cercando la rasatura

Avrete probabilmente letto di quel ragazzo di una squadra di nuoto che a Vicenza è stato rasato a zero come “punizione” per motivi a me oscuri od incomprensibili.
Il Veneto, a quanto pare, si sta ponendo come modello educativo per l’Italia intera: prima Cittadella, ora Vicenza.

Quel ragazzo di undici anni (11 anni!! a me viene piuttosto da dire “bambino”, che ancora mi ricordo come eravamo io ed i miei coetanei all’epoca) è stato rasato su “ordine” dell’allenatore da parte di un compagno di squadra più grande.
Difficile dire cosa cercasse veramente di ottenere l’allenatore con questa procedura: spirito di corpo? rafforzare il chin del ragazzo? punirlo? stimolarlo? Francamente non lo so, posso immaginarlo ma non lo saprò con certezza.
In realtà, ad essere totalmente onesti, non mi scandalizza troppo il gesto di rasare il ragazzo in sé.
In fin dei conti, pratiche del genere sono state diffuse fra tutti i gruppi sin dalla nascita dell’umanità e, per quanto possiamo considerarle “barbare”, violente e/o lesive della dignità di qualcuno, in questa misura per lo più non lo sono. Tanto conferma anche la giurisprudenza ed il codice civile: altrimenti andare a farsi tagliare i capelli sarebbe sanzionato. Grazi a dio, non è così: perchè i capelli ricrescono e la lesione è solo temporanea, per di più entro canoni di “stravaganza” oggi tranquillamente accettati.
In fondo, è capitato anche a me -come a molti di voi, credo- di sottostare a qualche piccola vessazione per essere “accettato” in un gruppo: non vedo differenze abissali in questo (penso, per esempio a quando una squadriglia scout che supervisionavo tagliò quell’orrendo “codino” ad un suo membro appena arrivato, con le successive reprimende dei capi -terrorizzati dalle possibili reazioni dei genitori).
Fosse solo questo, troverei assurdo il procedimento per “abuso dei mezzi di correzione e disciplina” aperto dalla procura a Vicenza. Ma questo, a quanto pare, non è tutto….

Quello che dovrebbe veramente scandalizzarci, offenderci e sconcertarci dei fatti vicentini è il contesto culturale che vi sta alle spalle: “rapato come un ebreo” è una frase agghiacciante.
E’ una frase che richiama direttamente il nazismo ed i Lager e che, volente o nolente, si iscrive nello stesso contesto politico-idelogico: quello di segregare, umiliare qualcuno in quanto diverso od inferiore.
Frase aggravata (o che aggrava) i fatti: non una semplice rasatura, ma una vera e propria marchiatura con una croce di capelli ad identificare il reo.
L’abuso potrà non configurarsi: il bambino, per fortuna, pare stare bene ed aver superato lo shock. Ma l’ “ideologia” resta: mette i brividi pensare che si possa ricorrere a “metafore” (??) simili per giustificare un tale atto, con dei bambini. Con esse, si trasmette ancora un’idea discriminatoria, un modello di qualcuno da punire, marchiare, umiliare.
Questo, a mio parere, il fatto più grave della triste vicenda.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “cercando la rasatura

  1. La frase e l’atto sono figli della stessa madre, l’ignoranza. Ignoranza nel senso di mancanza di civiltà da parte di un adulto, ignoranza nel non sapere a 11 anni (non sono pochi) cosa avveniva a Dachau. Non penso sia un problema della scuola (me lo sono chiesto), perchè a scuola certe cose si studiano e come… dunque?

  2. non condivido l’accenno al caso di Cittadella che ho interpretato molto diversamente.

    però il resto del post indica con chiarezza un sintomo grave di degenerazione civile, proprio per le considerazione finali, dove l’ebreo diventa il simbolo stesso di quella che Vittorini avrebbe chiamato “l’umanità offesa”.

