pole pole (quarto dispaccio)

Ancora non ho trovato un appartamento, o almeno non ho ancora trovato qualcuno con cui condividerlo. Quindi spero sinceramente di levarmi di torno questa rogna quanto prima.

Intanto pero`, ho sperimentato il life-style delle Nazioni Unite in Africa: pole pole, “take it easy”, prendiamocela comoda.
Che fosse cosi` per gli africani lo si sapeva, ma pensavo che alle Nazioni Unite i ritmi fossero un po` piu` occidentali… invece no!
Inizio dell`internship previsto per il primo giugno, oggi 31 maggio sono…. in ufficio! Davanti un pc altrui senza ancora ne` un supervisor, ne` una postazione. Mi sono presentato in anticipo per assistere ad un`udienza e gia` che c`ero mi hanno anche immediatamente fatto il “check-in”.
E, da quanto capisco, e` cosi` per tutti i nuovi intern: si arriva quando si vuole, si parte quando si  vuole.
Supervisor? Mah, si`, a seconda dei casi…
Grande liberta`, grande tranquillita`…. ma stiamo scherzando???

Pensavo di aver visto tutto in Cambogia, tribunale “cazzone”, bistrattato dai media e dalla politica internazionale. Ma qui? Qui siamo nella “top five” della giustizia internazionale e lo stile di lavoro e` questo.
Quando si dice “adattarsi al luogo”.

Spero che anche questa impressione si riveli errata.

Ci sara` da ridere.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “pole pole (quarto dispaccio)

  1. A sto punto sono curioso di capire se, nel caso tu ti mostrassi parecchio ‘solerte’ e industrioso, magari sorgessero problemi da altri, abituati a quello che mi pare sia un solenne fancazzismo… Chissà, magari ti fanno Ministro della Giustizia…

  2. caro red, in generale gli europei che vanno a lavorare in Africa ci vanno con una mentalità neocoloniale, che è il loro modo di integrarsi nella cultura locale, della quale assimilano subito il gusto del disimpegno e della rilassatezza, considerando che già si sono sacrificati troppo ad andare sino a lì e a rinunciare ai loro standard di vita occidentale.

    ma quel che ho visto (indirettamente) ad Addis Ababa sul modo di impiegare gli aiuti umanitari dell’Onu andava oltre ed era qualcosa di mostruosamente inaccettabile: i funzionari soggiornavano all’Hilton in camere da 500 dollari a notte e i grandi capi in suites da 4.000 dollari a notte, ripeto, e gli alberghi sono di proprietà degli sceicchi arabi, che in questo modo si pappano gli aiuti per la lotta alla fame in Etiopia.

  3. @ il sonnambulo: mai come ora capisco la verita` in quelle parole di Battiato!
    Che non e` una cosa negativa, una vita piu` rilassata ci farebbe molto bene in “occidente”, ma un minimo di organizzazione ci vorrebbe… soprattutto da parte dell`ONU!

    @ Marcello: mah, francamente non credo di correre questo rischio… diciamo che ci si abiuta in fretta. Al massimo, se fossi cosi` solerte, gli risulterei incomprensibile.

    @ bortocal: anche in Cambogia ho visto cose simili a quelle che descrivi, ed e` gravissimo, oltre che triste. Qui pare un po` meglio (un`impiegata con ottimo stipendio vive nello stesso posto degli interns….), ma vedremo. Semplicemente, i funzionari ONU guadagnano troppo. Credo che una riforma saggia sarebbe quella di parametrare gli stipendi al luogo dove lavorano (ok, un po` superiori) e fornire loro maggiori servizi (biglietti aerei) ed indennita` al termine del servizio.
    Difficile scrollarsi una mentalita` neocoloniale di dosso… praticamente ogni cosa che si fa, sortisce un effetto simile. Un po` di rilassatezza, anche nell`impegno, va bene. Ma, mi ripeto, questo non deve compromettere la funzionalita` e l`organizzazione complessiva.

  4. ehilà! Red che mi combini,,? ti avevo lasciato titubante e ti ritrovo a Nairobi! 🙂 bello..
    guarda, a me per il mal d’Africa sono bastate due settimanelle di Tunisia anni fa, il deserto e le oasi,
    i bambini che ti offrono le rose del deserto in cambio di una penna biro.. altri ritmi.. come un ritorno
    alla Madre Terra, un po’ banale eh? beh prendi tutto il bello che puoi, e stai attento anche, pure in Kenya c’è tanto distacco tra la vita degli occidentali (turisti o lavoratori) e quella di chi è nato lì.
    Take care e raccontaci quando puoi, ciao!

  5. @ Bruno: purtroppo e` cosi`…. in parte, la cosa e` comprensibile: vivere nel terzo mondo non e` facile ed in qualche modo ci si puo’ aspettare un abbassamento degli standard professionali. In fin dei conti, e` molto difficile essere costantemente concentrati quando tutti i colleghi locali soffrono di un certo lassismo. E allo stesso tempo, si tende a compensare il sacrificio del trasferimento con alcune pretese economiche…

    @ intesomale: piu` o meno e` cosi`. Ed anche in quel caso, siamo solleciti solo nel reagire, mai nel prevenire.

    @ giovanotta: un ritorno alla madre terra, un tuffo in un`altra epoca… chiamiamola come meglio ci pare, ma sempre quella e`: un contesto totalmente diverso rispetto al quale ci si deve adattare.
    Il distacco fra locali e stranieri e` evidentissimo: per quanto si possa andare nei mercati locali, per lo piu` non saranno mai veramente frequentati dagli espatriati.

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