a Gaza, a Gaza

Israele sta bombardando Gaza.
Ed intanto ha mobilitato circa 30.000 uomini, più 45.000 riservisti per un’eventuale invasione della striscia palestinese, per “ripulire” i centri dove Hamas fabbrica, nasconde e lancia i suoi razzi.
Un’operazione di massa, con immensi rischi in termini di perdite civili, militari e di immagine.
Ci possono essere svariate letture di questa imminente operazione a Gaza, eccone di seguito alcune:

1) Preparativi: Israele bombarda ed invade Gaza in vista di un prossimo attacco all’Iran: si “scaldano i motori”, si testano gli armamenti. Insomma, una “prova generale” prima del grande bersaglio.
Francamente, questa lettura mi convince poco. Per la semplicissima ragione che Gaza non è l’Iran. Non ci si avvicina neanche lontanamente. I sistemi di difesa della Striscia, della popolazione, di Hamas non sono in alcun modo simili a quelli che Tsahal dovrebbe affrontare per un eventuale attacco all’Iran: a Gaza si tratterebbe soprattutto di operazioni di terra, di fanteria, casa per casa, rispetto alle quali gli attacchi dell’aviazione sono solo propedeutici.
In Iran il discorso è totalmente diverso: lì nessuno vuole invischiarsi in una vera e propria guerra sul terreno, lunga, costosa e pericolosa. Lì si tratta di un air strike, un attacco aereo mirato su obiettivi specifici e circoscritti. Tanto limitato da non sembrare neanche un atto di guerra.
Nel caso iraniano: difese aeree e centrali di sviluppo delle armi nucleari. Stop.
Ma c’è una seconda considerazione prettamente geopolitica che mi porta ad escludere la teoria dei preparativi: in Egitto non c’è più Mubarak: per svariate ragioni, i Fratelli Mussulmani e Morsi non abbandoneranno Hamas e Gaza, quindi un’invasione della stessa potrebbe persino condurre ad un escalation, ipoteticamente anche ad un nuovo conflitto con l’Egitto. Di certo, Israele non vuole e non può affrontare contemporaneamente Egitto ed Iran. E Bibi Netanyahu questo lo sa, così come tutto il suo stato maggiore.

2) Frustrazione: Dopo le elezioni americane, con la ri-elezione di Obama, le chances di un attacco all’Iran sono almeno parzialmente diminuite. Non a caso, giravano simpatiche battute come “altri quattro anni: l’attuale aspettativa di vita degli iraniani” (spinoza.it) od un ipotetico dialogo fra Netanyahu ed Obama nel quale il secondo rifacciava simpaticamente al primo l’appogio per Romney.
In sostanza, Obama farà il possibile per evitare un attacco all’Iran, che avrebbe ripercussioni gravi sulla sua strategia in Medio Oriente oltre che costi ed un potenziale coinvolgimento americano assai alti.
Quindi, Israele “scarica” un pò della sua frustrazione e della sua paura con un’azione minore su Gaza, su un nemico deboluccio rispetto al quale può far sfoggio della sua potenza ed ottenere una facile (?) vittoria.
Ricorda un pò l’invasione di Grenada da parte di Reagan.
Non sappiamo ancora come la storia proseguirà, né quali esiti avrà. Ma non mi sembra irrealistico immaginare che i politici Israeliani colgano il solito pretesto per riaffermare il ruolo “assediato” dello Stato ebraico nella regione, oltre che la potenza delle proprie forze di difesa.

3) Pericolo reale: Ovvero, Hamas è ancora e costantemente una minaccia grave per Israele, che ciclicamente deve intervenire per risistemare la situazione a Gaza.
Sappiamo bene tutti che astio (per non dire odio) vi sia fra israeliani e palestinesi, che ostilità quasi (?) insormontabile. Un conflitto più o meno latente che ciclicamente scoppia in veri e propri scontri: un pò per le provocazioni di Hamas che deve ribadire costantemente la propria effettiva capacità di combattere, un pò per la necessità di Israele di “fare pulizia” degli armamenti di Hamas, proprio per annientare questa sua capacità offensiva e mantere la propria supremazia, la sicurezza dei cittadini ed i palestinesi in uno stato di inferiorità anche psicologica.
Insomma possiamo teorizzare che dato X il tempo necessario ad Hamas per costruire o trafugare un numero di razzi sufficiente a creare seri pericoli per Israele (numero Y), questo stesso tempo od inferiore corrisponderà al momento in cui Israele attaccherà Gaza per annichilire il proprio pericolo.
Un’autodifesa preventiva, se vogliamo.

00O00

4) Stress test: [questa è uscita ieri sera, aggiorno] Israele attacca Gaza per verificare due cose:
– la solidità dell’alleanza con gli USA di Obama, per capire sino a che punto si può spingere sapendo di avere le spalle coperte. Questione fondamentale, visto che tuttoggi parte importante della sicurezza israeliana dipende dall’alleanza con gli Stati Uniti. Per Israele è quindi imprescindibile sapere fino a che punto questa alleanza regge con Obama rieletto.
– la nuova politica nel Medio Oriente, ovvero fino a che punto si può spingere senza scatenare reazioni congiunte da parte dei Paesi Arabi. In passato, specie Mubarak, tutti erano stati ben attenti a non reagire troppo alle azioni israeliane, per paura delle sue capacità militari e delle divisioni interne al mondo arabo che rendevano qualsiasi alleanza fragile. E tutti non nutrivano eccessiva simpatia per i Palestinesi. Ma ora dopo la “primavera araba” e le vittorie degli islamici nelle elezioni, le prospettive potrebbero essersi ribaltate: Israele deve testare la capacità di questi nuovi soggetti politici di fare fronte comune contro di lui, per sapere che minaccia dovrebbe eventualmente fronteggiare.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

10 thoughts on “a Gaza, a Gaza

  1. potrbbe essere non solo un riflesso delle elezioni di Obama, ma anche (a detta di alcuni palestinesi) una mossa in vista proprio delle prossime elezioni in Israele.. “vince chi uccide più palestinesi”.. io spero sia solo la visione di qualcuno, ma non ne sono sicura..

