volver (cercando di tornare da capo: secondo dispaccio dal comando)

Scendo dal treno, la solita folla di studenti e lavoratori che avevo lasciato 100 giorni fa; esco dalla stazione, lo stesso piazzale, lo stesso cielo grigiastro che preannuncia pioggia, Veneto; la musica dell’ipod nelle orecchie (erano mesi che non ascoltavo l’ipod camminando in giro), le stesse tre canzoni che ascoltavo in continuazione prima di partire mi si ripresentano con la modalità casuale: “Africa” dei Toto, “Solsbury hill” di Peter Gabriel e “Tunnel of love” di Springsteen, manco a farlo apposta. Prendo lo stesso autobus arancione; entro nello studio, gli stessi colleghi, le stesse faccie (ma che, mi aspettavo che cambiassero? -no, certo che no).
Due giorni fa, poco prima di prendere l’aereo per Amsterdam, mi arriva una mail di Asja che non sentivo da mesi. Coincidenze.
100 giorni in Africa, passati in un lampo: sembra ieri che giravo per Schipol in attesa di prendere il volo, che ammiravo eccitato il biglietto con scritto “Kenyatta Airport-Nairobi”, che parlavo preoccupato col vicino di posto, che mi inquietavo al pensiero del’assenzio illegale in Kenya (che avevo con me), che mi rallegravo nel trovare le mie valige, nel parlare con le ragazze che mi ospitavano a Nairobi, che guardavo estasiato il paesaggio verso Arusha, che entravo all’ICTR…. oh, e quanto altro!: che mi incazzavo al ritmo del pole pole, che realizzavo i mille “criminal plans” al Tribunale, che correvo i miei primi 5 km con una birra in mano, che discutevo di genodici, che scalavo il Mt. Meru, che compravo cheese-cake….

100 giorni in Africa, sono passati come un lampo. Eccome se sono passati.
Ora sono di ritorno in Italia, il giorno dopo sono di nuovo al lavoro: un nuovo contratto da rivedere e correggere. La mia stanza, la stessa come l’avevo lasciata (ah, qualcuno ha spolverato).
Pare più una vacanza che tre mesi vissuti in un altro continente.
Tre mesi. Vissuti in un altro continente.
In qualche modo non me ne rendo neanche conto, tutto è talmente come prima che pare il tempo non sia dovuto trascorrere. Cosa è cambiato? E’ cambiato qualcosa?

La mia non è stata una vacanza! E’ stata un’esperienza, una di quelle cose che cambia la vita… perchè, allora, ora non me ne rendo conto? Voglio veramente credere o ammettere che di 100 giorni in Africa tutto quello che mi resta sono i souvenirs, i ricordi? Che sono esattamente lo stesso che prima di partire?
Perchè, questo è abbastanza ovvio, non potevo certo aspettarmi che la città che ho lasciato a maggio cambiasse radicalmente nel giro di tre mesi, né che cambiassero le persone che conosco.
Mi aspettavo cambiassero i miei occhi, il mio modo di vederle. Pensavo come Proust “un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma vedere il mondo con nuovi occhi“.
Perchè non è così? Forse sono stato così poco coinvolto dall’Africa che nulla è cambiato nella mia percezione? Che tristezza, che spreco.

Dove sono i miei nuovi occhi?

***
Ah, per Bortocal, unico partecipante al quiz “summa dei dispacci”, qui la risposta al quiz: spiacente, tutte le opzioni sono vere… Lo so, è una truffa. Ma volevo mettere un bel condensato di “folie africaine” (e mi dispiace non averne aggiunte altre)

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “volver (cercando di tornare da capo: secondo dispaccio dal comando)

  1. PRIMO COMMENTO CANCELLATO PRIMA DI ESSERE FINITO, per fortuna era breve…

    ma allora ci ho azzeccato! lo sapevo che erano tutti veri.

    non perdere tempo a smentirmi :), fidati, lo sapevo…

    ho scelto a stento un fatto su 10, ma dicendo chiaramente che lo facevo soltanto perché ero costretto.

    quindi ritengo di avere risposto correttamente: spero che almeno ci sia in premio un biglietto per la Tanzania… 🙂

    oppure anche per il Mozambico, magari te ne è avanzato uno…

  2. ops, la seconda parte del commento era questa:

    non possono essere i tuoi occhi a dirti se sono cambiati,

    questo potrà dirtelo solo qualcuno che ti osserva da fuori.

