoro al giorno… mamma mia !

  7. bisogna anche dire che forse la generazione prima della nostra sente il peso di essere invecchiata senza riuscire a capire come dare qualcosa di solido ai figli… a volte penso che i nostri genitori siano ancora più nervosi di noi.

  8. io sono un po’ più anziano di te, mica facile decidere,credo però che se uno sceglie quello che gli “piace” di più, poi lavorerà meglio.
    certo i genitori hanno opinioni diverse, ma mica si può sempre obbedire:)

  9. @ ilsonnabulo: credo di capire bene cosa intendessero i tuoi amici…
    Direi che in fondo si tratta di uno scontro di mentalità legate a generazioni diverse: generazioni che sono state abiutate a vivere secondo schemi e possibilità diverse da quelle che noi abbiamo oggi. Tutto qui: che si mettano prima le generazioni o le mentalità, a mio avviso cambia poco dato che sono indissolubilmente legate l’una all’altra.

    @ Bruno: sono contento per te, è una bella soddisfazione. Credo sarebbe il desiderio di migliaia di “bamboccioni”!

    @ intesomale: quello che poni è un punto interessante. Personalmente non lo provo, perchè credo che i miei genitori mi abbiano dato moltissimo. Infatti ora vorrei dire “adesso basta”. Resta il fatto che vorrebbero vederci con prospettive pari alle loro, cosa impossibile, e per questo vorrebbero darci ancora di più (per mettere in pari la società, direi) e aumenta il nervosismo complessivo…

    @ franz: Credo anche io che uno, finchè può, debba scegliere ciò per cui è più portato. Magari prendendo anche qualche rischio o qualche sacrificio.
    Obbedire? Il problema qui è piuttosto disobbedire! Messa in termini molto secchi: avendo autonomia “di spesa” l’obbedienza e la disobbendienza sarebbero opzioni più realistiche.

  10. avevo letto questo post nel Myanmar e mi ero ripromesso di rispondergli, anche se poi credo di averlo in fondo già fatto nell’altro commento che ti ho appena mandato di là.

    non credo che si tratti di scontro fra generazioni, ma di semplice scontro di personalità; io che sto vivendo questo problema come genitore di tre figli più o meno coetanei, in particolare l’ultima, di voi che sopra scrivete e commentate qui so bene quanto mi è costato appoggiare la scelta della mia ultima figlia di studiare il cinese dopo avere fatto il liceo artistico, di andare a vivere a Pechino e di cercarsi un lavoro lì, adesso si occupa di arte cinese contemporanea, ad un livello retributivo e con una precarietà difficilmente immaginabili…

    posso dire di avere passato stati d’animo di vero terrore per il suo futuro? tuttavia sono riuscito ad astenermi da ogni critica e le ho dato un appoggio incondizionato (a differenza della mia ex-moglie): ho pensato che i miei schemi mentali potevano essere inadeguati, e che comunque la vita era sua e doveva essere libera di sceglierla.

    nel tuo caso, tutto mi pare frutto di ansia legata all’affetto, e nient’altro; eviterei di farmi trascinare dentro quest’ansia, proverei a tranquillizzare i tuoi genitori mostrandoti tranquillo e determinato e soprattutto più informato sulle reali situazioni (qui è chiaro che loro hanno paura quando ti pensano in Africa), e poi andrei avanti tranquillo per la mia strada, senza permettere all’ansia di logorare i rapporti.

    dixi, eh eh.

  11. come immaginavo, una lettura da una prospettiva diversa è particolarmente utile.

    lo scontro “generazionale” è, come cercavo di spiegare nelle precendenti risposte, dettato da uno scontro fra personalità formatesi in contesti diversi. Frutto di generazioni diverse.
    Ovviamente sia io che mio padre ci mettiamo personalmente del nostro in questo “scontro”….

    Credo infondo che lo stato d’animo che pervade certe risposte di mio padre sia proprio quello di (se non terrore), quantomeno paura per il mio futuro. Una sorta di angoscia per opportunità e garanzie che ci sfuggono.
    D’altro canto, non posso fare a meno di pensare che tale paura dipenda da una differenza di prospettive (per età, per esperienze, per aspettative dal futuro…) che rende difficile anche per lui cogliere il senso di alcune scelte.
    Cui aggiungo una certa difficoltà nel capire i miei veri obiettivi ed una certa “fissazione” per alcuni di essi. Difficoltà ampiamente giustificata, visto che io stesso non li ho ben chiari e sono molto “ondivago” nelle mie priorità…
    Senza dubbio se io avessi qualche chiarezza in più, tutto sarebbe più facile.
    Purtroppo però tali incertezze dipendono anche da problemi “di sistema” rispetto ai quali ho pochissima influenza (bandi di dottorato del ca**o, reddito nullo….)

    Certamente anche l’aspetto africano ha una sua importanza: in fin dei conti mio padre è venuto “a riportarmi casa” (=farsi il primo viaggio fuori dall’europa, a 50 anni) quando ero in Cambogia.

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