cercando di parlar Mali

La vogliamo fare qui un’analisi geopolitica del conflitto in Mali?
Fra le voci esaltanti dell’intervento francese, quelle che ne sottolineano la necessità e quelle che lo bollano come “neo colonialismo” od un futuro pantano per i francesi come l’Afghanistan per sovietici prima ed americani poi, spicca la voce di Lucio Caracciolo -uno dei pochi ad avere l’autorevolezza e la competenza in materia per dare giudizi sensati (aggiungo all’elenco l’articolo di Barbara Spinelli, molto ben scritto).

Io non voglio aggiungere la mia voce al coro, anche perchè non ne ho l’autorità né le conoscenze necessarie.
Piuttosto, provo a fare un ragionamento mettendo assieme i pezzi del puzzle che raccolgo fra la memoria, memoria che -per le coincidenze della vita- forse risale un pò più in là di qualche altro commentatore.
Infatti, avendo avuto la fortuna di vivere la scorsa estate in Africa, sono stato esposto alle notizie ed ai commenti dei notiziari “afro centrici” di Al Jazeehra e BBC.
Quello che ricordo da quei mesi è soprattutto che nei networks internazionali si parlava già da tempo dei combattimenti nel nord del Mali.
Oggi, dopo quasi due anni dalla caduta di Gheddafi, i nostri analisti geopolitici e giornalisti scoprono che le truppe e le armi dei jihadisti ed esponenti di Al Quaeda del Maghreb Islamico (AQMI) provengono dagli arsenali di Gheddafi. Sorpresona, specie consideranco che il rais aveva una “legione islamica” sin dal 1972.
Ora, è senza dubbio positivo mettere assieme i pezzi del mosaico ed aprire gli occhi al grande pubblico sulle conseguenze geopolitiche delle azioni: in geopolitica, i pezzi sono concatenati ed ogni azione ha conseguenze.
Far cadere Gheddafi ha accellerato il conflitto in Mali.

Ma il conflitto andava avanti da tempo: i tuareg (che hanno contribuito alla caduta dello stesso Gheddafi) contestano da tempo il potere statale nel Sahel, tensioni a sfondo etnico o religioso non sono mancate nell’area… fatto sta che già fra luglio ed agosto AQMI aveva occupato Gao e Timbuktu (fine marzo, inizio aprile), iniziando a distruggerne i mausolei pre-islamici.
Una tragedia culturale, paragonabile a quella dei Buddha nelle valli afghane. Ma allora nessuno aveva alzato un filo di voce.
Insomma, sono passati mesi e mesi prima che ci si decidesse ad affrontare la questione. Nel frattempo ci sono stati un colpo di Stato (21 marzo 2012), l’ONU ha imposto sanzioni, si è creato un governo d’unità nazionale, si è decisa una forza d’intervento africana (ancora non la si vede…) ed è stata emanata la Risoluzione ONU per l’intervento internazionale.

Ora, io non mi reputo un guerrafondaio, ma anche in questo caso non posso fare a meno di domandarmi quale sia l’alternativa a questo intervento francese… Certo, l’intervento francese non risolve nulla e mette solo una pezza su una situazione critica, tragica. Pezza insufficiente, è evidente a chiunque voglia guardare vagamente la geografia maliana: solo il nord è un’area di circa un milione di km quadrati. Come potrebbero non 2.500 soldati (francesi) ma 6.000 (francesi ed africani) controllarla totalmente?
Ciò non toglie che probabilmente sia la pezza migliore che in questo momento abbiamo.
E non nego mica che, come scrive Caracciolo, qualche “venatura” d’interesse prettamente economico o nazionale e non umanitario i francesi nell’area ce l’abbiamo: in fondo parliamo della vecchia, cara Françafrique, delle vecchie colonie dove tuttora le imprese francesi estraggono risorse fondamentali (fra le tante, uranio in Niger).
Sarà che -marxianamente- io la luce in casa l’ho sempre, ma lo scambio fra un pò di uranio e i monumenti, i documenti di Timbuktu lo farei volentieri…

