tanto casino per nulla… (settimo dispaccio)

Capita, a volte, che ci si debba scontrare con gli altri per questioni che a loro paiono insignificanti, mentre per noi sono essenziali. Questioni “di principio”, come si suole dire, rispetto alle quali spesso non c`è alcun modo di comprendersi, appunto per il valore totalmente diverso attribuito al punto. Inoltre, queste questioni possono essere estremamente rognose, sollevare problemi considerevoli, ritardi e complicazioni. Insomma, sono questioni “rognose”. Ma essenziali.

Una di queste la sto affrontando in questi giorni con l`ufficio IT delle Nazioni Unite-ICTR: il nome del  mio indirizzo e-mail…
Problema decisamente secondario, visto che da oltre una settimana attendiamo un pc efficiente, una connessione ad internet ed ai server esterni per accedere ai materiali del Tribunale e cominciare a lavorare. Decisamente secondaria, tanto che quando ho chiamato per sincerarmi della questione hanno cordialmente insistito chiedendo quanto fosse importante, se si riuscisse comunque a contattarmi e precisando che sarebbe stato lungo, complicato e difficoltoso.
In poche parole “non seccare troppo, ragazzino, che abbiamo cose più importanti da fare”.
E come non dargli ragione? Per esempio, potrebbero darmi del lavoro da fare….

Ma la questione non è proprio secondaria per me, anzi: è essenziale.
Stiamo parlando del mio nome, del mio “biglietto da visita” esistenziale, la prima e principale presentazione della mia identità agli altri… insomma, la percezione del mio “io”.
Inizialmente, la cosa mi aveva solo parzialmente seccato perchè l`indirizzo assegnatomi corrispondeva al mio vecchio soprannome al liceo… insomma, non vengo alle Nazioni Unite per essere chiamato come al liceo!
In qualche modo, non sono -più- quella persona.
Tanto più che in Cambogia non hanno avuto alcuna difficoltà a comprendere correttamente il mio cognome e adeguare l`indirizzo e-mail.
Ma, aldilà della mera coincidenza con il soprannome, mi sembra che il problema sia più radicale: un nome non è un dettaglio per una persona. Come dicevo sopra, è la prima presentazione del nostro essere per gli altri; ha un significato; ha un`influenza sul nostro agire ed essere.
Chiamarsi “ciccio pasticcio” ha un significato ben diverso rispetto ad “Alessandro il grande”.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “tanto casino per nulla… (settimo dispaccio)

  1. Sicuramente l’assegnazione di un indirizzo di posta elettronica all’interno di un’azienda o un’organizzazione è cosa importante. Oltre alle giuste osservazioni da te fatte, certifica l’appartenza di quella persona all’ente per cui lavora, ne garantisce l’organicità e ne autorizza le comunicazioni. E, certo, anche solo per una mera questione di immagine professionale, quell’indirizzo non può essere costituito da un nomignolo.

    P.S.
    Ma i dispacci 6 e 7?

  2. Stavo giusto studiando stamattina il “diritto al nome” e i vari mezzi di tutela contro usurpazione, uso abusivo etc… che coincidenza !
    Comunque non bisogna trascurare le piccole cose, sono fondamentali. E un nome, il proprio nome, certo non è una piccola cosa, anzi !

  3. anche io reclamo i dispacci 6 e 7.

    l’impressione (ma non ti sto dicendo niente di nuovo) è che tu sia caduto in un una tipica organizzazione autoreferenziale che passa il suo tempo a creare casini interni per nascondere la propria inutilità e mancanza di operatività…

  4. per tutti: i dispacci vengono in modo un pò spontaneo, li abbozzo e li pubblico quando mi paiono pronti. Quindi il sesto sarà pronto a breve, quanto al settimo: è stata una svista nella numerazione data appunto dall’irregolarità.

    @ RW: non esageriamo però, perchè comunque parliamo di un internship di tre mesi in un ente che al massimo fra un anno sarà chiuso…. E ovviamente non possono sapere della coincidenza con il soprannome.
    Ma ciò non toglie che un nome sia un nome!

    @ Bruno: guarda i casi! Chiaramente, sono d’accordo con te… ma prova tu a spiegarlo ai tecnini IT!!

    @ bortocal: ma l’ONU fa sempre casini! Credo ormai sia nella sua natura: come ogni grande organizzazione, soffre di immani carenze organizzative e si vede in ogni piccola cosa.
    Comunque, personalmente non credo nell’inutilità dell’ICTR (eh, già, altrimenti non sarei qui…) aldilà degli obiettivi altisonanti coi quali è stato creato, il Tribunale sta facendo un lavoro non marginale nel a) far pagare i maggiori responsabili del genocidio del ’94; b) creare una memoria storica degli eventi; c) fornire un minimo (minimo!!) di conforto alle vittime.
    Di certo ci sono molti punti da migliorare, ma non la vedo in modo totalmente negativo come seconda esperienza di diritto penale internazionale.

    • certo, per fortuna è così, e l’esperienza è positiva per te comunque. non dico neppure che il lavoro che fai sia superfluo né dal punto di vista individuale né da quello collettivo.

      però l’impressione che invece la struttura in cui lavori non condivida troppo il tuo giudizio positivo sulla sua propria utilità e tenda istintivamente a tirare a campare, in me resta; però apetto nuovi dispacci, e magari il giudizio cambierà. 🙂

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