Stato di figli e figliocci

La Cassazione ha stabilito in una recentissima sentenza la possibilità di dare in affidamento i figli a genitori omosessuali (madre convivente con un’altra donna). Ovviamente la Suprema Corte si è pronunciata su un caso singolo e specifico e la sua decisione non va strumentalizzata come “principio” di diritto.
Ciò non di meno, con tutte le precisazioni del caso (l’altro genitore, il padre, non rispondeva ai requisiti per l’affidamento), l’apertura giuridica e sociale è importante.
Il padre aveva già presentato un ricorso alla Corte d’Appello di Brescia (rigettato) con motivi simili, ovvero sostenendo la potenziale dannosità della relazione omosessuale della madre nello sviluppo del figlio.
Lo stesso motivo di ricorso è stato rigettato dalla Cassazione per la sua “genericità”: non si da dimostrazione del potenziale dannosità di tale ambiente familiare, quindi risulta una mera speculazione. Nelle misurate parole della Corte: “si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino, che comunque correttamente la Corte d’appello ha preteso fosse specificamente argomentata“.

E proprio questa è l’apertura, così importante per il diritto di uno Stato laico: riconoscere che una relazione omosessuale non è di per sé dannosa per l’educazione e lo sviluppo psicologico dei bambini. Insomma, si ammette a chiare lettere che l’idea secondo la quale “sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale” è un “mero pregiudizio“, non suffragato da elementi scientifici, psicologici o sociologici.
Ricordo che questa discussione mi aveva visto scontrare abbastanza intensamente con una mia prof al liceo, che sosteneva che “non si può giocare con la vita dei bambini [affidandoli a coppie omosessuali]”.
Come sempre, l’ignoranza fa paura: semplicemente poiché non sappiamo se e come lo sviluppo affettivo ed educativo di questi bambini potrebbe essere, per pregiudizio nei confronti degli omosessuali, crediamo di doverlo vietare.

Straordinaria, poi, la posizione del Vaticano secondo la quale “i bambini non sono una merce“: veramente sorprendente, visto che nella sentenza di tutto si può parlare tranne che di “scambio”…  Anzi, viene semmai da pensare che sia la chiesa a farne oggetto di scambio -giusto in campagna elettorale- per far nuovamente valere il proprio peso.
Ridicola, per non dire altro, la posizione -sempre del Vaticano- che sostiene che così verrebbe meno “lo scopo stesso del matrimonio”, ovvero la procreazione.
Il problema vero, semmai, è quello di garantire loro gli affetti essenziali.

Il quotidiano francese Libération è probabilmente fra i giornali che maggiormento hanno affrontato il tema: fra i vari articoli, ne ricordo bene uno del 2012 che narrava la storia di due genitori gay e del loro figlio adottivo: “normalissimo” ed amato (in Francia, sono già più di 50.000). Un rapporto simile anche su Le Monde.
Libération presenta un panorama completo sul tema, lasciando spazio anche a conservatori e credenti. Io mi limito qui a selezionare solo alcuni spunti di riflessione (in francese): “Per i pediatri non esiste una ‘famiglia ideale’” (i quali sottolineano piuttosto l’importanza di legami stabili); “e se studiassimo i genitori eterosessuali?” (dove, appunto, si contesta la bontà della comune assunzione secondo la quale i genitori devono essere di sessi diversi, per il bene dei figli) e l’opinione di Eric Walter.
Faccio, infine, incidentalmente notare che la possibilità per coppie omosessuali di avere figli è riconosciuta in Svizzera ed in Belgio, dove non mi risultano sconvolgimenti sociali.
Questa mi sembra la risposta più convincente alle posizioni fondamentaliste del matrimonio solo ed esclusivamente come “unione fra uomo e donna”.

Qui una delle ricerche sui figli.

