quando perdi un’elezione (e modernità)

Ho sempre guardato con un pò di snobismo e di disprezzo i leader politici, specialmente di centrosinistra, che quando perdono un’elezione si dimettono dai propri ruoli dirigenziali.
Ho partecipato a tre elezioni sino ad ora; partecipato attivamente nel senso di fare propaganda, elaborare programmi ed ora anche studiare alleanze ed organizzare incontri. La prima (regionali del 2010) l’ho persa contro il carroarmato di Zaia e con un candidato pessimo.
La seconda (referendum 2011) l’ho vinta, contro ogni pronostico. E l’ultima, le comunali di domenica e ieri, l’ho persa rovinosamente.

Fino ad oggi penso di non aver mai capito cosa significasse “perdere”. 
Non ce ne si rende veramente conto fino a che non è una disfatta campale.
Bhè, ieri lo è stata.

Certo, un pò noi ce la raccontavamo, galvanizzati dalla partecipazione agli incontri, dalle alleanze e dal lavoro fatto sul territorio negli ultimi anni, quando pensavamo di vincere. Ce la raccontavamo un pò e un pò ci credevamo davvero.
Ma in fondo ci saremmo accontentati di poco: partendo da 1.100 voti, arrivare a 1.600 o superare la Lega Nord ci sarebbe bastato. Anzi, sarebbe stato in entrambi i casi una grande vittoria.
Insomma, è stata una debacle inaspettata. Totale.

Le cause sono certo tante, prima fra tutte un’errata lettura della situazione: pensavamo che la cittadinanza volesse cambiare dopo una pessima amministrazione. Ci sbagliavamo.
Poi un’alleanza che non siamo riusciti a spiegare.
“Antipolitica” che ha trattenuto all’astensione più elettori di centrosinistra che di centrodestra.
Alcuni candidati effettivamente pessimi ed inutili. 

Ma, soprattutto, la totale assenza di “politicizzazione” fra la cittadinanza: la mancanza di reazione di fronte ai problemi politici, ai temi politici e alle risposte politiche.
Il voto è stato dato soltanto seguendo logiche personali di conoscenza e fiducia personale.
Insomma, un programma oggettivamente migliore (l’unico che concretamente affrontava alcune serie questioni per il nostro comune) è stato totalmente non considerato per votare persone che si conoscono da una vita. Dei “feudi” elettorali.

Un sistema totalmente “antimoderno”, dove la conoscenza ed il legame personale conta più dei problemi oggettivi.
E’ una tristezza, perchè significa che il lavoro svolto negli ultimi tre anni non è servito a niente.
E’ una tristezza, perchè significa che i voti li otterranno sempre e solo i soliti, che già li hanno.
E’ una tristezza, perchè non ci da speranza di vittoria.
E’ una tragedia, perchè i giovani non ragionano così; i giovani difficilmente programmano la loro vita in decenni su un paese che sta morendo; i giovani hanno altri tipi di legami, altre fonti, altri problemi.
E’ sconfortante, perchè significa che tutto quello che hai fatto, in cui hai creduto non è servito a nulla. E perchè non ho cominciato a fare politica per farla in questo modo. Né ne sarei in grado.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

11 thoughts on “quando perdi un’elezione (e modernità)

  1. mi dispiace per te che hai perso, davvero…
    io sono però convinto che nelle elezioni comunali si voti la persona e non il partito, altrimenti non si spiega perchè a Verona ha stravinto Tosi, nonostante la Lega abbia perso di brutto, giustamente, ovunque.
    chi ha votato Grillo, non ha votato un programma, ma la nausea della partitocrazia,e a livello comunale è sbagliato..
    tu sai che io sono leghista, però ti dico che a Piossasco governa un sindaco donna con le palle, di centrosinistra, e che ha avuto il mio voto..non è scandaloso, ognuno deve vedere chi offre le migliori condizioni di vita per se e per la comunità..e noi oggi viviamo bene grazie a questo sindaco.
    non te la prendere, mi auguro solo che chi sarà eletto sindaco nel tuo paese, sia all’altezza…altrimenti sta sicuro che alle prossime lezioni, farà le valigie.

