cercando di difendere Sallusti

Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale è stato condannato ieri dalla Cassazione in via definitiva a 14 mesi di carcere, oltre a 4.500 euro di spese processuali.
Ed immediatamente si levano in coro voci di politici e giornalisti per denunciare lo scandalo, la censura, la violazione dei diritti di libera informazione (stavo scrivendo “violenza”, probabilmente è anche quello che pensano in molti), attacco alla stampa.
La norma in questione è l’art. 57 del Codice Penale (commento), il quale recita:
“Nel caso di stampa non periodica, le disposizioni di cui al precedente articolo si applicano all’editore, se l’autore della pubblicazione è ignoto o non imputabile, ovvero allo stampatore, se l’editore non è indicato o non è imputabile. Articolo aggiunto dalla L. 4 marzo 1958, n. 127”

La norma è evidentemente frutto di una politica criminale fortemente autoritaria, quale era quella del legislatore fascista del 1930. Questo non lo mette in dubbio nessuno.
Ma che diciamo invece dell’articolo pubblicato allora (era il 18 febbraio 2007) da Libero?
Io lo leggo ora per la prima volta, scrivendo questo post, e posso dirvi che sin dalle prime righe ne sono disgustato. La scelta semantica, il linguaggio volutamente evocativo, la violenza che ne trasuda, mi lasciano interdetto…
Copio solo le prime righe, per darvene un saggio:
“Una adolescente di Torino è stata costretta dai genitori a sottomettersi al potere di un ginecologo che, non sappiamo se con un pillola o con qualche attrezzo, le ha estirpato il figlio e l’ha buttato via”.
Cari lettori, stiamo parlando qui di una procedura medica effettuata sotto la potestà genitoriale o di una violenza, di uno stupro, di un omicidio?
Io posso capire, e persino condividere, la tutela della vita e l’ostilità verso l’aborto. Posso capire il desiderio della ragazzina di tenere il proprio figlio.
Non posso capire questi toni.
Proseguo la lettura, francamente facendomi violenza tanto è il disgusto, e resto ancora più esterrefatto dai toni che “Dreyfus” (ah, in tema di evocazioni: anche lo pseudonimo!) usa nei confronti dei genitori “i valori forti delle Maldive” cui hanno educato la figlia… ma lui che ne sa? Come si permette? Si permette.
Mi verrebbe da citare De André [giornalista] “il dito più lungo della tua mano/ è il medio/della mia è l’indice/eppure anche tu hai giudicato“. Giudizi, appunto. O pregiudizi. Del sommo giudice dell’etica italiana contemporanea: sopprimere la vita di un nascituro, mai (guarda caso, due righe sotto parla di “sacralità”). Ma non parliamo di giudici, non ancora. Che torneranno spesso in questa storia.
Ecco che arriva la summa “se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice”. Cioè, non solo invochiamo la pena capitale, ma riteniamo pure che questo sia IL caso cui andrebbe applicata. Per “infanticidio” o per lesione dell’etica?
Etica, etica.  Tanto assoluta che il nostro chiarisce, per chi ancora ne fosse in dubbio, che i “due partiti” pro e contro sono un’assurdità: non è ammissibile che ci si perda in discussioni. Perchè la risposta è palese.
Meglio che mi fermi qui nel commento, tante sono le oscenità che lo costellano.
O forse dovrei abbonarmi a Libero, farci il callo e cominciare una mia battaglia quotidiana per smontare a voi quattro lettori lo schifo che pubblicano.

Ora, per correttezza, pubblico qui un’altra narrazione dei fatti. Oltre che un altro stile di giornalismo.

La norma c’è, e va applicata (“-il diritto!-“ come scriverebbe “Dreyfus”). Art. 57 c.p.
Norma draconiana, come quella applicata nel caso torinese, senza dubbio. Ma dura lex, sed lex. Dove andremo a finire in questo paese se non applicassimo le leggi?
Ah, domanda retorica: lo vediamo già quotidianamente!
Potrei scomodare Antigone contro l’ingiustizia legale. Ma Antigone doveva esser condannata a morte! Il nostro Sallusti si è preso invece 14 mesi di carcere, pena sospesa.
Per un articolo che invitava ad applicare la pena di morte!
Definirlo un hate speech mi pare quasi riduttivo.