Northern_Mali_conflict.svg

Personalmente, avrei preferito una forza africana. Spero arrivi.
Preferirei che appena possibile entrino in gioco la cooperazione e la diplomazia, per togliere ogni possibile ragione al conflitto. E preferirei una ridefinizione geopolitica del Sahel, un non-Stato per i tuareg (controllate quante rivolte hanno alimentato). Temo non lo vedremo mai: lo statalismo è una forma mentis (che nei paesi usciti dal colonialismo ha fatto moltissimi danni, ma che ancora non siamo pronti a superare: loro per primi).
Tutto questo sempre tacendo dei mausolei di Timbuktu, del pericolo islamista….

Tutto questo senza dimenticarci che le azioni di oggi in Mali avranno ovviamente conseguenze altrove. Dove forse oggi nemmeno immaginiamo: “Bamako è più vicina di Kabul”, gli effetti di queste scelte li risentiremo tutti. Forse in Europa, forse nel Sahel, forse nell’Africa Occidentale (non dimentichiamo che solo nel 2010 le elezioni in Costa d’Avorio si sono risolte in una mezza guerra civile, con conseguente intervento…. francese, non dimentichiamo che in Nigeria le tensioni interreligiose non sono mai finite). Forse persino in Egitto od in Sudan…

***

Il commento aggiornato di Al Jazeera sui profughi, che offre un ampio panorama sul conflitto (“truppe e governative e francesi consolidano l’avanzata“, “il Mali sarà diviso?“, “cosa rischia la Francia in Mali?“)

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

12 thoughts on “cercando di parlar Mali

  1. Per quanto dietro all’intervento francese si muovano interessi economici, come per ogni guerra della storia umana, mi sorprende che la comunità internazionale abbia chiuso gli occhi tanto a lungo di fronte al rischio islamista nell’Azawad e alla deriva integralista della rivoluzione siriana (come ho scritto sul mio blog).

    Dove si sposterà Al Qaeda, se non l’avrà vinta in Mali? In Siria? E se l’avrà vinta in queste regioni, avremo un di là dal mare piuttosto pericoloso.

  2. Ferma restando la necessità dell’intervento, la risoluzione non consente all’Europa di prendere parte direttamente al conflitto, ma solo di fornire un supporto logistico e di mezzi alla coalizione delle forze armate
    africane.

  3. Già da qualche anno si sente ogni tanto parlare dell’Africa come ‘nuova frontiera’ del fondamentalismo islamico, a cominciare dalla Somalia… Se è vero che la ‘storia’ serve a imparare (cosa poi non successa troppo spesso), credo che stavolta almeno la Francia abbia dimostrato di aver appreso la lezione: non credo che l’Occidente si possa permettere di lasciare che in Africa si scateni una sorta di ‘effetto domino’, con rivoluzioni all’insegna del fanatismo a ripetizione: già non è ancora chiaro come andrà a finire in Egitto o Libia (almeno però in Egitto hanno votato); lasciare che il Mali diventi preda di bande di fanatici che ricordano molto da vicino i talebani (guarda caso anche loro tra le prime attività rilevanti hanno inserito quella di distruggere il patrimonio storico – culturale – religioso a loro sgradito) sarebbe stato demenziale… Ben venga quindi l’intervento e per conto mio speso sia più radicale possibile, in modo da ‘scoraggiare’ chi – su e giù per il continente – covi analoghe intenzioni. Fortunatamente mi pare si sia agito per tempo…

  4. ripeto anche qui nella sostanza la replica al tuo commento sul mio post, ringraziandoti, come hanno fatto anche altri, di avere acceso l’attenzione anche in me su questo importante problema, che rischiava e rischia di restare inosservato.

