il destino, la responsabilità ed io

ANTEFATTO: IL DESTINO

Venerdì scrivo ad Asja per invitarla a bere qualcosa assieme il lunedì successivo. Il giorno stesso dico al boss che, se necessario, lunedì sarei venuto in ufficio a finire gli ultimi contratti anzichè andare alla scuola.
Sabato mi chiama il boss, avvisandomi di non venire in ufficio lunedì.
Domenica mi risponde Asja, proponendomi di rinviare.
Lunedì vado alla scuola e scopro che…. non c’è lezione. Sprizzando gioia per il pomeriggio libero, prendo e torno a casa, scrivo il post su Benjamin, sbrigo qualche faccenda e alle 18.00 prendo la macchina per andare a rugby.

FATTO

Sto guidando per andare a rugby, c’è una maledetta stradina che detesto: preferirei andare dritto invece di svoltare, ma mi allungherei la strada e complicherei un sacco la vita. Allora svolto, tanto la faccio sempre questa stradina. Arrivo al ponte, un ponticello in mezzo ai campi alto sì e no 2-3 metri, stretto, a senso unico alternato, con dei gardarail in muratura che ne ostruiscono totalmente la vista. Come sempre, guardo per quanto posso, avanzo piano e occupo il ponte.
Un fesso in direzione opposta, forte della precedenza e della sua velocità, si piazza davanti e mi costringe a far retro.
Faccio retromarcia, sono sul ciclio della strada, proprio a margine del fosso. Lui occupa tutto il centro, costringendomi ad andare più a destra.
Sento che perdo il contatto, la ruota posteriore destra scivola.
Neanche il tempo di pensare, l’intera macchina scivola e mi ritrovo appoggiato sul fosso con l’acqua che entra da chissà dove.
Qui ricordo bene di averla pensata una cosa: “cazzo, come nei film d’azione stupidi: se ora mollo la cintura mi ritrovo a testa in giù” (giuro: l’ho pensato davvero). E’ stato anche un pò difficile pensare che fare, con tutti i riferimenti sballati.
Comunque mollo la cintura, trovo la maniglia ed esco.
Sono sul campo, illeso, ed impreco in ogni lingua che conosco: ho già ben chiare le conseguenze.

POSTFATTO: LA RESPONSABILITA’

Sono sul ciglio della strada, ovviamente il telefonino bagnato non funziona… per fortuna qualcuno si ferma, chiamo a casa ed avviso del guaio. -per inciso, bello notare che ancora qualcuno si preoccupa degli altri-
Saranno cazzi… la macchina è stata cambiata esattamente da 10 mesi, dopo un incidente di mia sorella.
Infatti, le conseguenze arrivano. Puntuali come le si aspettava.
“la vita è ciò che accade quando sei impegnato a fare altri piani” – maledetto John Lennon, solo ora l’ho capita questa tua frase. Ogni tanto tocca anche vivere per avere l’idea di cosa significhi.
I piani erano chiari: tre mesi di internship all’estero, partenza a breve. Costi, ovviamente, a carico mio e dei miei.
La vita: una macchina nuova sfasciata senza responsabilità di nessun altro tranne che tua.

————————-

Ho pensato molto in questi giorni a cosa vuol dire “responsabilità”, non stupisce ovviamente: mi sento responsabile di quanto accaduto. Dunque, responsabilità è “farsi carico delle conseguenze”.
Ed ora? Ora si tratta di bilanciare le conseguenze.
Già che c’ero… ho pensato anche al “destino”: tutte le dannate coincidenze che mi hanno portato sino al fondo di quel fosso concentrate in pochi giorni? Né troppo lontane da essere assolutamente scollegate, né troppo vicine da apparire un qualche disegno. Chiamarla “sfiga” mi sarebbe sembrato veramente riduttivo!
Non credo nel destino… però, diamine tutte quelle coincidenze….

Ma allora, se c’è un qualche destino, c’è anche una responsabilità?
Direi proprio di no: il destino è la “conseguenza delle conseguenze”, il punto d’arrivo. E che responsabilità puoi avere nel punto d’arrivo?
No, non credo nel destino.
Mi avrebbe fatto comodo crederci, dormirei sonni più tranquilli in questi giorni pensando ai costi per sistemare la macchina e all’internship che mi scivola via.
Ma credo piuttosto nella responsabilità, quindi niente destino.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

13 thoughts on “il destino, la responsabilità ed io

  1. no niente destino.. fatti che succedono nella vita reale, qualche coincidenza.. qualche botta di sedere e a volte qualche sfiga ma anche una sfiga che poteva essere peggio e quindi tutto sommato una botta di sedere… 🙂
    Auguri Red!!