No, signori, io non difendo affatto Sallusti! Difendo l’art. 57 c.p., piuttosto. Difendo un’applicazione coerente e puntuale del diritto ad un reato a mezzo stampa fra i più disgustosi che ricordi.
Capisco bene che l’associazione dei giornalisti debba difendere un diritto così fondamentale come la libertà di stampa e di informazione (ma è informazione questa? No, quello era un pamphleth volgare ed aggressivo).
Vogliamo difendere tali diritti? Bene, ma per richiesta tanto legittime non aggrappino ad un articolo tanto indifendibile!
Vogliamo cambiare la legge? Ottimo proposito, doveroso (quanti giornalisti ben più meritevoli e non colpevoli rispetto a Sallusti sono stati condannati in passato!), ma per farlo non ricorriamo ad un pretesto tanto scabroso.
Eppure, il controllo di un direttore (almeno grossolano) su quanto pubblicato dai propri giornalisti, è doveroso. E’ uno strumento di verifica della verità, oggettività, interesse e continenza che sono fra i criteri fondamentali di un’informazione libera.
Non a caso, ci si propone di cambiare la norma, ma non per depenalizzarla e deresponsabilizzare i direttori, bensì per adeguare la pena in un contesto costituzionale.

No, signori. La legge è sbagliata. Ma la condanna è giusta.
Pena sospesa, la stampa libera e la politica non si indignino: Sallusti non andrà mai in carcere. Mai. E 4.500 euro non sono certo una tragedia, nel caso.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

12 thoughts on “cercando di difendere Sallusti

  1. Carissimo,
    non sono d’accordo.
    In un caso simile io, fossi un giudice, pigerei l’acceleratore sul fronte del risarcimento civilistico, specie quando la testata è famosa ed il giornalista sfacciatamente ricco, ma eviterei la detenzione.
    Tu mi dirai ‘Sallusti nemmeno la rischia’. D’accordo, ma, se fossi il legislatore, toglierei proprio quel tipo di pena dalla cornice edittale del 595, perché non dobbiamo dimenticare che le galere esistono per sbatterci dentro le persone socialmente pericolose.
    E’ insomma una extrema ratio per tutti coloro che faticano ad essere rieducati se non con un lungo percorso che lo Stato dovrebbe prevedere in quel periodo di detenzione forzata, e che invece nella realtà dei fatti, è solo un parcheggio che tramuta in peggio l’essere umano.
    Ora, di Sallusti si potrà dire quello che si vuole, perché con ogni probabilità è espressione del peggior servilismo, ma non credo che sia ‘socialmente pericoloso’. Non credo insomma che meriti di finire dietro le sbarre.
    E come lui nessun giornalista che ha commesso un reato in punta di stilografica…

  2. caro Carlo,
    in realtà non ho di che dissentire dal tuo commento. Perchè tutti gli argomenti che porti sono giusti, anche se -per quanto mi riguarda- posso, in particolari circostanze, considerare socialmente pericoloso chi diffama ingiustamente gli altri e trovo che -sempre come extrema ratio- il carcere possa essere giustificabile.
    Ma, come tu ben vedi, qui non stiamo facendo un discorso generale sull’art. 595 o sul 57. Io qui parlo del caso Sallusti.
    Infatti, sono pronto a sottoscrivere senza riserve una modifica dei due articoli citati che miri a escludere o limitare il ricorso al carcere, non ha caso ho espressamente scritto che si tratta di una norma dalla chiara matrice fascista, autoritaria e repressiva. Questo quando il legislatore voglia svegliarsi ed agire, invece di perdersi in proclami.
    Ma nel caso di specie, il nostro Sallusti merita tutta la sua condanna. perchè c’è un fatto grave, perchè ha omesso un suo semplice dovere, perchè ci sono delle norme. Per me, nel caso, non è altro che un assioma logico: fatto+dolo+norma= condanna.
    Diversa norma, diversa conclusione.
    Ma non in questo caso, perchè nessun diritto di Sallusti è stato leso o violato. Gli sarebbe bastato ben poco per rivedere quell’articolo.
    Insomma, che la legge sia sbagliata non diventa ora una scriminante per il criminale nel caso in giudizio. In futuro, semmai.

    • Sottoscrivo ogni tua parola, con riserve solo riguardanti alla ‘pericolosità sociale’ dei giornalisti o di chi comunque diffama attraverso altro mezzo (vogliamo peraltro ricordare come lo stesso Sallusti appoggiasse la famigerata norma ‘ammazzablog’?).
      A differenza di tanti altri commentatori in mala fede (in primis il ‘simpatico’ PG Battista del Corriere, seguito a stretto giro da Paolo Berlusconi, Santanché e altri che nemmeno meritano di essere citati), non ho mai parlato né di sentenza spropositata, né di attacco o vendetta della magistratura.
      Visti gli artt. penali in materia, considerata la fattispecie de qua, non poteva esserci altro epilogo.