***

Aggiornamento del 22.01.2013, cito testualmente dal Codice Civile commentato UTET del 2008, quindi risalente a qualche anno fa (ma non troppi) per segnalare come la valutazione giurisprudenziale fosse in realtà già orienta nel senso confermato dalla Corte di Cassazione:
“Nella separazione personale la condizione omosessuale di un coniuge, come le relazioni omosessuali da questi intraprese, sono di per sé irrilevanti, quanto alla valutazione dell’idoneità genitoriale del coniuge stesso e alle determinazioni circa l’affidamento dei figli minori” (Trib. Napoli 28.06.2006)

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

9 thoughts on “Stato di figli e figliocci

  1. la situazione in merito alle coppie omosessuali, sotto qualunque aspetto, è agghiacciante. ieri in Francia, per la proposta di legge del governo di Hollande (che spero non si tiri indietro), hanno fatto una manifestazione enorme basata sul nulla, o meglio su ignoranza e intolleranza. qui da noi non ne parliamo. e ti giuro, pur essendo consapevole di pregiudizi e ideologie politico-spirituali, ancora non ne capisco il motivo. perché prendersela con i gay? che razza di pensieri passano per la mente di personaggi come Giovanardi quando se ne escono con le loro cazzate sulla procreazione? mi ricordo di aver assisitito a un convegno sulle adozioni internazionali molto bello, sentito da tutti per la profondità delle emozioni data dalle storie e dallo scopo dell’adozione, tutti parlavano di amore, amore, amore… poi uno si alza e osa tirare in ballo gli omosessuali: indovina un po’? la cosa più carina che è stata detta è che devono mettersi in fila come tutti gli altri per aspettare il proprio turno, invece di pretendere di avere la precedenza su una coppia etero (un po’ ambiguo, direi – non si dovrebbe valutare la situazione invece di stilare una lista d’attesa e, magari, mettere le coppie omosessuali sempre dietro a quelle etero?). una tizia accanto a me mi ha guardato sussurrando “sì, e con i problemi psicologici del bambino come la mettiamo?”.
    in un’altra occasione una ragazza che io credevo intelligente, insegnante in una scuola elementare, ha raccontato con gli occhi sgranati che due ragazzini le hanno chiesto se era vero che una coppia con due uomini o due donne fosse “normale” e lei ha subito risposto di no, perché “c’è nella Bibbia!”.

    ma, giusto per non concordare sempre con te :D, voglio aggiungere un pensiero che ho da qualche tempo. secondo me gli omosessuali non dovrebbero chiedere di vedersi concesso il matrimonio. naturalmente non per i soliti stupidi motivi degli omofobi, bensì perché così facendo accettano la forma matrimoniale come unica forma valida di convivenza legale, legittimandola ancor di più e quindi disprezzando altre forme come i PACS o la versione “edulcorata” dei DICO. se invece si concentrassero sulle alternative al matrimonio darebbero una spinta alla diversità non solo loro (di cui normalmente si dicono orgogliosi e fenno bene, perché una diversità non discriminante è sempre un passo verso tolleranza e ricchezza culturale), ma pure delle coppie etero che non credono nel matrimonio e contribuirebbero ad aprire ulteriormente la società.
    se questo debba andare avanti a colpi di sentenze e leggi, o piuttosto a passi evolutivi della mentalità sociale, sinceramente non saprei; le questioni laiche in Italia sono tabù, o sono trattate con ipocrisia, come quella del crocifiso negli uffici pubblici, imposta da una legge ma non eliminabile da un’altra senza scontri di forze e gruppi.

