recensione 6: in time

Sto tornando ad andare al cinema come ai vecchi tempi ultimamente: una volta alla settimana. Non male, visto che tutto sommato ci sono diversi film interessanti in giro. Almeno non mi prendo troppo indietro con la produzione culturale contemporanea.
Ieri sera frattura in famiglia per scegliere cosa vedere: loro hanno optato per “quasi amici”, io sono andato a vedermi da solo “in time“. Nonostante vi fosse Justin Timberlake (ma anche Amanda Seyfried!) ne avevo letto ottime recensioni, ed ho deciso di rischiare. Non me ne sono affatto pentito.

Buon cast, con piccole  parti per Matt Bomer, Olivia Wilde e Johnny Galecki.
La regia e sceneggiatura di Andrew Niccol davano già buone garanzie (suoi i copioni sia di “the Truman show”,  sia di “gattaca”) e sebbene non sia patito né della fantascienza, né dei thriller (definizione che ormai viene impiegata a sproposito, un pò per tutto…. quello di ieri sera a mio avviso non lo era affatto) e la mia fiducia è stata ben ripagata. La trama è estremamente interessante, con un’idea di fondo al limite della genialità: nel futuro il tempo è denaro, nel senso più letterale del termine. Si paga qualsiasi cosa col proprio tempo e quando questo termina, semplicemente si muore.
Niccol innesta abilmente questa trovata in un contesto economico con diverse “zone orarie”, ovvero spazi con diversi standard e costi di vita: dal ghetto, dove si vive letteralmente “alla giornata”, i caffè costano 4 minuti, una giornata di lavoro viene retribuita tot. ore ed il costo della vita aumenta giorno per giorno; sino a “New Greenwhich” dove vivono tutti i “multimilionari” con secoli e millenni di tempo a disposizione. Ovviamente l’intero sistema si regge su una logica perversa di accumulazione (anche tramite un vero e proprio sistema bancario del tempo con tassi di interessi usurai) dove “la maggioranza deve morire per garantire a pochi l’eternità”.

Detto questo, il film si sviluppa forse banalmente con la gang del ghetto i “minute men” che rubano tempo ai poveracci; la polizia dei “guardiani del tempo” che si assicura che il sistema resti invariato; la morte della madre del protagonista; il protagonista che comincia a rubare ai ricchi per distribuire tempo ai poveri aiutato dalla figlia ribelle di un magnate… sino alla rivoluzione finale.

Forse in sé la trama non ha alcun sviluppo particolarmente interessante o geniale, ma ricordiamo sempre che si innesta su una situazione di fondo strabiliante e particolarissima: il tempo è denaro. Ogni azione che gli eroi, come i cattivi, compiono consuma del loro tempo. Quindi in definitiva la loro stessa vita (forse le due scene più esemplificative sono l’autobus che costa 2 ore …. per un tragitto che a piedi sarebbe di due ore! e la prostituta che “concede 10 minuti per 1 ora”), cosa particolarmente incisiva quando l’orologio (contatore del tempo: un mix fra conto in banca vita residua) che si ha a disposizione è limitato a poche ore o un paio di giorni al massimo.

Insomma, un film che merita senza dubbio un pò del vostro tempo…..

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

One thought on “recensione 6: in time

  1. L’ho visto pochi giorni fa e mi è piaciuto molto, bella l’idea magari un po’ lento in alcuni passaggi ma ottimi gli interpreti.da consigliare. Se puoi guarda Drive , fantastico!

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