quella maledetta meta ed io

“Meta”, in inglese try, in francese essay.
L’etimologia rugbystica dice che deriva dal fatto che in origine dava la possibilità di calciare in mezzo ai pali per la conversione, l’unica che dava punti.
A me piace pensare che si chiami “tentativo” perchè uno tenta diecimila volte non riesce quasi mai, ma si continua comunque a tentare.

Infatti, sono pochi per ogni squadra, per ogni partita, i giocatori che segnano una meta. E anche quando lo fanno, per lo più restano anonimi: non come i goleador del calcio.
Per esempio, noi nel nostro piccolo dell’allenamento finito 7 a 6 di ieri sera abbiamo avuto 6 mete segnate da due soli giocatori.
Certo, col contributo di tutta la squadra: una meta non è mai -mai!- un’impresa individuale, ma sempre un lavoro collettivo che richiede impegno e scacrificio da parte di tutti.

Nel nostro piccolo, è stata una partitella con una giusta dose di epica: partita in rimonta, con 5 mete di scarto dopo un inizio disastroso, lentamente ci siamo ripresi.

Poi arrivano quei momenti in cui non sai perchè, né come, ti trovi con la palla in mano ed il campo libero come una prateria davanti a te.
Sul momento ci si sente un pò come se un faro da palcoscenico ti prendesse e ti illuminasse: tu e solo tu nel buio del campo.
Ma dura un nanosecondo, immediatamente dopo ti giri a 360 gradi per controllare dove sono tutti, avversari e compagni. In quello stesso nanosecondo fai almeno tre calcoli rapidissimi, seduta stante: chi ti sta arrivando addosso, a chi puoi passare la palla e….
Il terzo non fai neppure in tempo a farlo. Dovresti riflettere su chi ha maggiori possibilità di avanzare, se tu vincendo il contrasto o uno dei tuoi compagni.
Ma non riesce quasi mai questo calcolo fondamentale: o ti senti un macigno che ti arriva a tutta velocità sulle gambe, afferrandoti e facendoti cadere -e allora devi resettare immediatamente il cervello, pensare a girarti verso i tuoi compagni e porger loro comunque la palla-; oppure senti il terreno del campo che ti scorre sotto i piedi e le gambe che non si fermerebbero neanche se segate.
Ma questo non succede quasi mai.
Queste sono scene troppo epiche, anche per i grandi match.

Questo mi è successo ieri sera.
Nessuna gloria, solo una sporca meta.
“Mambo” (che minchia di soprannome…) si invola verso la nostra linea di meta, supera un placcaggio, io cerco di afferrarlo ma mi sfugge, arriva e si tuffa a volo d’angelo per il 3-6.
Ma succede l’incredibile: manca di un metro la linea di meta!

Chris Ashton a volo d'angelo.

Chris Ashton a volo d'angelo.

Per un secondo restiamo inebetiti a fissarlo, cercando di capire che minchia ha pensato e combinato.
Poi Pippo smette di pensare e si mette a correre, gli si butta sopra e afferra il pallone. Scena da manuale.
Riparte sulla destra, mi si sovrappone, fa due metri ma è subito atterrato. Per mezzo miracolo riesce a passare il pallone: il sostegno per una volta c’è, e si vede.
In quattro metri sono concentrati gli avversari e metà dei nostri.
La nostra apertura mi passa l’ovale, non so neanche se ha avuto il tempo di vedere dov’ero o se ho solo avuto fortuna a beccarlo come una sassata sul petto. Non importa.
Afferro l’ovale e lo stringo a me.
“A cosa pensi quando ti passo la palla?” chiede il coach “Non penso: avanzo!” risponde il rugbyman.
Così faccio: non penso, corro. Think? I run.
Vedo un campo libero davanti a me, vedo Will due metri dietro di me a sinistra.
Will è veloce, ha già fatto almeno 2 delle nostre 3 mete.
Ma ha male al ginocchio.
Ho pensato davvero al fatto che ha male al ginocchio? No, ho corso.

Luca era uscito dal campo, aveva preso una brutta botta al petto.
Ma quando vede il campo libero ed un avversario che corre, rientra dal lato opposto e corre anche lui come un disperato.
Ha almeno 5 metri di vantaggio su di me, è grosso tre volte tanto ed dieci volte più esperto.
Mi arriverà da destra, come un missile alle gambe.
Che faccio? Gli vado addosso? Mi ci schianterei contro.
Come lo evito? Scarto a destra, lo salto quando si butta, acellero sulla sinistra?
Scartarlo è impossibile, saltarlo una follia, accellerare a sinistra significa farsi scharaventare fuori.
Will dov’è?
E’ indietro. Quanto? Non lo so, non posso girarmi: so che è indietro.

Secondo voi ho pensato a tutto questo?
No, non sono così bravo. E se anche lo fossi non ne avrei avuto il tempo e la lucidità.
Think? I run. E ho corso.
Sperando di guadagnare qualche metro mi sono spinto tutto a sinistra. Sperando.

