the unsung hero

Continuo a ripetere il nome di Asja Lacis nei post, un pò per ragioni mie, un pò per ragioni storiche-culturali.
Asja Lacis rappresenta un ottimo modello per descrivere una certa figura storica che nel titolo ho definito “the unsong hero”, l’eroe non cantato [celebrato]. C’est à dire, quella figura storica che ha avuto certa influenza nel corso degli eventi senza venire ricordata in modo particolare.
Una figura in qualche modo strana, a metà strada fra gli “eroi” di cui preserviamo la memoria (il termine è volutamente generico: non saprei come altro meglio definirli) e coloro che Foucault chiamò “gli uomini infami“, nel senso di “privi di fama”, ovvero quelle persone che passano nella storia lasciando di sé esclusivamente una (preziosissima) memoria limitata ad un cerchio ristretto di persone.
Insomma, questi “unsong heroes” sono persone che nella loro vita hanno compiuto qualcosa di significativo, che ha in qualche modo dato una svolta agli eventi, ma che tuttavia non sono particolarmente ricordati. Si collocano in qualche modo a cavallo fra la “memoria” privata e la “storia” pubblica (esemplificando: mio nonno sta nella memoria, Stalin nella storia).

Come vi dicevo nel primo post in cui la citai, Asja Lacis conobbe Walter Benjamin nel 1924 e sin da subito esercitò una grande influenza su di lui, fin quasi al punto di determinarne un cambiamento radicale nell’opera. Con e prima di lui, Lacis esercitò una significativa influenza su altri artisti ed intellettuali dell’epoca, quali Toller e Piscator.
Ovviamente oggi è difficile, se non impossibile, determinare in che misura questo cambiamento del filosofo tedesco sia dipeso dalla Lacis ed in che misura da fattori preesistenti o concomitanti. Tutto ciò che sappiamo con certezza è solo che negli anni ’20 Benjamin ebbe un significativo cambiamento nell’impostazione del proprio pensiero. Cambiamento rilevato anche dall’amico e sodale Gerom Scholem.
Vedere in proposito questa breve nota de lereggenti ne ilcannocchiale.

Asja Lacis mi serve ancora una volta solo come modesto esempio, perchè se fate la semplice prova di ricercare in rete il suo nome e quello di Benjamin troverete un numero di risultati estremamente divergente, e questo senza considerare la qualità di quanto scritto sulla Lacis.

La domanda, in buona sintesi, è dove passa questo confine che rende una persona, una vita importante (ma io direi piuttosto “significativa”) nella storia e pertanto degna di essere ricordata… domanda che torna anche in altri post, ma lasciamoli da parte.

Siccome non ho risposte da darvi, e mi ci sono sfracellato la testa abbastanza a lungo inutilmente, vi lascio con una proposta banale ma credo giusta: ogni vita, ogni persona merita di essere ricordata. Il problema sta solo nel trovare le forme giuste per farlo…

Non vi soddisfa? Ci credo bene!
Allora faccio un passo indietro e vi lascio solo con il bel volto di Asja Lacis, per la quale spendo qui una parola perchè anche voi ve ne ricordiate.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

13 thoughts on “the unsung hero

  1. Caspita Redpoz, ultimamente ci siamo buttati sul filosofico eh! Peró devo ammettere che questo post é particolarmente intrigante e da bravo gallinaro quale sono ti butto li la mia opinione a riguardo. Secondo me si tratta di una faccenda “archeologica”, ovvero di scavo, di ricerca, di Feinarbeit, di star li con il pennellino a togliere i sedimenti di polvere. Chiamiamola archeologia della memoria. Anche la memoria/storia umana é fatta di strati e sedimenti, di superfici e scavi. Tipo la storia che si impara a scuola, te la danno a sommi capi, poi se vuoi approfondirla il materiale non manca, anzi, alcune volte rischia di essere pure rindondante. Cosi é delle vite degli altri secondo me. Un nome che si incontra di sfuggita nella biografia di un Benjamin puó lasciare indifferenti alcuni e incuriosire altri. La curiositá e il desiderio di conoscere e capire faranno il resto. Ecco allora che si spulcia internet, si va nelle biblioteche, si fruga tra gli archivi ecc ecc. Perché ogni persona ha lasciato un suo segno su questa terra, se ne ha avuto l´opportunitá. Il metro con cui invece veniamo ricordati penso sia invece il metro della maggioranza: Benjamin é ricordato perché era filosofo e i suoi “simili” lo hanno apprezzato preservandone il ricordo. La Lacis invece si vede che era apprezzata da un minor numero di “simili”. Comunque che si sappia qualcosa di lei é giá molto, sarebbe piú grave se di lei si conoscesse a malapena il nome. Ad ogni modo prima o poi arriverá un archeologo della memoria che si incaricherá di scavare nel terreno Asja Lacis e riporterá alla luce qualcosa di inaspettato. Vediamola cosi: é solo questione di tempo!

