cercando la causa della vita: due parole su Marco Pannella

Ho profonda stima di Marco Pannella e dei Radicali in generale. Salvo qualche elemento di pessima qualità (leggasi: Capezzone), trovo si siano sempre battuti onestamente per temi importanti per la democrazia italiana per i diritti civili.
Purtroppo, in qualche caso esagerando. Lo dice bene nella sua canzone Se fossi dio Giorgio Gaber:

Compagno radicale,
tu occupati pure di diritti civili
e di idiozia che fa democrazia
e preparaci pure un altro referendum
questa volta per sapere
dov’è che i cani devono pisciare!

Ma, a parte queste esagerazioni, ho sempre condiviso alcuni loro “cavalli di battaglia” (altri meno, ma questo accade anche per il PD…): in primissimo luogo, quello della laicità; poi, quello sulla dignità delle carceri e quello sulla legalizzazione delle droghe leggere.

La mia presente critica a Pannella per il suo nuovo sciopero della fame è una questione di metodo e di merito.
Comincio dal merito, che nel caso è relativamente meno importante: voler portare ad un’aministia per migliorare la condizione di vita nelle carceri è, secondo me, errato. Non perchè la dignità dei detenuti non sia importante, ma per la semplice ragione che l’aministia è uno strumento di cui si è abusato in Italia.
Sono convintissimo che sia necessaria una riforma del sistema penale nel nostro paese, lo ripeto da sempre, che parta dalla riforma del Codice Penale e depenalizzi alcuni reati, che riduca le pene ormai assurde per alcune fattispecie e che, di conseguenza, migliori anche la condizione carceraria.
Ma l’amnistia no: l’amnistia è un pessimo segnale per la legalità in Italia. Legalità e senso di legalità di cui abbiamo bisogno come il pane, come l’aria.

Sul metodo, credo una citazione (attribuita) di Federico II sia utile “chi difende tutto, non difende nulla“.
Questo, per come la vedo io, è il caso di Pannella. Se volessi essere sarcastico ed irrispettoso, domanderei se vi è un contatore degli scioperi della fame del leader radicale. Personalmente, seguo la politica e le cronache da qualche anno e da quando ho memoria, ho sempre sentito di qualche suo sciopero per qualche giusta causa.
Cause -teoricamente- tutte giustissime e condivisibili.
Tuttavia, trovo che Pannella stia “abusando” di questo metodo di protesta, pur legittimo.
Per dirla francamente, se Jan Palach o Thích Quảng Đức si fossero dati fuoco per dieci cause diverse, li considereremo ancora degli eroi?
Per come la vedo io, il ragionamento è molto semplice: pur non essendo un fondamentalista della vita al punto da ritenarla un bene assoluto, inviolabile ed insacrificabile, io -come credo tutti- la reputo un bene di primaria importanza: se non il più importante, fra i più importanti senza dubbio. Se, quindi, se è disposti a mettere in gioco tale bene per una causa (ovvero, per un altro bene), si deve ritenere la seconda almeno di pari importanza. La libertà, al punto da mettere a rischio la vita; la democrazia; la giustizia…  Ma, se la si mette a rischio per troppe cause, semplicemente il valore della stessa si “svaluta” e, con essa, il valore delle cause coinvolte.
Avendo noi tutti solo una vita, metterla in gioco per troppe cause, significa di conseguenza che nessuna di esse vale pienamente la nostra vita.

Questo, a mio vedere, il problema di Pannella.
Un pò come cantava De André

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

4 thoughts on “cercando la causa della vita: due parole su Marco Pannella

  1. Non mi si vede il video ma se penso bene forse hai messo la canzone: morire per delle idee è molto bello ma per quali, io stavo per morire senza averla mai avuta..”

  2. A me Pannella non è mai piaciuto. I radicali sono sempre stati un partito fuori dal coro e credo che sui diritti civili siano tra i gruppi più avanzati nel nostro paese spesso retrogrado, e se si eccettua la loro simpatia per il neoliberismo (e la pretesa di avere il monopolio sul termine “radicale” in politica), penso che dovrebbero essere presi più in considerazione per alleanze su determinate battaglie. Sull’abuso dei referendum sono concorde con Gaber (in fondo è lo stesso meccanismo dello sciopero della fame), sebbene anche su questo li ritengo più lucidi e realisti di altri, soprattutto riguardo al quorum.
    Ma Giacinto non mi va giù. Si comporta da pazzo furioso, continua ad adottare iniziative e provocazioni come se fossimo nel clima politico degli anni ’70-’80, l’unica volta che l’ho davvero apprezzato è stato quando ha strapazzato Capezzone in pubblico. E’ esagerato, inutilmente rompipalle fino ad essere stucchevole. Sarà pure la sua cifra personale, sarà comunque giusto rispettare la sua carriera politica, ma a tutto c’è un limite. Perché come dici tu, se ci si dà fuoco troppo spesso per qualsiasi cosa, da eroi si diventa folli.

  3. carissimi, mi scuso per il ritardo della mia risposta. purtroppo, altre polemiche mi hanno trattenuto…

    @ il sonnambulo: la canzone è quella. purtroppo, qualsiasi versione obbliga a passare su youtube per ragioni di diritti d’autore.

    @ bruno: semplicemente, grazie.

    @ goatwolf: non sono così radical nel giudizio, ma sì, in fondo siamo d’accordo.
    Pannella ha meriti e demeriti, come tutto il movimento Radicale e tutti i partiti, ciò nonostante il suo modo di fare politica è ormai fuori luogo. Sia per il clima culturale superato, sia per l’abuso dei mezzi che continua a fare. Ed è un peccato, perchè la sua storia politica ed il suo impegno meriterebbero una fine ed una memoria più dignitosi.

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