    aspetta che qualcuno o qualcuna ti dica che ti trova cambiato.

    se entro due o tre mesi nessuno lo fa, allora e solo allora potrai dire che l’Africa non ti ha cambiato…

    mi sembra comunque strano che i tuoi occhi non ti abbiano detto anche solo frasi insulse del tipo: com’è pulito qui, ma che fresco fa, come corrono tutti quanti…, o semplicemente: ops, ma qui parlano italiano (pardon, veneto,,,))

  3. Se posso… quest’estate sono stata per una vacanza di 18 giorni in kenya, l’Africa, una terra che tanto sognavo e che tempo fa non avrei voluto visitare come semplice vacanziera.. ma le cose cambiano, pertanto ecco trascorsi 18gg in kenya per una vacanza, nella quale abbiamo comunque avuto modo di vivere intensamente grazie al ns, Cicerone, una donna italiana che vive lì da diversi anni e che ci ha ospitati.. mi aspettavo un impatto forte.. non c’è stato. Una terra meravigliosa che ho sempre pensato mi sarebbe entrata nell’anima (il famoso mal d’africa) fin da subito, mi è entrata nell’anima 15 gg dopo rientrata dalle vacanze.. non chiedermi perchè, non lo so.. ovvio nei giorni trascorsi lì mi sono innamorata della terra, indignata delle molteplici contraddizioni, del genere umano, occidentale ed africano.. ma mentre ero lì mi sembrava di vivere le situazioni al di fuori.. come se non fossi veramente io a viverle, leggendoti ho rivisto il mio stesso pensiero quando ero lì e poi appena tornata “ma non mi ha nemmo un pò cambiata? – “è tutto come prima?”. Sebbene io ci sia stata per breve tempo, questo cambiamento me lo aspettavo! mi aspettavo fin da subito un impatto fortissimo, un Boom (chissà perchè poi, forse se ne parla talamente tanto, forse mi ero informata troppo prima di partire.. non lo so)

    ..ma ora credimi, non c’è giorno che non ripensi, anche senza volerlo, a quello che abbiamo vissuto lì, alla gente, alle “case”, agli odori, alle strade, alle macchine, alle capre, ai kanga, alle barecche lungo la strada, ai posti di blocco.. non sono brava a descrivere quello che provo, anche perchè mi sembra che qualsiasi tentativo di descrizione sembrerebbe banale…. solo una cosa, ripensando a quello che ho visto lì, i miei occhi vedono davvero in modo diverso qui.. mi sento cambiata.. Ma forse a me è successo perchè è la prima volta che mi confronto con un mondo non “occidentalizzato”.. datti tempo! da quello che ho letto, se non sbaglio, hai affrontato diversi viaggi importanti e non per una semplice vacanza.. avanzo un’idea .. il tuo cambiamento, i tuoi occhi, forse vedono già da tempo in modo diverso, .. quello che hai vissuto in africa aggiungerà un tassello importante alla tua persona.. ma viste le tue esperienze… per te magari non ci sarà un Boom! Io credo che (anche se non ti piace) pole pole anche quest’ esperienza accrescerà maggiormente la consapevolezza di chi sei. Fammi sapere ! 😀

  4. Credo sia un pò come dice Miss Ireland qui sopra: forse non hai avuto il ‘grande impatto’, e questo forse è un bene: molto forse ti è rimasto sotto traccia e risalterà fuori inaspettato, in momenti di vita ‘quotidiana’, magari anche del tutto banali, che però ti riporteranno a quest’esperienza che, comunque, hai vissuto…

  5. Conoscere il cielo grigiastro da Veneto che preannuncia pioggia ha cambiato la mia lettura del tuo post. L’influenza d’un luogo puo essere molto potente e pensando al mio viaggio alla tua città, mi ricordo la sua atmosfera. Se potrebbe dire che tornando nella casa dei suoi genitori, si ridiventa bambino. Per me, ritornare verso gli stati uniti e sempre un’esperienza strana. E un incoerenza dello mundo moderno che tu puoi stare in un luogo con tutto un mondo di considerazione e preocupazione, e qualche ore piu tardi vivere un’altra vita. La vita anteriore parezca allora un sogno.