Luca arriva, lo vedo con la coda dell’occhio.
Sento i suoi 100 e passa kg che mi arrivano contro.

Cosa ho fatto?
Siceramente non lo so: provo a rimimarmi in testa tutta la scena, ma non è facile rivederla con lucidità.
Corro sempre più a sinistra, Luca si butta: gli basta poco per spingermi fuori e annullare la meta.
Ma la linea è lì, si è avvicinata sempre di più in questi 20-30 secondi, ed ora ce l’ho lì.
Luca si butta su di me. Anche io mi butto ormai quasi fuori dal campo, sulla linea di meta tutto a destra.
Scivolo, atterro tutto di sbiego, con la palla sulla mano destra allungata quanto più potevo.

Mi ritrovo nell’erba alta, gambe metà fuori dal campo ma busto e mani ben dentro l’area di meta, mano salda sulla palla.
Guardo i ragazzi, guardo i mister per la conferma: è andata.
E’ andata, 4 a 5. Tutto qui.
Mi rialzo, riporto la palla al centro pronti per ripartire.
Mezzo sguardo di intesa, mezzo che è troppo. Siamo ancora sotto di uno.
Fine del momento di gloria, si ricomincia.

Ovviamente la mia meta non é stata né così importante come quella di Wilkinson, né l’azione è stata così bella e geniale come quella di O’Driscoll. Vi bastino solo per potervela immaginare, semmai.

[Scusate se magari ho esagerato con l’epica tutta personale, la vicenda in realtà ha un valore nullo nella storia di voi tutti, del rugby e probabilmente anche di tutti noi che l’abbiamo giocata. Però nel suo piccolo mi pareva una bella descrizione del rugby.]

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “quella maledetta meta ed io

  1. Prima di leggere questo post ho occasionalmente tirato in ballo la meta anche io.In una risposta ad un tuo commento, per giunta.Apriamo un santuario altro che circoli…
    @Rear io tiro di boxe.Che volemo fà? (ci mancherebbe anche la boxe)

  2. @ il sonnambulo: per fortuna ha evitato il “baby run”…
    comunque avrei preferito “rum rum rum”!!

    @ RW: infatti!! i post sul rugby erano un velato messaggio per te, per spiegarti di non contraddirmi oltre!! Ovvaimente scherzo.
    Quanto ai complimenti, grazie. Ma ricordiamoci che stiamo parlando di una partitella in allenamento…. non conta nulla.

    @ Sed: avevo proprio visto la tua risposta e volevo rimandarti qui. Comunque, ora cogliera benissimo il senso di quel commento!

    @ Bruno: più che altro “trasuda e basta”. Che battuta grezza! Ma col caldo con cui abbiamo giocato lunedì…. wow!
    Però hai ragione, la passione si sente di più proprio in queste occasioni senza secondi fini, senza domani, senza gloria oltre al piacere di giocare; si sente tutta in una pacca sulla spalla dopo una buona azione, un buon placcaggio….

  3. se non ho letto male, hai fatto una meta come Wilkinson…
    io adoro il rugby, e anche se scrivo sempre e solo di calcio, seguo sempre sia il 6 Nazioni che il Tri Nation…
    complimenti per il bellissimo racconto…abbiamo spinto tutti la palla in mèta con te…
    son soddisfazioni…

  4. @red
    Non conterà nulla, però se non eri grosso non te la facevano neppure fare… e visto che io invece sono un’occhialuto smilzo alla Woody Allen, d’ora in avanti non criticherò mai più il PD! Perdipiù facendo così mi eviterò le ire anche della nostra Sed, che – non so bene perchè – “fiuto” che sia sempre meglio tenersela buona… 🙂

    @sed
    Tiri di Boxe? Io invece tiro a campare e al massimo mi limito a tirare sù col naso quando, come in questi giorni, sono raffreddato!!!

  5. @ luigi: io avevo un pò più di campo da correre, e senza avversari immediati che mi giungessero contro, salvo Luca che arrivava dal lato opposto.
    Comunque, a grandi linee l’idea è quella. E sì, son sempre soddisfazioni!

    @ RW: se ti dicessi altezza e peso a questo punto non ci crederesti!!! Fantastico passare per il Castrogiovanni dei blog….
    No, la prima cosa che devo spiegare sempre e che in Italia dobbiamo ancora capire è che nel rugby c’è posto per tutti: guarda Stringer, l’ex mediano di mischia dell’Irlanda, uno dei migliori n.9 in circolazione sino al ritiro di 2-3 anni, basso e magrolino. Quelli veramente grossi in squadra sono solo gli avanti, il pacchetto di mischia…
    Ho capito, devo fare un post con la squadra di rugby!

    Comunque prendo per buono il fatto che non criticherai più il PD!!!
    ALTRIMENTI, TE MENO!

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