  2. Guarda Red che nei piccole realtà ( e non solo in quelle) il rapporto fiduciario non è il male assoluto né può essere considerato – a meno di derive clientelari – un indicatore di scadimento della Politica con P maiuscola.
    I cittadini spesso hanno bisogno di essere aiutati,per esempio, ad utilizzare al meglio i servizi o ad orientarsi in piccole e grandi questioni burocratiche.Spiegare loro cos’è l’antipolitica o lo spread sicuramente non è inutile ma diciamo che è un impegno che non viene vissuto come direttamente legato al problema della vivibilità.
    Non conosco la situazione in particolare ma so per certo che in Veneto – realtà assai differente dalla Lombardia e dal Piemonte – le forze politiche di sinistra pagano lo scotto di errori compiuti nel passato.Per esempio quello di non aver compreso che un tessuto sociale coeso, per certi versi simile a quello dell’Emilia Romagna, lì c’era e c’è ancora e che non aver saputo mettere a profitto, come si è fatto altrove,questo patrimonio ha significato regalare ad altri l’intero territorio.
    Comunque se metti fuori i numeri del “disastro” magari si capisce meglio.
    Quanto alla disillusione ti dirò solo che armarsi di pazienza è il minimo.Il mio povero papà ha aspettato 50 anni prima di vedere il centro sinistra al governo del paese.Tu tutto sommato dovrai attendere di meno.

  3. @ Luigi: nonostante le nostre discussioni (o forse proprio per quelle), mi fanno veramente piacere le tue parole.
    Parole da un degno e rispettato avversario (specie rara ultimamente in Italia!).
    Condivido il fatto che nelle elezioni comunali si guardi soprattutto alla persona dei candidati piuttosto che all’appartenenza politica (cosa vera solo in parte: in Veneto il PD- “sinistra” è comunque visto male; come in qualche modo la destra in Emilia) e non lo trovo sbagliato: è uno strumento di controllo in più.
    Diventa sbagliato quando il rapporto personale è l’unico criterio di voto, anche a discapito dei problemi e delle necessità del comune.
    Così, non trovo sbagliato votare per un candidato della parte politicamente avversa, quando è migliore. Anzi, è saggio! Ma questo non ci può portarea non considerare i programmi, i bisogni e le scelte chiave.
    Un sindaco all’altezza? Non lo era già 5 anni fa… ma è stato rieletto: burattino di alcune famiglie che dominano la politica da sempre.

    @ Sed: pensa che il mio comune negli anni ’70-’80 era amministrato da una coalizione PCI-DC! Uno dei 9 (!!) in Italia!
    Come ho detto sopra per Luigi, il rapporto fiduciario non è necessariamente un male: può essere un bene, in quanto ottimo strumento di valutazione individuale dei candidati.
    Diventa un male quando si guarda solo al legame personale, creando “feudi” di voti (eh, li aveva anche Alexis de Tocqueville…) ed infischiandonsene dei programmi. Infischiandonsene dei problemi e delle soluzioni migliori (esempio pratico: l’asilo nido).
    Insomma, il nostro lavoro negli ultimi anni non è stato solo parlare di “spread”, ma anche molto di problemi di vivibilità tutta paesana. Non è servito a nulla.
    I numeri, li ho ripetuti talmente tanto ultimamente che credevo di averli messi,dunque:
    2007: PDL 1- Sindaco 2.200 voti
    Lega – 1.900
    Civica (PD)- 1.100
    PDL 2- 200
    2012: PDL (Sindaco uscente)- 2.400 voti
    Lega- 1.400
    Civiche (PD e altri)- 814
    Veneto Stato- 200
    Il nostro più votato ha ottenuto 132 preferenze, il loro 394 (PDL, Lega intorno alle 90) ed anche i successivi del PDL si aggiravano fra i 200 e 300 (l’ha ribadito oggi il sindaco sul giornale: 1.550 preferenze su 2.400 voti…).

    Disillusione? Io sono nato illuso ma affatto speranzoso… realista, ecco. Ora non sono disilluso: sono stanco ed incapace di reagire a questa “politica”.