    nel mio commento ti ho messo il link ad una sintesi della risoluzione dell’Onu che rimanda ad un articolo di Le Monde: http://www.brogi.info/2013/01/la-risoluzione-2085-dellonu-diceva-che-leuropa-doveva-sostenere-con-finanze-e-logistica-un-intervento-dei-paesi-africani-nel-mali-che-diritto-ha-la-francia-di-fare-questa-guerra.html

    il nucleo della risoluzione è questo: “L’opération sera conduite avec des troupes combattantes exclusivement africaines et une forte mobilisation de l’Union européenne sur les plans financier et logistique”.

    truppe esclusivamente africane e di europeo solo un sostegno logistico e finanziario, come ricordava nel suo commento qui sopra anche Jacopo Rossi

    posso tranquillamente ammettere che il mio approccio alla questione dal punto di vista strettamente riferito alle legalità internazionale sia limitato, come ogni punto di vista; però non sono molto disposto ad ammettere che non sia l’approccio fondamentale.

    il requisito fondamentale della risoluzione dell’Onu è stato violato e calpestato; QUINDI quella nel Mali è una guerra di aggressione francese, ma meglio europea, a sfondo neo-coloniale e contrasta con la nostra Costituzione che ammette solo guerre strettamente difensive (altrimenti tutte le guerre lo sarebbero dal punto di vista di chi le fa) oppure – cosa che i pacifisti talebani dimenticano – partecipazione ad azioni internazionali autorizzate dall’ONU (mica dalla NATO!).

    Napolitano, presidente orientato verso il centro-sinistra come Ciampi al tempo del sostegno logistico italiano della guerra di aggressione del democratico Clinton contro la Serbia si sta facendo passare la faccenda sotto il naso, e pace: ha chiuso nel demerito un settennato che non era stato male.

    le considerazione che fai tu non cambiano i termini della questione, dal mio punto di vista: un reato resta un reato anche se ha delle attenuanti, ma il concetto di attenuanti non ha poi senso nel sistema legale internazionale, che non ha carattere sanzionatorio.

    quindi si ha il dovere di essere contrari a questo intervento che si inserisce peraltro in un quadro pericoloso di progressivo logoramento dei principi della legalità internazionale da parte dell’Occidente – del quale non si accorge quasi più nessuno.

  5. non ho seguito molto la vicenda, lo ammetto, però quello che non capiasco, è come si possa permettere a uno Stato (la Francia), di entrare in un conflitto senza appoggio o consenso dell’ONU..a che servono allora le Nazioni Unite se poi ciascuno fa giustizia da sè??

  6. @ andreacolliv: ciao e grazie di essere passato di qua.
    Secondo me dovremmo distinguera la situazione nell’Azawad ed in Siria: nel primo caso, infatti, il pericolo islamista è arrivato di rigetto-dopo la caduta di Gheddafi e dopo che i tuareg sperarono di poter usare gli islamisti. In Siria, al contrario, assistiamo allo stesso “modello Afghanistan”: insurrezioni sostenute da occidente e paesi arabi contro un regime (casualmente, pro Russia e pro Iran) nel quale non si è fatta troppa distinzione su chi supportare.
    Dove andrà Al-Quaeda dopo? Non saprei rispondere, ma posso accennare dove è già: in Nigeria, in Somalia, in Yemen… insomma, in tutta quella fascia centrafricana formata da Stati deboli o falliti.

    @ Jacopo: grazie della precisazione.
    Però, se l’intervento francese fosse richiesto dal governo malinese, sarebbe comunque legittimo. Questo -stante le notizie- mi sembra il caso.

    @ crimson: ovviamente lasciare gli Stati africani -fragili- in balia dei gruppi islamisti è un grave pericolo per la sicurezza europea e globale, ma non saprei se la Francia ha imparato qualcosa dalla propria storia.
    Come ha scritto Caracciolo: “se sei stato un impero, non cesserai mai di esserlo”. La Francia è intervenuta a lungo nelle ex colonie africane, per ragioni economiche e geopolitiche (tanto per citare un caso emblematico: in Ciad contro Gheddafi, mettendo al potere Hissene Habré “Pinochet africano”).
    Insomma, se devo vederla nel lungo termine, mi sembra più un intervento d’urgenza con pocha programmazione, che una ragionata mossa.

