cercando la pace

Menti critiche dentro e fuori il web si spendono da venerdì sul conferimento del Premio Nobel per la Pace all’Unione Europea. Per lo più, presentandolo come ingiustificato.

Ovviamente non spetta a me difendere o gisutificare l’operato del comitato di Oslo, tuttavia mi sento di provare a portare qualche argomento opposto: in fondo, l’Unione Europea il Nobel per la Pace se lo merita.

Un paio di premesse critiche: il Nobel è sempre un premio contestato, sempre un premio nel quale è difficile raggiungere un consensus universale, soprattutto in temi sensibili come la “pace”. Non a caso, praticamente in contemporanea l’URSS assegnava il “Premio Lenin/Stalin per la pace” (dal comitato ben qualificato).
Ricordiamoci che qualcuno se l’è pure sentita di candidare il nostro Berlusconi….
Tanto per dire, dovremmo prima definire cos’è la “pace”. E non è affatto detto che ci riusciremmo.
In secondo luogo, e sulla stessa scia, in passato è accaduto spesso che i Nobel in questione venissero attribuiti a personaggi ambigui, tra cui alcuni che per la pace proprio non hanno fatto nulla (vogliamo fare qualche nome? Kissinger, Arafat, Sato -che l’ha ricevuto solo per l’adesione del Giappone al Trattato di non proliferazione!-, Begin e Sadat… per non sparare sul povero Liu Xiaobo). Questo solo per tacere dei premi “ambigui” a persone come Al Gore, il presidente Obama o molteplici organizzazioni, come le stesse Nazioni Unite (e Kofi Annan) e la IAEA.
Insomma, il Nobel per la Pace è ben lungi da essere un riconoscimento perfetto.

Ma perchè accontentarsi di una giustificazione al ribasso? Rilanciamo!
L’Unione Europea il Nobel lo merita per davvero. perchè è stata la prima costruzione giuridico-politica veramente efficace nel prevenire i conflitti nel vecchio continente; perchè ha elaborato e messo in atto un sistema di tutela estremamente innovativo.
Certo, lo dico io stesso, secondo questa logica sarebbe stato opportuno premiare anche (o prima) la CEDU…
Giustamente si obbietta che l’UE non ha potuto prevenire i conflitti in tutta l’area. Vorremmo forse dire che Arafat, Sadat, Begin o altri ci sono riusciti? O forse Obama? Non direi. Ma, pensando sempre a casa nostra, azzarderei due risposte:  in primo luogo, molti dei conflitti più risalenti (bortocal mi cita Suez) erano obiettivamente fuori dalla sua portata, dalla sua sfera d’influenza; in secondo luogo e per casi più recenti (Serbia), potremmo forse negare che dopo il conflitto del ’99 la prospettiva di un ingresso nell’Unione ha contribuito alla pacificazione nella regione dei Balcani?
Difficile determinare in che misura, ma io non me la sentirei proprio di negarlo.
Oppure potremmo negare il contributo che ha avuto nella transizione democratica di Stati che erano ancora sotto dittature (Spagna, Portogallo, Grecia)? O quello nell’allargamento ad Est?
Ultima considerazione: le critiche spesso sono “non pertinenti”. Parlando di Iraq, Serbia, Bielorussia, Russia… etc. etc. dimentichiamo qual’è la ragione fondativa dell’Unione Europea: pacificare i rapporti fra gli Stati membri, non a livello generale o regionale. Insomma, non possiamo estendere i suoi compiti oltre il suo mandato fondativo e la sua logica intrinseca.

Ultima considerazione: a chi altro potevano darlo ‘sto benedetto Nobel? Guardiamoci intorno… il migliore poteva persino essere Erdogan “per essersi ancora trattenuto dall’invadere la Siria. Bravo bambino, calmo…”. Panorama desolante.

