ritorni: vecchie nuove prospettive (ventitduesimo dispaccio, rientrante)

Mancano circa due settimane al mio rientro in Italia, comincia il tempo di bilanci. Più che di bilanci, si tratta di malinconiche riflessioni su ciò che è stato e ciò che sarà.

Mi trovavo ieri sera a discuterne con J., studente in una law school canadese, coetaneo, che rientrerà a Toronto all`inizio della prossima settimana. Concordavamo entrambi che, da un certo punto di vista, rientrare è positivo: si torna a prospettive più concrete, responsabili, delle quali entrambi sentiamo il bisogno.
Prospettive che ci dicono qualcosa di chiaro sul nostro futuro (un minimo di reddito, un certo impiego, una certa programmazione dei prossimi mesi od anni). Chiarezza che, al contempo, implica anche una certa monotonia: in Veneto, negli studi legali, come in Canada non ci sono safari, non ci sono taxi in ritardo di 20 minuti (e grazie a dio!!), non c`è ebola alle porte…

In fondo, sentiamo che questa è stata un`ultima fuga, lontano dall`ordine di vite incanalate in un percorso più o meno preciso.
Sentiamo che ci voleva, che è bene approfittare di questi sprazzi di libera follia (o folle libertà) fino a che non si è troppo intessuti in altri legami e connessioni. Sentiamo al contempo che è e deve essere una chiara parentesi.

Non che qui non ci sia futuro: potrebbe esserci, ma ancora non ha nulla di concreto. E, per quanto la cosa ci rattristica un pò -specie a pensare che la concretezza che ci aspetta è fatta di sveglie alle 6:30, autobus che partono ancora col buio, ore in ufficio a sbrigare pratiche che non entusiasmano-, sentiamo di avere bisogno di questa concretezza.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

One thought on “ritorni: vecchie nuove prospettive (ventitduesimo dispaccio, rientrante)

  1. secondo me un uomo davvero libero è anche un uomo concreto, che affronta il cosiddetto «quotidiano» senza farsi sopraffare e senza fughe irrisolte che poi, alla fine, stringono i lacci rendendoli ben più dolorosi

    si naviga nel fiume della vita, e va fatto con quieta sobrietà e un filo d’ironia

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