  4. Questi dati dicono che il sindaco, almeno nella percezione dei cittadini, ha “lavorato bene”.
    Resta da capire che fine abbiano fatto i 300 voti del PD e i 500 della Lega. Vista così sembrerebbe che l’astensione abbia toccato entrambi, tra l’una e l’altra tornata mancano all’appello circa 580 voti.
    Non dovrebbe essere difficile capire cosa possa essere successo,liste elettorali alla mano.Potreste organizzare un’iniziativa partendo dagli astenuti..e fatela tra voi, senza papaveri federali.
    Quelli fate sempre a tempo a chiamarli.Dopo

  5. Accidenti, mi spiace davvero perchè dai tuoi post precedenti si vedeva davvero passione e senso civico.
    Le sconfitte che subisci in prima persona fanno davvero male (partecipare ad una squadra che perde è davvero frustrante…)

  6. … nei piccoli comuni tanti votano per convenienza personale, per simpatia o antipatia. La conoscenza diretta dei candidati determina una seleziona basata, più che altro, su sentimenti che sulla ragione. Dalle mie parti, i programmi per le elezioni comunali stanno su mezza pagina di A4 e sono pochi quelli che li leggono.

    Difficile fare breccia nei cuori con argomenti basati sulla logica aristotelica, perché quasi sempre si ritorna su argomenti più importanti: “…allora, il mio prato me lo fai edificabile?”, “posso alzare di un metro il mio tetto e così farci una bella mansarda” e via discorrendo. Questi sono gli interessi dei potenziali elettori con cui, in un comune di 1000 e passa abitanti, ci si deve confrontare.

    Non mollare, ma prendi spunto da questo risultato per migliorare il tuo approccio e il modo di presentarti. Poi, se la gente verrà illuminata anche brevemente dalla saggezza … tanto meglio! 🙂

  7. Leggo il tuo post e penso: questa è l’altra faccia della medaglia. Ormai il filo conduttore di certe dichiarazioni politiche è che ‘gli elettori devono sapere chi mandano in Parlamento’. Poi si scopre che a livello locale, dove tutti conoscono tutti, questa non è la panacea di tutti i mali; d’accordo, si tratta di situazioni diverse, però un parallelo ce lo vedo; e l’altra faccia della medaglia è la situazione che descrivi: la conoscenza personale travalica la ‘proposta’ e si vota tizio perché è parente, conoscente, amico di famiglia… Che poi è il modo in cui la DC e anche altri partiti si sono radicati sul territorio, magari attraverso il ‘voto di scambio’. La perfezione, insomma, non esiste… E mi dispiace leggere la tua vicenda, perché insomma alla fine specie in ambito locale dagli elettori ci si aspetterebbe magari un ragionamento un filo diverso dal ‘voto tizio perché è amico mio’; certo, che se la ‘gente’ ragiona così, di strada se ne fa poca…

  8. @ Sed: esattamente questa percezione abbiamo cercato di combattere fino alla fine! Evidentemente, fra preferenze personali ed ideologiche, non ci siamo riusciti.
    La realtà è che il sindaco è stato una marionetta di altri e nelle poche scelte decise che ha affrontato, ha causato (o sta causando) gravi danni (vedi risistemazione del centro storico o finanziamento all’auditorium parrocchiale). Purtroppo è passato invece il messaggio che “in fondo non ha fatto male”: è sempre più difficile dimostrare i danni che la mediocrità confortante…..
    Sui voti “scomparsi”: intanto per la Lega secondo me la perdita è solo di 300, perchè i 200 di “Veneto Stato” si possono tranquillamente recuperare.
    600 voti sono poco meno del 10% e li abbiamo persi in larga parte noi, fra i nostri simpatizzanti: secondo me dipende in larga parte dalla delusione, forse da Lusi e da Grillo. Sicuramente ha influito il non saper spiegare l’alleanza (ah, vecchio guaio della sinistra) ed alcuni candidati non ottimali (sic!!!).
    Solo una battuta conclusiva sui papaveri federali: sai quanti ne abbiamo contattati? Decine! E se ne son fatti vivi 2: la capogruppo PD in Consiglio Regionale Laura Puppato (ex sindaco csx in un paese di leghisti) ed il coordinatore…. neppure il sindaco di Padova Zanonato ci ha filato…. Insomma, non è proprio un problema!

    @ Bruno: già. E’ stata una sconfitta bruciante, soprattutto per quanto mi sono speso (ci ho messo la faccia in mille cose….). E soprattutto perchè non si vedono prospettive di risalita, almeno non in questo modo.
    Modo al quale io comunque non voglio accodarmi.