  2. Le casualità esistono, come del resto esistono le responsabilità. Non è neppure necessariamente detto che ciò che oggi appare come un guaio, lo sia effettivamente anche domani (anche se questo concetto vale anche al contrario). Insomma: Lennon ha sicuramente ragione. Tocca vivere giorno dopo giorno e fronteggiare nel miglior modo che si può le difficoltà. A volte ci va bene, altre volte meno. In bocca al lupo, naturalmente.

  3. Il caso. A me spesso capita di immaginare ‘cosa sarebbe successo se’, e mi ritrovo a pensare a tante situazioni banali in cui magari ci manca un soffio, come una strada attraversata in modo svagato e un’auto non vista che inchioda improvvisamente. In fondo, ti è andata bene; ma poi alla fine le cose succedono e quindi alla fine stare troppo a pensare al ‘cosa sarebbe successo se, finisce per essere un esercizio affascinante, ma fine a sé stesso… certo che poi in casi come il tuo alla fine il fatto di ‘averla scampata’ finirà per evaporare, ma se davvero dovrai rinunciare ai tuoi programmi, rosicherai molto di più… Purtroppo, va così…

  4. tra ieri e oggi ho cambiato la chiavetta internet, dato che la precedente fafeva schifo e mi lasciava a volte per ore senza segnale o quasi; questo significa però anche che ieri ero senza connessione, sono sceso un poco all’internet café come se fossi stato in viaggio, ma non ho avuto tempo di leggerti.

    intanto, pfui che te la sei cavata senza danno: quanto alla macchina, in Tanzania non ti servirà.

    (a proposito ho ricevuto la notifica di un post che però non vedo: volevo solo dirti che dopo la mia separazione ho vissuto per qualche tempo con diversi africani di paesi diversi, a cui affittavo le camere per sopravvivere ad una situazione economica disperata: è stata una bella esperienza: è gente molto semplice, è bellissimo avere a che fare con un mondo culturale senza troppe complicazioni (anche Picasso scoprì l’arte africana, che fa lo stesso effetto); in un certo senso assomigliano ai cambogiani in questa semplicità, che però nei cambogiani è di ritorno; io poi non mi sono mai accorto che i cambogiani fossero scuri di pelle, pensa che strano!).

    in questa vicenda non vedo responsabilità tue, anzi; non vedo colpe; quindi resta sereno; c’è solo un danno economico.

    il concetto di destino in questo caso credo che si formi attraverso la diligente indagine che fai delle tue scelte per trovare dov’è l’errore che non devi ripetere; e siccome non lo trovi, ecco che si forma l’idea del destino…, che significa semplicemente: non ho colpa, ma mi è andatra storta lo stesso.

    spero di leggeerti ancora prima della tua partenza; in ogni caso mi mancheranno i tuoi commenti.

  5. La vita è così , sfiga , fortuna in un esilarante mix che non lascia spazio a troppe considerazioni, o la si accetta o si vive male e la cosa ironica è che non si è mai preparati a subirla. Vivere o sopravvivere? Questo è il vero problema!

  6. @ giovanotta: infatti non credo nel destino, però tanti e tali fatti così ravvicinati e tutti al contempo così significativi nel condurmi proprio lì in quel momento mentre le mie azioni remavano in direzione opposta…. insomma, un pò è strano.
    Per il resto hai totalmente ragione, in fondo mi è andata veramente di lusso!
    – grazie per gli auguri.

    @ RW: già… “si chiude una porta,si apre un portone”. Tante volte è stato così, ma sinceramente se la porta che mi si deve chiudere è quella dell’internship preferisco davvero che resti aperta.
    Qui entriamo semmai in un discorso più grande, un discorso solo sfiorato nel post (Lennon), discorso che riguarda ciò che si vuole fare della propria vita, la direzione che gli si vuole dare. Insomma: that’s the way.
    Ovvio che dopo i piani possono anche essere distorti da incidenti di percorso, ma non si può certo abbandonarli alla prima difficoltà. Anche se un portone si sta aprendo…. Altrimenti ci si lascia semplicemente trascinare dal caso.
    Ma torniamo a noi: Lennon ha dannatamente ragione, ma quasi mai ce ne si rende conto. Bisogna che la vita ci colpisca, per riuscirci.
    E dopo si fa quel che si può….
    -crepi il lupo! o, alla peggio, spero di essergli veramente indigesto.

