addio sig. Ngirabatware (quindicesimo dispaccio)

Probabilmente per scrivere correttamente questo post dovrei violare qualche dozzina di clausole di confidenzialità con l`ICTR… ma poco importa, visto che gli atti del processo sono tutti pubblici e chiunque ora può andarseli a vedere.

Dunque ieri si è concluso il processo ad Augustin Ngirabatware (del quale vi ho già accennato nel decimo dispaccio).

Il bravo sig. Ngirabatware (o Augustin, come alla fine dell`arringa lo chiamava il suo avvocato nel chiedere tutte le attenuanti possibili, se non la piena assoluzione), originario di un piccolo paese nella prefettura di Gisenyi (presso il lago Kivu, al confine col Congo), dottorato in economia all`università di Friburgo, membro del partito di governo MRND e ministro della programmazione economica nel governo del presidente Habyarimana fino al suo assassinio nel 1994 e nel successivo governo provvisorio che ha “gestito” il genocidio nonchè genero di Felicien Kabuga -ultimo imputato del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda.
Ultimo, dopo di lui tutto passerà alla giurisdizione nazionale del Ruanda e del “Mechanism” per i pochi (3) maggiori ricercati ancora in fuga (leggasi Kabuga ed un paio di ufficiali).

Le ultime tre udienze, con le arringhe conclusive, sono state un momento di…. altissimo diritto? No, in verità non direi: la pochezza mostrata dai pm durante tutto il processo è stata ancor più evidente durante i “final arguments” nei quali la difesa li ha praticamente schiacciati.
Ma questo non basta a fare un giudizio. Anzi, vuol dire comunque poco fino a che non si vedono le prove.
Ecco, le prove magari sono un problema maggiore: perchè la scelta di perseguire Ngirabatware solo per i crimini commessi nel suo paese natale restringe moltissimo la libertà d`azione dei prosecutor rispetto a accuse più vaste su tutto il territorio nazionale, magari dalla capitale e dalle riunioni di governo a Kigali.
Poi c`è il problema dell`alibi: Ngirabatware ha diversi elementi per affermare di non essere stato in Ruanda e nel suo comune natale per diversi momenti del genocidio (viaggi fra Africa ed Europa, in parte confermati dal suo passaporto).

Se verrà assolto o condannato lo decideranno i giudici, ma le considerazioni in ogni caso saranno notevoli: le prove sono sufficienti? meglio (“meglio” per la coscienza storica, per le responsabilità dell`imputato….) concludere questo Tribunale con una condanna od un`assoluzione? quanto i giudici sono “pro-prosecution” (generalmente parlando)?

E soprattutto: a cosa è servito l`ICTR? Ha riportato della pace in Ruanda? Ha portato della giustizia? Le domande sono ancora tutte aperte, ma credo di poter rispondere almeno in parte dicendo che il Consiglio di Sicurezza nel creare questo Tribunale si è posto un obiettivo “one bridge too far“, un pò troppo ambizioso.
Questo semplicemente non è lavoro da tribunali.

Lavoro da tribunali è giudicare sulla responsabilità individuale degli accusati.
Ciònondimeno, essere in aula durante le ultime udienze è stata una grande soddisfazione, un piccolo grande onore nel sapere di contribuire ad un passaggio chiave della giustizia penale internazionale.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

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