elogio delle convenzioni sociali (ed io)

Ho sempre cercato di essere uno che travalica, per quanto possibile, le convenzioni; una persona che nel suo piccolo rompe i limiti, mette a disagio e cerca di allargare gli spazi.
Ora mi ritrovo a difendere le convenzioni sociali… tu guarda!

Le convenzioni, le regole, delimitano un campo di gioco: creano un recinto entro il quale muoversi liberamente, uno spazio entro il quale dare un significato alle cose, entro il quale le interpretazioni hanno criteri e sensi già dati e definiti. In una parola, semplificano le nostre aspettative. Con esse, semplificano le nostre azioni perchè ci danno dei criteri-guida verso certi obiettivi.
Ciò vale per ogni forma di regola-regolarità: sia essa normativa, sociale o scientifica.
Così un’eccezione rappresenta una rottura del recinto, uno sforamento inatteso e non classificabile nello spazio noto, che richiede un intervento riparatore, una “pezza” per ridefinire un nuovo spazio, per escluderlo o per integrarlo in quello precedente.

Ecco due regole diverse: solo all’interno della prima ha senso un mark“, solo nella seconda ha senso il penalty“.

Tutta questa premesse per arrivare al nocciolo del post: le convenzioni sociali.
Le convenzioni sociali, non serve che lo dica io, sono regole di convivenza civile, di etichetta, che definiscono cosa si può/ si deve fare per non essere socialmente riprobati o sanzionati. Esempio banale (a prescindere dalla implicazioni legali): girare nudi per strada -se lo facessimo, nessuno dopo ci rivolgerebbe la parola. Banale dire che le convenzioni sociali sono al contempo più flessibili, perchè non irrigidite in testi -che tutt’al più hanno un mero valore di restatement– ma al contempo più rigide perchè fissate da un costante uso nel tempo.
Per una serie di considerazioni che ho svolto nei post sulla modernità, qui dico solo che le convenzioni sociali hanno perso gran parte del loro valore vincolante, specialmente in alcuni settori delle relazioni in cui si sono maggiormente liberalizzati i costumi.

Uno di questi è tutta la concatenazione di legami che va dall’infatuazione al corteggiamento, dall’amore al matrimonio, al sesso sino al divorzio.
Ce ne da una descrizione d’antan George Orwell nel suo “una boccata d’aria” quando descrive le passeggiate da principio distanziate e via via sempre più vicine sino ad incrociarsi di due coppie di amici (due ragazzi e due ragazze). Qualcuno di voi vede forse scene simili oggi?
Tutto quel lungo, ritualizzato, preciso sistema di corteggiamento che un tempo era in vigore ed era sentito come obbligatorio è oggi volatilizzato.
Anzi, totalmente ribaltato.

Così veniamo alla dolente nota personale del post: mi sono perso io le convenzioni sociali attualmente in vigore oppure le abbiamo proprio cancellate del tutto?
Altrimenti detto, in barba a tutta la cortesia delle conversazioni che trae sempre in inganno, qualcuno mi direbbe -per favore- quando maledettamente si diviene troppo insistenti ed inopportuni? Così magari mi evito delle figure di m****, e già che ci sono me la metto pure via prima di diventare nevrotico.
(Perchè Pessoa non c’è mai in questi casi?)

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “elogio delle convenzioni sociali (ed io)

  1. Non saprei quale regola escogitare. L’unico consiglio che mi viene in mente è tenere sempre attivati i neuroni specchio: in genere le persone troppo insistenti o importune sono quelle incapaci di riconoscere altre priorità che non siano le loro.
    Per quanto riguarda Pessoa, suppongo che chi immagina la proprio biografia come due date, una iniziale e una finale, e tutto quanto accaduto nell’intervallo come appartenente alla sfera dello strettamente privato, difficilmente potrebbe aiutarci. Forse dovremmo rivolgerci a qualcun’altro che dimostri una minore allergia alle interazioni sociali.

  2. c’è un substrato autobiografico di questo post, intuibile ma non decirfrabile, che mi sfugge del tutto; sono quindi costretto a limitarmi ai suoi aspetti più teorici e astratti, anche se non mi nascondo la curiosità per qualche cosa che pure si intuisce un poco.

    chi è legato a certe convenzioni sociali, per essere vissuto in ambienti oppure in tempi in cui ne vigevano alcune, può trovarsi spiazzato o per cambiamento di luoghi, che porta in luoghi ove vigono convenzioni sociali totalmente diverse (di qui la curiosità del viaggiare) oppure di tempi, che vedono la rapida sparizione di convenzioni sociali prima comuni (i miei genitori mi testimoiavano l’epoca in cui era d’uso per i figli dare del “lei” o del “Voi” ai genitori: Lei, mamma…) oppure di una sintesi delle due cose, che è il cambiamento degli ambienti, nei quali il luogo cambia di poco, il tempo anche, appena appena, ma questo è sufficiente a determinare trasformazioni radicali degli usi sociali.

    pensare che le convenzioni sociali si siano perse, quando non si riconoscono più quelle alle quali si era abituati, è alquanto semplicistico, a parer mio, e sbagliato sopratutto perché induce ad evitare quel che più serve in queste circostanze: la comprensione delle nuove convenzioni sociali fra le quali si trova.

    già, perchée delle convenzioni esistono sempre, ed è convenzionale anche dover essere maleducati.

    ma poi, stiamo parlando di convenzioni sociali o di intelligenza emotiva?

    passando all’autobiografico, potrei descriverti non come si DIVENTA troppo insistenti, ma cosa si prova ad essere assillati da una persona troppo insistente.

    nella vita reale credo di essere una persona che soffre del difetto opposto: talmente preoccupata di essere troppo insistente, da esserlo regolarmente troppo poco: che, detto tra noi e a tuo conforto, credo sia difetto di gran lungo peggiore del precedente.

  3. @ Mauro Poggi: temo che tenere i neuroni troppo attivi sia piuttosto il mio problema…
    Comunque, dovrei almeno consolarmi che essendo tanto attento non dovrei essere scaduto nell’opposto e nell’insistenza.
    Mi colpisce molto che tu mi abbia così puntalmente risposto su Pessoa che era decisamente una considerazione personale espressa ad alta voce. Ma mi fa piacere. Concordo con la tua risposta sul suo misero aiuto e soprattutto sull’allergia alle relazioni sociali, ma personalmente per me il punto è proprio questo: leggere la sua allergia mi aiuta a “resettarmi” sulla mia stessa ritrosia a troppi incontri sociali (vedi “I am a rock”).

    @ bortocal: la nota autobiografica c’è eccome. Inizialmente era ancora più marcata, poi mi son tagliato perchè mi pareva sufficiente. Giustamente influisce nell’interpretazione dei fatti e fai bene a tenerla presente.
    In estrema sintesi, devo decidere se insistere col chiedere di uscire ad una ragazza o capire che non è aria.
    Hai ragione nelle tue correzioni, ovviamente le convenzioni sociali non spariscono totalmente ma si evolvono. Sarebbe più corretto parlare di “formalismo” delle convenzioni sociali, dove la forma rendeva in qualche modo evidente l’animus.
    In ogni caso, io ho perso (se mai li ho avuti) quei riferimenti che orientavano nelle relazioni sociali (rectus: in un tipo specifico di relazione…).
    Buona domanda se stiamo parlando di intelligenza emotiva… probabilmente sì, e allora sono semplicemente un “idiota emotivo”. Può esssere. Dunque dovrei anche concludere che le norme sono per gli “idioti” (ma che bella saggezza!).
    Credo di soffrire anche io del difetto opposto…. probabilmente è proprio per questo che mi preoccupo tanto di “prendere le misure”, per evitare di travalicare quella linea di cortesia.

    @ Bruno: eh già….. ma altrimenti ve l’avrei posta?

    • @ Redpoz: avevo capito e condivido ciò che provi per Pessoa. La mia non voleva essere una risposta alla tua (retorica) domanda, ma un omaggio alla ritrosia di questo grande, per dirti che anch’io lo amo moltissimo. Nei suoi confronti ho maturato la convinzione che è uno dei pochi autori le cui opere, più che lette, vanno frequentate (con molta discrezione, tra l’altro, per non sentirsi inopportuni 🙂 ).

      • Nel caso di specie (invito ragazza) credo che dal tipo di rifiuto (se accetta il problema non sussiste) puoi capire se desidera accettare ma non può al momento e vuole che tu glielo riproponga, oppure se non le interessa e non desidera più parlarne. In genere nel primo caso il rifiuto è propositivo (ora non posso ma chiamami la settimana prossima), nel secondo caso è un rifiuto seguito da espressioni vaghe (ora non posso, magari un’altra volta). Qui se proprio vuoi toglierti ogni scrupolo senza diventare inopportuno puoi sempre dirle: ok, aspetto che mi chiami.
        Almeno questo è quello che mi ricordo… ma è passato tanto tempo 😦

  4. Le convenzioni di un tempo erano dovute a una società dove sostanzialmente l’indipendenza femminile era minore, e le donne erano use doversi ‘accontentare’ del classico ‘buon partito’, oggi con l’accresciuta emancipazione loro possono più spesso dire ‘no’ e aspettare ‘quello giusto’… Buon per loro, ovviamente… molto meno per noi, che siamo rimasti privi di qualsiasi sostegno nel dover cercare di comprendere i loro gusti, che cambiano a seconda delle persone (a dire la verità, cambiano più volte pure all’interno della medesima). Sostanzialmente, non ci si capisce niente, e bisogna andare ad intuito… C’è chi l’intuito ce l’ha di nascita, chi lo affina col tempo e per finire c’è chi sistematicamente sbaglia bersaglio, finendo per insistere troppo nei casi da ‘non è aria’ e insistere troppo in quelli nei quali le probabilità sarebbero migliori….

  5. Bhè, sono lusingato di tanta considerazione per questo post…

    @ Mauro: ottimo intuito allora! In verità trovo che alcune sue poesie siano fra i migliori toccasana in queste circostanze (che dire di versi come “come un dio non ho messo in ordine né la stanza, né la vita”?).
    Sul tema specifico: saggio consiglio, senza dubbio. Che dovrebbe lasciarmi anche qualche speranza, dunque, visto che una data più o meno l’ha indicata (“fra una settimana”). Il problema è che come rinvio giunge dopo diversi altri…
    La soluzione di lasciar a lei l’onere mi piacerebbe, ma si è rivelata fallace: se n’è scordata…

    @ Marcello: sostanzialmente non ci si capisce niente!! Esatto, e questo intanto l’abbiamo capito.
    Problema è che il mio intuito fa veramente schifo….

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