  2. secondo me questa sentenza è un poco sopravvalutata: la Cassazione non ha detto come principio generale che una coppia omosessuale non è dannosa per lo sviluppo di un bambino inserito in quella coppia, ma soltanto che in quel caso specifico l’avvocato non aveva neppure provato ad argomentarlo, dandolo per scontato.

    naturalmente concordo con te su tutto il resto.

    concordo meno con l’obiezione di GoatWolf contraria al matrimonio degli omosessuali: non entusiasma neppure me, dato che sono alquanto critico verso l’istituzione matrimoniale in generale, però occorre ammettere che ognuno deve poter realizzare quel che crede, e, visto che ci sono omosessuali che desiderano sposarsi è giusto che ne abbiano la possibilità.

    non tutti gli eterosessuali desiderano sposarsi, ma questo non sarebbe un buon motivo per un single eterosessuale per essere contrario alla possibilità del matrimonio eterosessuale per chi lo desidera.

    mi piacerebbe poi che si provasse ad approfondire invece una proposta come quelle della Pauli, deputata della CSU bavarese (il partito cattolico tedesco!), del matrimonio a tempo, che scade naturalmente al settimo anno e va semmai confermato da chi ha interesse a farlo.

  3. Pingback: 23. le mamme gay del parco di Amsterdam. « Cor-pus

  4. due commentoni da parte di entrambi! …meglio li affronti subito o li lascerò in sospeso per sempre.

    @ Goatwolf: intanto, e grazie a dio, la manifestazione francese non era così imponente… anzi!
    ovviamente non so rispondere alle tue domande, credo solo che certa gente sia stupida o del tutto ignorante e certa altra gente se ne approfitti per diffondere idee fondamentaliste. le adozioni sono ovviamente un tema ancora vastissimo, ma credo che il principio dovrebbe essere sempre quello del benessere del bambino: questo dovrebbe essere l’unico criterio per le liste….
    quanto ai problemi psicologici, io ribatto sempre che tutta la psicanalisi moderna si basa sul “complesso di Edipo/Elettra”… bhè, per puro paradosso e scherzo con due padri il problema non si pone! 😉
    ovviamente l’ipse dixit biblico come risposta, specie a bambini, è incommentabile.

    se capisco bene la tua posizione, richiedere il matrimonio per gli omosessuali rischia di svalutare altre forme di unione civile. capisco il ragionamento, ma lo trovo poco realistico: le altre forme di unione, come i DICO, sono già un “minus” rispetto al matrimonio…. certo, hanno anche molti vantaggi, ma non mi stupirei se l’immagine comune li ritenesse ancora meno importanti.

    @ bortocal: concordo con il tuo giudizio, la sentenza è stata sopravvalutata. ho cercato di spiegarlo io stesso, ma probabilmente non vi sono riuscito.
    l’unico punto importante è aver “sbregato” un pregiudizio, sostenendo che -al momento- è indimostrato. ovviamente questo vale solo nel caso specifico e non come principio, ma nel contesto italiano già non è poco.

    concordo con te sul matrimonio.
    e l’idea del matrimonio a tempo si trovava anche ne “le affinità elettive” di Goethe: se ricordo bene, li si proponeva un termine di 5 anni, tacitamente rinnovato (di questo non sono totalmente sicuro) e soprattutto un numero massimo di matrimoni -così da disincentivare la scissione di quelli esistenti per motivi futili.

    • interessantissimo il riferimento a Goethe, il libro lo lessi troppo giovane, probabilmente, sia per apprezzarlo, sia per ricordarlo.

      (ti avevo mandato una mail piuttosto urgente….).

  5. Certe sentenze fanno ‘rumore’ perché intervengono in aree non regolate dalla legge. Il problema è tutto qui: chi raglia contro, lo fa perché è terrorizzato dal fatto che si pongano dei ‘precedenti’ che entrano in ballo laddove mancano le leggi; allo stesso tempo però, gli stessi che ‘ragliano’ contro, sono in genere ‘quelli che le cose stanno bene così come sono’ (in Italia vanno in genere sotto il nome di ‘moderati’). Si preferisce ignorare il problema, magari con la solita scusa che ‘ben altre sono le priorità’, ma allo stesso tempo ci si inalbera se la Cassazione fa Giurisprudenza (cosa della quale se ci fossero leggi chiare, credo farebbe volentieri a meno). Sul merito della questione, non saprei: in linea di principio, meglio una coppia di genitori dello stesso sesso che niente genitori, o genitori che litigano in continuazione; in Italia poi la questione delle adozioni è incasinata a monte, visto che riuscire ad adottare un bambino diventa un calvario pure per le coppie etero. Resta il dato di fondo di un’arretratezza disarmante della nostra classe politica, del tutto incapace di entrare nel merito di certe questioni….

