(cercando di evitare) il furto della vita

Una decisione che considero assurda e vergognosa da parte del Ministero della “giustizia” mi ha rovinato la giornata di ieri. Giornata cominciata sotto i migliori auspici: avevo ritirato il libretto per il I semestre di pratica forense senza complicazioni, avevo fatto una bellissima chiacchierata con Asja ed avevo ritirato il passaporto col visto per la Tanzania… giornata che si preannunciava ottima. Peccato sia intervenuto questo parere dal ministero, il quale, richiesto dal Consiglio Nazionale Forense (diciamocelo: la mamma di tutte le lobby degli avvocati) riguardo alla durata della pratica professionale (ridotta da 24 a 18 mesi) per coloro che l’avessero iniziata prima della conversione in legge del decreto “cresci-Italia” (24 gennaio) ha risposto che mancando una norma transitoria tutti costoro sono sottoposti al vecchio regime di 24 mesi.
Semplicemente un furto.
-E vorrei sapere cosa ne pensa il collega praticante e blogger ipitagorici, che se ho ben capito si trova anche più fregato di me….-

In fondo a me cambia relativamente poco: semmai, l’esame l’avrei comunque fatto nel dicembre 2013.
Mi sento, tuttavia, profondamente defraudato da questa scelta che trovo assolutamente ingiusta perchè dietro la pretestuosa mancanza di “norme transitorie” ignora alcuni principi giuridici fondamentali, quali la tutela dell’affidamento ed il principio di eguaglianza: tutela dell’affidamento, innanzitutto, perchè molti (supportati anche dalle decisioni dei vari Ordini Forensi territoriali!!) avevano programmato una pratica di 18 mesi; principio di eguaglianza, perchè la scelta del parere ministeriale costringe Ordini e praticanti a soluzioni aberranti al fine di consentire la regolare conclusione della pratica (soluzioni che potranno risultare facilmente discriminatorie per il solo fatto di essersi iscritti un giorno prima od un giorno dopo…)

La scelta del ministero la vivo come un furto, perchè è una scelta dettata da logiche astratte e lobbystiche. Un furto, perchè non ha alcuna considerazione per gli impegni che coloro che sono sottoposti a tale norma si sono assunti (sulla base di giustificate aspettative) costringendoci così a scelte che sacrificano le nostre aspirazioni di vita a miseri calcoli d’interesse.
Purtroppo, questo è l’atteggiamento tipico dello Stato italiano (ed ora capisco la reazione che tanto mi pareva ingiustificata da parte di mio padre con l’ultima riforma delle pensioni).
Nel mio caso il danno è banale: partendo fra due giorni per la Tanzania, mi sono impegnato a fare il prossimo semestre (da quando tornerò a settembre) presso un dato studio, il III semestre, confidando da maggio di esser libero di ripartire per dove avessi preferito. Ora, poichè durante il IV semestre la pratica all’estero è vietata, mi trovo bloccato in Italia per un altro anno almeno. Dovrei forse ora dire all’avvocato che a settembre non tornerò, perchè quei mesi sono gli unici che l’Ordine mi consente di svolgere all’estero? Non sarebbe corretto, per il suo affidamento, per i miei impegni presi. Su qualcuno si scarica sempre la fregatura.
Dato che sia dell’avvocatura, sia di vivere in questo paese mi interessa poco, mi sento profondamente truffato.

Tanto truffato che il ragionamento particolare mi spinge anche ad una riflessione  più generale sui progetti di vita di noi giovani (italiani).
Troppo spesso, infatti, ci troviamo a sacrificare ambizioni e sogni per piccoli passi ipocritamente garantiti come la pratica professionale, l’esame di stato, il titolo di avvocato….
Francamente sono stufo di tutto questo.
Mi sono stufato di un corso di laurea del quale già mi interessava poco ma che ho concluso solo perchè “così almeno hai il titolo”, perchè “hai iniziato un percorso ed ora ha senso finirlo”. Titolo? Un titolo inutile! …visto che con la mera laurea in giurisprudenza praticamente non si fa nulla. Senso? Quale esattamente?
E da settembre-maggio sino a dicembre 2013 sino poi all’ultima data dell’esame la logica sarà identica: “concludi quello che hai iniziato”. Concludere una cosa ricattatoria ed inutile, che ti lega ad una vita ai limiti della follia (per ammissione degli avvocati stessi) e che comunque non mi attrae così tanto.

