storia della storia

La storia è sempre stata una materia che mi ha affascinato durante i miei studi. Tanto affascinanto da avermi portato a sceglierla come argomento portante delle “tesine” per l’esame alle medie (nel caso specifico: il D-day), integrarla negli studi universitari e persino leggermi testi come “Apologia della storia” di Marc Bloch (che è praticamente un testo di metodologia).
La storia, per come l’ho vissuta io, è scoperta dei legami nascosti, studio della sequenzialità degli avvenimenti.
Il bello della storia è che, come nessun altro campo di studi, include sia l’évenement (l’avvenimento, l’imprevisto, l’incredibile, l’eccezionale) foucaultiano, sia la ferrea sequenzialità “tellurica” dei grandi sommovimenti (pensiamo a “L’antico regime e la rivoluzione” di Tocqueville o, più modestamente a casa nostra con “Rinascimento politico in Europa” di Isnardi Parente che ci mostrano come tanti elementi fondamentali delle “nuove epoche” fossero in realtà frutto o conseguenza estrema ma pienamente conseguente di elaborazioni di un contesto precedente).
Uno dei più bei esempi che ricordi è “La carica dei seicento” di Cecil Woodham-Smith (meglio nel titolo inglese “The reason why“) dove si spiegano i sorprendenti antefatti della carica della brigata leggera (la mitica “carica dei seicento” di Tennyson) nella Battaglia di Balaclava, in Crimea. Sorprendenti, che quindi non vi rivelo per lasciarvi la curiosità.

Mi riporta all’amato tema storico bortocal con un suo post, il quale giustamente cita in conclusione Nietzsche, che della storia è stato grande filosofo, e dal quale Foucault ha tratto molteplici insegnamenti.
Mi ha ricordato infatti un pensiero che avevo formulato dopo la visita al cementerio de la Recoleta di Buenos Aires: cimitero ricco di tombe di personaggi importanti nella storia argentina, veri e propri mausolei o luoghi di venerazione (come la tomba di Evita Peron). A visitare la Recoleta, verrebbe da pensare che a Buenos Aires morissero solo ricconi. Una simile, ma contraria, impressione me la diede il Patio 29 del cimitero di Santiago del Cile, dove vennero irregolarmente ammassati in tombe d’altri i cadaveri dei prigionieri politici uccisi nel settembre 1973.
Ecco, questi luoghi ci dicono qualcosa sulla storia. Ma spesso ci dicono qualcosa di falso: solo benessere e grandi personaggi a Buenos Aires, falsi nomi e desaparecidos a Santiago.
Più che sulla storia in sé, quei luoghi ci dicono molto sul modo di raccontarla: il sindacalista cileno ha una tomba in ferro con la falce e martello, il generale argentino ha medaglie, allori ed emblemi militari… ed Evita Peron ha sempre fiori freschi.

La storia, come disciplina, è narrazione: uno specchio. Ma spesso è deformante e non occorre pensare all’orwelliano “ministero della verità” in “1984” per rendersene conto.
Insomma, dalla narrazione storica potremmo imparare di più sulla narrazione che non sulla storia (i fatti).

Ma qui passiamo alla seconda riflessione, la storia è inevitabilmente lontana dai fatti che vuole narrare.
E non dico “lontana” perchè per narrare i fatti sia necessario un certo distacco, tale da poterli guardare con minore coinvolgimento. Lo dico perchè, con le parole di Piero D’Orfles “chi scrive, non vive e chi vive non scrive“: le due cose assieme sono impossibili. Certo, questo ragionamento va ripensato in epoca contemporanea, ma ci arriverò in seguito.
Mentre si agisce, si fa la storia, è impossibile riportare e registrare gli eventi. Tantomeno è possibile ragionare sugli stessi, analizzarli e valutarli. E, data tale impossibilità, ogni narrazione storica è al contempo anche ricostruzione: riordino delle fonti e loro valutazione.Lo splendido esempio in questo caso è dato da un film di Bud Spencer del 1976, “Il soldato di ventura“. Il film narra dell’epica disfida di Barletta, ma il fatto per noi interessante è un altro: “Ettore [il protagonista, interpretato da Bud Spencer] aveva chiesto a Bracalone [lo scribacchino] di riportare su un libretto tutte le gesta della loro compagnia di ventura, per entrare nella storia. Ma solo alla fine, quando Ettore consegna il libro al capo spagnolo di Barletta perché lo conservi, si scopre che Bracalone non sa scrivere“. Sul “libro di gesta” che dovrebbe narrare e rendere immortali le imprese della compagnia si trovano quindi solo linee tracciate a caso.