    @ Marcello: mi è andata sicuramente bene!
    Capita anche a me di ripensare a situazioni in cui una scelta diversa avrebbe cambiato tutto… dall’attraversare la strada, ad un esame andato così o cosà. Può essere divertente come esercizio, basta -come dici- non fissarcisi troppo.
    Comunque cogli un punto importante: soprattutto sul momento, averla scampata non mi rasserenava affatto! Brutto a dirsi, ma la mente era troppo proiettata sulle conseguenze…

    @ bortocal: eh, per fortuna a me la macchina non servirà. Magari i miei dissentiranno un pò se gli dovesse mancare qui in Italia…
    Colpe non ne vedo neanche io, ma “colpa” è un concetto diverso di “responsabilità” e di responsabilità mie ce ne sono… ovvero, non ce ne sono di nessun altro.
    Ora, fortunatamente sono molto più sereno sapendo l’ammontare esatto del danno e potendo giostrarmi sulle conseguenze.

    Interessante quanto dici sul destino, in realtà l’idea mi si è formata pensando alle coincidenze che si sono sovrapposte in un tempo così breve e tutte congruenti in un risultato. Di fatto, scelte mie in tutto questo ce ne sono state assai poche e, d’altro canto, vedo bene dov’era il mio errore.
    (ah, per il post che non vedi: è una bozza che ho inavvertitamente pubblicato. Uscirà a tempo debito.)

    @ il sonnambulo: ovviamente la accettiamo così. Che altro potremmo fare? (Oddio, sì: almeno un’alternativa c’è, ma per il momento non mi pare affatto adeguata!!)
    Piuttosto, come dici, il problema vero è tra vivere e sopravvivere!

  7. internship, purtroppo non so cosa significa

    sulla questione del destino, direi che non esiste in effetti un destino, però possono esistere delle concatenazioni già partite e non lo sai

    immagina di essere un birillo del biliardo, lì nel mezzo, sul panno verde

    la boccia è già partita e, data la triangolazione, è già assolutamente sicuro che picchierà il boccino, e questi dopo aver battuto la sponda, tornerà giù e il brilillo cadrà

    questo intendo, a volte la boccia è già partita e il suo esito è certo, ma non lo sai e quindi ti immagini uno spettro ben più ampio di possibilità, di quanto in realtà non sia

    allora a posteriori, uno pensa che sia destino, ma è ovvio che è sempre un puro caso, anche se la macchina del tempo gioca d’inganno

    http://diegod56.wordpress.com/

  8. @ diegod56: grazie di essere passato!
    “intership” è il termine anglosassone per dire “stage”, più o meno.
    Forse non capisco molto la tua descrizione… ma a me sembra tanto si tratti semplicemente di destino: se la triangolazione mi condurrà inevitabilmente lì al punto X vuol dire che così doveva essere. Ma in campo umano dovrammo piuttosto domandarci prima se il giocatore poteva (nel senso aveva la facoltà di) colpire in altro modo, oppure se anche questo era già predeterminato…

    @ Bruno: già, mi è andata bene… Ovviamente dovrei cogliere gli aspetti positivi (ed ora che le cose si sono parzialmente sistemate, un pò mi riesce), ma sul momento intravedere tutte le conseguenze negative offuscava questi aspetti positivi.

  9. caro redpoz, spero che nel mondo anglosassone gli stages non siano come qui in italia, in pratica lavoro di giovani a costo zero, ma qualcosa di meno ingiusto

  10. @ diegob: purtroppo, come da noi, dipende molto dal buon cuore del capo… in questo caso specifico: no. Ma dato l’interesse dello stage, soprassiediamo.

    @ intesomale: mancava proprio il tuo commento!!
    Ovviamente l’illusione del destino è tutta mia, data dal ricreare mentalmente tutti i passaggi della vicenda.
    Quanto alle bestemmie, credimi: ho imprecato a sufficienza per scomodare più di qualcuno lassù….

    • scusa il ritardo del commento… in effetti avrei voluto scriverti prima, per dirti che mi spiaceva e per consigliarti di bestemmiare un po’, ma stavo mangiando marmellata di assenzio sotto un tetto bucato, nella pioggia… e non mi fidavo a svegliarmi…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: