credo non credo

Le discussioni sentimentali (alla ricerca di disperato conforto…) che mi hanno coinvolto in questi giorni hanno aperto anche a qualche ragionamento più interessante che ne travalica la sfera. Per esempio, quello sul “credere”: ad un’amica ho dovuto spiegare che “non credo nell’idea di persona giusta“, francamente mi pare un nonsenso (e di seguito spiegherò perché).
Data questa affermazione, mi son sentito di dover chiarire -in primis a me stesso- cosa significhi credere.
Secondo il wikizionario “credere” è riducibile ad “avere fede”, peccato che poi questo secondo concetto rimandi al primo in un circolo vizioso ed affatto chiaro.
Probabilmente la parola è troppo comune nei nostri discorsi da averci offuscato il suo profondo significato, o almeno distratto dallo stesso.
Azzardo allora io una prima definizione, se non altro ai fini del presenta ragionamento, “credere”   deve essere inteso come “attribuire un senso, un valore, a cose che altrimenti si presenterebbero alla nostra percezione empirica come prive (implicitamente introduco quindi una distinzione fra oggetti della credenza e dei fatti).

Veniamo allora alla premessa e proviamo a scioglierla: “credere nell’esistenza della persona giusta” (the right one, quella con cui il cosmo, l’universo intero vuole che vivremo felicemente assieme o che almeno ci travolgerà in una passione tale da travolgere per importanza ogni altra -credete ciò che vi pare meglio).
Ottimo esempio per chiarire il concetto di “credere”: questa per me è una credenza, poiché non esiste alcuna evidenza empirica né universale, né speciale che ci dia ragionevoli fondamenti per la stessa. Chi vuole può sperarvi, ma non esisterà alcuno strumento oggettivo per giungere a conclusioni.
Di fatti, ho risposto a Winnie che non credo nell’esistenza di “the right one”, “credo” (ma questa non è una credenza, è un’evidenza dei fatti) piuttosto nell’esistenza di interessi comuni, di un interesse reciproco, di un’attrazione, di “chimica” se vogliamo, e soprattutto nella volontà di proseguire un rapporto. “Quello/a giusto/a” per me non è altro colui per il quale e con il quale lotteremo fino alla fine.
“La persona giusta” di per sé non esiste: noi possiamo attribuire un senso a questo concetto solo a condizione di assumere una serie di presupposti non verificabili.
Al contrario, la mia “credenza” in proposito si verifica quotidianamente: dopo ogni litigio, con ogni rappacificazione, con  ogni piccolo piacere o cortesia….

C’erano altri termini sui quali avrei voluto provare questo esercizio di credenza, ma confesso di non ricordarli….

Infine, visto che parliamo di credere, un accenno a dio.
Meglio, non proprio a dio quanto al “credere” in assoluto: inizialmente ero propenso a scrivere che “non credo in nulla”, questo -me ne sono rapidamente reso conto- non ha alcun senso. Non esiste una persona che possa fare a meno di credere in qualcosa. E ciò per la semplice ragione che noi non siamo in grado di attribuire un senso a tutti gli avvenimenti che ci circondano: esiste sempre qualcosa che travalica i nostri limiti e ci obbliga a fare assunzioni di significato non dimostrabili. Molto banalmente, io credo nell’uguaglianza degli uomini, eppure vedo quotidianamente milioni di prove differenti della loro diversità. Ciononostante  vi credo -e, attenzione, non vi spero- proprio perché non esistente e perché lo assumo come una meta cui giungere.

-Ho detto una raffica di cazzate? Bhè, dev’essere stagione….-

«Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia di primavera»
Thomas Stearns Eliot, La terra desolata

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “credo non credo

  1. E’ vero, è una credenza, una credenza e nulla più, dato che è impossibile provarne l’esistenza con delle prove; una credenza necessaria per non pensare che siamo ‘soli’. Nasciamo soli, moriamo da soli e, alla luce del fatto che non esiste una persona ‘giusta’, fatta con lo stampino apposta per noi e destinata probabilmente ad incontrarsi con noi, rischia di farci temere pure di rimanere tutta la vita soli.
    Il punto è sempre quello: l’amore come istinto primordiale finalizzato alla riproduzione si è, in milioni di anni di evoluzione, evolvuto in una paura ‘egoistica’ della solitudine. Inutili e fuorvianti gli altri orpelli, anche se un’immagine simile sembrerà ai più cinica ed esegerata.
    Ciò detto, è comunque vero che -forse per la legge dei grandi numeri che non del destino, del fato o del karma- là fuori esistano persone (di sesso diverso o dello stesso a seconda dei gusti) che ci riescono a capire più di tante altre. Che capiscono i nostri silenzi e le nostre occhiate, che la pensano come noi su millemila cose e, laddove la pensano diversamente, ci aiutano a crescere, a capire, a sforzarci di prendere una volta tanto in considerazione un ulteriore pdv.
    Non so se quella lì sia la ‘persona giusta’, anche perché la tesi in questione presenta un effetto boomerang non da poco: qualora la si accetti, difatti, bisogna anche rendersi conto che, persa la ‘persona giusta’, o tanto ‘giusta’ in fondo non era o comunque dopo si sia destinati a restar soli…

  2. credere potrebbe derivare da una radice “dha” che si trova anche in greco antico, col significato di “porre”, oppure direttamente dal latino “dare”, e da “cre”, della stessa radice da cui deriva “cer-tus”: questo è ciò che è stato verificato come vero, mentre credere significherebbe “porre come vero”.

    giusto per allontanare, se ci riesco, ancora una volta, l’idea che il credere vada ricollegato alla fede anziché all’accertamento (!) della verità.

  3. Credere ci pone sempre in un atto di fiducia verso l’altro ,qualsiasi cosa intendiamo per altro, e io tendo a non fidarmi. Credere, presuppone certezze interiori che io non ho.

  4. @ intesomale: venerdì pomeriggio d’aprile.

    @ Carlo: interessante la tua lettura evoluzionistica dell’amore… non ci avevo mai riflettuto.
    Sull’oggetto specifico della riflessione, mi trovo d’accordo con te. Abbiamo già discusso altrove il non-senso dell’idea di destino, quindi non vedo perchè dovrebbe trovare applicazione proprio qui: campo fra i più complessi ed imprevedibili.
    Ipotesi ben suffragata dal fatto che nessuna evidenza empirica può supportarla….

    @ bortocal: grazie per la dotta precisazione. “Porre come vero” mi pare abbastanza paragonabile alla definizione che io stesso azzardo, ma l’accertamento della verità mi pare nei casi di “credenza” quantomeno difficile, se non del tutto impossibile. Proprio per questo -almeno intanto- viene “posta” rinviando una eventuale verifica a condizioni migliori.
    In questo senso, potremmo dire che “credere” è un’operazione metodologica che inverte gli standard di azione: normalmente non si accetta come vero qualcosa di dimostrato, salvo che intervenga l’opzione di “credere”. (non sono certo di essermi chiarito….)

    @ ilsonnambulo: neanche io tendo a fidarmi, mai… ma allora perchè puntualmente “ci casco come un pero”???
    Sicuramente poi non dispongo di valide certezze interiori!

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