recensione 10, 11, 12 e 13

Colgo il fortunato momento in cui le riflessioni di attualità non affollano i miei pensieri per recensire qualche lettura che ho fatto durante la permanenza africana. Temo, tuttavia, che deluderò chi si aspetta qualche libro “a tema” sul genocidio ruandese, la Tanzania o la vita in Africa in generale. In realtà, i libri sono veramente un bene di lusso ad Arusha e mi son letto solo quelli che ho portato da casa… che non sono comunque affatto male!
Andando con ordine,

10) L’arte della guerra Sun Tzu- Sun Pin (in realtà, del secondo si trattava più probabilmente dei “Metodi militari”, pubblicati comunque assieme). Bhè, non possiamo certo dire che fosse una lettura facile, un trattato di strategia recuperato da frammenti vecchi di quasi dieci secoli (listelle di bambù rinvenute nelle tombe degli antichi imperatori, in gran parte andate perse o danneggiate). Ciò non di meno, la lettura poteva risultare veramente interessante e persino gradevole per chi non avesse voluto soffermarsi sui dettagli della strategia militare, ma ne avesse saputo trarre spunti da applicare in differenti circostanze (guerra, negoziazioni, economia, persino un processo -dico io-).
Sun Tzu può, a buon diritto, essere annoverato fra i maestri dell’arte bellica. Una vera arte, con le sue regole tecniche e la sua libertà creativa di ogni autore.
Non a caso, Sun Tzu enfatizza l’importanza delle “tattiche ortodosse” (previste nei manuali militari o dalla tradizione) e, soprattutto, di quelle “non ordosse” (pensate o ri-adattate al momento, contro le comuni aspettative). Ma, cosa ancora più importante, sottolinea soprattutto come tattiche ortodosse possa diventare non-ortodosse in base ai contesti, grande flessibilità, quindi.
Il tratto fondamentale è sempre quello di sorprendere l’avversario, di conoscere il terreno, di conoscere i proprio uomini e sfruttare ogni dato in possesso per preparare adeguatamente le mosse.
In proposito, consiglio di vedersi come Federico il Grande sconfisse francesi ed austriaci a Rossbach.
(c’entra solo in parte, ma questo oroscopo di Internazionale in qualche modo da un dritta simile)

11) “Variazioni in rosso” di Rodolfo Walsh, scrittore argentino di gialli forse meglio noto per la sua “lettera aperta alla Giunta militare” che ne segnò la condanna a morte. Tre brevi racconti gialli, belli, per me che non sono affatto un fan del genere. Bella narrazione, una trama stimolante (anche per la “sfida” lanciata in apertura dall’autore: trovare la soluzione entro data pagina), un’analisi dei caratteri molto complessa, un insieme di indizi molto ben studiati nel contesto moderno… ma qui mi fermo!

12) Verso la libertà di Arthur Schnitzler. Lo scrittore della Vienna decandente di fin de siecle, autore anche di quel “Doppio sogno” da cui Kubrick trasse il proprio capolavoro “Eyes wide shut”, presenta un’analisi di caratteri e convenzioni sociali in una Vienna in piena crisi di valori.
La trama potrebbe sembrare piuttosto piatta (un aristocratico ama una borghese, ma cercando costantemente la “libertà” non riesce a decidersi a sposarla….), ma serve piuttosto come pretesto allo scrittore per una complessa analisi del rapporto fra gli individui (tutti i personaggi del romanzo affrontano a loro modo questa crisi) e la società. Una società in cui i vecchi valori più non reggono, ma i nuovi ancora non si intravedono. Una società difficile da decifrare, nella quale le persone non hanno più appigli fermi per le loro scelte.
Una grande analisi socio-introspettiva, quindi.
Per quanto l’inerzia del “protagonista” (son tutti, a loro modo, protagonisti) mi sia risultata snervate, il saggio conclusivo chiarisce magnificamente questa prospettiva che getta un vero raggio di luce sulla società, morale e vita di quella Vienna.

13) Il primo uomo di Albert Camus. Pubblicazione postuma del Premio Nobel franco-algerino, rinvenuta fra i rottami della macchina su cui morì e pubblicata dalla figlia Catherine.
Romanzo fortemente autobiografico, sulla ricerca del padre e -tramite esso- sulla scoperta delle proprie radici. Un romanzo sulla povertà, sull’assenza di radici, di storia, di riferimenti pregressi. Sulla necessità fortissima di costruirsi da soli. Non a caso, il protagonista scopre di essere “il primo uomo“.
Potremmo senza dubbio inserirlo nella grande tradizionee dei Bildungsroman (romanzi di formazione), anche se adattati ad un chiaro contesto sociale (quello della povertà algerina). A suo modo, un’indagine sociologica sulla storia e morale di/per i poveri.
Senza dubbio, un gran libro.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “recensione 10, 11, 12 e 13

  1. Anch’io sono un’appassionata del genere strategico militare (a parte che sun tzu negli anni 80 era vangelo per gli arrembanti broker yuppies e investitori di wall street, ma questa è un’altra storia).
    A questo punto potresti trovare divertente anche von Klausewitz e ovviamente il nostro Machiavelli. Poi, se vuoi buttarla in caciara, c’è un libro intitolato “l’arte della guerra per donne” di Chin Ning Chu che femminilizza le strategie di Sun Tzu. Fammi sapere se ti avventuri nel genere.Fuori da ogni valutazione etica, anche la guerra è una parte della politica,la meno nobile…ma tant’è.

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