Insomma, il premio non soddisfa molti, ma personalmente lo trovo un bel segnale, un segnale coraggioso da parte del comitato. una chiara prospettiva per il futuro, un invito all’integrazione regionale che può essere la chiave anche per una maggiore pacificazione a livello globale.
Senza dimenticare il prezioso incoraggiamento che questo premio da all’Unione, in un momento tanto difficile: resistere, perchè abbiamo già sperimentato la devastazione.
No, secondo me questo premio Nobel per la Pace all’Unione Europea non è affatto al ribasso.
Anzi, per i criteri adottati in passato, è ben meritato!

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14 thoughts on “cercando la pace

  1. Comprendo il tuo punto di vista: partendo dal presupposto di ‘guardare entro i confini’, è anche condivisibili: se l’Europa doveva servire, come ho scritto da me, a far smettere la Francia, la Germania e l’Inghilterra di scannarsi, l’obbiettivo è stato raggiunto. Certo, mi piacerebbe che l’Europa fosse stata più coesa e avesse saputo alzare la voce quando certe cose succedevano appena fuori l’uscio di casa (anche appena oltre la sponda opposta del Mediterraneo), ma forse non si può avere tutto dalla vita… Come scrivi tu del resto, le motivazioni date reggono più di quelle offerte in tante altre occasioni…

  2. Pingback: cercando la pace- Rivistaeuropea

  3. certo, tutto è relativo, e partendo da una premessa come la tua e da una rassegna storica dei personaggi a cui questo premio è stato dato, non è la scelta peggiore in assoluto.

    tu dici che “la ragione fondativa dell’Unione Europea” è “pacificare i rapporti fra gli Stati membri” e non fra loro e il resto del mondo.

    come motivo per l’assegnazione di un premio Nobel mi sembra curiosa: allora perché non darlo anche al Patto di Varsavia o retroattivamente all’Asse: tutte le alleanze imperialiste normalmente non producono conflitti al loro interno.

    è vero che in passato in Europa non si rispettava neppure questa condizione minima e si è perfino vista l’Italia fare la guerra nel 1915.18 ai propri alleati storici, Germania ed Austria-Ungheria.

    e poi, se da stati fondatori di questa Unione sono partite diverse guerre neocoloniali contro il resto del mondo?

    ma, insomma, non voglio darti torto ulteriormente: prendiamo atto che nel 1912 è stato dato il premio per la pace ad una associazione europea di stati a fini prevalentemente commerciali, perché non c’era di meglio a cui darlo.

    non mi pare un buon auspicio. 😦

  4. Beh, però le guerre nei Balcani degli anni 90′, con un’Europa ferma e immobile… sono macchie pesanti anche per un’organizzazione – commerciale – che aspira alla pace solo per far progredire gli scambi…

  5. mah…dopo il Nobel a Obama, credo che il valore del premio sia scaduto, tuttavia concordo con te: a chi darlo???

  6. @ crimson: io direi anche che l’Europa ha ancora grandi prospettive. che può ancora aspirare a giocare un ruolo fondamentale in tutto il teatro, ma queste sono -appunto- prospettive, non radici.

    @ intesomale: ma qui non si vuole proprio convincere nessuno. a parte, magari, me stesso. solo argomentare.

    @ franz: ed in Palestina si può ancora dire, oggi più che mai. mentre in Yugoslavia io direi anche che, dopo il conflitto, molto è stato fatto: pensiamo forse che i nazionalisti serbi o croati si sarebbero calmati da soli? o che i moderati avrebbero vinto le elezioni in piena tensione con i vicini?
    tutto ciò senza togliere le colpe per il passato.

    @ bortocal: sul Patto di Varsavia, ci pensavo anche io… così pure alla NATO. ma, se ci pensiamo, entrambi hanno poi condotto anche agressioni militari… eppoi, la loro ratio è radicalmente in contrasto con il perseguimento della pace. bella provocazione, comunque.
    vero che non è di buon auspicio, ma lo è forse mai stato nei casi precedenti?