  2. 1+2) la guerra all’Iran non ci sarà; si sfogano con quella a Gaza, tanto ci sono abituati…, e ci stiamo abituando anche noi.

    3) il vero pericolo per Israele a questo punto sono gli arabi, tutti gli arabi…, come potranno fare per liberarsene???

  3. @ giovanotta: giusto, avevo sottovalutato questo aspetto. Il bisogno di presentarsi forti è comune a tutti i candidati.

    @ esercizi di pensiero: qualsiasi lettura si voglia dare, questo è fuor di dubbio. E’ una premessa che davo per implicita, visto che non ci sono giustificazioni del diritto internazionale che consentano l’attacco.
    Ma è bene ribadirlo.

    @ bortocal: sono abbastanza d’accordo con te: l’attacco all’Iran è altamente improbabilme, anche se non mi sento ancora di escluderlo del tutto.
    sul punto 3) ti ho parzialmente integrato nel post: Israele sta testando fino a che punto gli arabi saranno capaci di fare fronte comune.
    come faranno per liberarsene? bhè, ci sono solo due strade per come la vedo: o uno Stato palestinese, o una guerra regionale che affermi la totale supremazia di Israele. vedi tu qual’è più probabile….

    • due post successivi da me, di cui uno ribloggato, hanno intanto approfondito l’analisi, per me.

      vorrei che dessi un’occhiata a quello pubblicato poco fa, nato fra l’altro dalla discussione con te,e mi dicessi che cosa ne pensi.

      personalmente ritengo che mandare gli ebrei in Palestina sia stato un errore storico clamoroso (anche per come sono culturalmente fatti gli ebrei, occorre pur dirlo) e io credo che l’unica vera soluzione del problema si avrà quando torneranno da dove sono venuti.

      mi dispiace dirlo: ma abbiamo a che fare con gli opposti monoteismi!!! 🙂

  4. Come ho scritto da me, a monte di tutto c’è l’amarezza per una situazione senza uscita. La rielezione di Obama qualcosa c’entra, altrimenti c’è da chiedersi perché proprio ora: non mi pare sia successo nulla di tanto grave da richiedere questa reazione… Io propendo per la frustrazione: Israele, caricatosi come una pentola a pressione in vista di un’eventuale guerra all’Iran, aveva la necessita di ‘sfogare’ in qualche modo… nel modo peggiore, ma così vanno le cose… Il fine ultimo, alla faccia di tutti quelli che sperano nei ‘due Stati’, sembra continuare ad essere l’annientamento totale dell’avversario…

  5. propendo per la causa n. 2, anche se ovviamente non esclusiva

    più che altro penso che davvero sia triste che non vi sia una strada, magari graduale, verso la pace
    ma gli israeliani, sono tutti come il governo che hanno?

  6. ,,, in merito agli eventi di Gaza e delle operazioni condotte da Israele circolano anche le seguenti spiegazioni\interpretazioni.

    Prima spiegazione\interpretazione.
    Chi ha, in questi ultimi mesi, lanciato parecchi missili dalla striscia di Gaza verso Israele è una frangia estrema di Hamas. Ultra terroristi che contestano ad Hamas un comportamento troppo “accomodante” con il nemico sionista. Questi personaggi, forse sconosciuti anche al Mossad e allo Shin bet, hanno deliberatamente provocato Israele con un intento molto semplice: far sì che Tsahal facesse in loro vece il lavoro sporco, ossia decapitare i comandi militari di Hamas. Una volta ridotto il potenziale militare di Hamas questi super ultra terroristi avranno via libera per occupare i posti liberatisi grazie ad Israele …

    Seconda spiegazione\interpretazione.
    Israele ha reagito al lancio di razzi da Gaza con l’intento di saggiare il suo nuovo sistema di protezione dai missili e\o razzi. Lanciando incursioni aeree su Gaza city gli israeliani sapevano benissimo quale tipo di reazione ci sarebbe stata: attentati (uno solo, l’autobus) e un pioggia di razzi sparati dalla striscia di Gaza. L’intento, quindi, era strategico: determinare 1) la capacità difensiva da un attacco missilistico e 2) in caso di esito positivo, dedicarsi con maggiore lena all’operazione di bombardamento dei siti di produzione di materiale fissile in Iran.

    Sono spiegazioni contorte e un briciolo spinte, ma in Medio Oriente tutto è possibile.

  7. @ intesomale: dipende, usando o meno le armi atomiche?

    @ bortocal: e dove dovremmo rimandarli gli ebrei?

    @ crimson: concordo con te. possiamo ancora nutrire speranze in Obama, per questo secondo mandato, ma mi domando seriamente cosa voglio davvero gli israeliani… perchè senza la volontà di una pace, non la si otterrà mai.

    @ diegod: quello degli israeliani è un paradosso interessante. per qualche assurda ragione, l’esercito ha un potere “d’indottrinamento” enorme che alimenta questo stato d’assedio.
    in più, restano sotto il gioco degli estremisti: politici, religiosi….

    @ camoscio: sono spiegazioni tuttosommatto logiche, nel contesto in cui ci troviamo a ragionare.

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