    Ma ho qualche domande per te. Vedere il mondo como tu lo vedevi prima dallo tuo viaggio, sarebbe una tristeza? Ascoltare Toto non e un spreco? Quale parte del mondo volevi vedere d’altro modo, Veneto, l’Africa, le due, o Chicago?

    Mi sembra che da un modo la tua esperienza e analoga a l’esperienza di un credente devoto che fa un pellegrinaggio e ritorna nella sua casa credente devoto. Non si aspettava avere un’iluminazione e di subito diventare non credente! Se aspettava un miracolo forse, ma l’acquasanta era umida, nonostante tutto.

    Spero che mi perdonerai le domande retoriche?

  6. red, mi sono rimesso ad ascoltare Toto per colpa tua, cazzo. Non si fa così. Bastardo. Sono una mia vecchia malattia, una mia debolezza in mezzo al sano punk, al vero rock e al jazz, e tu hai riaperto la ferita. Ti giuro che me la paghi. Me la paghi davvero.

  7. dai vostri commenti mi pare di non essere riuscito a spiegare bene il concetto, o forse -perlomeno- non comprendo appieno le vostre risposte: non si tratta, infatti, di come gli altri vedono me, bensì della mia percezione di ciò che mi circonda…

    @ bortocal: mi pare di ricordare la tua lunga e puntuale analisi del quiz e ben ricordo avevi anche espresso dubbi sul fatto che una fosse falsa, chapeau dunque. A dire il vero, non ho ancora pensato al premio… lasciami un paio di giorni.
    Sulla seconda parte: esattamente quanto dicevo sopra, non si tratta tanto di come gli altri mi percepiscano ora (dopo questa esperienza, rispetto a prima), ma di come io percepisca il mondo. Il paradosso è proprio quello che dici: non mi sono affatto stupito di vedere il Veneto pulito, puntuale, affollato, grigio…..

    @ miss ireland: la mia esperienza è stata un pò più lunga della tua ed ho cercato di renderla meno estraniante possibile, insomma: mi sono adattato agli usi locali (ad esempio, prendendo i loro dala-dala, “matatu” in Kenya, o andando al mercato a fare la spesa). Non credo di essermi mai aspettato chissà quale impatto, il “mal d’Africa” non mi sembrava una patologia dalla quale potessi esser affetto.
    Non dico certo che questa esperienza non lascerà alcun segno, questo è fuori di dubbio. Anche se non mi aspetto sconvolgimenti. Mi son solo stupito della naturalezza con cui sono tornato a casa, a vecchie abitudini…..

    @ crimson: ma senza dubbio questa esperienza mi ha influenzato, cambiato. 100 giorni in un ambiente tanto diverso non possono non lasciare tracce. Solo, non nel modo che mi aspettavo.

    @ brian: ogni volta, mi domando se sei un mostro di lingue o se bari… il tuo italiano è impressionante!!
    Comunque, è un piacere avere il tuo commento, specie per la distanza che separa la tua esperienza dai luoghi di cui parlo- ed il fatto che tu li conosca personalmente certo aggiunge qualcosa al tutto.
    Il punto è proprio questo: tornare a casa dopo lungo tempo, è un’esperienza strana. Incoerente, come scrivi.
    Bhè, stavolta non lo è stato affatto: come se questi 100 giorni fossero stati solo una parentesi.
    Bellissima la tua metafora, mi piace davvero un sacco.
    Risposte: 1) no- solo un’esperienza mancata; 2) no; 3) il Veneto in primo luogo e (in qualche modo) anche l’Africa.
    4) sì, ovviamente ti perdono

    @ intesomale: pole!!

    • oh, devo proprio replicare.

      dunque non hai provato un leggero straniamento nel tornare…: forse tre mesi sono troppo pochi?

      sul primo punto non sono riuscito a spiegarmi; sto solo dicendo che noi non siamo i migliori testimoni del nostro cambiamento, dato che viviamo in un cambiamento continuo di cui siamo ben poco consapevoli; per questo considero a volte gli altri testimoni più attendibili di noi di un nostro cambiamento interiore che può anche sfuggirci.

      il corollario di questa considerazione è che qualcuno può anche tornare da un viaggio dicendo quanto lo ha cambiato, perché gli pare davvero così, ma per gli altri non è affatto così, e viceversa.

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