il flusso del tempo (ottavo dispaccio)

Ho già parlato del tempo in Africa? Mi pare di avervi accennato dicendo come in Africa il tempo abbia un ritmo totalmente diverso da quello “occidentale”:  i ritmi di lavoro e di vita sempre pole pole, le interminabili ore morte…

Ma credo di aver anche scritto da qualche parte che un viaggio in Africa è anche un viaggio nel tempo, vivere ad Arusha da frequentemente l`impressione di vivere in un altro secolo.
Non di rado mi trovo a pensare quanto affascinante e misteriosa doveva essere l`Africa negli anni `60-`70 con la decolonizzazione, il potere che passa di mano alle elites locali, la convivenza fra bianchi e neri o fra diverse tribù (per la cronaca: 129 differenti solo in Tanzania) ed i nuovi leaders e nuovi Stati che emergono dal nulla, in una logica assolutamente sconosciuta prima in questa parte del mondo: la “modernizzazione” in corso.  Poi, generalmente, mi guardo attorno e constato che in fondo la situazione non è molto diversa: certo, ha perso un pò del suo fascino misterioso, ma mi sembra che larga parte di esso sia ancora intatta.
Come? Perchè? In realtà ho l`impressione che ciò dipenda in una qualche misura dall`approccio verso il quotidiano scorrere del tempo degli africani: gli autobus, per fare un banale esempio hanno degli orari stabiliti, ma la pratica è che partano quando effettivamente funzionanti o quando tutti i posti sono stati occupati, con la logica conseguenza di avere un`affidabilità minima per la tempistica. Cosa ancora peggiore per i trasporti, essendo le strade spesso pessime le 5 ore previste possono essere tranquillamente 7 o 8.
Tutto questo, è la mia impressione, spiega anche il ritmo pole pole: inutile affannarsi nella puntualità se minimi inconvenienti possono sconvolgere piani, intenti e propositi.

Ma è vero anche il contrario: il ritmo costantemente rilassato ed impreciso dei locali ha come conseguenza l`inaffidabilità di qualsivoglia orario prestabilito.
La cosa mi sembra caratteristica dell`Africa, o almeno di questa parte d`Africa, perchè in Cambogia un minimo di tempistica “oggettiva” esisteva.
La differenza con l`Asia che ho conosciuto è da questo punto di vista sconvolgente: è come se in Asia la modernità si sia fatta almeno un pò strada, mentre in Africa quasi non sia presente (come ho già scritto per i rapporti professionali ancora legati a logiche di amicizia e simpatia).

Piccolo inciso: non voglio alimentare stereotipi culturalisti, ma mi sembra che con queste premesse difficilmente l`Africa potrà sollevarsi dal suo sottosviluppo, non è un caso se le nuove grandi infrastrutture sono costruite dai cinesi (anche con loro manodopera), se le comunità asiatiche sono le più industriose e ricche. Sottosviluppo che non vuol dire povertà, perchè -come ho scritto- di povertà estrema ne ho vista poca. Anzi, i mercati sono brulicanti di venditori e frutta e verdura abbondano. Ed i poveri (per gli standard locali, perchè il confronto con i nostri sarebbe insensato) sono comunque inseriti in un contesto di relazioni sociali che garantisce loro un minimo di assistenza da parte della comunità. Mai dello Stato, che è praticamente assente.
Ed ancora una volta torniamo all`oggetto del settimo dispaccio: manca un supporto sociale oggettivo ed impersonale, offerto da un`organizzazione astratta come lo Stato, mentre l`aiuto concreto dipende interamente da rapporti di amicizia e simpatia o appartenenza ad una stessa comunità.

Ed ecco così il viaggio nel tempo. Perchè l`effetto di questi fattori convergenti è proprio quello di riportarci indietro in un`epoca avventurosa, nella quale anche i minimi progetti potevano essere stravolti dal caso, anche la quotidinatità era avvolta dall`incertezza.
Un`epoca per molti versi lontana dalla modernità, dalla precisione oggettiva degli orari prestabiliti, delle scadenze regolari e della razionalità.

Forse la giungla di Kurtz e di “Cuore di tenebra” è stata abbattuta in varie regioni, ma quella tenebra dell`imprevedibilità delle azioni umane rimane intatta.
L`Africa è ancora il mistero.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “il flusso del tempo (ottavo dispaccio)

  1. Fare il salto a Monaco per me è stato l’esatto contrario. Da orari indicativi sono passato ad una perfetta puntualità. Abituato a buttar via una mattina per fare una commissione che richiedesse cambiare più autobus, mi sono ritrovato tanto di quel tempo in più grazie alle metro che all’inizio non riuscivo a gestirlo. Il primo week end sono andato in sclero a far passare il tempo. Poi ci si abitua anche a questo ritmo. Difatti alcune volte mi sembra di aspettare la metro un eternità. Quando si dice che al meglio ci si adatta subito…

  2. interessante, come sempre: la tua esperienza in Tanzania coincide con la mia in Eritrea di quattro anni fa: lì un appuntamento aveva un arco di variabilità possibile di 24 ore! ti garantisco che mi incazzavo di brutto, in modo molto anti-integrazione-culturale, e un tassista che doveva portarmi a Massaua, ad un costo peraltro favoloso,, presentatosi con due ore di ritardo, non mi ha trovato.

    una seconda osservazione sull’Africa delle relazioni interpersonali (ma mica poi così lontana dall’Italia) che si sostituiscono allo stato: tu dici che è un tuffo nel passato, e hai ragione. ma potrebbe anche essere un’anticipazione del futuro…

    • vivevo in Germania e lavoravo per il Ministero degli Esteri in quel periodo, e sono stato tre settimane all’Asmara per motivi collegati al mio lavoro.

      se vuoi, guarda http://www.youtube.com/watch?v=pd7izdpx6LQ e gli altri tre video miei sulla incredibile ferrovia Asmara – Massaua (vista solo per il primo tratto fino a Nefazit): trovo particolarmente interessante il quarto per la sfilata dei bambini di una scuola islamica.

  3. @ Marcello: aaaaha, sarebbe un`idea, ma vuoi mettere la scusa di lavorare per le Nazioni Unite ed andare in un altro continente???

    @ torquitax: anche qui il primo fine settimana è stato da sclero per far passare il tempo. Non si sapeva che fare…
    Molto interessante comunque la constatazio che anche l`improvvisa puntualità può dare problemi di adattamento. Non ci avevo pensato, ma in effetti in Germania leggevo molto di più….

    @ bortocal: oddio, una variabilità di 24 ore ancora non l`ho vissuta… sarebbe un casino pazzesco. Ovviamente dopo un paio d`ore smetterei di aspettare come hai fatto tu.
    Anticipazione del futuro, dici, sulle relazioni personali? Ipotesi suggestiva, potenzialmente fondata in un mondo futuro con altissima scarsità di risorse.

  4. Fai l’operatore in qualsiasi centro d’accoglienza dove ci siano africani e il concetto tempo nn esiste. In Albania del nord invece era come il nostro sud insomma i 15 min di ritardo ad un appuntamento nn vengono visti come ritardo. In Kossovo invece la puntualità esiste …

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