cercando l’ora dei barbari

Nella polemica sull’insegnamento della religione cattolica in Italia viene fuori anche un curioso assunto logico, secondario forse, ma sul quale mi piace insistere.
L’educazione alla religione cattolica, si dice da più parti, è utile e proficuo anche per coloro che non la condividono (per storia o scelta) perchè li mette a confronto con le basi, coi valori sui quali “si fonda la nostra società”.

Ora, già al tempo dell’assurda e pretestuosa richiesta di inserire le “radici cristiane” nel Trattato Costituzione  avevo argomentato sostenendo che le “radici” culturali dell’Europa (e dell’Italia) sono assai più varie e variabili, influenzate da secoli di storia ed evoluzione. Di quale cristianesimo parliamo? Suvvia, il catalogo sarebbe una mostruosità inutile.
Allo stesso modo, mi irritano oltre misura quelle prese di posizione di politici ed accademici che richiamano costantemente il penserio cristiano-cattolico come base della nostra società. Per la semplice ragione che tale pensiero (di Paolo, di Cristo, di Tommaso, di Agostino) si è evoluto ed è stato influenzato da migliaia di correnti diverse nel corso dei secoli e francamente pensare di tracciare una linea diretta dalla filosofia socio-politica paolina alla pratica contemporanea è un pò una forzatura.

Ma andiamo oltre. Una bella categoria filosofica (o sociale, come preferite) usata in questi ultimi anni per segnalare l’evoluzione sociale (quasi antropologica) che stiamo vivendo è quella del “barbarismo”. Che io sappia, la categoria è stata in qualche modo lanciata da Alessandro Baricco con una serie di articoli su Repubblica, divenuti poi l’omonimo libro. Ma vedo che anche Eugenio Scalfari vi fa ricorso.
Li chiamano “barbari” perchè si nutrono e vivono secondo categorie che non rispondo più a quelle cui eravamo abituati sino ad ora. Perchè sono “stranieri” al nostro modo di vivere, o almeno a quello che è stato tale per lungo tempo.
Come i barbari del medioevo, vengono da fuori a contaminare una cultura ed una società in decadenza, a rivoltarle, ad innovarle radicalmente.

Ora, alla luce di queste premesse, lancio (rinnovo) la mia provocazione: visto che, come alla fine dell’impero romano gli idoli pagani si rivelano inutili, la religione cattolica è il fondamento (se vogliamo dire così) di una società in via di superamento, non sarebbe più lungimirante ristudiarci i riti, gli usi e la morale dei barbari che mille anni fa facevano le loro incursioni in Europa?
Forse sarebbe uno strumento migliore per prepararci all’avvenire…

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “cercando l’ora dei barbari

  1. è un po’ che manco da questo blog, un po’ troppo preso dal mio, ma qui vengo volentieri due volte, la prima perché so che ci leggerò sempre cose interessanti e la seconda perché sono incuriosito da un approccio diverso e intelligente ad un problema che ho appena trattato anche ida ne e sul quale ho discusso anche con te sul mio blog.

    che la civiltà europea abbia delle radici cristiane è certamente vero, ma è certamente vero che ha delle radici precise anche nella lotta contro l’oscurantismo storico della chiesa cattolica.

    vorrei continuare, ma vedo profilarsi una specie di post.

    sai che faccio per non essere molesto qui? proverò a scriverlo e ti aspetto di nuovo da me.

  2. @ il sonnambulo: mah, ti dirò che la cosa non mi spaventerebbe più di tanto… l’Islam è stato anche un modello di tolleranza, durante la dominazione Ottomana (nonostante quanto se ne dica ora). Ed io, comunque, rimarrei un lacio non credente….

    @ bortocal: visto che hai deciso di non essere “molesto” e di privarmi di un valido ed approfondito commento, non mi resta che aspettare il tuo post….

    • sai che cos’è successo? che il post ho poi dimenticato di scriverlo (ogni tabto devo anche vivere,,,).

      pensavo di fare un elenco da Ipazia ad Arnaldo da Brescia da Giordano Bruno a Voltaire, da Manzoni (messo all’Indice) a Marx e Freud e via dicendo, di tutte le radici non cristiane della cultura europea.

      e poi di metterci le radici cristiane da Bonifacio Viii alla papessa Giovanna, da papa Borgia all’Inquisizione, da Franco a Mussolini, uomo della Provvidenza.

      troppo anticlericale, dici? oppure tu hai più tempo, e mi rubi l’idea? 🙂

  3. Ogni volta che viene fuori questo tipo di dibattiti, non posso fare a meno di pensare alla mia esperienza (che vabè, risale ormai a 20 – 25 anni fa, ma non sono sicuro che le cose siano cambiate…). Ripenso a queste ore di religione in qui un ‘professore’ stava lì a parlare, dando l’impressione di non sapere bene manco lui come affrontare una classe che vedeva l’ora di religione come un riempitivo per cazzeggiare, anticiparsi i compiti, etc… Il voto in ‘religione’ nella pagella valeva come il due di coppe quando comanda bastoni (anche se ricordò che mio padre s’incanvolò una volta per uno striminzito ‘6’). Il punto è che tutte queste disquisizioni assumono un’apparenza del tutto ridicola rispetto alla realtà dei fatti: la ‘religione’ come materia di studio è praticamente inutile, messa lì in virtù del concordato, ma considerata ‘aliena’ dal contesto: insomma, nessuno – credo – è stato mai rimandato né bocciato per lo scarso rendimento in ‘religione’… Eppure tutti si inalberano sul tema, ogni volta… paradossale, ridicolo e se vogliamo anche un pò triste…

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