  3. @ allegria di nubifragi: sono parzialmente in disaccordo, nel senso che il gesto preso da solo è comune a tanti contesti diversi, non necessariamente così gravi e deprecabili.
    trovo che spesso si esageri in queste situazioni e, specie per un taglio di capelli!!, a volte sia il caso di esser maggiormente tolleranti.
    sicuramente c’è mancanza di civiltà, se non altro, da parte degli adulti. ma per il ragazzo? non voglio esagerare, ma non credo possiamo imporre ad un undicenne la piena coscienza di quei fatti…. spesso non l’hanno neanche gli adulti!

    @ bortocal: il riferimento a Cittadella era piuttosto al Veneto come “modello diseducativo”, nel caso specifico, per come è stato presentato dai media.
    non ricordo se ho commentato la vicenda qui da me, ma sono tuttosommato convinto che polizia e magistratura abbiano agito bene: la rappresentazione dei fatti è strumentalizzata e fuorviante.

    @ smile: atti di nonnismo di vario genere ce ne sono sempre stati. io non mi nasconderei su questo: per essere accettatti, ragazzi e bambini sono sempre stati sottoposti a qualche atto imbecille. per essere accettati.
    la cosa grave è adottare un modello punitivo che imponga un marchio dell’infamia, con richiamo nazista.

  4. Attenzione, però: questo non è né un atto di ‘nonnismo’, né un ‘rito di iniziazione’. Qui non è una ‘cosa tra bambini / ragazzi’, qui c’è di mezzo un adulto che si arroga il diritto di impartire una ‘punizione corporale’, oltretutto destinata a permanere per mesi (i capelli certo ricrescono, ma non dalla sera alla mattina). Non è una questione di tolleranza, è una questione che se l’allenatore di nuoto di mio figlio per ‘punirlo’, me lo fa tornare a casa rapato a zero (io non ho figlio, cerco di immedesimarmi), io vado dall’allenatore e gli spacco la faccia, perché le mani addosso a mio figlio gliele metto io. Nel caso, se il signor allenatore ha di queste idee, me lo dice prima e mi chiede se sono d’accordo. Poi vabbè, il paragone con gli ebrei fa capire che tipo di persona è… ma resta il fatto che siamo di fronte a un’umiliazione impartita a un ragazzino da uno che si è fatto forte grazie all’età e al ruolo…

  5. P.S. Ovviamente io non so manco se riuscirei a mettergli le mani addosso a un eventuale figlio… a maggior ragione un atto del genere mi farebbe imbestialire…

  6. Sai, sarebbe stato un atto di nonnismo (diffusissimo, specie nelle modalità più leggere, in qualsiasi gruppo sportivo, in qualsiasi squadra, anch’io quando andavo a cambiarmi nello spogliatoio dei ragazzi più grandi ero un po’ intimorito e magari volava qualche sfottò all’inizio) se non ci fosse stata quella “simpatica” frase sugli ebrei…
    Gravissima.
    Ma come ha detto qualcuno prima di me, quella frase è frutto di un contesto sociale e famigliare particolare, a me non sarebbe mai nemmeno venuta in mente…

  7. @ crimson: sono d’accordo sul ruolo dell’adulto-vero responsabile della vicenda.
    io credo che una rasatura, in sé non sia così grave da scatenare ire simili. sempre considerando le condizioni specifiche (chessò, se per questo il bambino mi si ammala, allora mi incazzo).
    penso che il punto di maggiore dissenso sia la durata del danno, ovvero quanto a lungo permane “il marchio”. se comprendo bene, per te si tratta di capire quanto impiegherebbero i capelli a ricrescere, per me solo quanto impiega la croce a sparire (3 giorni secondo i genitori). ecco, superato questo “marchio dell’infamia”, per me avere i capelli rasati non è una tragedia tale da giustificare il ricorso all’imputazione per “abuso di mezzi di correzione”.
    insomma, secondo me spesso anche i genitori esagerano….

    @ bruno: concordo totalmente, la frase ed il marchio a croce sono inaccettabili. punto.
    putroppo, e mi dispiace molto, sul contesto non abbiamo nulla da dire, se non constatarne il degrado (come già spesso fatto in passato)

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