  2. Fra due generazioni sarò dimenticato, spero di aver l’halzeimer così non sarà nemmeno per me un dramma…fuori piove e sento i miasmi della mia decadenza fluire…

  3. posso essere un po’ trucido?

    l’unico modo per essere ricordato a lungo è avere dei figli, considerando che tutte le altre relazioni sono più brevi.

  4. Ma poi cos’è questo bisogno di essere ricordati? Nell’esprimerlo credo che trascuriamo il fatto che è un’esigenza di noi in quanto esseri viventi, nell’inconsapevole presunzione che i morti abbiano uguale necessità. Il che, probabilmente, non è così… “Ogni vita, ogni persona merita di essere ricordata” mi sembra un pensiero profondamente giusto, oltreché poeticamente empatico, ma solo perché è di conforto a noi vivi ricordare i morti, non perché sia di conforto ai morti essere ricordati da noi. Quindi ben venga il mio ricordo quando sarò morto, se questo sarà di conforto a qualcuno, ma se non sarà così penso che me ne farò una ragione 🙂
    Detto ciò: il post è coinvolgente, e il bel viso di Asja Lacis è quello di una donna che si vorrebbe avere incontrato per avere il privilegio di ricordarla.

  5. @ torquitax: periodo pessimo, mio caro, pessimo. Nonostante i mille impegni “concreti” che ho ultimamente, c’è qualcosa (qualcuno) -niente ironia!- che mi occupa la testa e dimentico anche di scatenarmi contro gli scandali della Lega, tu guarda!. Ecco tutto, divento filosofico in queste circostanze. Vedrai che tra un pò passerà…
    Ma veniamo alla tua complessa risposta, probabilmente hai ragione nel parlare (sintesi mia) di “riscoperta”, ed è un’idea bellissima che implica in qualche modo un salvataggio non immediato ma progressivo dall’oblio. Un salvataggio tanto più bello quanto più “donato”, perchè non dipende tanto da res gestae dei defunti quanto da una “carità” dei vivi che si incuriosiscono alla loro storia.

    @ il sonnambulo: mah, sinceramente spero proprio di no!! Almeno non l’alzheimer: credo sia una delle cose peggiori che possano capitare, dimenticare il proprio passato, la propria stessa vita, non poter neppure più far bilanci, perdere chi si è stati e chi si è….
    Così, anche fra due generazioni sento una specie di bisogno di tener vivo il ricordo di mio nonno per chi mi seguirà… (come si diceva in un film sul Sudafrica: collocarci nel tempo degli antenati ci dice che non siamo soli nel mondo).

    @ bortocal: non nego che tu abbia ragione (anche se, come abbiamo discusso altrove, distinguo i due piani).
    Interessante comunque questa ammissione: che sia un segno di “maturazione” da parte mia?
    Vale anche per te quanto dicevo rispondendo a ilsonnambulo sopra ripensando a mio nonno.

    @ Mauro Poggi: in effetti questa è un pò una mia ossessione, lo riconosco. Giustamente tu stesso ti rendi conto di quanto questa necessità sia sempre stata sentita, ad esempio in riferimento ai morti, i quali ovviamente non hanno alcun conforto da questo fatto. Alcuno? Io sinceramente mi sentirei molto male all’idea di lasciare il mondo senza che nessuno abbia avuto considerazione del mio passaggio. Certo, il fatto di esser morti ne esclude la percezione…
    Comunque, non è solo e tanto questione di “ricordo” intimo, quanto anche di ricordo sociale: mi premeva notare questa zona d’indeterminatezza che si crea per certe persone.
    Su Asja Lacis: concordo. E sicuramente concordava anche Walter Benjamin.