Veniamo, per concludere, al caso contemporaneo di memorizzazione “live” degli eventi storici: una vera e propria registrazione dei fatti per il futuro. Probabilmente, il caso più palese e conosciuto è quello delle gun camera durante i bombardamenti di Desert Storm.

Anche in questo caso, comunque, le fonti non diventano assolute ed oggettive solo per la loro contestualità con i fatti. Anzi, paradossalmente potrebbero essere addirittura più compromesse, perchè registrano solo una sezione limitatissima dei fatti e perchè provengono da una specifica parte coinvolta nei fatti. Non credo che alcun mezzo di registrazione degli eventi potrà mai superare questi ostacoli.
Eppoi, cosa ci dice quel video degli attori? Come l’Ettore del film non può commentare la sua disfida, neanche il pilota del Tornado potrà mai dirci cosa prova nel momento in cui la bomba viene sganciata. Potrà commentare, semmai, dopo. Chiedetelo ai piloti di Enola Gay. E tutto questo senza, nuovamente, considerare nulla dei soldati a terra, delle storie dietro ciascuno dei personaggi…
Infine, sappiamo leggerle queste nuove fonti? Pensiamo solamente al video dell’aereo che si schianta sul Pentagono l’11 settembre 2001: vero, falso, taroccato, possibile, impossibile? Quanti tecnici video servono per dirci l’autenticità di quel video?

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

6 thoughts on “storia della storia

  1. grande post, posso andare orgoglioso di averlo in qualche modo occasionato, ed ecco anche il luogo autentico di qualche riferimento che avevi fatto nei tuoi commenti da me, e che non avevo capito.

    traendone una morale di sintesi, mi pare che la storia ci parli molto di più di se tessa, cioè del proprio modo di raccontare i fatti, che dei fatti stessi che, in quanto aspetti della realtà, si perdono per sempre, fatte salve le tracce fisiche che lasciano i diversi accadimenti.

    ma queste tracce disperse vanno sempre interpretate e alla fine la storia non è mai davvero storia dei fatti, ma storia delle interpretazioni.

  2. Pingback: storia vs storia, borforisma antistoricistico. « Cor-pus

  3. Del resto non è praticamente possibile riportare una storia dei fatti. Mi spiego: alcuni fatti sono accertati o condivisi (in particolar modo eventi e date), altri, e mi riferisco soprattutto a cause e effetti degli eventi, sono suscettibili di interpretazioni a seconda della filosofia comune vigente al momento, idea politica dell’osservatore, tipo di formazione, e tanto altro. Ciò non toglie che alcune dinamiche siano condivise (es. il legame crisi-crisi delle democrazie-emersione del nazismo-seconda guerra mondiale), ma anche all’interno di esse la narrazione storica si propaga in innumerevoli interpretazioni.

  4. Non ho letto i libri che citi, ahimé, in storia ero un’assoluta pippa anche perché non ho avuto insegnanti che me l’abbiano fatta apprezzare.. solo dopo ho capito quanto tutto sia concatenato e quanto sarebbe importante poter capire le cose “prima” che certi avvenimenti (di norma disastrosi in quantità industriale) accadano.
    Dovremmo ora almeno poter sfruttare il vantaggio della velocità delle informazioni, l’esempio che riporti del Desert Storm è importante, fatto salvo lo stato di semi-allucinazione che producono a volta le immagini tv.. come un effetto cinema, un non vero, per tacere dei commenti pilotati che spesso accompagnano le immagini e travisano la verità intrinseca (perché una verità c’è comunque) dei fatti mostrati..
    ciao

  5. @ allegria di nubifragi: esattamente. o ci si limita a scrivere una cronologia, oppure si deve accettare che ogni giudizio sulle cause e sui collegamenti dipenda dalla filosofia adottata.

    @ giovanotta: secondo me, modesto giudizio, il fascino della storia sta tutto nello scoprire i passi nascosti fra eventi che sembrano lontanissimi.
    per quanto posso dire, il rinascimento o la rivoluzione ne sono un esempio: certo, eventi straordinari e di immenso distacco dai fatti antecendenti, ma al contempo agli stessi profondamenti legati. in un certo senso, conseguenza non solo “negativa” (rivoluzione come distruzione dell’ancien regime), ma anche “positiva” (rivoluzione come compimento di un pensiero che già si sviluppava nell’ancien regime).
    La velocità delle informazioni può essere un vantaggio, ma può anche essere un danno: nel farci fare un gran confusione fra avvenimenti veramente significativi e fatti secondari.

  6. Pingback: Mery si sposa | I discutibili

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