quinto dispaccio: TIA

This is Africa!

Sembrerà una banalità, ma prendiamolo come un dato di fatto: alcune cose sono proprio come ci hanno sempre raccontato, come abbiamo sempre creduto anche se non ci volevamo credere.
Altre no, per esempio ad Arusha e dintorni ho visto pochissimi mendicanti e nessun bambino con la pancia sproporzionata e gonfia d’aria che muore di fame.
Intendiamoci, il contesto è particolarissimo: una città che è un importante centro turistico e commerciale, con una presenza di muzungo ormai stabile da diverso tempo (tramite il Tribunale) che certamente alza il tenore di vita. Una città con un tasso di crescita fra i più alti della regione.
Comunque, l’Africa (la Tanzania) è povera, ma quasi mai muore di fame. Che, certo, non vuole, né può essere una giustificazione per la situazione attuale.
Situazione nella quale, bisogna dirlo, incidono anche molti fattori “locali” che ancora non sono stati superati: la disorganizzazione, l’incapacità o involontà dei locali di fare progetti (sono pagati a giorni, perché con lo stipendio mensile andrebbero ad ubriacarsi e non tornerebbero a lavoro), il ritmo della vita “pole pole”…

Altre immagini invece sono immutabili: le piantagioni di caffè, verdi e lussureggianti, i resorts “coffe lounge” frequentati solo da stranieri e ricconi locali, i fuoristrada tinti di beje i cui passeggieri sono solo bianchi ed i dala dala (autobus locali) sovraffollati nei quali si carica di tutto (galline, capre, passeggeri) oltre ogni limite immaginabile o i mercati tipicamente “africani” con venditori per lo più accovacciati per terra davanti ad un telo di plastica su quale ordinano frutta e verdura. Il tutto, in genere, senza una vera struttura, ma semplicemente in uno spiazzo di terra battuta nel quale si trovano maleodoranti rivoli e rifiuti organici (foglie, bucce, frutta) e non.

Ecco, una delle cose che sto affrontando in questi giorni è “l’acclimatamento” igienico- sociale: ovviamente mi è impossibile comprare giornalmente frutta e verdura “certificata” da i grandi supermarket cittadini (che, probabilmente, semplicemente rincarano il prezzo di quella comprata da un mercato locale…) o andare in “lussuosi” ristoranti per occidentali, così mi sto adattando agli standard locali. Che è normale: vivendo qui si devono prendere gli usi del luogo, altrimenti tanto vale restare in Italia.

Ciò non di meno, la cosa richiede una certa preparazione mentale e fisica nell’abbassare i propri (giustificati o meno) limiti di tolleranza e sopportazione. Immagino già la faccia schifata di tanti parenti, amici e conoscenti se facessi loro provare ciò che mangiato negli ultimi giorni: credo vomiterebbero all’istante. Eppure, pur con la tranquillità di tutte le vaccinazioni, non ho avuto alcun problema.

La seconda questione da affrontare è invece il rapporto con gli stereotipi ed i cliches sull’Africa che continuo a ritrovare. Come sopra, in buona parte tutto questo dipende dal contesto in cui sono inserito: contesto “edulcolorato” dalla presenza straniera. Ciò non di meno, gli stessi stereotipi paiono confermati anche in situazioni non marcatamente influenzate dalla presenza di muzungo, come le piantagioni di caffè fuori città o i mercati più locali (di muzungo, onestamente, lì se ne vedono davvero pochi).