      Ora però è forse tempo che il legislatore si svegli, e che il Parlamento la smetta di riunirsi 2 volte a settimana!

  3. non lo ritengo socialmente pericoloso, manco Travaglio lo è…il carcere (che non sconterà mai perchè sotto i 3 anni non si va in galera), è inaccettabile, ma una pesantissima multa sarebbe la giusta pena, l’articolo fa schifo, e se è pure falso, fa ancora piu schifo…una multa da 500.000 euro, sarebbe un miglior deterrente…ora cosi Sallusti passa da martire quale non è….

    • Bah. se lui invoca la pena di morte per quelli là, io invoco il carcere per lui, e spero che crepi con le budella che gli escono dal … e Rear per me ha ragione.

  4. Sono d’accordo con ciò che scrivi, però mi pare che la libertà di stampa nella fattispecie c’entri poco, perchè Sallusti è stato condannato per diffamazione, per aver scritto cioè una cosa palesemente falsa….

  5. … ognuno è responsabile delle proprie azione e\o dichiarazioni. Punto.

    Il Signor Sallusti ha toppato? Paghi le conseguenze del suo agire. Troppo comodo invocare la libertà di stampa o altri pretestuosi argomenti a discolpa.

    • ‘Farsa’… è la parola esatta, dato che questo improvviso colpo di scena potrà forse portare a riscrivere la sentenza.
      In più, ad attribuirsi la responsabilità, è un onorevole del PdL che in quanto tale gode dell’immunità che ben conosciamo e che probabilmente -dicono- ha anche buone percentuali a suo favore di essere riconfermato nella prossima legislatura, anche a fronte di una debacle del partito berlusconiano.
      Insomma, Farina si è palesato giusto perché non rischia nulla.
      Ad ogni modo, considerato anche il nuovo fatto, in capo a Sallusti io continuo a vedere la responsabilità non di poco conto di non aver controllato un articolo finito in prima pagina (non in ultima) e scritto da un signore che, a quei tempi, era già stato radiato dall’Ordine…

      Termino con una domanda: ma voi sapete forse se l’Ordine dei giornalisti prevede l’espulsione in caso di condanna penale?

      • @ Carlo, ti rispondo qui ad entrambi i commenti: la “pericolosità sociale” (oggetto che hai introdotto tu nella discussione) a mio modo di vedere non dipende dall’essere della persona, ma dalle sue azioni.
        anche il papa può essere socialmente pericoloso, se istiga all’omicidio. tanto più può esserlo un giornalista (e qui apro una nota per ricordarmi di scrivere un post su Sallusti, Nahimana ed altri).
        qui il problema non è solo la diffamazione, ma il complesso delle affermazioni pubblicate da Sallusti.
        ti do atto sulla puntualità e correttezza dei tuoi commenti.

        così, concordo anche con le tue successive conclusioni.
        al quale aggiungo tutta la responsabilità per aver concesso a Farina di continuare il suo lavoro.
        di fatti, e per rispondere anche a ipitagorici, l’art 31 dello Statuto
        http://www.odg.it/content/legge-n-691963
        prevede che i condannati con interdizione dai pubblici uffici non possano essere iscritti all’albo, per gli altri solo in caso di deroga. non vedo come Farina potesse meritare tale deroga.
        di qui, credo il procedimento disciplinare (e l’espulsione) dovrebbero arrivare per entrambi.

  6. @ luigi: mai parlato di pericolosità sociale, non è il caso. esattamente, passa da martire quale non merita di essere. e così tutta la campagna per cambiare la legge passa come una sua vittoria, che non può e non deve essere.

    @ intesomale: io non invoco nulla, sono solo per l’applicazione della legge esistente. se poi la si vuole cambiare (toh, proprio ora!! ma la condanna della CEDU è vecchia di anni….), la si cambi.

    @ RW: la libertà di stampa è invocata da tutta una classe di politici e giornalisti che approfittano dell’occasione per riempirsi la bocca di principi e fare le anime belle.
    mi spiace parlare da fascista, ma è così: qui è stato commesso un delitto ed invocare leggi draconiane che vanno modificate per evitare una condanna è una vaccata.

    @ camosciobianco: esatto. peccato che questi, vedi Farina, sono abituati a prendersi le proprie responsabilità solo quando non li sfiorano più…. infami,

    @ ipitagorici: ragione in più per mantenere tutta la responsabilità del direttore per omesso controllo. una farsa.

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