non so che dire (miscellanea)

Ovvero, di cose da dire ne ho fin troppe, ma nessuna dotata di una coerenza interna sufficiente da farne un post specifico.
Quindi, beccatevi questa miscellanea:

a) Una ricerca ha dimostrato come le “immagini” mentali (o reali) che ci facciamo di un contesto influenzano il nostro giudizio morale.
Rinvio all’articolo di NPR per una brillante spiegazione del caso (in estrema sintesi: se ci viene astrattamente proposto di sacrificare una vita per salvarne cinque, facciamo un’analisi morale basata sul calcolo costi-benefici e siamo per lo più disposti ad accettare il sacrificio; ma se questa stessa proposta viene concretizzata descrivendo la persona che dovrebbe morire, la morte alla quale è sottoposto, etc. per lo più riteniamo la sua uccisione moralmente inaccettabile).
Curiosamente, trovo che tali casi si avvicinino molto alle pratiche dei genocidiari per “spersonalizzare” quanto più possibile le vittime e agli episodi di resistenza/rifiuto di quegli assassini che siano entrati in contatto con le stesse (ad esempio, parlandovi). Similmente, corrispondono ai risultati dei vari test di Milgram (quasi mai si arrivava ad attribuire scosse se si vedevano le “vittime”).
Ed io mi domando: solo la rappresentazione celebrale del nostro senso visivo ha tali effetti, o anche quella di altri sensi (udito, olfatto, tatto?)

b) Bersani presenta la sua squadra per le primarie: tre giovani che “insieme non arrivano a 100 anni”, Renzi rilancia presentando una squadra di sole donne, giovani.
Ora, io mi chiedo: i prossimi candidati presenteranno una squadra di giovani, donne, extracomunitarie, omosessuali, disoccupate…..?
A che gioco giochiamo? Capisco la rappresentatività delle “classi” o persone più disagiate, ma qui mi sembra uno scimmiottamento, una presa in giro

c) Un tema strano, ma neanche a dire la verità, quello per il post che mi accingo a scrivere. Un tema che, di fatto, ha meno a che fare con mio padre o con suo figlio di quanto non abbia a che fare con me, con il tempo. Ah già, che poi “il figlio di mio padre” sarei io.

Semplicemente, pensavo alla battuta di un collega di mio padre, incontrato di nuovo qualche giorno fa, il quale mi ha salutato con un “ciao, figlio di O.”, per poi ribattere: “per ora, ancora, sei ‘figlio di O.’, tra poco lui sarà ‘papà di redpoz’“. Battuta che, in sè, mi ha lasciato indifferente: non è la prima volta che ne sento di simili e spesso le faccio anche io. Piuttosto, oggi ripensavo a come sono arrivato in questo studio legale: un amico di papà ha parlato ad amici, ovvero all’avvocato, che mi ha concesso un colloquio…. Sono contento sia accaduto, è stata una vera fortuna ed è un’esperienza ed un’occasione professionale ottima: faccio un lavoro che mi piace, in condizioni che mi piacciono e che mi valorizzano.
Ma mi domando, anche, se tutto ciò sarebbe mai accaduto senza quella “spintarella” di conoscenze incrociate… insomma, va bene il merito, ma questo trova veramente da esprimersi se deve basarsi solo su se stesso??
E, già che ci sono, collego questa riflessione al libro di Camus che sto leggendo ora: “il primo uomo“. Il “primo uomo” (un ragazzo orfano di padre), senza radici né memoria per povertà ed emigrazione potrebbe veramente diventare qualcuno senza altri “mentori” alle spalle? Credo di no.
Per quanto bravi, meritevoli, primi ed indipendenti, ci appoggiamo sempre su una storia, su qualcuno.

d) Un tema sul quale rifletto con insistenza ultimamente è quello del necessario legame fra educazione e democrazia, nel senso che la senconda senza la prima può esercitarsi solo come aritmetica, senza propria coscienza di causa.
Ma oggi ho esteso questa riflessione, nel vedere giovani ragazzi/e senza nessun problema fisico così come distinti e maturi professionisti non sottoposti a nessuno sforzo tale da alterarne il fisico muoversi “male”… semplicemente “male”: senza alcun portameno.
Mi son detto allora ch dovremmo tornare ad un’educazione di portamento: così come sullo stare a tavola (libri sotto i gomiti, dicevano i miei genitori), dovremmo imparare a camminare diritti, sguardo in avanti… perchè è più bello da vedere, perchè è più salutare.
Un libro in testa e sguardo fisso in avanti.
Ma non servirebbe neppure tanto! Basterebbe, anche qui, che la scuola facesse il suo dovere: l’educazione fisica potrebbe non bastare? Io credo di sì, se solo invece di perdersi in tanti esercizi stupidi facesse il suo dovere di far assumere coscienza del proprio corpo, del suo stare nello spazio.
Idem lo sport… “scherma e rugby”, pensavo. Certo: sarebbero ottimi a questi ed altri fini, di gran classe. Ma in fondo basterebbe molto meno….

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

3 thoughts on “non so che dire (miscellanea)

  1. a) che c’è di curioso nel fatto che i genocidi – esseri umani – abbiano un cervello che funziona come quello degli altri esseri umani? E perché dovrebbe avere effetto solo la codifica visiva?
    b) è solo un tentativo di risultare simpatici. Di sembrare progressisti. Niente di più.

  2. @ intesomale: a) assolutamente nulla, anzi sono convinto che siano totalmente identici nei loro meccanismi (come potrebbero accadere altrimenti?); b) la stessa domanda che mi sono posto io stesso

    @ giovanotta: sul serio? in genere a me paiono degli ammassi informi di informazioni….

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