    @ allegriadinubifragi: basta che non ti fermi alle mie miserrime analisi… non le garantisco!

    @ bortocal: il tuo commento richiama, in fondo, la grande distinzione fra gli approcci alla geopolitica. Quello “legale” e quello “realista”. Non pretendo di essere coerente, ma in questo caso mi sento di essere realista.
    Non voglio certo negare che la legalità internazionale sia un aspetto fondamentale della questione ed un principio imprescindibile.
    Ma, la legalità deve essere anche fatta valere da coloro che vi sono interessati: se il Mali si reputa leso nelle proprie prerogative di Stato sovrano, deve chiedere alla Francia di ritirare il proprio contingente. Sennò è evidente che accetta lo stato di fatto, che gli fa comodo.
    Non mi pare immaginabile che le forze francesi restino in Mali senza il consenso di quello Stato.
    Neppure nego -non ne avrei ragione- che vi siano interessi “neo coloniali” in questa operazione. Diciamo pure uno “sfondo” non marginale.
    Tuttavia, mi sembra impreciso definirla una “guerra di aggressione”, a stretto rigore di logica chi si aggredisce? delle bande armate che probabilmente non rispondono neppure ai criteri internazionali per essere definiti ribelli.
    No, la situazione odierna ricorda terribilmente l’intervento in Ciad negli anni ’80 durante la guerra con la Libia.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Chadian%E2%80%93Libyan_conflict

    Non parlo di Napolitano, perchè l’intervento italiano è marginale e di mero supporto, quindi non grave rispetto ai termini della Risoluzione, e perchè credo le responsabilità siano prima del governo. Ovviamente quanto scrivi sulla Costituzione e sugli interventi ONU/NATO è correttissimo.

    E vengo così alle conclusioni, che poi sono tutte nelle premesse di questa risposta: le mie argomentazioni non possono smontare l’illegalità dell’intervento, vero.
    Ma quale è l’alternativa? Guarda, io non faccio neppure un ragionamento di distruzioni, pericoli per l’Europa o morti, penso molto semplicemente che uno Stato -cioè un legittimo soggetto internazionale- rischia di scomparire in favore di una non meglio identificata entità, a causa dell’inerzia degli altri Stati.
    Se quelle bande fossero dotate di un progetto politico sufficiente da qualificare lo scontro come “conflitto armato interno” (guerra civile), anche allora il governo di Bamako -in quanto internazionalmente legittimo- avrebbe titolo per difendersi e così gli altri Stati avrebbero titolo per aiutarlo.
    E’ illegale. Ma abbiamo alternative?
    Per riprendere il modello del “reato”: se Tizio assale mio padre per ammazzarlo, io cerco di fermarlo. Anche se fare ciò comprende azioni che normalmente mi condannerebbero a 10 anni.

    Se la comunità internazionale avesse una struttra “completa”, alla fine di tutto la Francia e gli altri Stati dovrebbero beccarsi delle sanzioni (“attenuate”).
    Solo che qui in geopolitica non c’è una cosa simile, alla fine il grigio scompare e resta solo “colpevole” o “innocente”.

    …ma quando mai i principi della legalità internazionale sono stati rispettati? La legalità internazionale è -ancora- fatta dagli Stati, con le loro azioni.

    @ luigi: l’ONU fa quello che ha sempre fatto, poco o nulla.
    Ma la tua domanda può trovare una breve, sintetica e parziale risposta nella discussione con bortocal

  7. dici “Non mi pare immaginabile che le forze francesi restino in Mali senza il consenso di quello Stato”

    mi chiedo se mai il Mali abbia potuto fare la voce grossa contro la Francia, ma oggi è uno stato allo frutta
    per quello la legalità formale dell’ONU è sostanza, mi sembra sia il senso delle parole di Bortocal, che condivido

  8. Pingback: arriveremo a Tripoli | i discutibili

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