di disastro in disastro

Una questione di “igiene del linguaggio” avrebbe detto Lew Trotskji.

Parlo dell’uso disinvolto che si fa nel linguaggio comune di certi termini. E neppure le parolacce contro cui si scagliava il rivoluzionario russo (e, permettetemi, con quale saggezza intellettuale proferiva una simile battaglia chi si schiera dalla parte delle masse!). No, penso semplicemente al linguaggio comune del catastrofismo.

Anche oggi titolo di apertura su repubblica.it: per i comuni è “devastante” la rateizzazione dell’IMU.
Il senso comune ed un minimo di memoria mi portano ad una sola domanda: quante altre volte i comuni, gli enti locali, le associazioni, i sindacati, le lobby… e chissà chi altro, ha lanciato simili anatemi contro ogni minima riforma?
Innumerevoli!
Eppure, tutti essi sono ancora qui. Senza voler fare alcun paragone che sarebbe insensato, qualcuno di voi ha notizia di un comune fallito o di un sindaco che si sia suicidato per la crisi finanziaria? In tutta onestà a me non risulta.
Nello specifico, i comuni non sono ancora falliti nonostante gli innumerevoli tagli subiti negli ultimi anni….
Piccola prova: ricerca in google ed in bing dei termini “effetto deavastante tagli”,nel primo caso ho ottenuto più di 300.000 risultati, nel secondo oltre 100.000 (ovviamente non saranno tutti rilevanti ai nostri fini, ma ci bastino come indicazione di massima). E immagino che “devastante” sia ancora meno usato del più banale “disastroso”….

La prima reazione è porsi una nuova domanda (un pò da “antipolitica”) e chiedersi: “ma allora quanti soldi sprecavano prima?? E’ gisuto che si tagli, così si razionalizza…”
Onestamente questa linea mi convince poco. Per la semplice ragione che è una semplificazione troppo facile e affatto rispondente ai fatti: molti tagli incidono sui servizi ai cittadini.
Molti altri solo sugli sprechi.

Allora serve un pò di onestà intellettuale e linguistica, un pò di igiene nel parlare: o una cosa è devastante, o non lo è. Semplice e lineare.
O piuttosto, portateci le cifre. Così giudichiamo noi.
Ovvio che è facile gridare “al lupo! al lupo!” per bloccare ogni mossa. Ma prima o poi questo giochino verrà scoperto, ed allora non ci saranno “lupi” che tengano.
La stessa cosa, una sorta di stupido gioco al rialzo nell’attenzione mediatica tramite paroloni, avviene nella tutela dei diritti umani al grido di “genocidio, genocidio!”: ebrei, tusti, cham, khmer, bosniaci, argentini, guaranì, libici, libanesi, palestinesi… tutti vittime di un genocidio: pare che se non ci si guadagna la qualifica di vittime di “genocidio” non si conta nulla.
Parafrasando ancora Cioran “chi non è stato vittima di un genocidio non è un uomo….”.
Idem per noi in Italia: ogni minima modifica si tramuta in un “disastro” in atti con “conseguenze devastanti”.
Come se le lesioni dei diritti umani non meritassero abbastanza attenzione a prescindere dai genocidi! Come se i servizi sociali non dovessero essere implementati e tutelati anche senza tagli devastanti.

La battaglia per l’igiene linguistica è risalente: già Confucio diede come primo consiglio politico quello di “chiamare le cose col proprio nome e fare chiarezza nel linguaggio”.
Ma figurarsi se qualcuno qui vuole seguire l’opinione di un cinese!!
-Vi prego, chiamate le cose col loro nome. O non chiamatele affatto.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “di disastro in disastro

  1. Qualcosa di simile a quello che scrive Rear lo dice anche Carofiglio.
    Comunque io taglierei al massimo la spese pubblica alle voce amministrazioni comunali, provinciali, regionali. Sprechi infiniti e clientele ovunque.
    Saràdemagogia, però vedo davvero grandi ingiustizie in queste settore e tantissima gente che ruba lo stipendio…

  2. @ Rear Window: caspita, in effetti Nanni Moretti in “Palombella rossa” l’ho scordato…. però ho messo Trotzkji, può andare bene lo stesso??

    @ luigi: maledetti cinesi, adesso ci insegneranno anche come parlare!!! (lol)

    @ intesomale: prima o poi DOVRA’ venir scoperto, non importa se nel caso specifico dei tagli o dove: prima o poi sarà scoperto. (Stuart Mill docet)

    @ Bruno: sono d’accordo anche io a tagliare le spese per l’amministrazione (intese come spese per l’apparato burocratico), non quelle per i servizi.
    Credo che qualcosa di simile lo scrivesse anche Sciasia ne “il contesto”.

  3. …a proposito di igiene linguistica: un Governo che non osa chiamare le cose con il loro nome, ma usa formule come “mobilità in uscita” per parlare di licenziamento è ancora in grado di amministrare la cosa pubblica?

  4. Che strano , avevo scritto un commento che poi ho in pratica riletto da Rear Window… A volte rispondo e non capisco che fine fanno ..misteri del web.. o della mia inettitudine tecnologica!

  5. @ Olivier: la questione linguistica del governo che poni è interessante nella sua ambiguità. Non vedo radicali differenze fra “mobilità in uscita” e “licenziamenti facili”, anzi mi paiono chiaramente sinonimi.
    Quello che la prima dovrebbe avere in più rispetto alla seconda sono gli ammortizzatori sociali in stile flexsecurity…. accennati ma affatto completati (ed implementati) da questa riforma.
    Insomma, una parte positiva in una riforma altrimenti negativa…..

    @ ilsonnambulo: intendi che il commento di è scomparso? Provo a cercarlo fra lo spam o i cancellati, magari qualcosa è andato storto….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: