cercando l’illegalità di Stato (in risposta ai commenti)

Ieri ho partecipato ad un convegno sulle infiltrazioni mafiose, che mi ha dato diversi elementi molto interessanti sull’economia illegale.
Ma non sarà questo l’oggetto del post. Prometto che lo tratterò in seguito, ma per oggi voglio proseguire una discussione, per me essenziale, che si è aperta sull’intervento francese in Mali.

Nei commenti a quel mio primo post, mi è stato infatti giustamente fatto notare che la Risoluzione ONU che io ponevo a legittimazione dell’intervento francese autorizza solo il supporto logistico ad un contingente africano. Contingente che, come tutti vediamo, sino all’arrivo dei francesi non c’era. Né probabilmente ci sarebbe mai stato.
L’intervento militare francese sarebbe pertanto illegale ai sensi del diritto internazionale.

So di dire qualche brutalità (per il modo schietto e per la sintesi forzata), ma la questione a questo punto si risolve -secondo me- in una grande distinzione di approcci della geopolitica e del diritto internazionale. Approcci che ho sinteticamente definito come “legale” e “realista“: al primo appartiene che ritiene che l‘azione degli Stati debba rispondere a criteri di legittimità normativa, ove la normativa dipende da fonti esterne all’azione degli Stati stessi; al secondo chi crede che l‘azione degli Stati debba rispondere ad esigenze di opportunità e pragmatismo.
Badate che, come giurista, non mi iscrivo astrattamente a nessuna di queste scuole: credo che un il diritto internazionale giochi un ruolo essenziale, sia un principio imprescindibile e non possa essere semplicemente “messo nel dimenticatoio”. Al contempo, sono però cosciente che nel sistema internazionale non esiste un ente superiore in grado di imporre la norma ed il suo rispetto da parte degli attori. In pratica, manca totalmente l’aspetto coercitivo del diritto (che, per molti versi è essenziale).

Il diritto internazionale è frutto di un sistema di “fra pari”, senza soggezione e senza autorità: i suoi attori, gli Stati, sono anche i suoi legislatori. Stati che, per definizione, sono “indipendenti e sovrani“, ovvero: non sono soggetti ad alcun potere superiore.
Se, in qualche caso, ciò avviene, è frutto di un’accettazione, di un accordo, di una spontanea e limitata sottomissione pattizia: come nel caso dell’UE o delle Nazioni Unite. Dalle quali possono comunque sottrarsi, ad esempio “denunciando” un trattato (ovvero dichiarando che non lo ritengono più valido e non lo rispetterano più).
Per inciso, aggiungo che tali elementi non sono in contraddizione con lo sviluppo del diritto penale internazionale: soggetti di tale diritto sono, infatti, non gli Stati bensì i singoli individui. Anche se, logicamente, per poi renderlo effettivo serve la collaborazione degli Stati.
Comunque, in materia di stretto diritto internazionale, ogni sanzione imposta agli Stati dipende dagli stessi per la sua efficacia: o lo Stato coinvolto collabora, oppure gli altri devono rendere concrete le sanzioni (ad esempio, imponendo un embargo). Se nessuno Stato lo facesse, la norma internazionale perderebbe qualsiasi efficacia.

Veniamo al caso concreto.
Mancando un autorità superiore deputata a far rispettare il diritto internazionale, lo stesso deve essere fatto valere da coloro che vi sono interessati, denunciandone le lesioni e chiedendo che la norma sia ripristinata: se il Mali si reputa leso nelle proprie prerogative di Stato sovrano, deve chiedere alla Francia di ritirare il proprio contingente. Se la Francia non rispettasse tale desiderio, l’ONU dovrebbe sancire l’illegalità della sua azione e sanzionarla. Ma se il Mali non agisce in prima battuta, è evidente che accetta lo stato di fatto.
(Precisazione su questo punto: si chiede, retoricamente ma sottolineando un punto reale, se il Mali potrebbe veramente in queste condizioni chiedere ai francesi di andarsene. Sì, secondo me potrebbe, accettandone le conseguenze -come faceva sino a pochi giorni fa-, ovvero accettando il concreto pericolo che il governo cada, Bamako sia conquistata dai ribelli e questi impongano le proprie condizioni. Situazione paradossale, ma il governo malinese una scelta ce l’ha).
Non sarebbe comunque immaginabile che le forze francesi restino in Mali senza il consenso di quello Stato.
Il diritto internazionale è, in definitiva, uno stato di fatto.
Neppure nego -non ne avrei ragione- che vi siano interessi “neo coloniali” in questa operazione. Diciamo pure uno “sfondo” non marginale.

Si è parlato, sempre nei commenti di “guerra di aggressione“, ovvero un conflitto che non sia motivato da esigenze difensive (le uniche legittime in ambito internazionale). Tuttavia, tale lettura soffre di un vizio di fondo e mi sembra radicalmente imprecisa: le “aggressioni” del diritto internazionale sono solo quelle a Stati.  Aggredire una “banda” armata, ribelli o civili può eventualmente dar luogo a questioni come un conflitto armato interno (una guerra civile), a crimini contro l’umanità… non ad una guerra di aggressione.
Questo, nel caso del Mali, è un punto essenziale: la Francia non interviene contro lo Stato malinese, interviene contro dei “ribelli” (virgolettato perchè non son convinto che il concetto sia legalmente corretto: non lo credo perchè in Mali vi sono due gruppi contrapposti all’autorità statale -uno, i tuareg, che vorrebbe una “scissione”; ed un altro, gli islamisti, che vorrebbero uno Stato islamico-).

