cercando il mostro della storia

Discutendo con bortocal sull’ambigua figura del re Sihanouk ci siamo trovati in una sorta di impasse: colui che accede al potere “per caso” è migliore di colui che “si merita” il potere? (i termini sono inevitabilmente ambigui)
Secondo bortocal, dal punto di vista morale è senza dubbio così: chi riceve il potere senza averlo dovuto conquistare non ha dovuto compromettersi né sottostare ad imposizioni esterne (ad esempio, rincorrere il voto popolare).
Secondo me, dal punto di vista pratico (della gestione, dell’amministrazione del potere) è vero il contrario: solo chi ha dovuto confrontarsi con un processo di selezione può aver sviluppato quelle qualità (positive o “macchiavelicche”) necessarie per una proficua gestione del potere.

Qui tiriamo in ballo il nostro defunto Sihanouk, cito bortocal:
[…] nel caso di Sihanouk vediamo un uomo mediocre, che non avrebbe avuto mai le qualità per conquistare il potere, gestirlo in modo disastroso e rovinare quasi completamente il suo popolo, che continua a seguirlo, come ipnotizzato e immemore.
Sihanouk non è un mostro della storia, dal punto di vista personale, a differenza dei i grandi tiranni che sono saliti al potere spinti da una ambizione inarrestabile e da un sangue freddo paranoico, che ha provocato bagni di sangue.
eppure ha fatto, innocentemente e sventatamente, quasi più danni di loro: senza mai smettere di essere amato, oltretutto, perché la sua sventata innocenza è la stessa del popolo che lo segue e che la pretende da lui: cambogiani, popolo fanciullino […]

Sihanouk, un “uomo mediocre“, nel senso di selezionato fra la media della popolazione -senza riguardo per particolari qualità (ma qui dovremmo chiedere a Francesi che lo misero lì nel 1941…), ad ogni modo: un uomo che non avrebbe mai avuto le qualifiche per conquistare il potere (ma ha decisamente saputo avere quelle per mantenerlo), un uomo che -dal punto di vista personale- non aveva caratteristiche “mostruose” di violenza, perfidia o sadismo come si potrebbe, invece, dire per un Hitler o uno Stalin.
Tuttavia, un uomo che si è rivelato altrettanto “mostruoso” e macchiavellico nel preservare il suo potere. Causando così (direttamente od indirettamente) sofferenze immani per il popolo che doveva guidare.

Ora, tutti conosciamo almeno di nome l’opera di Hannah Arendt “la banalità del male” (cui aggiungiamo, per completezza, l’esperimento di Milgram, il libro di Christopher Browning e quello di Philip Zimbardo): in sostanza, abbiamo appurato come anche degli uomini “normali” (ove, per normali intendiamo senza particolari tendenze malefiche o violente- insomma “non mostruosi”) siano capaci di compiere atti aberranti (“mostruosi”) nelle giuste condizioni.
Fatto interessante, tali ricerche si sono sempre concentrate sugli esecutori o, per lo meno, li hanno inquadati come tali (Eichmann visto dalla Arendt non era, infatti, un mero esecutore ma anche e sopratutto un dirigente). Ad ogni modo, nessuno ha indagato la normalità “perversa” o la mostruosità originaria dei leaders.
Quello di Sihanouk, per la nostra discussione, è quindi un caso sommamente interessante: mentre con Hitler o Stalin potevamo pensare ad una natura “mostruosa” (per nascita, o comunque divenuta tale nell’accedere al potere), Sihanouk parrebbe non essere stato corrotto da tale ascensione (similmente ad Hiroito, potremmo aggiungere), ma si è reso responsabile di atti atroci (la polizia segreta cambogiana contro i ribelli comunisti e gli oppositori politici negli anni ’60; il supporto ai khmer rouges negli anni ’70 ed ’80…).

Insomma, la domanda che mi pongo è: se gli uomini normali possono commettere atrocitò, divenire dei mostri ed essere considerati tali alla luce della storia; questo processo vale anche per coloro che sono in posizioni dirigenziali?
In fin dei conti, molte SS tornavano a casa e giocavano coi bambini, portavano a spasso il cane e non avrebbero mai picchiato la moglie… Non vale forse lo stesso per Sihanouk? Personalmente (moralmente) egli non era mostruoso, ma nella pratica (le sue azioni, il suo esercizio del potere) lo era.
Non dovremmo, quindi, alla luce della storia considerarlo tanto “normalmente mostruoso” quanto gli Einsatzgruppen di Hitler o i volonterosi carnefici di Pol Pot?

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “cercando il mostro della storia

  1. chiedo scusa di comparire su questo blog, sempre interessante, solo adesso, e quasi perché citato: mi spiace, ma ho avuto giornate dense ed ho un po’ trascurato la discussione (nella quale peraltro non eccello fuori casa ;)).

    credo che su Sihanouk tu ne sappia molto più di me, dato che hai proprio lavorato in questo campo in Cambogia – a proposito, vorrei contattarti privatamente per proporti una forma di collaborazione ad un evento la prossima primavera: come faccio? –

    io ti posso dire soltanto delle impressioni personali, che possono essere anche fallaci:

    1) non direi che Sihanouk ha saputo mantenere il potere:: troppe volte lo ha perso e poi riconquistato di nuovo, troppi errori, troppi scivoloni.
    ma posso ammettere che il suo regno era troppo piccolo e trascurabile forse per consentire una salda tenuta del potere: in fondo dei grandi tiranni esigono dei grandi imperi…

    2) non farei rientrare Sihanouk nella categoria della banalità del male, che ho visto di recente duramente contestata su questa piattaforma anche con un poco di saccenteria, diciamo almeno non inferiore alla mia… ;): le azioni direttamente criminali di Sihanouk non mi sembrano troppo diverse da quelle di un normale esercizio del potere; ma qui correggimi se sbaglio…

    a me pare che Sihanouk rientri meglio nella categoria della sbadatezza e della imprevedibilità del male.

    3) la domanda finale è la più interessante:
    gli uomini normali possono commettere atrocità, divenire dei mostri ed essere considerati tali alla luce della storia; questo processo vale anche per coloro che sono in posizioni dirigenziali?
    perché no?
    anche chi è dirigente è un uomo normale, e anche se la posizione sociale che si occupa ha dei riflessi sulla psicologia individuale e la deforma in una logica di adattamento al ruolo, molti fanno il male senza volerlo, senza saperlo, travolti da conseguenze per loro imprevedibili delle loro azioni.
    questo processo è certamente amplificato in coloro che salgono al potere, e ancor di più in coloro che vi salgono non per capacità personali di conquista, ma per averlo ricevuto da qualche fattore esterno.
    il tiranno sanguinario e consapevole che si è imposto nella storia col sangue è certamente più lucido nel valutare le conseguenze delle proprie azioni, e dunque è un delinquente quasi sempre consapevole; chi ha ricevuto il potere per caso, ed è poco adatto a gestirlo, spesso è causa di catastrofi che non ha saputo valutare,
    questo potrebbe restare, per quanto mi riguarda, il mio giudizio personale su Sihanouk.
    personale, non storico: sul giudizio storico concordiamo sul fatto che quell’uomo è stato la rovina del suo popolo che peraltro l’ha tenacemente voluto al suo posto.

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