la considerazione degli altri (tredicesimo dispaccio)

Vivere in Tanzania impone un approccio totalmente diverso al proprio “io” ed agli altri.
Il concetto non è facile da chiarire, ma possiamo dire che qui vige un diverso genere di considerazione per le persone. In buona sintensi, gli atti socialmente significativi, che danno significato all`interazione personale o sociale, sono totalmente altri rispetto ai canoni occidentali.
A questo proposito, vi ho già fatto l`esempio della cortesia e dei formalismi che accompagnano ogni interazione e vi ho già detto come possono essere esasperanti.

Ma ancora più esasperante è dover rispondere qualche decina di volte “no grazie” ai più svariati venditori ambulanti, procacciatori d`affari o semplici locali che sperano in un affare o desiderano semplicemente chiacchierare durante una passeggiata di 15 minuti. Ad un certo punto, si corre veramente il rischio di diventare offensivi, tanto indispettisce la loro insistenza.

Ma perchè questa insistenza?
Ho cercato di capire da cosa dipendesse: da fatto che non comprendono l`inglese? dal mio pessimo swahili nel dir loro “no”? dal disperato bisogno di denaro?
Nessuna di quest risposte mi pare soddisfacente.
La conclusione cui sono piuttosto giunto è che qui in Tanzania esiste un concetto totalmente diverso di considerazione dell`altro.
Perchè quando si risponde tre volte “no grazie” (hapana asante) per i nostri standard occidentali, dovrebbe essere ben chiaro che l`interlocutore non è interessato alla conversazione o al commercio. Non così qui: qui l`interazione può proseguire ancora a lungo, molto a lungo, almeno fino a che non la si tronca, per lo più allontanandosi ignorando l`interlocutore. Ciò è senza dubbio scortese, ma efficace.
Il mio coinquilino ha passato l`intero pomeriggio di sabato a chiacchierare in un bar di Kondoa con una guida turistica locale, senza avere alcuna intenzione (ed avendolo chiaramente detto all`inizio) di fare alcun tour della zona.
È allora fondato suppore che questi standard non siano affatto universali, ma culturalmente determinati e quindi per lo più incomprensibili qui in Tanzania.
Un pò come la stretta di mano: qui non ci si da semplicemente la mano, qui si stringe la mano, si afferra il polso dell`altro e si stringe nuovamente la mano…

Ecco, allora la conclusione è che la considerazione dell`altro è culturalmente determinata: mi viene quasi da dire che qui non se ne ha alcuna, almeno alcuna per il singolo. Infatti, praticamente non interessa affatto di indispettire l`altro, di infastidirlo: il singolo preso di per se` non conta granchè, quello che conta è la sua interazione con gli altri.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

3 thoughts on “la considerazione degli altri (tredicesimo dispaccio)

  1. Ciò spiega perché gli abitanti della Tanzania sono particolarmente predisposti alle gare di fondo, o alla Maratona: dalle maratone verbali a quelle fisiche, il passo è breve: evidentemente è un’altra applicazione del concetto di ‘resistenza’: lo scopo è insistere fino a fiaccare le difese dell’interlocutore che, esasperato, esclama: te dò tutto quello che voi, basta che te levi dai piedi… 😉 Come già scrissi a suo tempo, anche in questo caso torna alla mente l’approccio dei venditori di libri fuori dai punti vendita di certe grandi catene capaci, se ti fermi, di non mollarti più…

  2. @ RW: in quel caso, saremmo veramente f…..regati!!

    @ crimson: in realtà sono i kenyoti ad essere particolarmente forti nelle gare di fondo (e gli etiopi). Di tanzaniani non ne ho mai sentiti.
    Quindi, spiacente, ma il paragone non regge. Specie visto che i kenyoti non sono particolarmente socievoli (come ho scritto in un altro post)

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