E vengo così alle conclusioni, che poi sono tutte nelle premesse di questa risposta: le mie argomentazioni non possono smontare l’illegalità dell’intervento, vero. E l’intervento francese -salvo che, come accennato altrove, non sia stato richiesto dal legittimo governo malinese- soffre peranto di un vizio fondamentale.
Ma quale è l’alternativa? Molto semplicemente, uno Stato -cioè un legittimo soggetto internazionale- rischia di scomparire in favore di una non meglio identificata entità, a causa dell’inerzia degli altri Stati.
Uno stato di fatto, mi si potrebbe giustamente ribattere. Ma questo non toglie che uno Stato possa avere interesse per proteggere la sopravvivenza di un suo pari, e di riflesso (affatto irrilevante!) anche sé stesso e la propria sicurezza interna od internazionale: gli “Stati falliti” sono una minaccia gravissima per tutti ed è comprensibile che gli attori internazionali vogliano evitarli con ogni mezzo.
Se anche quelle bande fossero dotate di un progetto politico sufficiente da qualificare lo scontro come “conflitto armato non internazionale” (guerra civile), anche allora il governo di Bamako -in quanto internazionalmente legittimo- avrebbe titolo per difendersi e così gli altri Stati avrebbero titolo per aiutarlo. Certo, in questo caso sarebbe molto più facile squarciare il velo di interessi particolari degli intervenienti: chi a favore del regime in vigore, chi avrebbe convenienza a rabaltarlo. Vedasi l’intervento in Libia del 2011 o la situazione in Siria.
E’ illegale. Ma abbiamo alternative? Soprattutto, ne abbiamo dal punto di vista degli Stati?

Se la comunità internazionale avesse una struttra “completa”, alla fine di tutto la Francia e gli altri Stati dovrebbero beccarsi delle sanzioni (eventualmente “attenuate”): dovremmo riconoscere che l’intervento era “illegale”, ma necessario. Esattamente come lo stato di necessità del diritto penale nazionale (art. 54 c.p.), (per esempio se Tizio assale un mio amcio per ammazzarlo, io cerco di fermarlo, anche se fare ciò comprende azioni che normalmente mi condannerebbero a 10 anni):  l’azione è illegale, ma giustificata e pertanto l’autore non è punito o ha una pena ridotta.
Solo che qui nel diritto internazionale, e tantomeno in geopolitica non c’è una cosa simile, alla fine il grigio scompare e resta solo “colpevole” o “innocente”. Semmai, ci saranno le specifiche conseguenze dell’intervento (quelle di cui parlavo anche nel post precedente: che ne sarà del magreb? del sahel? sarà pacificato o ancora luogo di tensioni ed instabilità?).
…ma quando mai i principi della legalità internazionale sono stati rispettati? La legalità internazionale è -ancora- fatta dagli Stati, con le loro azioni. E con le loro azioni può essere distrutta.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “cercando l’illegalità di Stato (in risposta ai commenti)

  1. In realtà non ho mai parlato di illegalità… E’ ovvio che l’intervento così come è stato realizzato sia illegale, ma tanto dopo l’Iraq chi ci fa più caso. Dico solo che la Francia conduce una politica estera tutta sua ed è un paradosso che sia stata la stessa Francia a richiedere la risoluzione all’ONU e poi a violarla! Forse avrebbe voluto poteri più ampi e una delega diretta all’intervento, questo non lo so. Soprattutto, non le è balenato neppure per un istante di agire di concerto con gli altri pesi europei (come risoluzione prescriveva). Un paese che pretende costantemente di imporre una politica estera autonoma e di resuscitare’ il proprio passato coloniale costituisce a mio avviso un grave deficit per l’UE.

    • Jacopo, il termine “illegalità” e la connessa categoria concettuale sono stati chiamati in causa da altri commentatori.
      Sappiamo bene entrambi che tale termine è inappropriato, infatti vedi bene che è vigolettato nella mia risposta.
      Secondo me il paragone con l’Iraq regge sin lì: quella era una violazione palese, a scopo di aggressione -in questo caso sì- del diritto internazionale. Ma questa?
      Anche rispolverando la teoria impiegata allora della “difesa preventiva”, nel caso odierno i passaggi logici sono troppi e troppo lunghi per sovrapporre i due casi (allora era Saddam ed il suo Stato a “rappresentare una minaccia” -sic-, oggi sarebbe il fallimento dello Stato malinese e solo in un ipotetico futuro un nuovo Stato islamico). Infatti, la Francia non ha fatto ricorso a tale argomentazione, ben cosciente della sua inconsistenza.
      L’intervento in l’Iraq è stato certamente un duro colpo per la legalità internazionale, ma il contesto del nostro caso è diverso. Secondo me, oggi ci troviamo piuttosto di fronte ad una situazione di richiesta di assistenza, come durante la guerra fra Ciad e Libia). Richiesta da pari a pari. Ben diverso sarebbe stato se la Francia avesse supportato i ribelli!

      Concordo sulle tue critiche politiche alla mossa francese: tutto indubbiamente corretto (unilateralismo francese, eccesso dei poteri rispetto alla risoluzione, incongruenza sulla richiesta…) e le condivido.
      Tuttavia queste critiche, a mio giudizio, non rispondono al problema chiave: cosa altro si poteva fare, nell’immediato? Per quanto ne sappiamo, probabilmente il contingente africano non sarebbe mai arrivato e un’azione concertata a livello europeo avrebbe richiesto un sacco di tempo. Né si sarebbero mossi gli USA.
      Scusa la radicalità, ma andando alle estreme conseguenze del problema, cos’è meglio (o meno peggio): il crollo del Mali o l’intervento francese con la sua parziale illegalità?

      La domanda vera, a questo punto, dovrebbe essere se questo approccio creerà un precedente nella politica internazionale (incidentalmente, direi che per l’Iraq così non è accaduto).
      Ciao!

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