    @ ipitagorici: macchie pesantissime. ma proviamo anche a chiederci il contrario: l’UE, in sé, cos’altro poteva fare?? capisco se mi dite che gli Stati europei avrebbero dovuto intervenire di più e diversamente. ma l’UE? ricordiamoci che all’epoca non esisteva ancora una politica estera comune….

    @ luigi: se proprio vogliamo essere cattivi, il valore era già ampiamente scaduto da quando lo diedero a gente come Kissinger o Begin…

    • non è poi che quello per la letteratura sia particolarmente convincente, come premio… francamente, han rotto il cazzo con le assegnazioni politiche a sconosciuti cazzoni esotici…

  7. Senza condividere l’entusiasmo finale, sono d’accordo sul fatto che da sessant’anni non ci sono guerre in Europa per gli sforzi impiegati nella costruzione di una comunità di stati unita e stabile.
    Sono relativamente d’accordo sui limiti dell’istituzione stessa e quindi su cosa si debba prendere in conto per giustificare il premio; d’altra parte, data la provocazione sul Patto di Varsavia e la NATO, è proprio il concetto di pace a dover essere definito: se è pur vero che le due organizzazioni politico-militari internazionali hanno spesso attuato azioni di guerra, è altrettanto vero che nella loro giustificazione ideologica di quegli atti ricorre la preservazione della pace stessa, “pacificando” le aree di disturbo (a maggior ragione visti gli equilibri della Guerra fredda). E’ un po’ il ritorno dell’antica logica della PAX romana: nell’Impero vige la pace perché abbiamo annichilito gli avversari.
    Infine, è altrettanto vero (sebbene aperto a varie interpretazioni) che il pilastro fondamentale dell’UE è stato sin dall’inizio l’economia, tralasciando a volte in maniera drammatica le questioni politiche e sociali: gli scontri nelle strade che oggi fanno criticare il premio sono frutto, anche, dell’incapacità di collaborazione tra gli stati membri rispetto alla crisi economica. Una Unione che divide perché non sa unire ed evita la guerra militare ma sfiora quella civile, merita davvero questo premio? Solo se, come dici infine tu, può servire da incoraggiamento in questo periodo crepuscolare.

  8. @ ipitagorici: innegabile. tema troppo “politicizzato”, ideale (o idelogico) e sensibile per essere universalmente e tranquillamente accettabile.

    @ intesomale: anche io sono spesso deluso da quello per la letteratura. ma, ormai, ho cominciato a credere che abbia una sua logica intrinseca -che io non coglierò mai- quindi mi accontento: ogni tanto mi soddisfa, più spesso no…

    @ GoatWolf: oh, il mio euro-entusiasmo ancora non si spegne….
    come dici tu stesso, sessant’anni di pace in Europa sono già un bel risultato (vi furono mai prima dell’UE???), concordo anche sul problema di definire l’oggetto del premio…. soprattutto perchè mette in risalto la differenza con Patto di Varsavia e NATO (o ‘Star wars’): qui vige la pace per composizione delle differenze, non per sopraffazione.
    Incoraggiamento di certo, anche perchè è ora fondamentale che l’UE si orienti più al politico che all’economia.

    • Lasciami dire che, al di là di tutte le critiche possibili, per me è sempre meglio che un organo come la UE ci sia e si rafforzi, io mi sento nonostante tutto più tranquillo rispetto alla possibilità di una Europa nuovamente e totalmente divisa. Un po’ come i discorsi sulla Costituzione italiana, vecchia quanto si vuole ma pur sempre all’avanguardia nella garanzia (quantomeno formale) della vita democratica: io non ne farei mai a meno, neanche nei momenti più anti-statalisti che potrei attraversare.

      Serve, però, che questa Unione Europea cresca in qualità e profondità. Finora ha dato un po’ troppo per scontato l’avvicinamento dei suoi popoli, a mio avviso.

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