  6. ma è poi cosi imporrante essere ricordati?
    non è sufficiente fare una vita discreta, senza clamori, e facendo solo del bene?
    personalmente, non mi pongo il problema di essere ricordato, spero solo di lasciare un buon ricordo di me…

  7. Nel fumetto Sandman (se non ricordo male) Neil Gaiman aveva ipotizzato l’esistenza di una sorta di ‘stato di passaggio’, tra la non vita e la morte vera e propria, un posto dove tutti finiamo dopo la nostra esistenza terrena finché qualcuno trai viventi ci ricorda… Insomma alla fine, credo che non ci sia vita che in qualche modo non sia degna di essere ricordata da qualcuno: in fondo credo che pure i peggiori individui abbiano avuto qualcuno che gli abbia voluto bene e che quindi si ricordi di loro dopo la morte… Poi chiaramente si va sull’assoluto, nel senso che ci sono quelli che, bene o male, compiono qualcosa che gli permette di superare il ‘limite’ di coloro che hanno incrociato ‘fisicamente’ la loro esistenza, per essere ricordati anche da altri… scienziati, capi di Stato, artisti… Non è un caso se nell’antica Roma, il destino peggiore era la ‘damnatio memoriae’…

  8. che vi siano personaggi del passato che sono poco noti, nonostante l’importanza che hanno avuto nel corso degli eventi, è una verità non dico banale, ma comunque evidente ed inevitabile

    come anche per converso vi sono personaggi del passato la cui importanza è sopravvalutata, intorno ai quali si è coaugulato un apparato simbolico potente, ben superiore alla sostanza della loro personalità

    il caso gioca la sua parte, esser l’uomo o la donna giusti nel momento giusto determina la fama

    alla fin fine trovo molto saggia l’affermazione che ogni vita, ogni persona merita di essere ricordata, nel senso che quando noi vogliamo raccontare una storia, evidenziare le brutture o le glorie di un momento, possiamo, a mio avviso, partire anche da persone sconosciute

    faccio un esempio, un tragico esempio: le cronache di oggi ci dicono che un operaio di 47 anni è morto, mi pare in puglia, mentre lavorava, per portare a casa una paga incommensurabilmente più bassa di quella per esempio del politico lombardo dal soprannome d’un pesce fluviale

    la storia di questo sconosciuto martire, ci permette, con dolore, di rilevare come il profitto, le cui regole ci stringono a guisa di morsa, dai computer del pescecani della finanza, sia ben più importante di una vita umana, e da questa considerazione analizzare il nostro tempo, il tempo della lotta di classe combattuta, vittoriosamente, dai ricchi verso i poveri

    ma era solo un esempio, per dire che ogni storia umana è importante, la differenza la fa l’occhio di chi legge, di chi ascolta, perchè nessuna narrazione è importante se non tocca l’animo di qualcuno, se è un sempre caduto in una terra arida

    molto interessante il tuo blog, vecchio redpoz

  9. @ luigi: “così importante” vuol dire tutto e niente. Mi pare una questione totalmente soggettiva, quindi per me può essere importante e per altri indifferente….
    Senza dubbio il primo problema è viver bene.
    Ma non trovi un minimo di contraddizione nel dire “non mi pongo il problema di essere ricordato, spero solo di lasciare un buon ricordo di me…”. O, se non contraddizione, esattamente il senso del post.

    @ Marcello: il concetto di “limite” della memoria che introduci è perfetto ai fini del ragionamento: purtroppo è come se lo spazio oltre quel limite non potesse essere equamente distribuito.
    Insomma, la memoria è come la ricchezza: o si concentra o sparisce rapidamente.
    Concordo su quanto dicevano i latini: la damnatio memoriae è proprio il problema che mi pongo.

    @ allegriadinubifragi & intesomale: purtroppo non ho la vostra competenza nel tema, quindi mi rimetto alle vostre sagge valutazioni.
    Fatto sta, che il problema è proprio quello di “divenire” immortali: dove si pone esattamente il limite di cui parla Marcello? Quando un gesto è si eroico da venir ricordato?
    Oggi correre 42 km senza sosta è una cosa quasi banale… ma per Filippide affatto!!

    @ diegob: Senza dubbio il caso gioca una parte non indifferente, anzi azzarderei preponderante: se Asja Lacis fosse morta in un attentato probabilmente la ricorderemo, così come scorderemo l’erede al trono d’Austria se fosse morto nel suo letto…

  10. Pingback: par che dorma… | redpoz

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