    @ Oliver: il problema dei programmi lo abbiamo vissuto anche noi. Il nostro era sintetizzato in un A5, più punti specifici a seconda dell’auditorium (frazioni, associazioni, asilo…). Insomma, era pensato bene! Soprattutto al confronto con quello del sindaco (10 pagine fittissime: ma non ha amministrato negli ultimi 5 anni???) e della Lega (vago da far spavento!).
    Ed in campagna elettorale è spuntato un libretto ufficialmente del comune che propagandava i grandi risultati degli ultimi anni… 10.000 euro buttati via e nessuno ha capito (nonostante le nostre parole) che con quei soldi si poteva comprare almeno un’aula di informatica per le scuole!! E quanti lampioni sono spuntati…..
    Mollare? No. Ma questo non è il modo che posso/voglio seguire nel fare politica. A me interessano i problemi oggettivi e di tutti, non i legami personali.

    @ Marcello: giusta considerazione “l’altra faccia della medaglia”. Di fatti, vediamo lo stesso risultato anche in Parlamento dove certe figure hanno il loro pacchetto di voti, il loro feudo, che continua a garantirgli la rielezione… a discapito di ogni fatto concreto. (vedi Mastella, De Gregorio, Rutelli, Pionati….)
    Il modo in cui la DC si è radicata!: esattamente, il nostro candidato più votato è un ex DC….
    Che poi la gente ragioni in modo diverso, forse è pretendere troppo… ma almeno che guardi (una certa percentuale) ai problemi reali come l’asilo, quello sì!

  9. ehi ehi ehi red, ma scherziamo? Sei un giocatore di rugby, mica mi crollerai per così poco? Fuori le palle! Il sistema non va bene, ma tu sei una di quelle persone che combattono i mulini a vento e, incredibilmente, vincono! Dai cazzo, coi leghisti dei miei coglioni ci tappezzeremo i muri dei cessi!

  10. animo animo Red!!.. e quando mai si è sempre andati avanti vincendo?.. anche le sconfitte servono perché da queste bisognerebbe poter analizzare le cose che non sono state fatte bene, le situazioni che non sono state studiate correttamente ecc ecc. insomma studiare insieme i vari aspetti e sicuramente (fatta la tara della situazione politica nazionale che spesso influisce ma non sempre),.la prossima volta andrà meglio! ciao

  11. @ intesomale: grazie per l’incoraggiamento, lo apprezzo davvero.
    In realtà non sono abbattuto, al meno non al punto di volermi ritirare dalla lotta. Però capisco che ho sbagliato molto degli ultimi 5 anni della mia vita politica. Almeno in questo contesto. Di cui può fregarmi poco, ma è il primo con cui mi confronto.
    Quindi devo ripensare un pò tutto il mio impegno….
    Quanto a vincere le battaglie contro i mulini a vento… in questo momento essere il Don Chisciotte mi interessa poco, molto di più mi preme evitare di finire come Werther o Cyrano…
    (naturale, come spiegava Denis Arcad ne “il declino dell’impero americano”: quando gli obiettivi sociali crollano, si ripiega sulla soddisfazione personale ed intima…)

    @ giovanotta: “perchè lottare solo quando la vittoria è certa? più bello quand’è inutile!” diceva il buon Cyrano! Non ho difficoltà a sottoscriverlo (e penso anche Camus…). In fondo le sconfitte ci stanno, questo non è un problema.
    Eppoi, ho avuto la fortuna fino ad ora di vincere e perdere con sufficiente frequenza per imparare da entrambe.
    Il problema, come detto, è stato il modo: un modo che mi aperto gli occhi (positivo) e fatto capire di aver sbagliato tutto personalmente (negativo). Molto negativo, perchè mi imporrebbe di fare politica in un modo che non so e non voglio fare.
    Gli errori li stiamo studiando (per quel poco che i compagni vogliono/ riescono a fare autocritica) e certo ce ne sono di contesto (slogan, manifesti, lista, alleanze). Ma per me il più grande rimane il metodo: se i programmi e gli obiettivi oggettivi contano meno del legame personale, per me come “politico” è finita.
    Grazie.

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