uno strano paragone (diciottesimo dispaccio)

Questo post probabilmente farà arrabbiare qualcuno, quasi sicuramente offenderà tutti quelli coinvolti nel paragone. Ma da tempo cerco un`immagine adeguata per descrivere la società africana rispetto agli standard occidentali (moderni) e per quanto questo non sia originiariamente mio, lo covavo da tempo.

La vita in Africa è una mafia.

Spero l`affermazione non sia troppo offensiva ne` troppo forte, cercherò di spiegarmi: come accennavo in svariati post precedenti (dispacci 7, 8 e 13 oltre ai commenti 16 e 17) la vita in Africa (o, almeno, in Tanzania) anche nelle zone urbane è intrisa di legami personali fortissimi che travalicano i rapporti impersonali dettati dal ruolo o dall`incarico del caso.
Qui è questione di conoscenza e di appartenenza.

Come mi spiega un amico dallo Zimbawe: pur essendo un perfetto idiota, alle elezioni un candidato dell`etnia maggioritaria (xhosa- oltre il 75%) avrà la certezza di vincere contro un candidato di un`etnia minoritaria, pur mille volte più qualificato.

In Africa i rapporti personali non sono mai rapporti “funzionali” di una società differenziata in cui l`”io” del singolo assume un valore secondario rispetto al suo specifico incarico. Piuttosto, è un incessante relazionarsi di soggetti connessi per appartenenze comuni o l`instaurarsi di una sorta di “amicizia”.

Per tornare ad un esempio concreto, il nostro padrone di casa ci ha detto sin dal primo giorno che eravamo “famiglia”. Inizialmente trovavo la cosa una formula di cortesia. Oggi, dopo settimane di costanti telefonate per sapere come stiamo, inviti a cena ed insistenti (fin troppo) richieste di passare a salutare o presentarci agli altri inquilini, comprendo che è esattamente ciò che intendeva.

Lo stesso padrone di casa vanta innumerevoli conoscenze in giro per la città ed il Paese, conoscenze rispetto alle quali può sempre chiedere favori e cortesie e che potranno sempre fare altrettanto nei suoi confronti (trovarci un alloggio in un remoto villaggio, comprare beni a prezzi di saldo, assicurarci un trasporto…).

Rapporti di amicizia, dunque, basati anche sullo scambio di favori, di cortesie. Scambio che è esso stesso intimamente personale e mai mediato da un astratto “dovere”.
Come ho scritto tempo fa: nessuno qui può obbligare qualcuno a fare qualcosa che non vuole per qualcuno che non gli piace.

“Mafia” è stato detto. Ebbene, direi di sì: perchè qui, come nella mafia, i rapporti personali sono più forti di qualsiasi norma astratta e generale. Qui il legame con la “famiglia” o con gli amici è incommensurabile rispetto ad astratti doveri e ruoli.

***
Aggiornamento. Ripensavo al tema in oggetto e credo si necessaria una precisazione: nella modernità, ogni persona è “spersonalizzata” e ridotta alle proprie funzioni, a prescindere dalle caratteristiche soggettive. Di conseguenza, è perfettamente sostituibile.
Di fatti, la modernità si fonda sulla sostituibilità di tutti. Al contrario, la pre-modernità si basa sul presupposto dell`unicità.
Quindi, un sistema impersonale (pensiamo semplicemente ad un trasporto pubblico regolare) non potrà mai funzionare dove la relazione personale prevale su quella professionale, ne`, similmente, dove mancano le risorse per creare una totale sostituibilità

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

9 thoughts on “uno strano paragone (diciottesimo dispaccio)

  1. In effetti, l’idea è quella: dopotutto – al netto dello sviluppo nel tempo delle attività criminali – la mafia nasce proprio come una rete di legami interpersonali che operano in luogo delle norme ‘istituzionali’… un altro paragone che mi viene in mente è quello con la massoneria: anche lì si parla di ‘scambi di favori’ tra appartenenti ad una medesima ‘cricca’, che se infischino di tutto il resto….

  2. l’indipendenza dalla famiglia è uno dei passi per il progresso.

    Italia e Africa non sono progredite, non abbastanza civilizzate.

    il “tradimento” della famiglia è necessario per la libertà, o si regredisce.

    mi si scusi per aver scritto cose poco africane, e poco italiane.

  3. bhè, ero preoccupato di irritare i lettori e non riuscire a spiegarmi esattamente.
    scopro invece che avete perfettamente colto il senso del post e dell`analisi…. ottimo.

  4. … io non vedo alcuna differenza tra il modo di intendere la politica in Tanzania e quanto avviene da noi. L’hai constatato tu stesso alle recenti elezioni nel tuo Comune: gli interessi personali (voto di simpatia o di appartenenza ad un gruppo maggioritario) prevalgono (sempre??) sul bene comune.

    Il caso del tuo “landlord” ricorda assai alcuni fenomeni che vivono e operano sul suolo italico: Lavitola ne è un perfetto esempio. Un Signor nessuno, ma con parecchie conoscenze giuste nei punti giusti dello Stato, a cui nessuno può rifiutare un favore.

    Ma come è andata a finire con la gentil pulzella che perdeva la ragione per te? 😉

  5. Camoscio, per quanto riguarda la Tanzania non mi riferisco solo alla politica ma a tutta la vita sociale e personale: qui l`individualismo non esiste.
    Il paragone con Lavitola mi sta pure bene, anche se il padrone di casa qui almeno qualche passata qualità ce l`ha…, purchè si riconosca che la rete di favori è universalmente estesa.

    Quanto alla ragazza, è andata a finire che ha negato ogni interessamento (credo di aver raccontato la follia di quella notte nel post “sisifo al Via Via”).

  6. beh lo sospettavo fortemente, il tasso di corruzione è alto in parecchi paesi e va avanti chi “può”
    mi hai dato una conferma e mi dispiace. Ma come dice il tuo amico sopra, di che ti meravigli.. da italiano?

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