cercando i confini nell’Europa

Sul Fatto Quotidiano, Iside Gjergji pubblica un interessante post del suo blog, intitolato “Europa e crisi, l’economia ridisegna le frontiere?.
Il tema è molto interessante per varie ragioni politico-giuridiche, ma anche ideologiche, e di attualità: alcuni Stati dell’Unione Europea, Gran Bretagna in testa, pensano di reintrodurre limiti alla circolazione dei cittadini UE per ragioni economiche.

La notizia, in realtà, non è rivoluzionaria.
Nel semplice senso che limiti alla libera circolazione dei cittadini (art. 45 Trattato sull’Unione Europea) sono sempre esistiti, dalla fondazione delle Comunità Europee (non a caso, inizialmente si parlava solo di “lavoratori”: coloro che avrebbero avuto un reddito per mantenersi nel nuovo Stato di residenza) sino ai giorni odierni. Tanto per essere pratici, se vi trasferite in un altro Stato (parlo per esperienza diretta in Germania e Francia), l’ufficio anagrafe del vostro nuovo comune di residenza vi chiederà di indicare un reddito mensile di cui disporrete durante la vostra permanenza e la sua fonte.
Solo la giurisprudenza della Corte di Giustizia ha progressivamente allargato “le maglie” di tali limiti estendendo sempre più la libera circolazione dei cittadini: prima familiari dei lavoratori, poi anche al termine del rapporto di lavoro, poi tutti i cittadini.
Di qui, si è arrivati al Trattato di Schengen sull’abolizione dei controlli frontalieri.

La logica è molto semplice: si vuole salvaguardare i livelli di “welfare” di uno Stato, evitando una sorta di “migrazione” verso Stati con un’assistenza sociale migliore che ne aggraverebbe i bilanci. Insomma: libera circolazione sì, ma senza aggravare il welfare dello Stato di destinazione.
In fondo, questa stessa logica è seguita da David Cameron nel proporre di reintrodurre controlli alle frontiere in occasione della crisi economica: evitare che migliaia di disoccupati possano trasferirsi senza reali prospettive e con oneri a carico dello Stato britannico.

Purtroppo, questa posizione si scontra col dato di fatto che la libera circolazione delle persone è una delle quattro libertà fondamentali sulle quali l’UE è stata costruita.
Un principio fondamentale, come libertà dei cittadini, come elemento irrinunciabile e come punto base del progetto europeo.
Se dalle parole si passasse ai fatti,sarebbe un segnale terribile: l’economia ha dato un certo contributo (“infantile”) alla creazione dell’Unione Europea, ed ora potrebbe dargli un colpo di grazia ben peggiore dello spread e dei debiti nazionali!!
Arrivare a compromettere una delle quattro libertà fondamentali, sarebbe un segnale gravissimo: è sempre stato implicito che la libera circolazione è sottoposta a criteri economici che non aggravino il welfare nazionale e l’ordine pubblico, ma qui stiamo andando a picconare le basi dell’Unione…. speriamo non vi si arrivi mai, altrimenti gli egoismi nazionali prevarranno.

Meglio serebbe, piuttosto, che la Gran Bretagna (o la Grecia…) uscisse dall’UE: almeno il principio della libera circolazione sarebbe, come tale, intatto. Ma, certo, neppure questa è una soluzione né ottimale, né consolante.
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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

6 thoughts on “cercando i confini nell’Europa

  1. Ovviamente la soluzione dovrebbe essere quella di giungere a una sorta di ‘welfare’ europeo… chiaramente quando ti si para una salita al 25 per cento di pendenza davanti, il primo pensiero è di girare la bici e tornare indietro…. Del resto, la posizione della Gran Bretagna non stupisce: sembra che stia nell’UE ‘tanto per’: ogni volta che si deve prendere una decisione, fanno per cavoli loro…

  2. @ intesomale: perchè anche a loro come a tutti l’Europa fa comodo…

    @ ilsonnambulo: dovremmo basare l’intera nostra diplomazia sulla diffusione dei bidè!!! ma temo non ci porterebbe molti alleati…
    comunque concordo, la crisi è ben lungi dall’esser risolta.

    @ Crimson: sono abbastanza d’accordo. Di fatto, l’Europa è al punto in cui deve “accentrare” su di sé diverse funzioni (almeno in via parziale) per armonizzarle in tutta l’Unione.
    Ma la cosa è difficilissima, specie in settori tanto sensibili per la sovranità nazionale.

  3. … l’attuale crisi sta evidenziando i punti deboli dell’impalcatura su cui poggia l’Unione europea. D’altronde, come stupirsene se l’unico argomento trattato è quello del capitale, ovvero di come salvare le banche.
    Eppure il trattato di Roma (1954 … altri tempi e altri politici … ) si basava sui cittadini della futura Unione europea e, solo in seconda o terza posizione, arrivava il capitale. Prima veniva il benessere delle persone, poi quello dei capitali.

    Se nel giro di qualche mese nessuno si darà un sveglia in quel della Commissione europea … assisteremo all’implosione dell’Unione europea. Sarà una vera fuga da Bruxelles e dai “diktat” irresponsabili di politici ottusi e privi di memoria storica.

    La perfida Albione è stata sin dall’inizio alquanto ondivaga circa l’Europa e l’Unione europea. Ma questo è avvenuto perché le si è lasciato ampia libertà di agire in simile modo. Sarebbe forse il caso di imporre a Cameron una decisione chiara: o dentro, o fuori.

  4. Pingback: Quel che resta di Schengen | i discutibili

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