Francamente non ci sto: per il 2013 avrò 27 anni, per la conclusione dell’esame potrei averne 28. La mia vita allora sarebbe troppo fossilizzata in questi schemi per cambiarla.
Se ci sono possibilità per inseguire i propri sogni, quelle sono ora.
Non ci sto. Allora, in attesa di ulteriori sviluppi (i quali, ci scommetto, prima di maggio arriveranno: la cosa è troppo intricata) mi riprometto una cosa semplice: non sacrificherò i miei sogni per obiettivi a breve termine verso i quali non ho alcun interesse.
Se a maggio 2013 la pratica sarà ancora di 24 mesi, io mi cercherò comunque un’occasione all’estero, anche a costo di sospendere la pratica, anche a costo di rinviare l’esame al 2014 o dopo!

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

10 thoughts on “(cercando di evitare) il furto della vita

  1. Per ora io sono perplesso.
    Sia per le motivazioni di questo parere, che all’incirca sono “per chi ha iniziato prima fare solo 18 mesi e non 24 è un grave nocumento all’organizzazione della pratica, al programma impostato”… ma quando mai ? Conosco un sacco di persone che fanno solo le fotocopie e la cancelleria o che scrivono solo decreti ingiuntivi e basta. Quale sarebbe il programma ? Ipocrisia delle ipocrisie.

    La seconda questione è economica. E se avessi già comprato i codici commentati ? E le altre spese ?

    L’unico aspetto positivo è che mi sono già dato abbastanza da fare per la preparazione, sia in penale sia in civile e questo studio già fatto di certo non mi farà male.
    Io sono dell’85 e finire tutto (se va bene) nel 2014 può anche andare bene(anche perchè erano questi i piani iniziali) però un anno in meno sarebbe stato meglio

  2. un mio giovane amico, avvocato, a 28 anni ha fatto il concorso per entrare nella carriera diplomatica e a 30 si è ritrovato Console in Francia dopo un breve apprendistato alla Farnesina.

    ci hai mai pensato? mi sembri tagliato perfettamente per questa esperienza…

  3. Purtroppo in Italia le norme cambiano di continuo e ti fregano di continuo. Succede a chi fa concorsi e se li vede annullare, chi li passa e si vede sorpassato da altri perché nel frattempo hanno inventato una ‘scuola ad hoc’, succede ai pensionati, succede agli esodati… La vera ‘incertezza del diritto’ non è data solo da una giustizia tartaruga e dalla velocità dei tempi della prescrizione (nel penale), ma da un legislatore schizofrenico che agisce in modo avventato.
    Ad ogni modo fa ridere pensare che la riduzione del periodo di pratica da 24 a 18 mesi rientri nel famoso pacchetto di liberalizzazioni vantato da Monti… proprio un duro attacco agli ordini, non c’è che dire!

    Quanto ai comprensibili risvolti economici di cui parla Bruno, è quasi ridicolo vedere l’incertezza in cui navighi, a prescindere da questi fatti, come ogni altra cosa qui in Italia, l’intera questione dell’esame di Stato: spulciando per la Rete potrete facilmente trovare le lamentele di persone che il fatidico giorno dell’esame si sono viste rifiutare alcuni codici commentati da altre corti ammessi e, addirittura, alcuni massimari che recavano il bollino ‘utilizzabile per l’esame di stato dell’ordine degli avvocati’… fantastico, no?

  4. Premettendo che di giurisprudenza non so un bel niente, mi limito a commentare il tuo intento. Ed è FALLO. Fai quello che ti senti, quello che vuoi, non quello che dovresti fare, non tutti i percorsi intrapresi sono da portare a termine. Non se vanno a scapito di quello che vorremmo veramente. La vita è troppo breve per passarla a combinare compromessi. Proprio perchè nulla è certo fa solamente quello che vuoi, che ad adattarsi, farsi bastare le cose o, peggio, adagiarsi in uno schema valido per i prossimi 50 anni si fa sempre ora. Prenditi la qualità di tempo che vuoi, esigilo da te stesso. Realizza i tuoi propositi. Se lavori per te, non potrai che averne benefici. Sempre e comunque.

  5. Lasciamo perdere Carlo sull’argomento di cui parli… meglio stendere un velo pietoso.
    Come è meglio non parlare che per 40 e fischia anni passare l’esame a Reggio Calabria era talmente una passeggiata che andavano a fare la pratica in Calabria migliaia di persone…

  6. In effetti, se ti sei stufato, fai bene a seguire le tue legittime aspirazioni. L’episodio mi sembra confermare una certa qual approssimazione da parte di questo Governo, che sembra pensare: intanto m’invento la legge, poi quando usciranno i ‘casi particolari’ in qualche modo si farà (vedi la vicenda surreale degli ‘esodati’). Insomma, sembra che nel loro essere tecnici, nel loro pensare ‘noi sappiamo, voi no’, questi agiscano spesso con una superficialità e un’approssimazione addirittura superiori a quelle della classe politica…

  7. Pingback: perché | redpoz

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