Davvero non so come leggere questo dato: come conferma della nostra ignoranza o come ammissione del buon lavoro fatto dai media e dai resoconti di viaggio occidentali?
Ecco alcuni dati di fatto:
– l’Africa è calda: nonostante i 1400 e la stagione invernale, nonostante le lamentele di diversi colleghi ed occidentali, qui si sta benissimo in maglietta corta anche alle 22.00, salvo –magari- quando c’è un po’ di brezza;
– in Africa il sole “picchia”: col cielo coperto dei primi giorni, avevo sottovalutato la questione della crema solare, bhè, senza patemi mi sto leggermente abbronzando testa ed avambracci semplicemente camminando per una quarantina di minuti al giorno…
– l’Africa è lussureggiante nella vegetazione: gli spazi non urbanizzati rivelano sprazzi di giungla con alberi ornati da grandi fiori dai colori vivaci e bouganvilles variopinte. L’impressione complessiva non è sconvolgente (ma forse siamo troppo abituati per lasciarci sconvolgere), ma onnipresente;
– in Africa la vita scorre con altro ritmo;

– gli africani sono profondamente religiosi. Credo la cosa abbia a che fare con un diverso grado di “modernizzazione”, ma qui tutti frequentano le chiese come nell’Italia degli anni ’50, o le moschee, e sono francamente stupefatti quando sentono qualcuno dichiararsi “non credente”. Credo anche che la cosa abbia un forte scopo di socializzazione: qui mancano o sono ridotte molte occasioni per socializzare che invece abbiamo in Europa (bar, parchi, piazze, palestre e campi sportivi…), così le differenti chiese svolgono anche questa funzione di luogo di incontro… è un caso che anche gli occidentali “riscoprano una spiritualità” in Africa? Credo di no: meglio andare in una chiesa, piuttosto che passare una giornata gironzolando senza scopo in nessun luogo.

-Ah, per concludere: l’Africa è lontana. Lontana da tutto, lontana dal praticanto forense, dai capi idioti, dalle lezioni noiose, dalle udienze stupide, lontana da Asja… tanto lontana da far dimenticare.
Se “Cuore di tenebra” di Conrad si svolge proprio come per il colonnello Kurtz in “Apocalypse now”, l’Africa è senza dubbio tale, anche senza bisogno di andare in mezzo alla giungla.
[non riesco a caricarla, guardatevi il discorso di Kurtz alla fine del film…]

Bene, anche per oggi una carrellata di stereotipi ed ovvietà.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “quinto dispaccio: TIA

  1. non continuare a definire banali questi dispacci, solo per farti dire che non lo sono! 🙂

    occuparsi criticamente delle banalità non è mai banale, è molto più banale non farlo e lasciar perdere.

    in ogni caso continuo a leggere avidamente, e basta!

  2. Se ti consola, qua in Liguria ormai abbiamo un clima caldo umido pluviale 🙂

    Davvero interessanti questi dispacci, mi ha incuriosito soprattutto il passaggio sulla spiritualità e la religiosità…

  3. I tuoi dispacci sono sempre interessantissimi, perchè sono veri e propri diari di viaggio di un occidentale alle prese con una realtà così distante dalla sua. Se mi concedi una battuta, hai già visto qualcuno della Lega… da quelle parti per investire un pò di soldi del partito? 🙂

  4. @ bortocal: in effetti ero indeciso se definirli “banali” o “ovvi”…. forse la seconda era meglio.
    ovviamente non lo faccio per autocelebrazione, solo perche` mi stupisco del loro riscontro.
    comunque concordo sul fatto che non e` banale riflettere sulla banalita`.

    @ Bruno: immagino!! gli ultimi giorni di maggio in veneto mi erano fatali… sono venuto in Africa per godermi il fresco!!
    anche io sono rimasto colpito dall`aspetto spirituale… specie per gli stranieri.
    quanto alla lontananza, fa molto bene: aiuta a resettare le proprie aspettative, emozioni, percezioni e prospettive. fa capire quanto certe cose siano piccole e stupide….

    @ RW: battuta legittima! in effetti e` diventata un topos abbastanza comune fra noi italiani espatriati in Tanzania (per il momento siamo in 4)

  5. È molto interessante il tuo punto di vista , e leggo molto volentieri le tue riflessioni mai banali. Ciao,… Ti manca il rugby?

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