come dieci anni fa mi innamorai dei Dire Straits (recensione n.14)

Dieci anni fa ero nell’età in cui un ragazzo si forma una propria coscienza musicale.
Non che mi fosse andata male fino ad allora: a casa avevo avuto la fortuna di ascoltare sempre “roba buona”, alternando De Gregori, Guccini, Dalla ad autori stranieri più o meno noti come Simon & Garfunkel, gli America, Crosby Stills Nash & Young… Insomma, tutta roba di qualità, di gran classe.
Avevamo anche qualche raccolta strana, fra cui: Earthrise anche noto come “Rainforest album“, una raccolta di vari artisti sostenuta dal principe Charles per la tutela delle foreste pluviali.
Anche questa era una raccolta di qualità, con Sting, Seal, Eurythmics, Queen, U2, Elton John, Rem, Kate Bush, Paul Simon ed i Dire Straits.
In realtà, di questi cantanti e gruppi ne conoscevo pochi: solo gli U2, Paul Simon e pochi altri mi dicevano veramente qualcosa.
Ma la canzone dei Dire Straits mi piaceva tantissimo, pur senza sapere chi fossero davvero. Si trattava di “Walk of life“. Canzone tuttosommato strana nel loro repertorio, un unicum direi, ma allora di certo non lo sapevo. Mi piaceva quel suo ritmo andante e tanto bastava.

Fatto sta che un certo giorno decisi che dovevo approfondire la mia conoscenza di questo gruppo.
Dieci anni fa era ancora comune acquistare cd anziché scaricare musica in morceau da internet: si comprava un’opera intera, così come confezionata dall’artista, non si prendevano singoli pezzi fuori dal loro contesto.
Nel paese dove frequentavo il liceo c’erano un paio di discreti negozi di musica, ma per puro caso entrai in un negozio nuovo, dove non ero mai stato prima. Non che avesse una particolare scelta, ma almeno i Dire Straits li aveva. Ricordo abbastanza bene che la scelta non era vastissima: probabilmente erano solo tre cd, di cui un live od una raccolta (probabilmente il mitico “Alchemy“). Ma non volevo cominciare la mia scoperta di una nuova band da una registrazione dal vivo o da una raccolta: volevo un pezzo preciso da cui cominciare un percorso, un album che avesse un suo perchè.
La scelta allora si riduceva a “Love over gold” e “Making movies” ed era abbastanza ardua, sia perchè non conoscevo nessuno dei pezzi contenuti nei due album, sia perchè nessuno di loro conteneva quella “Walk of life” che mi piaceva al punto da convincermi a lanciarmi in questa scoperta.
DslogrConfesso che, in realtà, il primo mi ispirava di più con quella sua copertina segnata dal Making_Movieslampo nel cielo notturno e nuovoloso rispetto alla semplicità minimalista del secondo.
Comunque, non sapevo decidermi e dopo qualche minuto di contemplazione decisi di chiedere consiglio. Ricordo esattamente le parole del titolare: “in questo [“Making Movies“] almeno hai qualche pezzo famoso”. Non potevo che fidarmi.
Adesso che conosco anche qualche pezzo di “Love over gold” -fra cui, soprattutto, l’ottima canzone d’apertura “Telegraph road“- mi domando un pò come sarebbe stato il mio rapporto coi Dire Straits se avessi invece scelto questo album. Ma tant’è.
Arrivai a casa, scartai il cd e lo comincia ad ascoltare “Tunnel of love“. Per chi non la conoscesse cito solo questo commento di Douglas Adams: “Mark Knopfler ha la straordinaria capacità di far emettere alla sua Stratocaster dei suoni che paiono prodotti dagli angeli il sabato sera, quando sono esausti per il fatto di essere stati buoni tutta la settimana e sentono il bisogno di una birra forte“.
A dieci anni di distanza, ci sono ancora poche canzoni in grado di riappacificarmi col mondo come questa.

(scusate la qualità audio, ma questa versione del video -ne esistono due originali- è spettacolo puro)

Otto minuti di puro godimento.
Otto minuti (!!) ricchi di assoli, di virtuosismi di chitarra che rendono senza dubbio Mark Knopfler uno dei migliori chitarristi di sempre, di un testo spettacolare melodico, romantico, coinvolgente come pochi.
Otto minuti, ma chi fa ancora canzoni di otto minuti? (Ok, Guccini a parte): praticamente, un’opera rock.
E lo spettacolo era tutt’altro che finito, perchè subito dopo doveva venire quel capolavoro di romanticismo che è “Romeo and Juliet” [non ve la copio solo per lasciarvi il gusto di scoprirvela da soli]. Per conto mio, se Shakespeare l’avesse potuta ascoltare, sarebbe andato da Knopfler a stringergli la mano e dirgli “ben fatto, ragazzo“. In seguito Mark Knopfler avrebbe dichiarato di “amarla” poco, questa canzone, perchè troppo romantica. Ma a noi cosa importa? Resta un pezzo memorabile.
A questo punto, consiglio vivamente a tutti di far partire queste due canzoni, prendersi il testo sotto mano e restarne incantati (1 e 2). Fatelo e ditemi se quella strofa improvvisamente lenta e piena di ricordi di “Tunnel of love” non vi apre il cuore o se la dichiarazione d’amore del nostro Romeo che bacia la sua Giulietta “fra le sillabe di una rima” non vale un capitolo di letteratura.

Segue “Skateaway“, pezzo forse meno noto e celebrato ma simpaticamente rockeggiante e dal testo altrettanto ricco e con un gran refrain (“she gets rock n roll a rock n roll station / and a rock n roll dream/ she’s making movies on location / she don’t know what it means / but the music make her wanna be the story/ and the story was whatever was the song what it was / rollergirl don’t worry / d.j. play the movies all night long“). Degnissimo terzo affresco di un trittico superlativo.
Magari le ultime quattro tracce (“Expresso love“, “Hand in Hand“, “Solid rock“, “Les boys“) non sono al livello delle precedenti, ma restano dei pezzi pregiati. E comunque basterebbero le prime tre a rendere questo album un capolavoro.

Che dire a questo punto? Un capolavoro, forse il miglior album della band. Leggete un pò cosa ne disse David Fricke su Rolling Stones nel 1981, appena uscito. Best seller in Italia nel 1981. Peccato le classifiche non gli attribuiscano il giusto merito: non deve essere un caso se ritengo sempre le classifiche una boiata…
Secondo me, un album che tutti dovrebbero ascoltare almeno una volta prima di morire. Nella peggiore delle ipotesi, si morirebbe meglio.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “come dieci anni fa mi innamorai dei Dire Straits (recensione n.14)

  1. beh con me sfondi una porta aperta…io purtroppo essendo pmolto piu vecchio di te, li seguo dall’inizio della loro carriera, e sicuramente Mark è uno dei migliori chitarristi in assoluto di tutti i tempi, al pari di Clapton, Hendrix , May (Queen) e pochi altri..
    ricordo il successo planetario che ebbero e direi che fu meritato..
    lasciamo dire che una volta ascoltavamo musica migliore, senza offesa per l’attuale…
    bel post..

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