    • infatti, la sentenza in sé non è certo rivoluzionaria: solo ragionevola applicazione di ragionevoli principi ad un caso concreto.
      purtroppo c’è tanta paura che banali aperture sui diritti civili sconvolgano la nostra società, paura basata su presunzioni retrograde e fasulle.

  6. Matrimonio o PACS? Il dubbio che ho espresso sul matrimonio omosessuale, come legittimazione di una forma di unione a scapito di altre, è frutto di ragionamenti volti a scovare punti di vista differenti su argomentazioni progressiste: per esser chiari, una volta ho letto di una femminista americana favorevole alla pornografia, in quanto combatterla e vietarla come degradazione della donna dà una mano ai conservatori (ipocriti quanto si vuole, ma sempre attivi sulla censura) per reprimere ogni forma di libertà sessuale soprattutto contro le donne, finendo così per fare il gioco del patriarcato pensando di portare avanti un’istanza progressista. Ora, questa posizione può essere alquanto discutibile, nel senso che la pornografia dovrebbe essere vista come un intrattenimento per adulti da prendere per quello che è, e non una diversa via di liberazione della donna; però bisogna ammettere che la pulce nell’orecchio la mette. Se si può capovolgere la prospettiva anche su altri temi, perché non provarci e magari vedere le cose da un’altra angolazione, per essere ancor più progressisti? Il matrimonio è considerato la massima forma di unione proprio perché non si lascia spazio né si concede dignità alla convivenza: in Brasile esiste una legge che consente ai conviventi di godere di certi diritti matrimoniali già dopo due anni comprovati di convivenza, senza nemmeno dover sottoscrivere un contratto; questo non ha svilito il matrimonio tradizionale, però ha rivalutato la convivenza come rapporto reale. In Italia l’ideologia “perbenista” continua a impedire di andare oltre l’istituzione matrimoniale, nonostante conquiste come il matrimonio civile e il divorzio, affossando qualsiasi discussione in merito alla convivenza; se i DICO, o i PACS, o qualsivoglia altra forma di riconoscimento non matrimoniale della convivenza, potrebbero essere comunque considerati un “minus” rispetto all’istituzione classica, è pur vero che al momento attuale la convivenza in sé è considerata un “nihil”, quindi forse sarebbe un passo avanti, magari un mezzo passo, ma comunque qualcosa in più.

    Allo stesso modo mi rendo conto che un’argomentazione del genere rischia invece di dare man forte a chi, fregandosene di ricevere un inconsapevole aiuto sul valore del matrimonio, si schiera ideologicamente contro la concessione di esso agli omosessuali; e al di là di questo, è chiaro che la mia opinione in merito non è effettivamente contro il matrimonio omosessuale, proprio perché il mio punto di vista non può impedire agli altri di avere la possibilità di fare ciò che vogliono. Il mio è piuttosto un suggerimento per aiutare a far evolvere la società e, tatticamente, per cominciare ad avere qualcosa al posto di nulla per gli stessi omosessuali, in vista di future conquiste.

    Dimenticavo un’altra storia agghiacciante, ma ve la racconterò un’altra volta 😀

  7. … e dovremmo ricordarci, anche, dell’Art. 29 – comma 2 della Costituzione che recita così: “il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”

    Si parla di coniugi e non di marito e moglie, eppure i padri costituenti avrebbero avuto tutte le ragioni di impiegare tali termini. La democrazia cristiana era la principale forza politica assieme al PCI, ma i rappresentanti di entrambi i partiti optarono per una formulazione che lasciasse una porta aperta sul futuro. Evitarono qui e altrove di creare vincoli o rigidità giuridiche tali da condizionare l’Italia del futuro.

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